Rassegnati (17052013)

17 maggio 2013 di
Leggere fumetti è sexy

Leggere fumetti è sexy

Parole:

  • Lo so. Tu l’hai già letto e io sono lentissimo. QUI c’è At the zoo, un racconto di Warren Ellis, uscito su “Nature” nel 2000. Mica niente di che, però a me continua a tornare in mente il solo romanzo di Ellis che ho potuto leggere finora. In italiano si chiama Con tanta benzina in vena. Divertentissimo.  (Leggo Transmetropolitan nella riedizione RW Lion e mi diverto tanto e ho scoperto che, dal primo gennaio di quest’anno, è disponibile Gun Machine (il romanzo nuovo).
  • Poi, ho un rigurgito antifascista e so riconoscere lo schifo vero quando lo vedo: QUI.

Figure:

  • Le prime due puntate d Fantasmi di Gonano e De Luca: Il commissario Spada. WOOOAH! QUI.
  • QUI, da Juxtapoz, una galleria di illustrazioni di Christian Rex Van Minnen: roba strana
  • QUI una rana sulla frutta disegnata da Sam Hiti.
  • E QUI un Frank di Jim Woodring che deve moltissimissimo a Where the wild things are di Maurice Sendak.
  • Sempre a proposito di omaggi a Maurice Sendak e alle sue creature selvagge, forse bisognerebbe annoverare anche questo

wherethewildthignsare

  • Hai presente il folle fallico di Moebius? Sai che nelle pagine di sinistra, a compendiare le avventure di quello strano tipo con un’iperfunzione erettile, c’era una serie di disegni bellissimi? Un modo per moebius di raccontare quanto gli fosse difficile emergere dalle proprie opere. Ecco. QUI, quella sequenza di disegni è stata animata.

Bandardfou

  • Un tumblr che contiene i mash up delle copertine dei comic book statunitensi? Fa ridere (almeno noi nerd). QUI.

Fatti:

  •  non foste per viver come bruti…

Carte:

  •  Lo sai, vero, che è uscita l’edizione statunitense di Jodelle (di Guy Peellaert). E’ un libro molto bello. QUI puoi scaricare un po’ di pagg in PDF.
  • Domani, in edicola, con il “Corriere della Sera”, c’è il quinto volume della collana dedicata al comics journalism. Questa volta c’è Quaderni ucraini di Igort.

Umori:

e

finger

Michael Mararian da QUI

Miracolo a Milano

11 maggio 2013 di

IMG_0113

Incrocio viale Tunisia / via Vittor Pisani

Rassegnati (100513)

10 maggio 2013 di
Leggere fumetti è sexy

Leggere fumetti è sexy

Parole:

  •  Reporters Sans Frontieres pubblica il rapporto 2013 sui predatori dell’informazione. QUI. Accompagna il rapporto con questa campagna di lancio.
    Campagna di RSF
  • Abbiamo bisogno di storie. Perché? QUI, almeno, la domanda viene posta. 
  • Poi, questa settimana, leggiti il blog di Boris. Mio fratello ha pubblicato questi due post: 1 e 2. Quando hai finito, leggitelo tutto quel blog, ne vale la pena.

Figure:

  •  Sulla pagina Facebook di Charlotte Gainsbourg (dietro segnalazione del mio amico Ippoghigno) ho trovato questa locandina
    Nymphomaniac
    Mi è piaciuta molto. Mi pare che il coming soon là sotto faccia ridere per l’involontarietà dell’umorismo greve.
  • Boris dice che quell’immagine è copiata da questa. A me non sembra, però mi ha fatto piacere mi ritornasse in mente.
    histoire_d_o
  • Sul tumblr di Cory Doctorow, QUI, ho trovato questa immagine
    LovelyGraves
  • QUI una galleria di illustrazioni di Siyu Chen da “Juxtapoz”
  • E, poi, don Zauker mi ricorda che non gioco a Tetris da tantissimo tempo: QUI.
  • Quindici anni fa, a New York, ho scoperto Paul Pope. Ho comprato alboni autoprodotti bellissimi. In uno, Buzz Buzz Comics Magazine, c’era questa storia di Moebius che non ho mai visto altrove. QUI la puoi leggere anche tu.
  • A proposito di Moebius, Makoto Kobayashi ha fatto QUESTA cosa. Te lo ricordi? E’ il tipo di quel fumetto porno divertentissimo, Porompompin. Facendo una ricerca, mi sono ricordato quel fumetto di gatti (What’s Michael?). In un momento in cui Simon’s cat vende molto bene, forse lo si potrebbe ristampare.

Fatti:

  •  Mah… Qui ancora l’allegria per un evento in particolare non è svaporato. Ma non dico quale che sennò capisci che personaccia sono.
  • Allegria un po’ smorzata dalla morte di Ray Harryhausen: QUI la notizia.

Carte:

  • Orecchio acerbo si presenta in libreria con Spiaggia magica di Crockett Johnson. Adesso, tu, con tutta la calma di cui sei capace, esci e inizia a entrare in tutte le librerie che incontri e a chiederlo. Se ti dicono che non ce l’hanno, guarda con sdegno e commiserazione il libraio e vattene dicendo, ad alta voce e scandendo bele le parole (ché tutti sentano), “non vedi il bello, l’atrofia dell’anima ha avuto la meglio su di te, vado a cercare una libreria”. Se ti dicono che ce l’hanno, compralo e trova subito un’amica o un amico cui regalarlo. E poi ricomincia a cercarlo. Crockett Johnson è gigantesco e quel libro devi leggerlo e rileggerlo. Vai. Ora. (se non ti ho convinto, vai qui e scaricane un estratto).
  • Sei già tornato? Ok. Ora fai la posta a questo libro. Ancora non è uscito ma siamo in tanti ad attenderlo – da anni – con ansia.
  • Non so se sia già uno dei figli della direzione di Andrea Mazzotta, ma è uscito, con il marchio RW Lineachiara, il primo volume dell’integrale di Spirou e Fantasio di Franquin. Io lo compro!
  • In libreria hanno fatto capolino i primi due volumi della nuova edizione di Sanantonio. QUI trovi un po’ di info. Io quei romanzi non li ho mai letti (e sono anche un bel po’ prevenuto). Ho però un sacco di amici – molto più snob di me – che ne sono esaltati. (ah… le copertine di questa edizione sono così brutte da far pensare che i grafici di edizioni e/o fossero tutti in ferie).
  • Domani, in edicola, con il “Corriere della Sera”, c’è il quarto volume della collana dedicata al Fumetto di realtà. E’ la volta di Fax da Sarayevo di Joe Kubert. Prefazione mia.

Umori:

Alien_Vs_Predator__Chess_by_Xidon

e anche

Promesse disattese

9 maggio 2013 di

Dopo aver esaurito tutti gli episodi di Corto Maltese in quattordici volumetti, il “Corsera” decide di proseguire la collana, pubblicando altri fumetti di Pratt. E’ una sorpresa un po’ per tutti. Anche per me che, in quel momento, ero pronto a godermi un po’ di dolce far niente. La collana si allunga e, allo stesso modo, i miei doveri di prefatore.
Il primo dei nuovi libelli, il quindicesimo, viola le regole della collana. Il libro è pubblicato in bianco e nero e in formato verticale. Per non rovinare la distesa di coste da affiancarsi sulla mensola, il volume viene infilato in una jacket di cartone che dissimula la difformità di formato. 
Per quel volume scrivo queste note.
(Fosse la prima volte che passi da queste parti, sappi che ne parlo come se stessi proseguendo un discorso perché, effettivamente, è così. Per evitare pause e silenzi troppo lunghi in questo blog mi sono inventato un trucco un po’ laido che in questo momento, in cui posto con relativa costanza, potrei forse risparmiarmi. Sto recuperando le prefazioni che ho scritto, qualche anno fa, per una collana di collaterali – pubblicata da “Corriere della sera” – dedicata prima a Corto Maltese e poi agli altri fumetti di Hugo Pratt. I post precedenti litrovi seguendo i tag Corto Maltese e Hugo Pratt).

Sandokan

«La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo.»

Così, con questa cascata di aggettivi carichi di irruenza e brutalità, inizia Le tigri di Mompracem, scritto da Emilio Salgari per essere pubblicato a puntate tra il 1883 e il 1884. Corto Maltese, in quella notte di tempesta, non era nato, neanche nella finzione. Il mondo raccontato avrebbe dovuto attenderlo per quasi quarant’anni ancora. Seduto su quella che un giorno sarebbe stata la sua poltrona, c’era Sandokan.

Il frammento di storia raccolto in questo volume, e recuperato solo l’anno scorso da Alfredo Castelli, ha avuto un travaglio lungo e scostante, durato dal 1969 al 1973. Quando iniziò a disegnarlo, Hugo Pratt aveva già pubblicato Una ballata del mare salato, prima lunghissima avventura di Corto Maltese, e gravitava attorno alla redazione del “Corriere dei piccoli” da anni. Lo scrittore Mino Milani, che era responsabile letterario del settimanale milanese, aveva già sceneggiato per Pratt diverse storie: dalle serie Billy James e Simbad, agli adattamenti da Robert Louis Stevenson L’isola del tesoro e Il ragazzo rapito. Il rapporto di collaborazione tra i due era stabile e reso ancora più solido dall’amicizia sincera che li legava. Non c’era quindi alcun motivo perché Milani e la redazione del “Correre dei ragazzi” potessero temere che il disegnatore non portasse a termine il lavoro commissionatogli.

La redazione milanese probabilmente ignorava che, in quei mesi, Pratt stava accordandosi con il settimanale francese “Pif Gadget” per iniziare a pubblicare, su quelle pagine, una serie che avesse come protagonista il marinaio con l’orecchino apparso nella Ballata.

Nell’aprile del 1970 “Pif” pubblica Il segreto di Tristan Bantam, primo episodio di un ciclo di ventuno fumetti brevi dedicati a Corto Maltese. Da quel momento, per tre o quattro anni, Pratt non riesce a dedicarsi a nient’altro che al suo avventuriero e rallenta il lavoro su Sandokan fino a interromperlo.

Accostando questo Sandokan agli episodi di Corto Maltese è impossibile non rilevare i tanti punti di contatto. Nella prima pagina di Tristan Bantam, Corto Maltese è seduto su una poltrona di vimini e recita “per un pubblico invisibile” il ruolo di “uomo del destino”: quella poltrona ha enormi somiglianze con quella su cui veglia la tigre della Malesia nella prima pagina del fumetto qui pubblicato.

Sandokan ha un aspetto distante tanto dall’immagine cui siamo stati abituati dalla tradizione iconografica quanto dalle descrizioni che ci fornisce Salgari che parla di “muscolatura potente”, di “lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana”, di “barba nerissima” e di “bocca piccola che mostra dei denti acuminati come quelli delle fiere”. Come fa notare Castelli, Pratt dà, per la prima volta, alla tigre di Mompracem “i tratti e l’acconciatura di un principe malese”.

A ben vedere, è un personaggio dalla fisionomia così riuscita che, quando sarà necessario dare un volto a Cush, compagno di Corto nelle avventure africane, il fumettista non esiterà a recuperarla. Anche Yanez ha un aspetto conosciuto: ha il viso di Hugo Pratt trentenne, lo stesso viso che, ripulito dai baffoni, il fumettista disegnerà al marinaio.

La fondamentale differenza tra Corto Maltese e Sandokan, quella che probabilmente ha spinto Pratt a rinunciare a quest’ultimo, è tutta nel carattere dei due protagonisti.
Il pirata della Malesia si scaglia contro i colonialisti britannici senza mai nutrire alcun dubbio.
È un personaggio caratterizzato da eroismo granitico che gli consente di essere sempre dalla parte della ragione, pur vestendo i panni dell’eversore. Mentre siede su quella poltrona di vimini, Sandokan veglia, pronto a scattare incontro a Yanez e al suo destino: nessuna esitazione è concessa a lui e ai suoi uomini che, quando indugiano in perplessità, paure o tentennamenti, vengono puniti con feroce condanna a morte. Su quella poltrona, Corto Maltese bivacca e posa da avventuriero. Non sente alcuna spinta a scattare contro il proprio destino: a volte dovrà risolvere questioni importanti, altre non potrà che essere un inconsapevole osservatore. Il marinario, al contrario del pirata, sa che, volente o nolente, la sua sorte gli piomberà addosso.

Poi dice…

7 maggio 2013 di

Caschi

Poi dice che uno si sente niente sicuro in queste città.

Faccio un esempio, uno di quelli semplici. Io, con l’università, ci ho frequentazioni scarse e sporadiche. Quando avevo gli anni per starci dentro, ne sono stato fuori, ché mi pareva che lavorare fosse più divertente. I miei genitori ci hanno sofferto, ma tant’è. Poi dice che uno resta un po’ gretto e ignorante.
Più grandicello ci ho fatto qualche saltuaria capatina per cose marginali che poco o punto hanno a che fare con le questioni della custodia dei saperi, dell’accudimento della ricerca, della conservazione delle carte. Poi dice che si consumano le scarpe.

Da qualche anno, per fare l’esempio più evidente, vado alle riunioni di redazione di un certo annuario delle lettere. Uno di quei titoli, preziosi e importanti, che quando ci finisci dentro – sempre per caso e necessità – tendi a imprimertelo a fuoco nel curriculum vitae. E io, tronfio e pavone che sono, me ne vanto con gli amici.
Queste riunioni non sono poi così frequenti. Anzi hanno proprio cadenza da centro per la custodia dei saperi: per fare l’annuario, ci si vede una volta l’anno. Poi dice che la cultura ha i suoi tempi.

Insomma, per farla breve, passo dalla sede della statale di Milano, quella in via Festa del Perdono, una volta l’anno, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio.
Non so muovermi in università. Già ho il senso dell’orientamento del paramecio ciliato, se a quello ci aggiungi la memoria da pesce rosso, puoi intuire la facilità con cui trovo la sala riunioni. Gironzolo sempre un po’ e, con l’aria da straccione che mi ritrovo, c’è sempre qualcuno che mi guarda come fossi un questurino.
L’ultima volta che ci sono stato, due o tre settimane fa, sono passato dall’ingresso principale. Ho attraversato un lungo corridoio e ho trovato le tracce evidenti di un’occupazione: qualche striscione e un paio di simboli dell’autonomia (mi sembra ci fosse anche quell’obbrobrio a forma di fulmine frecciuto dentro il cerchio). A parte gli striscioni, ho visto null’altro di strano. C’erano studenti che chiacchieravano, studenti che flirtavano, studenti che studiavano e studenti che cazzegiavano. Normalità scolastica, insomma.
Nell’aula, ho incontrato alcuni volti noti e, a quelli più amichevoli, ho chiesto la ragione dei cartelli, ottenendone una risposta alla Aigor: “Occupazione? Quale occupazione?” Poi dice che c’è crisi e precariato.

Mi sono dimenticato di quei cartelli e sono tornato a pensare ai casi miei.
Ieri sera sono salito in auto e subito una voce amica (bella e possibile) mi ha raccontato del misfatto.
A turbare la normalità scolastica, uno sciame di individui, armati di mazze e con i caschi per rendersi irriconoscibili, ha assalito gli studenti. Ne sono rimasti a terra otto e i filmati sono impressionanti. Tutto questo per chiudere una libreria. Poi dice che il mercato editoriale è in crisi.

Il segno dei tempi di Vincino

6 maggio 2013 di

 Caro Vincenzo, cari lettori di Frigidaire, due parole su Andrea. Due parole per dire che per raccontare Andrea c’è bisogno di un’enciclopedia, con tutti i suoi disegni e con tutti i disegni che lui ha influenzato in questi ultimi terribili e affascinanti 10 anni.Il più bravo raccontatore del mondo che io abbia mai conosciuto. “Maestro” lui mi chiamava scherzando sulla mia età, ma io ero l’allievo.
C’è uno sgomento e un vuoto con cui dovremo imparare a convivere per i prossimi anni.
Tutti i giornali che ho fatto aprivano sempre con Andrea (L’avventurista, il Male, l’Ottovolante, Zut) e in tutti i giornali con cui collaboravo, c’era sempre Andrea.
Per me per ora basta di fare giornali.
C’era un’avanguardia che, nello stagno italiano da più di dieci anni, aveva fatto, sperimentato, vissuto arte. Arte nel livello della comunicazione e dello scontro reale contemporaneo. Arte con i giornali, multipli colorati in vendita a ogni angolo di strada. Arte con il Cannibale, arte con il Male, arte con Frigidaire, arte con il primo Zut, arte con Frizzer, arte con Ottovolante, arte con Tango, arte con Avaj. E racconto del contemporaneo, alla ricerca del mitico segno dei tempi.
Il segno del tempo era quello che cercava Andrea. Era quello che cercava Stefano. È quello che cercano alcuni di noi.
Non tutti. C’è chi bleffa, chi non racconta più nulla, chi ha tirato i remi in barca.
Andrea no, Andrea era rimasto cocciutamente un’avanguardia, e come altre avanguardie è finito massacrato dalla vita…
E noi sopravvissuti…?
Forse chiudere un periodo e attrezzarci per un altro.
Per continuare la ricerca del segno dei tempi. Non so come, né con quali strumenti, ma so che oggi il posto di Andrea, come quello di Stefano, non lo potrà prendere nessuno e bisognerà cercare altro e altrove.

(Vincino, lettera – ovviamente scritta a mano – pubblicata su “Frigidaire” 92-93, datato luglio-agosto 1988. Quel numero del giornale commemora la morte di Andrea Pazienza e riporta in copertina un bellissimo Zanardi. Su quella copertina campeggiano due strilli: “Pazienza il partigiano” e “Morto un genio NON se ne fa un altro”. Lo Stefano cui Vincino si riferisce più volte è, chiaramente, Tamburini)

Rassegnati (030513)

3 maggio 2013 di
Leggere fumetti è sexy

Leggere fumetti è sexy

Parole

  • Uno dei miei blog preferiti fa gli auguri al governo appena insidiatosi. QUI
  • Insieme alla lista dei ministri del governo italico, arriva un messaggio del mio amico Egidio. “Ovviamente questo è il momento del bispensiero. [...] C’è chi prende le distanze, e chi prende la mira”. Il bipensiero è questa cosa QUI.
  • Ed è ancora quel mio blog preferito a farmi un paio di regali. QUI e QUI
  • Ralph Koster è l’autore di un libro importante su come si progettano i videogiochi. Il libro si chiama “A Theory of Fun” e se parti dal sito – QUI – riesci a scaricare le presentazioni da cui quel libro è partito. Questa settimana, sul blog dell’autore, è sapparso un post sull’architettura delle scelte. QUI.

Figure

  • Giavasan, QUI, posta il video Tom Waits/Cookie Monster – Hell Broke Luce. Lo faccio anch’io.
  • Sono apparse in giro un po’ di immagini da un carnet di Jacques Tardi pubblicato da JC Menu. QUI da Du9 e QUI dal tumblr di Fantagraphics.
  • Atti vandalici in un bagno pubblico: foto dal tumblr di Skiribilla. QUI
  • Consumer art di Natalia LL da snowce. QUI. Cercala Natalia LL ché ci ono dei video degli anni 60 e 70 pazzeschi.
  • Mica l’ho letto l’articolo, ma il titolo e la sequenza di immagini mi hanno fatto ridere. Da “Visual News”, QUI.
  • E ancora da Giavasan, un video sulla sicurezza e il diritto all’informazione
  • Boing Boing, QUI, segnala una matrice utile per capire quelli che ti odiano sul web. L’ha pubblicata, QUI sul suo blog, Ann Friedman.
  • Una pagina di Al Columbia, da Du9, che mi fa venire in mente il cuore rivelatore di Alberto Breccia. QUI.
  • Ancora Matteo, sempre su fumettologicamente, segnala la serie televisiva dedicata a Hector German Oesterheld. QUI.

Fatti

  • La mostra sul “Corriere dei ragazzi” (di cui ti dicevo QUI) è stata annullata. Mah…
  • Matteo segnala la digitalizzazione del fondo Topffer (QUI) ed Entrecomics, riportando la stessa notizia QUI, indica una pagina da cui scaricare quasi tutto Topffer in digitale, QUI.

Carte

  • Per sapere che libri a fumetti escono in lingua inglese, mi affido spessissimo a Paul Gravett. Ogni mese pubblica una lista come questa o questa. Per giugno mi segnala il libro su Al Feldstein (che devo imparare a leggere senza pensare a Harvey Kurtzman… come faccio QUI), l’edizione USA del libro di Blain su Alain Passard (ne avevo parlato QUI) e il libro di Alan Grant e Jon Haward sula vita di Buddha prima dell’illuminazione. Per luglio, il nuovo Paul di Michel Rabagliati, Triton di Osamu Tezuka e un’antologia di Stripburger fatta da Top Shelf.
  • Negli USA esce Putain de guerre di Jacques Tardi e Jean Pierre Verney. QUI il link dal blog Fantagraphics.
  • In settimana, ho trovato in edicola:
    • “Juxtapoz” di aprile con copertina di Ralph Steadman (cui il giornale dedica un lungo articolo)
    • Il numero 1 di “Mondo nuovo”, un giornale coraggiosissimo fin dalla testata. In un momento in cui gli storici hanno grandi problemi a periodizzare e a definire data certe, questo nuovo mensile indossa senza vergogna il sottotitolo: 1942-1870 L’età delle rivoluzioni. In questo primo numero: un articolo dedicato alle trasformazioni prodotte dalla scoperta di Cristoforo Colombo, un pezzo di David Bidussa sulle trasformazione della sessualità tra sei e settecento e un profilo di Hans Christian Andersen. A me è piaciuto molto.
    • Il numero uno di “Blueberry” di Charlier e Giraud. Aurea riduce in formato bonelliano le prime due avventure del tenente. Si continua al ritmo di due cartonati bonellizzati al mese per un po’.
  • In libreria c’erano:
    • 1493: pomodori, tabacco e batteri. Come Colombo ha creato il mondo in cui viviamo. E’ il saggio, firmato da Charles Mann ed edito da Mondadori, da cui è stato riassunto l’articolo di apertura di “Mondo nuovo”. Non l’ho ancora neanche aperto, ma mi aspetto grande godimento.
    • Il primo volume di Sunny di Taiyo Matsumoto (il tipo di Tekkonkinkreet – ma il film mi era piaciuto molto più del manga), edito da J-Pop.
  • Mi arrivato, invece, direttamente a casa:
    • Un librino molto divertente edito da Diàbolo. Si chiama Tyrex e porta in copertina la firma di Mauro Entrialgo. E’ il quinto libro prodotto da questo marchio giovanissimo e poco distribuito. ‘Sto Tyrex, con il suo spirito da “El Vibora”, a cavallo tra Peter Bagge e la situation comedy, mi ha divertito proprio tanto. Storie domestiche di lottatori mascherati, colmi di nevrosi spinte e psicosi incendiarie. Adesso, Diàbolo la guardo con più attenzione.
  • Domani, in edicola, con il “Corriere della Sera”, c’è il terzo volume della collana dedicata al Fumetto di realtà. Questa volta è Valzer con Bashir di Ari Folman e David Polonsky. Prefazione mia.

Umori

Formidabili quei tempi

1 maggio 2013 di

Un paio di estati fa ho scritto una recensione finta.
E’ andata così.
Un amico mi ha spedito una copertina che mi ha fatto ridere per l’assoluta assurda verosimiglianza. C’era una grafica orrenda, un titolo pazzesco, il marchio di un editore di libri brutti, i nomi di due autori che mi parevano (e mi continuano a sembrare) irrilevanti, l’annunciata prefazione di un critico noioso. Tutto questo per raccontare la vita di una cantante bravissima, vissuta e morta assai male.

Era una roba per ridere e per criticare. Ha scatenato un bel casino. Ancora oggi c’è gente che non mi rivolge la parola. Non soffro: si sa, ho il cuore di pomice.

Ora, un critico geniale ha fatto una cosa mooolto più interessante del mio esperimento di qualche tempo fa. Mi sento addirittura un po’ in imbarazzo a mostrartela, dopo aver parlato della mia cosetta: qui siamo di fronte a una performance artistica.
Per prendere in giro una casa editrice il cui progetto – editoriale, culturale, grafico, … – è in evidente declino, questo formidabile ignoto ha costruito un sito evidentemente finto, per pubblicizzare dei prodotti assurdi. Delle cose così brutte, volgari e stupide da indicare, con precisione, un’incredibile idiozia comunicativa ed editoriale.
Nessun team creativo potrebbe ideare manufatti così gretti, grevi e privi di sapere e consapevolezza. Nessuna imbecillità li permetterebbe e nessuna ignoranza li giustificherebbe.

Li guardo e non riesco a smettere di ridere. Sono tentato di scrivere una nuova recensione finta ma, memore dei casini che si possono scatenare, mi trattengo. Guarda questa copertina e godi.

Cuore di tenebra

E qui trovi il geniale sito finto: il più spettacolare fake della storia.

Come dici?

Non è un fake?

Nah… Non ti credo.

 

Non è Napoli

29 aprile 2013 di

Madrid

Certo: Madrid non è Napoli, ma ci sono modi peggiori per morire. Sono rientrato ieri sera dalla capitale iberica, dopo quattro giorni durante i quali ho scorrazzato per calli, musei, palazzi, parchi e, soprattutto, locali di cerveza e tapas. Il cazzeggio fa bene al cuore e rinfranca lo spirito: te lo consiglio. Devo imparare, ogni tanto, ad ascoltare il borbottio ininterrotto della coscienza e ad assecondare l’irrefrenabile cicaleggio interiore che mi consiglia di stare bene. Devo, semplicemente, farlo.

Ho indossato le magliette più belle che ho, giubbino e pantaloni di jeans. Scarpe da barca ai piedi (ché, con l’acqua che c’era, servivano proprio) e, nello zainetto, una delle mie felpe blu con il cappuccio (ché un dio improbabile, nel tentativo finale di indurmi una fede blasfema, ha scatenato una straordinaria ondata di maltempo sulla Spagna).

Il Prado è un museo bellissimo, lo sai, e Hieronymus Bosch è gigantesco. Ma stare nella stanza 6 al piano terra, di fronte al Giardino delle delizie, consapevole che, pochi metri più in là, nella stessa stanza, c’è anche Il trionfo della morte di Bruegel il vecchio, è una roba da sindrome di Stendhal.

Mentre cercavo di dire a Davide e a Chiara quante poche immagini ci fossero nella vita di un olandese – anche del più colto e magnifico – vissuto alla fine del quindicesimo secolo, inanellando i più banali tra i paragoni, quasi per caso, ho avuto l’impressione di capirlo anch’io. E, se ‘ste robe le intuisci guardando un trittico aperto in una stanza piena di gente che parlotta – in castigliano, italiano, francese, giapponese, … – di giardino delle delizie, dentro la testa ti esplode un frantume di bellezza e godi. Godi poco, però, perché subito senti l’odore della follia dell’enciclopedista del fantastico medievale: creature vagamente antropomorfe che si cacciano nel becco corpi vecchi, per poi defecarli, forse ringiovaniti, in una bolla gelatinosa; mostri infernali che riemergono dal sottosuolo; grilli gastrocefali; pesci volanti; un campionario di peccati e perplessità…

Gli iberici hanno spagnolizzato Bosch: lo chiamano El Bosco, chiarendo che il suo nome indica quel posto, fuori le mura della città, in cui hanno luogo le passeggiate narrative (quelle di Calvino, di Eco, di Borges, di Illich, …).

Dal Prado – prato, bosco, … hmm – esci scosso e affamato come un lupo, perché, a meno che per te i sensi non siano che inutili orpelli, là dentro ci hai passato un bel po’ di ore. A quel punto, passeggia fino a quando non trovi un locale di tapas, uno qualsiasi. Sono certo che ce ne siano di buoni e di cattivi, forse addirittura di ottimi e di pessimi, ma io, andando rigorosamente a casaccio, non sono riuscito a trovare posti in cui si mangiasse male. Ho la sensazione che la qualità media del cibo madrileno sia molto alta. Non lesinare in birra Estrella e scegli i piatti dal nome che ti piace di più: buon appetito.

Poi, se come me non sei capace di andare in una città senza fare un giro per librerie di fumetti, ti consiglio un triangolo, che ti porta via al massimo un’ora e mezza, e che parte da quell’obbrobrio architettonico detto la Gran Via.

Risalendola, imbocca a destra calle de la Silva. Al numero civico 17, trovi Madrid Comics, che è uno dei meglio recensiti. C’è un piano terra colmo di libri e gadget, dove trovare fumetti statunitensi, manga e un po’ di robe europee. È probabile che facendo un giro da quelle parti, tu possa farti un’idea abbastanza precisa dello stato del fumetto spagnolo (a me è parso niente affatto deprecabile). Girando per il piano, trovi una scala che scende. Se la imbocchi ti ritrovi in uno spazio (significativamente più piccolo del piano superiore) nel quale, al grido di “Alternativa”, sono stati inscatolati polverosi fumetti in castellano, inglese, francese e anche italiano. Ci trovi cose a prezzi realmente modesti (io ho preso dei numeri della rivista francese “Lapin” e un saggio di Thierry Groensteen). Alla cassa devi interagire con una sociopatica, ma, non temere, passa in fretta.

Prosegui per la Silva fino a quando non incroci calle de la Luna. Imboccala, girando a sinistra, e, al numero 11, trovi Metròpolis. A me non è piaciuto e ho risolto la mia presenza in quello spazio in pochissimi minuti. Sembra il paradiso del gadget e del nerd: se stai cercando pupazz, pistole e cattivi odori, è il posto che fa per te.

Continui su calle de la Luna fino a imboccare, nuovamente a sinistra, calle de san Bernardo. Al numero civico 20 (in realtà un po’ più avanti) ci trovi la Libreria Elektra, quella che mi è piaciuta di più. Tutto su un piano, un sacco di novità e tavoli in mezzo al locale (come sempre buio e nerdy, ma è la specialità della casa) su cui sono disposti libri che forse, ormai, in Spagna, hanno tutti, a prezzi contenutissimi. Ho trovato cose di Daniel Torres, di Max (anche numeri della rivista NSLM) e di Carlos Gimenez. Ho trovato anche un’edizione, bellissima e completa, del Taxista di Marti. È quella del 2004 di Glénat: grande formato, grafica di copertina che racconta un prodotto pop (sangre sudor y semen), carta pesante e bianca che tiene benissimo i neri e sembra sottolineare l’aderenza stilistica di Marti al lavoro di Chester Gould. Da questo momento, per me, è l’unica edizione da prendere in considerazione parlando di Taxista.

Uscito dalla Libreria Elektra, prosegui per calle de San Bernardo e, poco dopo, incroci nuovamente la Gran Via. E Madrid è ancora lì che ti aspetta.

Rassegnati (260413)

26 aprile 2013 di
07 Madonna

Leggere fumetti è sexy

Parole:

  • I numeri del fumetto francese in 32 capitoli su Neuvieme art 2.0. QUI.
  • Durante una gita a New York, facevo il giro dell’isolato, scartavo tra odori acri mattutini di fritture cinesi, gettavo un’occhiata all’Empire State Building, respiravo forte e mi ci infilavo. Un negozio che, nelle mie memorie, era (è) bellissimo. Adesso Jim Hanley’s Universe chiude. O, meglio, si sposta. Ne dà conto Bleeding Cool, QUI.
  • Blutch intervistato da Craig Thompson in esclusiva per Boing Boing. QUI. (Di Blutch, in italiano, devi assolutamente comprare i due volumetti di Blotch e il Piccolo Christian; se leggi il francese, sappi che ha firmato uno degli episodi più belli del Donjon di Trondheim e Sfar: Mon fils le tueur)

Figure:

  • WAAAAH! AAAAH! Ah hhh … h …

    da QUI
  • Il blog di Forbidden Planet presenta una carrellata di copertine di THB di Paul Pope: un mostrone robotico liofilizzato che difende una Lolita eurasiatica (nel segno e non per provenienza geografica). Non riesco a trovare nessun volume che raccolga THB (per suscitarti un po’ di invidia, ti dirò che custodisco gelosamente alcuni dei fascicoli spillati riprodotti). QUI.
  • QUI c’è un video che racconta il Billy Ireland Cartoon Library and Museum. Un visita di questo posto guidata da Caitlin McGurk, una bibliotecaria per cui rischio di prendere una cotta. Io, a Michele Ginevra, voglio un sacco di bene, ma – giuro – non è così.
  • A proposito di Michele Ginevra, Natalia LL su MG-MSUM. QUI.
  • E poi tre C (Constantine, Chtulhu e Casper), QUI.
  • Mentre guardavo una lista di fumetti che hanno influenzato i fratelli Hernandez, per nessun motivo, mi è tornato in mente Rand Holmes. Un gigante. Un video su una retrospettiva a lui dedicata 



    QUI
     il link alla carrellata google image.
    QUI il libro che avresti dovuto procurarti un sacco di tempo fa (se non lo hai fatto, rimedia).

  • Good Girls Art: Chi è Robert McGinnis. un pool Flickr che lo spiega bene QUI.
  • Il blue ray di Per favore non toccate le vecchiette di Mel Brooks avrà, negli USA, una copertina disegnata da Drew Friedman. La trovi QUI, sul tumblr di Fantagraphics.
  • Act of Faith: un cortometraggio scritto da Alan Moore e diretto da Mirch Jenkins

Fatti:

Carte:

  • In edicola, finalmente finito, c’è il fascicolo DK: Io so chi non sono, primo episodio di una versione alternativa di Diabolik, voluta da Mario Gomboli, Tito Faraci e Giuseppe Palumbo, in occasione del cinquantesimo compleanno del personaggio. A Lucca c’era un libro assai costoso che raccoglieva i capitoli di questa storia in vari stadi di lavorazione: costava una fucilata.
  • E’ uscito Chaos, il nono e penultimo volume della collana che Panini Comics sta dedicando ai lavori di Moebius. E’ una raccolta di illustrazioni, normalmente stupefacenti. Se cerchi emozioni compra i volumi della collana Absolut Moebius. Se cerchi narrazioni non iniziare da Chaos.
  • In libreria in settimana avresti dovuto prendere due libri editi da Rizzoli Lizard. Non lo hai fatto? Poco male, puoi rimediare.
    • Lo sconosciuto racconta di Magnus, che contiene due fumetti brevi (originariamente apparsi sul “Resto del Carlino” – credo), un soggetto inedito, riprodotto dalle carte dell’autore (scritto a mano – con una grafia bellissima! – e pieno di Magnus), copertine, bozzetti e disegni.
    • Roy Mann di Tiziano Sclavi e Attilio Micheluzzi, con la trilogia di fantascienza dedicata al personaggio. Non posso dichiarare che anche questo sia un prodotto bellissimo solo per mantenere una parvenza di pudore (ne ho scritto la prefazione). L’unico difetto del libro (e non è piccolo, purtroppo) risiede nel fatto che il fumetto – apparso originariamente a colori – sia qui in bianco e nero. Certo: il colore sarebbe stato meglio, ma, purtroppo, è andato perduto. Delle due l’una: o lo si pubblicava in bianco e nero (acquisendo gli originali, che ci sono e sono bellissimi) o si riproducevano edizioni precedenti (stampate maluccio). La scelta era obbligata. (comunque quel fumetto è bello e necessario).
  • Domani, in edicola, con il “Corriere della Sera”, c’è il secondo volume della collana dedicata al Fumetto di realtà: Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle. (anche in questo caso, con mia prefazione… mi viene quasi di scusarmi)

Umori:


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