Una storia

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Volevo raccontarti una storia. Parla di uno bravo a raccontare. Uno che scrive parole che, da un punto di vista puramente teorico, dovrebbero essere destinate alla lettura di un solo interlocutore (o comunque di pochi). Si chiama Alan Moore e fa lo sceneggiatore di fumetti. Scrive fiumi di parole in cui descrive dettagliatamente eventi e particolari. E’ verboso e logorroico in queste sue descrizioni, ma – per nostra fortuna – esse sono destinate solo all’editor e al disegnatore.

E’ bravo, Moore, ed è pure colto e intelligente. Ha scritto cose che amo tantissimo, affidandosi spesso a disegnatori che – privati della sua presenza – mi scatenano solo noia (i due casi più eclatanti sono Dave Gibbons e Eddie Campbel). Prende storielle esili e sottili, robe che avrebbero riempito a stento una paginetta di Frederic Brown, e le immerge in un bagno di storia, vera o fittizia. Prende tutta la vita documentata di un personaggio (storico o, più spesso, di finzione) e inizia a selezionarle elementi. Poi prende tutte queste perline e le infila in quella storiella sottile come un filo: la sequenza tiene ed è bella da guardare.

Una volta ha preso dei personaggi che nessuno voleva toccare: apparivano in vecchi albi stropicciati e ingialliti che sopra riportavano la dizione Charlton Comics. Ha preso una storiella esile esile (una storiella che Harvey Kurtzman aveva risolto – a metà degli anni 50 – in 7 paginette) e ha fatto la sua magia.

Poi non c’erano i diritti per usare quei personaggi e, a Moore, è toccato di cambiare i nomi e qualche particolare. Ne è venuto fuori Watchmen, che è un fumetto bellissimo, anche se il disegnatore è un onesto professionista sul cui talento Magnus (uno che di talento ne aveva tanto, ma poi gli toccava disegnare le storie di Claudio Nizzi) aveva un sacco di riserve.

Mentre riscriveva Watchmen per decharltonizzarlo, Moore si è dimenticato di leggere bene il contratto (e anche, diciamocelo, di indagare sulla storia di soprusi di quella casa editrice). Siccome era almeno la seconda volta che gli succedeva – aveva già fatto la sua magia di revisionismo con un supereroe inglese che si chiamava MarvelMan, poi MiracleMan e poi non mi ricordo più – poteva stare un po’ più attento, però non lo ha fatto. Capita. Lo so bene. A me una volta un costruttore disonesto ha venduto una casa ipotecata avvalendosi di un notaio disonesto che ha certificato il falso. Mica vado in giro a raccontarlo. Tengo le mie umiliazioni sotto traccia. (per inciso: il costruttore non costruisce più e ha perso la causa; del notaio non so più nulla).

Oggi Moore dice che i personaggi che lui ha riscritto, decharltonizzato, disambientato, ricollocato… non li deve toccare più nessuno. Dice (ma trovo solo la stessa frase, citata ovunque, e non la fonte): “As far as I know, there weren’t that many prequels or sequels to Moby-Dick”. Alan Moore è un uomo intelligente e non farà causa alla DC. Alan Moore è un uomo colto, sa di mentire e sa che di prequel e di sequel di Moby Dick ce ne sono tanti.

Il progetto Before Watchmen modificherà la percezione che i lettori hanno di Watchmen?

Dopo aver letto Watchmen ti diverti di più leggendo i fumetti degli anni 50 e 60 in cui compare Blue Beetle?

Ma davvero non leggerai la storia scritta e disegnata da Darwyn Cooke?

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30 Risposte to “Una storia”

  1. matteos Says:

    ottimo, e non solo per l’uso del mio verbo preferito – “decialtronizzarlo” – in versione USA.

  2. andrea403 Says:

    Io la storia scritta e disegnata da Cooke la leggerò (e non solo quella, penso)…

  3. Ipofrigio Says:

    Ma infatti. Darwyn Cooke innanzitutto, ma anche Joe Kubert. Non capisco proprio quelli che hanno affettato scandalo – il fumetto, ora che è ‘sdoganato’, sembra trovarsi attorno un ambiente ingessato e filomuseale come certo ambiente intorno alla letteratura, non certo il migliore. Valeva proprio la pena…

  4. Prima di Watchmen, prima della Storia « Fumettologicamente Says:

    [...] – sebbene lo specifico mix di characters e le loro interazioni sia opera dello scrittore). E ha ragione Paolo a dire che, citando Moby Dick, Moore mente sapendo di mentire. Non a caso è proprio sul punto [...]

  5. A Braccio di Ferro Says:

    Noia noia, noia,
    e io che speravo di leggere qualcosa di diverso qui…

    Comunque, dico la mia:
    ma avete letto l’intervista Straczynszki?
    Diritti a parte,
    è evidente che si tratterà di roba pessima, sto tizio con il nome impronunciabile si è già sputtanato, lui e tutti gli altri autori (Azzarello su Rorscharch… ahahahah!)….
    Perché non dovrebbe incazzarsi Alan Moore sapendo già cosa c’è dietro quei prequel?

    Paolo e se da domani metto su un blog in cui scrivo un prequel per ogni tuo post cercando di spiegare la tua visione del mondo e del fumetto stravolgendone completamente il senso (lo chiamo sputi d’inchiostro)? Mi sono depresso non appena ho pensato la frase che ho appena scritto.

    Certo poi avvicina il suo Watchmen a Moby Dick e risulta ridicolo a prescindere.

    ciaooo!

  6. A Braccio di Ferro Says:

    ragazzi ho sbagliato a scrivere tutti i nomi!!!
    ma quanto sono bravo?

  7. matteo Says:

    Mah, da un lato mi pare un bieco sfruttamento commerciale (e vabbeh, lo possono fare, però rimane bieco);
    poi mi pare che Moore abbia ragione quando dice che la D.C. è una sanguisuga ancora intenta a ciucciare tutto il ciucciabile da idee che lui aveva già spolpate fino all’osso 25 anni prima;
    infine, in generale mi pare che i supereroi non abbiano più nulla da dire dopo il punto di non ritorno definitivo: Top Ten, che rade a zero tutte le premesse del genere.

    Cionondimeno, con rara coerenza, anch’io non vedo l’ora quanto meno di dare un’occhiata a quel che farà Cooke…
    Gli altri albi, specie se c’è Azzarello di mezzo, mah…

  8. sparidinchiostro Says:

    Vinz: maddài… un maghetto del postmoderno e dell’intertestualità, nato in epoca di do it yourself e cresciuto ai tempi del remix, che si incazza per uno sfruttamento commerciale che prevede riscritture delle sue riscritture… E’ paradossale.
    Poi, la battuta su moby dick è da stupidino (anche un po’ stronzo) e il fatto che il web non si stia riempiendo di prese per il culo di moore indica quanto sia considerato un santone intoccabile. Di solito l’idolatria per gli autori porta a perdere la consapevolezza delle opere. Perché nessuno parla mai di quanto watchmen sia invecchiato male e in fretta?
    Se riscrivo l’isola del tesoro (che non invecchia) posso fare figate (bjorn larsson); i minutemen non li posso riscrivere… Fammi capire: stai difendendo il diritto d’autore? Se è così, allora, la cosa si sposta sul piano legale: là sono affari di chi ha firmato il contratto e le sue clausole e la cosa non mi interessa.
    Figurati che io sono ancora incazzato perché non sono mai riuscito a leggere le riscritture disneyane degli air pirates solo perché un tribunale ha detto che avevano torto.

    Matteo: io, nella mia breve vita, ho letto così tante storie con il punto di non ritorno definitivo del fumetto di supereroi da non riuscire più a contarle…

  9. Luigi Siviero Says:

    “(ma trovo solo la stessa frase, citata ovunque, e non la fonte)”
    Sul New York Times:

    http://www.nytimes.com/2012/02/01/books/dc-comics-plans-prequels-to-watchmen-series.html?_r=3

    Il punto di non ritorno dei fumetti di supereroi sono le pitture rupestri di Altamira. Grant Morrison è il migliore :-)

  10. A Braccio di Ferro Says:

    ma dai?

    ma a me di Watchmen non me ne può fregare di meno,

    però Dc non mi pare che stia riscrivendo watchmen come Moore ha riscritto i personaggi Charlton, e non è che il contratto deve sempre permettere di cagare a spruzzo su tutto!

    Sono tre giorni che sui blog di mezzo mondo si legge che il contratto, che Alan Moore (che tra l’altro secondo me voleva semplicemente dire: secondo me il mio Watchmen è come Moby Dick, sono lo scrittore di fumetti più figo che ci sia il resto è merda) non può lamentarsi che Dc fa bene: madonna ma perché? Qui la notizia è:
    DC non ha più idee la prima repubblica nel mondo del fumetto è ancora viva e vegeta gli elettori continueranno a premiarla perché effettivamente a loro la merda piace.

    E invece anche tu (e con questo inauguro il primo post del mio blog):
    contratto contratto contratto contratto scuola di fumetto contratto scuola di fumetto quanto è sana la necrofilia contratto scuola di fumetto.

    Ok (come sul sito del caro Stefanelli leggilo a corpo 48)

    P.s: io la storia di Darwyn Cook non me la sfoglio neanche morto, la storia puzza già di muffa, pensata proprio per il lettore più colto ed esigente mamma mi viene da piangere!.

  11. sparidinchiostro Says:

    Vinz: Dc sta facendo quello che ha sempre fatto: la major. Ha delle property e cerca di farle fruttare. L’idea di property mi infastidisce: sono snob. Però mi piace molto il frantume di immaginario che diventa un elemento da raccontare e riraccontare. Quanto è fico Omero che scrive quelle cazzo di storie turgide e poi le impara a memoria (mi ricorda oggi terry gilliam)! E ancora oggi ruotiamo attorno a Ulisse e a quella storiona.
    Difendere Moore per difendere il sistema fumetto mi pare due volte paradossale.
    Innanzi tutto perché Moore, che adesso si lamenta del fatto che DC è trooooppo governo e vive su idee (le sue) vecchie di 25 anni, quel governo lo ha votato. E mica perché c’era Karen Berger. Lo ha fatto per soldi: è un professionista.
    In secondo luogo perché né a me né a te del sistema fumetto frega niente.

    Poi… Fare un fumetto per il lettore più colto ed esigente mica è male. Da questo obiettivo, in Giappone, è nato il gekiga…

  12. diegoghi Says:

    dunque: la DC è proprietaria dei personaggi fin dai tempi del povero Joe Shuster. Che ogni volta Alan Moore cada dal pero sta diventando un classico..ma adesso anche basta.
    Quanto ai sequel di Moby Dick, c’è un omonimo di Alan Moore che ha scritto fumetti utilizzando personaggi di Stoker e Stevenson, si chiama “La Lega dei Gentiluomini Straordinari”.

  13. vincenzo Says:

    Sinceramente non credo che il progetto Before Watchmen possa cambiare la percezione di chi già conosce Watchmen. Più che un fumetto è una vera e propria opera di non semplice lettura.
    DI sicuro però bisogna riconoscere che per il progetto non hanno scelto nomi a caso solo per cavalcare l’onda. Darwyn Cooke, Kubert, Jae Lee, Hughes … sono già Autori con la a maiuscola. Spero solo che non sia come per l’esperimento Stan Lee che rivisita i miti DC, in cui alla fine i grandi nomi avevano solo prestato la loro fama ma non la loro arte.

  14. Luigi Says:

    Su tutti i blog che leggo c’è sempre almeno uno che sostiene che la Lega sia un prequel/sequel.
    Quando nella Lega leggerò un intero capitolo che parla solo e soltanto delle disavventure adolescenziali (o senili) di Jonathan Harker (o scegliere un altro personaggio a caso fra quelli citati nell’opera), allora gli darò ragione.
    Il minestrone non è prequel/sequel. Potrà essere uno stratagemma apprezzato o sputtanato, ma non è un prequel/sequel.

    Fra l’altro, da ignorante che sono, mi piacerebbe sapere di qualche prequel/sequel di Moby Dick.

    Dico la mia: la DC fa il suo mestiere, né più né meno. Moore si diverte ad essere tranchant, secondo me gli frega veramente poco delle iniziative editoriali della DC e gode come un matto a sparare a zero sapendo di poterselo permettere dall’alto della sua reputazione e dal largo che ha preso rispetto al mondo del fumetto. Watchmen non uscirà svilito da questa operazione, ma sono convinto che non ne sarà nemmeno impreziosito.
    Insomma, molto rumore per nulla?

  15. Luigi Siviero Says:

    “Su tutti i blog che leggo c’è sempre almeno uno che sostiene che la Lega sia un prequel/sequel.”

    Genere: utilizzo di personaggi altrui.
    Specie: prequel, sequel, pastiche.

    Lega e Before Watchmen hanno in comune l’utilizzo di personaggi altrui. Il come vengano utilizzati è secondario.

  16. sparidinchiostro Says:

    Luigi (non Siviero, l’altro): una domanda che mi piace… Un sequel è Pianeta d’aria di Philip José Farmer; un prequel Sulla rotta di Moby Dick di Tito Faraci e Bruno Brindisi… Secondo me ce ne sono altri… Se uso google li trovo

  17. Luigi Says:

    Faccio molta fatica a considerare “Pianeta d’aria” un sequel (ho letto solo la trama sul sito fantascienza.com) e tantomeno il fumetto di Faraci e Brindisi.

    Forse, dall’estremo opposto, sarò altrettanto categorico, ma per me “sequel/prequel” significa “aggiungo un altro pezzo ad una storia già nota per soddisfare il desiderio dei lettori di averne un altro po’ e, proprio per questo motivo, non cambio niente dei tratti fondamentali per dare il più possibile l’impressione di omogeneità con l’opera originale”.
    Restando su Moby Dick, un sequel secondo me dovrebbe contenere sia la balena che Ismaele ed una certa coerenza temporale con la storia originale. Sennò non è più “il seguito di…” ma una storia autonoma “ispirata a…”, proprio come gli esempi suddetti.

    Da questo punto di vista, neanche Swamp Thing di Moore è un sequel. Infatti mi viene spontaneo chiamarlo “rivisitazione”, anche se alla lettera è proprio un “seguito”.

    Se la mia interpretazione è corretta, gli autori delle nuove serie DC avranno dei paletti molto rigidi da rispettare: dovranno restare in sintonia con la caratterizzazione di Moore oppure rinunciare alla propria credibilità di “antefatto”. Quindi, purtroppo, non mi aspetto niente di memorabile da questa operazione. Spero di sbagliarmi. Comunque non dovremo aspettare molto per saperlo…

  18. Paolo Sonego (@paolosonego) Says:

    Amo Alan Moore e la sua opera ma in questo caso il contesto mi fa tornare in mente questa scena di Clerks: http://www.youtube.com/watch?v=iQdDRrcAOjA

  19. Marco Pellitteri Says:

    Mi piace molto la tua riflessione (anche quella precedente sull’inutilità e dannosità di Fabio Volo, ma lì sparavi sulla Croce Rossa). Aggiungo solo che l’ortografia corretta del sommo Brown (lo scrittore di fantascienza e non solo) è Fredric, non Frederic. Un po’ come con Wertham, diciamo.

  20. Moreno Roncucci Says:

    Paolo, Paolo… da te un paio di errori simili non me li aspettavo…
    1) I diritti dei personaggi Charlon la DC li aveva, ambientare Watchmen in un mondo alternativo è un idea venuta durante la fase di ideazione della serie per le resistenze della DC a far uccidere tre di quei personaggi
    2) MOORE NON HA MAI VENDUTO I DIRITTI DI WATCHMEN ALLA DC!
    I diritti di Watchmen sono ceduti temporaneamente alla DC per il tempo della pubblicazione. Dopo un anno che Watchmen è esaurito, tornano a Moore e Gibbons.
    Quando uscì Watchmen, nessun fumetto era mai rimasto in stampa negli USA più di un anno o due. Questo era il periodo di tempo in cui Moore pensava di dover attendere prima di avere indietro i diritti.
    Che un volume di fumetti rimanesse in stampa per 25 anni allora era una cosa inconcepibile. Ti avrebbero riso dietro se lo raccontavi.
    Insomma, l”hanno fregato con una di quelle trovate alla Zio Paperone, quei contatti strani con la fregatura dentro.
    Sul fatto di fidarsi della DC sono d’accordo, è stata una cazzata, ma lui ha detto che non si fiderà più. Che scuse hanno tutti gli autori che adesso lavorano per la Vertigo e non avranno mai nemmeno loro indietro le loro opere? (per le serie “creator owned” la DC non ha la proprietà… ma ha diritto di pubblicazione esclusiva in eterno)
    Oltretutto LA DC NON HA RISPETTATO QUEL CONTRATTO, pubblicando action figures e altro merchandising come “materiale promozionale” per non pagare la percentuale a Moore.
    Se non rispetti il contratto, il contratto è ancora valido? Solo per chi ha meno soldi per avvocati…

    Insomma, la storia è un bel po’ diversa da come la raccontano nei forum dei fanboys. Ma almeno dai fanboys me lo aspetto che stiano a prescindere dalla parte dell’editore (succedeva con Kirby, con Gerber, con Wolfman, con Shuster, vuoi che non succeda con Moore?), da te no.

  21. Moreno Roncucci Says:

    Ah, ho dimenticato di commentare sui prequel…

    Mi sembrano le ultime “idee” di un editore disperato e alla frutta. Qualcosa con cui riempire i 3 mesi fra un reboot dell’universo DC e l’altro.

    Ed è questa l’accusa principale di Moore: i fanboys vanno per “sentito dire”, “mi hanno detto che Moore non vuole che nessuno tocchi i suoi personaggi”, o cose simili, ma la critica di Moore è molto più radicale e riguarda tutta la situazione attuale dei comics USA, non solo i prequel di Watchmen. I prequel sono solo una mossa commerciale fra tante di un editore che non ha più idee, se non rifare continuamente Crisis ad intervalli sempre più frequenti.

    Detto questo… è per questo che non comprerò i prequel? Per solidarietà a Moore? Per non dare soldi alla DC? No. Questo sarebbe stato il motivo se avessi avuto qualche dubbio sul fatto che non siano robaccia.

    Ma di fronte ad operazione così scopertamente acchiappa-gonzi potevano anche avere l’imprimatur di Moore e avergli ridato i diritti, non li compravo lo stesso.

  22. sparidinchiostro Says:

    Grazie, Moreno, per le correzioni. Sei informatissimo e affidabile ed è evidente che la mia frase Poi non c’erano i diritti per usare quei personaggi è una cazzata.
    E poi dico robe discutibili sulla gestione del contratto (Moore ha cmq fatto una cazzata e, in ogni caso, gli uffici legali delle major sono robe che me lo immaginavo a 14 anni che potessero sbranare chiunque).
    Il punto però sta tutto in quella frase stupida di Moore (e non nel constatato decesso dell’industria del comic book statunitense).
    Con quella mossa, Moore è riuscito a dare un’infinita visibilità a un progetto marginale che avrebbero guardato in pochi (io per Cooke e per la copertina porcella di Huges). Quanti lettori credi assecondino l’autorevolezza (conclamata) di Moore? Pochi.
    Quanto più agghiacciante sarebbe stato se l’inglese, invece di mostrare arguzia al telefono con l’intervistatore di un quotidiano, avesse risposto “no comment”.
    “L’autore di Watchmen dice che non ha niente da dire su questo progetto perché lo considera completamente irrilevante”.
    Niente livore. Solo indifferenza. PLOF

  23. Moreno Roncucci Says:

    Ciao Paolo!

    Prima di tutto, quelle poche battute nel sito del NJT mi sembrano le classiche frasi che il giornalista o si inventa o ricicla da altre fonti (e infatti mi sembra di averle già lette tutte in altre interviste passate, più lunghe e articolate.

    Ho provato a fare una ricerca in rete sulla battuta di Moby Dick (che mi sembrava appunto fosse stata detta in un intervista più articolata che ho letto mesi fa, prima dell’articolo del NYT) ma non c’è stato niente da fare, tutta questa cagnara ha riempito google (a proposito, la monocultura fanboyesca del fandom lecchino italiano su questa cosa s’è scatenate, c’è un sacco di gente che si rodeva e ora non perde l’occasione di sputare livore e cazzate).

    Quindi per farti un idea migliore di cosa pensa Moore della situazione di Watchmen e V per Vendetta non ho trovato altro che questa intervista in due parti fatta da The Beat, non è recentissima ma chiarisce molte cose:

    http://web.archive.org/web/20060505034142/http://www.comicon.com/thebeat/2006/03/a_for_alan_pt_1_the_alan_moore.html

    http://web.archive.org/web/20060404210257/http://www.comicon.com/thebeat/2006/03/a_for_alan_pt_2_the_further_ad.html

    Sulle due domande che fai:
    1) non sarebbe stato meglio ignorarli? Beh, se avesse voluto fare più soldi, sì. Poteva non rinunciare alle royalties, continuare a lavorare per la DC, e avrebbe guadagnato parecchio. Ci pensi quanto gliel’avrebbero pagato un seguito di Watchmen, con Gibbons già d’accordo? Si sono rassegnati a farlo fare ad altri solo quando le hanno provate tutte.
    Ma a Moore non credo interessi. Non sta dicendo quello che dice perchè vuole far vendere poco quegli albi: tanto lo sa benissimo che il pubblico da anni agognava un seguito, uno qualunque, con magari il Comico che si scopriva che era ancora vivo e avevano ammazzato un clone. No. Se leggi le interviste che ha fatto anche in occasione dell’uscita dei film, quello che gli preme è DISTANZIARSI. Mettere ben chiaro che con quella roba, lui non c’entra niente. Impedire che qualcuno vada a dire in giro che lui “è felicissimo della storia”, come disse il regista di V for Vendetta (fu l’ultima goccia che spinse Moore a chiedere la rimoazione del suo nome anche dalle copie del libro).
    “Not in my name”. insomma.

    2) Riguardo a Moby Dick, guarda che ha ragione lui.
    Fare un sequel o un prequel “finto” è uno dei trucchi letterari più comuni, ma non sono veru sequel. Quando Moore scrive Miracleman non è un vero seguito delle sue avventure, idem con Swamp Thing: li reinventa, li commenta, li sfrutta come materiale. Come ha fatto Meyer con Sherlock Holmes, Don Rosa con l storie di Barks, Gaiman con Sandman e Farmer con un po’ tutti. Chiamalo post-modernismo, non lo so (non ho mai davvero capito che cavolo volesse dire, ma tirar fuori il termine fa fico), ma il rapporto fra la legna da ardere e la fiamma non è quello fra un opera e un “sequel”, anche se uno non c’è senza l’altro.

    I veri sequel, sono “more of the same”. Ridare al pubblico vorace nuove avventure fatte come le vecchie. Se l’autore è ancora in vena può funzionare, ma più spesso le storie vengono semplicemente strascinate fino all’inverosimile. Specie quando sono scopiazzature altrui fatte oltretutto male e inferiori all’originale

    E di sequel veri, Moby Dick non ne ha mai avuti.

    E’ stato usato sì un sacco di volte come deposito di materiale da riciclare (l’ha fatto pure Moore con LoEG), ma sfruttare la nostra cultura non è fare sequel. Moby Dick fa parte della cultura occidentale come la Bibbia. Pensi che tutte le opere che saccheggiano la bibbia a piene mani per trarne personaggi, situazioni o citazioni siano dei “Sequel”?

  24. Moreno Roncucci Says:

    Ah, come al solito faccio il “send” troppo presto poi mi viene in mente dell’altro…

    Se qualcuno avesse voluto DAVVERO fare un seguito di Watchmen che volesse dire qualcosa, che avesse un minimo di sincerità, poteva faro subito, già dagli anni 80.

    Sarebbe bastato fare come ha fatto Moore con gli eroi Chalton fare una storia con personaggi con nomi e costumi diversi. Poi il lettore un po’ smaliziato lo capiva di chi si parlava, ma finchè non copi a fotocopia e non tocchi i marchi registrati, non ti possono dire niente. L’ha fatto lo stesso Moore con Supreme / Superman, l’ha fatto Gerber per “riprendersi” Howard the Duck dalla Marvel, l’ha fatto Leo Ortolani con tutto l’universo Marvel…

    Se ci tenevano davvero tanto questi autori di questi cinque prequel a “dire la loro” su Watchmen, perchè non l’hanno fatto prima?

    Forse perchè in quel caso non c’era la possibilità di prendersi una fettina della torta cucinata da Moore? Non c’era il fatto di potervi vantare con i fanboys (o avere essi stessi il piacere da fanboy) di essere “uno degli autori di Watchmen”? Forse perchè magari qualcuno di loro sognava da anni di poterla mettere in quel posto a Moore, per invidia? O forse semplicemente perchè senza i costumini originali non c’era altrettanta grana?

    I lettori di fumetti dovrebbero imparare ad avere più amor proprio, a pretendere più rispetto. E invece anno dopo anno ne hanno sempre di meno. Ormai i lettori della DC meritano gli editori della DC e viceversa, si completano a vicenda. (non che alla Marvel vada meglio, eh…).

  25. Moreno Roncucci Says:

    Sono ancora qua. Ecco un intervista del 2010 in cui Moore parla a lungo delle manovre della DC per avere il suo consenso ad eventuali seguiti.

    http://www.bleedingcool.com/2010/09/09/alan-moore-speaks-watchmen-2-to-adi-tantimedh/

    C’è caso che questi prequel siano persino illegali e vadano al di là dei diritti accordati alla DC dal contratto (in effetti, perchè attendere tanto se erano sicuri di poterlo fare?). Dubito comunque che Moore li porti in tribunale, non l’ha fatto neppure quando la violazione era palese (i pupazzetti spacciati come materiale promozionale…), ha preferito “punire” la DC non lavorando più per loro (con il senno di poi, quei pupazzetti la DC li ha pagati cari, gli conveniva non tenare di fregarlo…)

  26. Ipofrigio Says:

    I lettori di fumetti dovrebbero imparare ad avere più amor proprio, a pretendere più rispetto.

    Mancava proprio, la polizia morale dei lettori di fumetti.

  27. sparidinchiostro Says:

    Moreno: la definizione di sequel che dai si applica solo alla serialità. Mi sembra incompleta. La riscrittura di Meyer (così come tutti i cosiddetti apocrifi holmesiani) è sequenziale. C’ un librino di Marina Polacco (l’intertestualità) che racconta un sacco di modi per proseguire una storia. C’è un librone di Henry Jenkins (in realtà tutto il suo lavoro) che parla delle forme di crossmedialità e dell’uso dei personaggi degli ambienti e delle situazioni con modalità complesse (sequel/prequel/riscritture…)
    Davvero Moore aveva un’idea così precisa quando usava la parola sequel. Chi ha scritto il seguito del don chisciotte prima che cervantes scrivesse la seconda parte (e così facendo – guarda caso – ha favorito la nascita del diritto d’autore) stava scrivendo un sequel?
    Mah…

    Poi sul rispetto che dovrebbero pretendere i lettori di fumetto non so che dire. Facciano.

  28. Moreno Roncucci Says:

    Prima di tutto, trovo emblematico che, fra tutte le contumelie che ho lanciato nei miei commenti, l’UNICA che abbia provocato una reazione offesa (ipofrigio) sia stata l’invito a pretendere più rispetto.

    Insomma, ai lettori di fumetti puoi dire quello che ti pare, ma non “pretendi più rispetto”… ;;-)

    @Spari: non sono un esperto di tipi di serialità e non ho letto quei libri, ma ho l’impressione che continui a girare attorno al punto della questione senza toccarlo, quando fai dei distinguo fra opere seriali e non.

    E cos’è che vuole fare la DC, se non trasformare Watchmen in un prodotto seriale?

    Moby Dick non potrà mai essere un prodotto seriale. Non importa quanti “seguiti” gli scrivi. Sarebbero visti tutti come commenti, come parodie, come omaggio, ma non come parte dell’opera originale.

    Anche chi considera Watchmen un opera completa e compiuta non inizierà certo a vederlo come un prodotto seriale (OK, lo so che era una miniserie, oltretutto leggerlo negli albi è ancora la maniera migliore, altro che mega-volumioni scomodissimi – ma è compiuta come OPERA). Ma su quelli la DC mica ci fa conto. Quelli a cui punta sono quelli che sognano da anni “nuove avventure nel mondo di watchmen”.

    Perchè c’è una buona parte del pubblico USA (e non solo) che concepisce il fumetto solo come “personaggi” con avventure più o meno periodiche, e non concepisce l’idea di un fumetto che non abbia un nuovo albo che esce il mese dopo (per questo non concordo assolutamente con te sul termine “graphic Novel”, e trovo emblematico – nello stesso senso di prima – che la gran parte della critica italiana che godeva solo a parlare di “fumetto d’autore” oggi sia a fare le pulci a “Graphic Novel”. Perchè uno è un termine elitario che precede l’opera e le dona l’aureola di “Fumetto D’autore”, senza bisogno di leggerla, l’altra è un termine “democratico” che riguarda un oggetto che può fare chiunque – ma ne parliamo un altra volta che sennò questi commenti diventano troppo lunghi)

    Ma stringendo: Watchmen era nella stessa categoria di Moby Dick. Questa cosa un sacco di lettori di fumetti non l’ha mai sopportata. Adesso la DC per spillare a questi lettori qualche dollaro vuole spostare Watchmen nella categoria di Batman.

    La DC in questa cosa ci fa la figura della nobildonna disperata che ormai per mangiare si svende l’argenteria, e tanti saluti al “comics are not for kids anymore”. E Moore? Moore, se hai leltto le interviste che ho segnalato, avrai visto quanto ce l’aveva già con la DC. L’intervistatore all telefono avrebbe sentito astio anche solo a nominarla. Stupirsi adesso perchè Moore non approvi con siddisfazione quest’ultima porcata mi pare abbastanza ingenuo…

  29. sparidinchiostro Says:

    Moreno, mi pare tu dica cose sensate (a parte quando parli del rispetto che i lettori di fumetti dovrebbero pretendere, perché ti riferisci ad appartenenze che mi sembrano antistoriche). Sono sicuro sarebbe divertente discuterne davanti a una birra.
    Temo però che il tuo attacco al modello DC (industria, prodotto, processo, gestione contratti, brand, sfruttamento property, …) – che condivido pienamente – muova sullo stesso sistema. Secondo me hai come modello di confronto un’industria del fumetto più sana capace di erogare prodotti per un pubblico più consapevole ecc ecc ecc…
    Personalmente sono convinto che il modello di fruizione delle cose che leggiamo/guardiamo/giochiamo/… stia cambiando al punto da rendere necessaria una modificazione radicale delle parole che usiamo per parlare di narrazioni visuali. Un cambiamento così travolgente da investire tutta la storia di quelle narrazioni e da modificare così anche la storia di quella roba che chiamiamo fumetto (a meno che noi non si voglia analizzare l’evoluzione dei modi d’industrializzazione di un prodotto o di una classe di prodotti).
    In più di attaccare la gestione di trademark e copyright di DC a tutela della proprietà intellettuale di Moore è cosa che non mi interessa. Vado a rileggere il bellissimo pirateria di adrian johns (http://www.adrianjohns.com/)

  30. Moreno Roncucci Says:

    Sul fatto che il modello di fruizione stia cambiando (soprattutto perchè quello vecchio è in agonia) guarda che sono d’accordo con te.

    “L’industria del fumetto più sana” a cui paragono la DC, è un modello che non è mai esistito (e pochissimi ci sono mai andati anche solo vicino, e per periodi limitati). Serve ormai solo come recriminazione, per misurare quanto ne sono state lontane case editrici come la DC (e la Marvel) E fare un breve giro nella biblioteca di Hicksville,

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