Suonincongrui

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Ho, con la musica, un rapporto difficilmente qualificabile. Ne ascolto tanta. Ne compro tanta e ne pirato tanta. Di solito, faccio le robacce illegali con le novità o con le cose che non riesco a trovare altrove. Le novità che mi piacciono tanto, di solito, poi le compro, ma là dipende anche dalla bellezza della confezione (che ci posso fare? Sono vecchio e amo le cose che posso toccare e spostare in un mondo tangibile, fatto di stanze e mensole).
Se dovessi descrivere come ascolto la musica, mi verrebbe da dire una cosa di cui mi vergogno: io non ballo. Come a dire che non sento la musica che sento.

D’accordo… Tutta questa manfrina solo per arrivare a dire che, di recente, scarico e compro molta meno musica di quanto facessi solo qualche anno fa. Invece di ammettere che sto invecchiando e che, quindi, mi sono arroccato nei miei vecchi ascolti, mi giustifico dicendomi che non riesco a trovare dischi che mi piacciano sul serio, cose che mi stupiscano.
Poi però arrivano sorprese che mi rendono evidente una cosa che doveva già essermi chiara: a me piacciono le storie, anche nei dischi.
Me ne sarei dovuto rendere conto pensando ai dischi che mi hanno stupito nel recente passato. Si tratta di operazioni completamente incongrue. Faccio due esempi (probabilmente i più eclatanti) per farmi capire: Los Lobos goes Disney, il disco in cui il gruppo di rock chicano rivisita le canzoni dei classici d’animazione, e Mondo Cane di Mike Patton, dove il cantante dei Faith no More si estrae il microfono dalla trachea per omaggiare Paoli, Mina, Bongusto, Buscaglione, Fidenco e Morricone, con voce da crooner.

In settimana ho trovato due dischi completamente inattesi. Distratto come sono, mi sono accorto della loro esistenza solo perché, con la loro incoerenza, quando si appoggiano sullo sfondo, si vedono benissimo.

Il primo è Tirez sur le pianiste. L’ho sentito sull’auto di Boris (cui forse lo ha consigliato MG – che, per inciso, a me consiglia solo paccottiglia inascoltabile, da suggerire a Tito). E’ una raccolta di brani dalla tradizione della canzone francese. Niente di stupefacente: Trenet, Ferrè, Brassens, Brel, Greco, Vian, Salvador, Gainsbourgh, … Proprio quello che ti aspetteresti di trovarci. E’ il contesto di pubblicazione a rendere quel disco stupefacente. E’ allegato al numero attualmente in edicola di “Musica Jazz”. Hai presente quella rivista super raffinata e molto snob che parla solo di jazz purissimo e difficile da ascoltare? Sì proprio lei. Quella che quando la compri non riesci mai a sfogliarla fino in fondo. Quella che quando cerchi di ascoltare il disco allegato ti ritrovi sistematicamente nella condizione di straniamento culturale di quei tipi che vengono presi da Claude Levi Strauss e trascinati dal loro villaggio alla sala concerti (a sentire il Bolero di Ravel, credo) e, là, si annoiano a morte (rumorosamente), tranne quando l’orchestra accorda gli strumenti. Ecco, quella rivista contiene un disco che non le appartiene e articoli che sembrano fuori contesto. E, con questi nuovi dosaggi, anche le interviste aai più estremisti tra i musicisti jazz riescono a essere divertenti. Spero proprio non sia un caso, perché io un giornale così lo posso anche comprare.

Il secondo è l’ultimo di Iggy Pop. Te lo ricordi? Un’iguana sottilissima, che potrebbe essere un cattivo di Steve Ditko, ha pelle rettile che oggi sembra cuoio e si muove come dio. Ha un fisico, oggi, sessantacinquenne, che io non ho mai avuto in tutta la mia vita e canta con voce di cartavetro. Uno che nella vita non si è mai risparmiato dal farmi sorprese inattese: facendo cose jazz o saltando dal palco quando nessuno se lo aspettava (splat!). Ecco, proprio lui, è riuscito a stupirmi ancora. Il disco si chiama Apres e lo trovi facilmente. Chiudi gli occhi e ascolta la sua versione di Les Passantes di Brassens. Che ne dici?

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6 Risposte to “Suonincongrui”

  1. CREPASCOLO Says:

    Iggy Pop è lo Adam Warlock di Starlin dei seventies in un momento in cui realizza che il suo nemico, il Magus, altri non è che una sua versione futura. E’ il milite tornato dal Vietnam che gira New York, fotografo sfortunato, si cala un acido ed entra in un tessaratto nel Village dove incontrerà il suo mentore e scoprirà il suo retaggio ne numero uno di ‘Breed di Jim Starlin per i tipi della Malibu Comics.
    Grant Morrison – classe 1960 – è cresciuto “anche” con il dr. Strange di Englehart/Nebres ed il Warlock di Starlin.
    Pop è andato oltre e li vive. Prima di quei comics, l’iguana era una tartarughina da laghetto artifiale in una pensione toscana di quelle dove porti i bimbi a fine giugno. Un animaletto sazio e sicuro del suo posto nel mondo che ascoltava il vicino sciabordìo delle onde ed aspettava la pappa. Poi ha letto della genesi di Sise-Neg. Del processo di 1000 pagliacci. E nulla è stato più lo stesso.

  2. Luc Says:

    vado a cercar …

  3. M.G. Says:

    Ma se ti ho fatto prendere i Beirut Rocky Ericson Bill Evans Love Bobby Watson: ingrato… Su quel numero di Musica Jazz leggiti la recensione/articolo di Bertoncelli su Dr.John. L’ultimo disco del dottore è da avere a tutti i costi. Musica jazz ha cambiato direttore e la nuova linea editoriale (e grafica) è interessante: aria nuova rinfrescò le stanze.
    M.G.

  4. ipofrigio Says:

    Hyperdonato e il jazz sono fatti l’uno per l’altro

  5. sparidinchiostro Says:

    M.G. Vero. Li ho presi tutti
    Ipofrigio: seeee

  6. gio Says:

    mondo cane ogni tanto me lo metto su, è proprio divertente.

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