Caro Spari,
trovo eccessiva la tua ossessione per la pagina. Ci sono fumetti che se li guardi una pagina alla volta non convincono. Poi, leggi la storia e, sul piano narrativo, funzionano benissimo.
Mi chiedo se non pretendi troppo da questi fumettari! Non tutti sono anche dei “visionari” o dei “designer” (uso le parole sbagliate apposta, eh!). A volte dovremmo fidarci e entrare nella narrazione e basta. (che è l’equilibrio tra parole e disegni). No?
Guglielmo
Spari risponde:
Caro Guglielmo,
Quando parlo di pagina, non penso necessariamente a Chris Ware e ai suoi lavori di progettazione del racconto, del disegno, della pagina e, anche, dell’oggetto.
Penso agli autori capaci di fare pagine. Tutto qui.
Certo, penso a quelli bravi. Ma mica necessariamente ai “designer”.
Ci sono pagine di Daniele Panebarco – giusto per citare uno dei grandi dimenticati che piacciono poco alle scuole di fumetto – che hanno una grande tenuta.
Però, per spirito di contraddizione adesso faccio un esempio usando un genio: Charles M. Schulz quando fa Peanuts. Prendi una qualsiasi di quelle strisce (possibilmente dopo il 1960, ché il gioco funziona meglio) e la monti come preferisci: su una o due righe (1×4 o 2×2). La guardi e godi un po’. Poi, tiri un bel respiro per darti coraggio e prendi una penna in mano. A quel punto provi ad aggiungere la bocca a Snoopy dove Schulz non l’ha disegnata (se proprio non ci riesci fatti aiutare da uno che sa copiare bene la bocca di Snoopy).
La striscia si rompe. E’ tutto là.
Magnus costruisce pagine con due vignette perfette (penso ai porno, a Necron e allo sconosciuto soprattutto), Harvey Kurtzman è solo pagina, Mike Allred, Carl Barks, Tezuka Osamu…
Non pretendo niente dall’autore. Esigo attenzione, controllo e cultura dal lettore. Perché stimo l’umanità e voglio riconoscere i vivi e i morti.
tuo Spari
Etichette: charles m. schulz, chris ware, daniele panebarco

14 dicembre 2012 alle 10:17
Caro Spari,
condivido tutto. Però obietto su uno degli esemp che haii scelto – Daniele Panebarco.
La sua sciammanatezza (?) come disegnatore vanifica, secondo me, qualsiasi cura nell’allestimento della pagina. È come sentire un cantante, non tanto con una brutta voce (Billie Holiday, Little Richard o Maria Callas non avevano certo delle belle voci), ma completamente stonato: non ci sarà dote di fraseggio o di coloratura che possa riscattarlo.
Abbracci, Marco
14 dicembre 2012 alle 13:40
Caro Marco,
Panebarco è migliore di quanto ricordi. Cerca la semplice arte del derelitto fatto da Savelli (che era piccolissimp) o il Falcone Sardese di Longanesi (con quelle pagg western!). Non si può non gioire
tuo Spari
14 dicembre 2012 alle 14:28
ipo è un paragone senza senso. il fumetto non è musica in atto. è musica scritta (una partitura): la sai scrivere o non la sai scrivere la musica. la voce è quella del lettore. stonato è chi non riesce ad apprezzare Panebarco.
14 dicembre 2012 alle 20:13
la “pagina” (le) più bella di Panebarco non è mai stata ristampata, stanno all’inizio della prima storia sul Mago. (Ale, se fossimo stati capaci di non fare solo bla bla bla ci sarebbe ancora in giro il grande Karl)
15 dicembre 2012 alle 10:52
già