Caro Spari

di

Rembrandt

Caro Spari,
perché ce l’hai così tanto con gli sceneggiatori di fumetti italiani?
Chiara

Spari risponde: 

Cara Chiara,

ero tentato di risponderti che non so di cosa stai parlando. Non ce l’ho con nessuno e tra quelli che fanno quel mestiere c’è uno dei miei amici più cari. Poi, però, poco prima di premere “PUBBLICA”, mi sono reso conto che in quello che affermi c’è più di un fondo di verità.

Non ce l’ho con loro, ma mi deludono spesso.

Mi pare che il fumetto sia una macchina narrativa che cerca stabilità ed equilibrio. Esattamente come gli uomini. Un equilibrio, difficile da conquistare, tra elementi visibili: segni sul foglio, lettere e disegni, parole e immagini. Mi pare anche che trovare quell’equilibrio sia più facile per un individuo che per un team, specie con i limiti di tempo, di soldi e di lavoro che la produzione di un fumetto impone. Lo sceneggiatore è un signore che racconta storie a due pubblici: scrive dialoghi destinati a tutti i lettori del fumetto e dettaglia una scomposizione delle pagine e delle vignette (cioè dello spazio e, soprattutto, del tempo) per il solo disegnatore. Questo ruolo è frustrante, perché ha dei punti di contatto con quello più romantico dell’editor illuminato, ma senza averne l’allure di potere sulla creazione. Quando l’editor, quello che sogniamo nei nostri momenti più indecorosi, racconta una storia al romanziere o lo costringe a riscritture faticose, sappiamo che ha reso grande il romanzo – e il romanziere – prima di tornare invisibile. Anzi, di solito non lo sapremo mai.

Lo sceneggiatore dovrebbe essere un ninja, nascosto dietro il fumetto, silenzioso e letale. Dovrebbe essere il cameriere che ti riempie il bicchiere, sparecchia e ti porta la pietanza nel momento giusto, ma senza che la sua presenza sia percepibile nella stanza (proprio come in quel racconto di Chesterton). Il disegnatore non può scomparire, lo sceneggiatore deve farlo.

Quando non lo fa, litiga con il testo. Costruisce dialoghi ridondanti (spesso espressi in una lingua involuta). Dà pessime indicazioni al disegnatore (per poi lamentarsi di quanto quest’ultimo sia irrispettoso della sua sceneggiatura).

Gli sceneggiatori di fumetto che amo sono moltissimi . Le sceneggiature di Harvey Kurtzman, Chiara, le hai mai viste? Sono pagine. O quelle del suo allievo René Goscinny. Gli esempi, se hai tempo per cercarli, sono tantissimi.

Pensa invece a quelle che trovi pubblicate sui manuali o sulle riviste che insegnano il fumetto. Che differenza c’è tra quelle e una qualsiasi sceneggiatura per il cinema? Il fumetto sta da un’altra parte.

Non ce l’ho con gli sceneggiatori di fumetto. Semplicemente, vorrei che sparissero. Proprio come i ninja. Il cameriere rockstar, proprio, non l’ho mai retto.

tuo Spari

3 Risposte a “Caro Spari”

  1. Antonio Calella Dice:

    Salve,
    travalicando i confini italioti, a questo punto mi chiedo cosa lei pensa di uno sceneggiatore rockstar come Alan Moore.
    Sicuramente fa sceneggiature per fumetti e non per film, ma appunto è anche una superstar pop dal “magico” successo di pubblico e di visibilità. Di scomparire magari scompare, ma scagliando sul pavimento una boccetta di fumo o immergendosi negli squarci dello spazio-tempo.

    Saluti,
    Antonio

  2. Luigi Galieni Dice:

    “Non ce l’ho con gli sceneggiatori di fumetto. Semplicemente, vorrei che sparissero.”
    Letta così fa un certo effetto. :)

  3. sparidinchiostro Dice:

    Antonio: Secondo me, Moore è uno che, quando vuole, scompare. Penso al primo periodo americano soprattutto. Poi gli sono venute strane manie e ha deciso, per esempio, che il suo sforzo di documentazione su From Hell venisse reso noto ed evidente a *tutti* i lettori. Quelle note sono sicuramente utili per chi fa ricerche sull’Inghilterra vittoriana, su Jack the Ripper, sulla storia della prostituzione, sul lavoro di Alan Moore… Io volevo leggere un fumetto e trovare tutto quell’autocompiacimento in un’unica botta egotica un po’ mi ha infastidito. Ho pure pensato di aver sopravvalutato abbondantemente l’intelligenza di quello sceneggiatore.

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