Te la ricordi la definizione di fumetto di Scott McCloud?
Immagini e altre figure giustapposte in una deliberata sequenza, con lo scopo di comunicare informazioni e/o produrre una reazione estetica nel lettore
Se la dovessimo accettare, queste due copertine sarebbero “fumetto”.
Tra le due uscite del “New Yorker”, sono successe cose che Chris Ware riassume così.
Etichette: chris ware, scott mccloud


4 gennaio 2013 alle 10:21
Ne parlavo proprio l’altra sera con Chris. Sta pensando di fare un graphic novel con un sacerdote che insegna storia delle religioni in una scuola del New England modellato sul personaggi di religiosi di Bing Crosby o il Padre Logan di Io Confesso. Il prete combatte contro i tagli alla scuola con un tale entusiasmo che i colleghi – repubblicani – lo chiamano Fiscal Clift. Il preacher sogna di affrontarli ad artigli sguainati, ma solo dopo il crepuscolo. Di giorno sa che un Paese in cui qualcuno sembra pensare che sia il caso di armare gli insegnanti ha un problema di cui faticherà a trovare la soluzione. Chris è preoccupato dal fatto che il suo stile stiloso anni trentissima ( ” Persino gli omini di Seth sono + caratterizzati…se disegnassi Biancaneve, nessuno distinguerebbe un nano dall’altro ” ) impedisca al lettore di riconoscere nel suo barricadero in clergyman una combo di Monty Clift e Wolverine. Io gli ho consigliato di farne un clone del Karl Malden di Fronte del Porto , ma non è tanto per la quale ( ” Con il suo naso a chiappe di Altan, sembrerà Mister Magoo !Nah..” ). Pazienza.