Posts Tagged ‘andrea pasini’

Streep: Clerville in piazzale Cadorna

12 giugno 2011

Sei pronto?

Domenica 12/6: Clerville in piazzale Cadorna

Clerville è il piccolo stato, grande più o meno come la Toscana, in cui si muove Diabolik. Ogni furto è una sfida cui il re del terrore non sa resistere. Tutto quello che avviene in questo minuscolo territorio è minuziosamente raccontato, dal 1962, da un piccolo laboratorio editoriale a due passi da piazzale Cadorna. Diabolik è nato quando le sorelle Giussani, sue ideatrici, hanno deciso di alleviare la noia dei pendolari, producendo per loro agili volumetti che raccontassero storie lunghe come un viaggio dalla provincia al centro di Milano. Streep dedica la sua serata conclusiva a un incredibile criminale che, al contrario di quelli veri, è guidato da principi ferrei e inviolabili.

  • Nero a Milano
    Lo storico del fumetto Davide Barzi e il responsabile dell’editing di Diabolik Andrea Pasini raccontano la storia del re del terrore a Milano.
  • Preparare il furto perfetto
    Diabolik esegue furti pianificati nel minimo dettaglio, inscenando ogni volta fughe rocambolesche e ipertecnologiche. Ognuna di queste imprese è stata progettata nei minimi dettagli, senza che nulla venisse lasciato al caso. Mario Gomboli, autore di centinaia di soggetti di Diabolik, prepara, pianifica e organizza un furto impossibile a Milano, durante un incontro/workshop con il pubblico del Bitte.

STREEP 2: Milano è fumetto

1 giugno 2011
Locandina di Streep 2: Milano è fumetto

Locandina di Streep 2: Milano è fumetto

Questa è la locandina. Falla girare!

E questi sono i tre appuntamenti:

Venerdì 10/6 dalle 19: Uomini, paperi e topi

La prima edizione di Streep era dedicata al comics journalism e quella piccola ossessione non ci vuole più lasciare. Parlare di fumetti e degli animali antropomorfi che li abitano significa ricordarsi che il graphic novel realistico ha uno dei suoi punti fondanti in Maus, il libro a fumetti in cui Art Spiegelman racconta di topi ebrei in fuga da gatti nazisti che vorrebbero richiuderli nel campo di concentramento di Mauschwitz. E anche il topo antropomorfo più famoso del mondo, Mickey Mouse, nelle sue storie a fumetti classiche, quelle disegnate da Floyd Gottfredson, ha spesso vestito i panni del reporter.
La prima serata di Streep è dedicata a paperi e topi, quasi sempre più umani degli umani, che vivono in metropoli, spesso più milanesi di Milano.

  • Comics and Cigarettes: Enrico Deaglio intervista Art Spiegelman
    Videointervista realizzata appositamente per Streep nel 2009.
  • Una città di topi
    Incontro con Tito Faraci (lo sceneggiatore che ha dato nuova vita al fumetto disneyano, con le storie del ciclo “Topolino noir”), Giorgio Cavazzano (il più importante disegnatore di paperi e topi in Italia e probabilmente nel mondo), e Marco Corona (autore di libri a fumetti viscerali pervasi da un enorme amore per il fumetto disneyano, come dimostra il suo recente L’ombra di Walt).

Sabato 11/6 dalle 19: un fumetto s’aggira per Milano

Raccontare la storia di Milano è difficile, quasi impossibile. Perché quella di questa città non è mai una storia lineare, fatta di snodi epocali e punti notevoli da congiungere fino a tracciare una traiettoria perfetta. La storia di Milano è un reticolo, fatto di infinite cause ed effetti. Allora è possibile raccontare le molte microstorie di Milano. Ed è per questo che Streep dedica una serata agli sguardi diversi che sulla città si possono lanciare.

  • Sguardi su Milano
    • Giancarlo “Elfo” Ascari e Matteo Guarnaccia raccontano storie, leggende, misteri e varietà, attraversando le 200 voci e i 150 disegni che compongono il loro libro “Quelli che Milano” (Rizzoli).
    • Diego Cajelli presenta la sua “Milano criminale” (Edizioni BD), affondando uno sguardo affettuoso negli anni Settanta che hanno a lungo sollecitato il suo immaginario.
    • Stefania Rumor ci accompagna lungo la storia gloriosa di “Linus”, rivista di cui è direttrice.
    • Una passeggiata per luoghi non comuni moderata da Matteo Stefanelli.

Domenica 12/6: Clerville in piazzale Cadorna

Clerville è il piccolo stato, grande più o meno come la Toscana, in cui si muove Diabolik. Ogni furto è una sfida cui il re del terrore non sa resistere. Tutto quello che avviene in questo minuscolo territorio è minuziosamente raccontato, dal 1962, da un piccolo laboratorio editoriale a due passi da piazzale Cadorna. Diabolik è nato quando le sorelle Giussani, sue ideatrici, hanno deciso di alleviare la noia dei pendolari, producendo per loro agili volumetti che raccontassero storie lunghe come un viaggio dalla provincia al centro di Milano. Streep dedica la sua serata conclusiva a un incredibile criminale che, al contrario di quelli veri, è guidato da principi ferrei e inviolabili.

  • Nero a Milano
    Lo storico del fumetto Davide Barzi e il responsabile dell’editing di Diabolik Andrea Pasini raccontano la storia del re del terrore a Milano.
  • Preparare il furto perfetto
    Diabolik esegue furti pianificati nel minimo dettaglio, inscenando ogni volta fughe rocambolesche e ipertecnologiche. Ognuna di queste imprese è stata progettata nei minimi dettagli, senza che nulla venisse lasciato al caso. Mario Gomboli, autore di centinaia di soggetti di Diabolik, prepara, pianifica e organizza un furto impossibile a Milano, durante un incontro/workshop con il pubblico del Bitte.

Gabbie

9 maggio 2011

Sguardo

Diabolik non mi è mai piaciuto. Negli anni in cui avrei dovuto leggerlo, in casa c’era sempre: lo comprava mio padre. M quell’albo tascabile era una delle letture predilette dalle mie due sorelle maggiori: io leggevo i supereroi. Il fumetto era il territorio in cui scorrazzavo incontrastato e non potevo accettare di dovere competere negli affetti cartacei con la mia famiglia.

Col tempo questa distanza si è trasformata in antipatia e questo personaggio, che mi è sempre sembrato incapace di essere contemporaneo a sé stesso, è stato a lungo la mia vittima preferita quando si trattava di dileggiare il fumetto popolare (non è vero: con Tex mi divertivo molto di più, ma anni e anni di  Claudio Nizzi avevano reso troppo facile parlarne male).

Poi, il mio amico Andrea che qualche Diabolik lo aveva sceneggiato, è andato a lavorare nella redazione dell’Astorina e, con pazienza, mi ha parlato a lungo delle regole che governano la vita editoriale di quel genio criminale che organizza furti leggendo il giornale. Si tratta di leggi complesse: toccano la geografia, la tecnologia disponibile, la struttura fisica degli uomini e delle donne che vivono a Clerville, la presenza di religioni e luoghi di culto, …

Insomma, il mondo di Diabolik ha leggi così stringenti da rendere ciascun episodio delle sue avventure un gioco di letteratura potenziale: variazioni attorno a un insieme impressionante di vincoli.

Adesso, dopo tutte queste spiegazioni del caro Andrea, capita che io compri Diabolik. Quasi mai mi diverto a leggerlo, ma almeno so che gioco sta giocando. L’ultimo che ho letto s’intitola Nei sotterranei di Clerville ed è l’episodio uscito a metà dello scorso aprile nella collana “Il Grande Diabolik”.

Copertina del Grande Diabolik

Questa serie semestrale propone, tutti gli anni, in una delle sue due uscita, una storia sceneggiata da Tito Faraci e disegnata da Giuseppe Palumbo che si riferisce agli anni perduti del re del terrore. Il gioco è facile e, se possibile, ancora più vincolante della scrittura di un episodio della serie regolare di Diabolik: Faraci e Mario Gomboli scelgono un punto oscuro della vita del criminale, tipicamente tra due episodi della prima metà degli anni Sessanta, e chiariscono fatti strani lasciati in sospeso; Palumbo reinterpreta Diabolik disegnandolo come se fosse un supereroe vestito di latex; siccome 170 pagine sono tantissime, una trentina di queste, all’inizio e alla fine dell’episodio, sono assegnate a un disegnatore della serie mensile e fanno finta di essere il prologo e l’epilogo per contestualizzare il ricordo e trasformare la storia disegnata da Palumbo in un lunghissimo flashback.

Guardando gli episodi del “Grande Diabolik” di Faraci e Palumbo diventa evidente, tanto brilla di luce propria, il vincolo più pesante definito dalle sorelle Giussani: la struttura della pagina.

Riassumo rapidamente una storia raccontata così tante volte da sentire di leggenda. L’ufficio di Angela Giussani dà su Piazza Cadorna e, da lì, ella vede una folla di pendolari riversarsi in città tutte le mattine. E’ gente che ha viaggiato sui treni delle Ferrovie Nord e, per questo motivo, ha ottime ragioni per essere maldisposta nei confronti della vita. E’ necessario lenire il dolore di quel viaggio breve (ma non brevissimo) e frequente: Angela progetta allora un prodotto che occupi poco spazio, abbia un costo contenuto e possa essere letto durante un viaggio da pendolare. Il treno mattutino può essere alienante: ti allontana da casa e dagli affetti per rinchiuderti in una cella a fare otto e più ore di lavoro schifo: chi meglio di un criminale incallito può indicare la via dell’evasione?

Angela Giussani pensa a Fantomas e a tutti i cattivi irriducibili che non hanno bisogno di essere puniti. Non è necessario che la pena sia certa se chi commette il delitto si muove in accordo a un senso etico ineccepibile (per quanto alieno). Il Giallo Mondadori contiene storie in cui il crimine non paga mai, lontanissime dall’idea di racconto che la Giussani sta maturando. Eppure per rendere più agile e veloce la lettura, le pagine di quei romanzi polizieschi sono stampate su due colonne. Non so se dietro questa scelta di composizione grafica ci sia un progetto di pedagogia della lettura; forse quella struttura deriva da un vincolo tecnico che ignoro, forse scientemente si vuole far sì che lo sguardo del lettore corra il meno possibile per la pagina.

Credo che quella gabbia tipografica abbia influenzato il modo in cui Angela Giussani, evidentemente digiuna di fumetto, decide di strutturare la pagina di Diabolik: 120 tavole a montare un volumetto che offra consistenza al tatto e 2 vignette per pagina.

Torno al “Grande Diabolik”. Quell’albo ha dimensioni più vicine a quelle di un bonellide che al formato tascabile della serie regolare e, come si può facilmente evincere da rapida capatina all’edicola, per quella misura di pagina, in Italia, esiste una gabbia di composizione della tavola che è possibile considerare standard: 6 quadretti distribuiti su 3 strisce più o meno regolari. E, infatti, le pagine di raccordo, firmate da uno dei disegnatori della serie regolare (in questo caso Zaniboni padre e figlio – qualcuno tolga loro la possibilità dell’inchiostrazione digitale, perché non la si può guardare) rispettano quella struttura. Palumbo ha iniziato a confrontarsi con la riscrittura di Diabolik disegnando, su sceneggiatura di Alfredo Castelli, il remake de Il re del terrore, che – lo sai – è l’episodio da cui ha avuto origine la serie. Per quell’albo, Palumbo ha dovuto definire un modo per confrontarsi con la gabbia di Diabolik portata su pagine molto più grande (il remake del re del terrore è uscito, per la prima volta, in un formatone tipo “album BD”). Per risolvere la questione ha avuto un’intuizione che sfrutta bene la pagina, rispetta il vincolo e introduce un sentore di modernità nella legnosissima impaginazione di Diabolik. Mi sembra che questa tecnica di costruzione della pagina possa essere riassunta in due movimenti:

1) Lettura dall’alto verso il basso: Le due vignette che compongono la pagina di Diabolik sono sovrapposte e, allora, Palumbo (che, ricordiamolo, ha studiato tanto il Magnus di Kriminal e Alan Ford quanto il manga) costruisce pagine con una cascata di vignette sovrapposte (fino a 5 nella stessa tavola).

2) Due strisce: Le due vignette per Palumbo possono diventare due strisce in cui disporre 2 o 3 ulteriori quadretti.

Osservo che nel remake del re del terrore, Palumbo usava quei due moduli in modo esclusivo: le sequenze d’azione venivano montate in pagine con 5 vignette sovrapposte, quelle con i dialoghi su pagine a 2 strisce.
Non so quanto siano intervenuti Castelli e Faraci in queste scelte di strutturazione della pagina, ma mi è evidente che quegli albi del “Grande Diabolik” abbiano caratteristiche di struttura della pagina uniche nel mercato del fumetto da edicola.

E molto ci sarebbe da dire anche sulla forma di quei balloon e soprattutto delle loro code (che tecnicamente, mi dice un amico, si chiamano pipe).

I coperchi / 002

28 agosto 2010

(28/08/2010 – 04/09/2010)

Il manifesto di Killofer

Penguin Classics De Luxe Edition: nuova edizione del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels con copertina di Killoffer

Jordan Crane: Vicissitude e Unraveling.

Cercando le ragioni di una polemica che non esiste se non in una nota su Repubblica (una robetta che dice che qualcuno in giro avrebbe detto che si sospetta che forse ecc ecc…), ho trovato questo raccontino di Jessica Soffer. Si chiama Beginning, End ed è stato pubblicato da Granta nella categoria New Voices.

Su Project Syndicate Esther Dyson spiega che il futuro dei motori di ricerca non è nei sostantivi ma nei verbi. Lo sapevo già: da anni mio fratello Sam non fa che ripetermelo.

Da una vignetta su Internazionale scopro che il 24 luglio scorso è morto John Callahan. Aveva 59 anni e da quando ne aveva 21 era costretto su una sedia a rotelle (una brutta storia di guida in stato di ebbrezza). Disegnava vignette impugnando la penna con due mani e faceva cose selvagge che mi facevano ridere. Cose così.

Andrea, che fa uno dei miei blog preferiti, riesuma una storia bellissima. Stavamo per farla anche noi con un MOSSO di carta, ma siamo un po’ lenti.

Un settantenne nero, omosessuale e dislessico. Questa è una descrizione (imprecisissima, ci mancherebbe) di Samuel R. Delany uno tra i più grandi scrittori che la fantascienza abbia mai avuto. Questo tipo, che a vederlo in foto oggi sembra babbo nero, è uno dei padri del cyberpunk, prima (e meglio) di Gibson e Sterling. Ce lo siamo un po’ dimenticato (in Italia è stato, fortunatamente, al centro di una delle ossessioni di Antonio Caronia). Su Nerve, una rivista patinatissima (si può essere patinati senza carta?) che parla esclusivamente di sesso, ho trovato questa intervista: Space Cowboy. Se sei curioso, nei remainder si trova Dhalgren: Un’isola di caos e anarchia, per Fanucci.

Il sito di Internazionale segnala questa raccolta di articoli del New York Times. Sofa Wars racconta lo stato dello scontro tra TV e Internet per impossessarsi delle serate degli statunitensi.

Nel 2001, da questo sito, è giunta una tremenda rivelazione: Fight Club è Calvin & Hobbes. L’ho scoperto vedendo l’ultima immagine di questo post del blog di Forbidden Planet.

Una serata a bere e poi… Un (forse) fumetto di aencre, segnalato da Scott McLoud.

In questa rivista c’è un’intervista a Hayao Miyazaki che, tra le altre cose, dice che lo studio Ghibli sta lavorando al sequel di Porco Rosso. Forse scopriremo perché il pilota che scorrazza con biplani in un enorme naviglio pavese ha quella faccia. Chissà cosa ha fatto a quella strega? (la notizia viene da qui)

E ci ha lasciato Satoshi Kon. E’ stato autore di film bellissimi come Tokyo Godfathers, Paprika, Millenium Actress e Perfect Blue. Ci ha lasciato con queste parole.

I coperchi / 001

21 agosto 2010

(21/08/20010 – 27/08/2010)

National Ransom / Elvis Costello by Tony Millionaire

National Ransom / Elvis Costello by Tony Millionaire

Elvis Costello ha commissionato a Tony Millionaire la copertina per il suo nuovo disco, National Ransom.

I post-it di Francesco Cattani.

Something To Do With the Sofa: Mell Gussow intervista Harold Pinter, da This Recording. Quello che mi piace di questa rivista, molto attenta anche ad alcune serie televisive (per un po’ di tempo è stato spassosissimo leggere le anticipazioni dell’episodio di True Blood o Dexter appena trasmesso negli USA), è che in fondo all’articolo ci sono gli mp3 che dovresti ascoltare mentre leggi.

Matteo Bordone, sul suo blog FreddyNietzsche, parla di un servizio di streaming video che sembra molto interessante: MUBI.

Con le Storie di poche parole, il ciarliero Andrea, dopo aver riaperto il suo blog, si fa affascinare dall’idea (bellissima) che Fabian Negrin ha convogliato nelle favole al telefonino. Sul blog di Andrea, nei giorni successivi sono uscite un sacco di favole in 160 caratteri.

Siccome le favole al telefonino omaggiano Gianni Rodari (e sarebbe bello chiedere a Negrin quanto e come Rodari lo abbia influenzato), ho bisogno di mettere qualcosa che segni la distanza. Un antidoto, insomma. Una delle Revolting Rhymes dell’amato Roald Dahl può bastare.

Nuove storie di Bone in arrivo, da Boneville. Una raccolta di storie brevi a colori da raccontare alle giovani marmotte alla maniera di Jeff Smith e un racconto illustrato. Reputo Smith il più interessante autore disneyano vivente e attendo con ansia i due volumi.

Action Alphabet and a Touch of Evil, 1879 da The Science Bookstore, Un abbecedario bellissimo e crudele segnalatomi da Peppe Liberti.

Chiara Dattola posta questa cosa su un filmaccio divertente.

Gran classe quella di Igort, che sempre disegna come un dio.

Perché non mi piace Mad Men. E Henry Jenkins risponde. Da Confessions of an Aca/Fan.

Tuono Pettinato intervistato da CorriereTV sul suo nuovo fumetto su Garibaldi. Un libro che aspetto colmo di speranza.

Sei convinto che le app sul tuo iphone stiano modificando il modo in cui si naviga la rete? Be’… Forse non è così. Da LSDI.

Tintin negli incubi di Burns è la importante raccolta di immagini che il blog Conversazioni sul fumetto ha dedicato a una delle (tante) ossessioni di Charles Burns. Aspettando X’ed Out.

Pubblicità scemsuali, da The Smoking Jackets, che, se ho capito bene, è il sito di informazione quotidiana con cui l’impero di Hugh Hefner cerca di riconquistare posizioni pubblicitarie. E’ un sito scemissimo e divertente che ha l’imperdonabile difetto di essere aggiornato continuamente (va bene le page view per il server che conteggia gli spazi pubblicitari, ma a me bastava una cazzata al giorno: di più annoia).

Dal Ghibli Blog un fumetto di Hayao Miyazaki del 1993.

Io e Andrea

10 dicembre 2009

siamo amici e, di recente, lui ha speso parole imbarazzanti nei miei confronti. Se fossi a casa mia, di là, non potrei fare questo post senza passare per uno che restituisce il favore. Ma questa è la mia casa nuova e questo post è la mia prima prova con wordpress. Quindi tu, caro lettore, non ti accorgerai di niente.

Andrea passa tutto il giorno a progettare piani criminali e tutte le settimane finisce in prigione. Lo tengono dentro poco, poi, riesce sempre a uscire. E lo fa, con gran classe, dalla porta principale.

Racconta queste sue esperienze in una serie di post del suo blog che trovo bellissimi. Li puoi leggere qui.

Diabolik chi sei?: la fatidica domanda

Diabolik n.5, maggio 1968, pagina 58


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