Tutte troie

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(A letto i bambini: il racconto che segue è porno)

HotAndSpicy

Protestare, quando si è piloti della confederazione, è completamente inutile. In virtù di una retribuzione da sogno, si è spesso costretti a trascorrere lunghi periodi lontani da casa. Per certo, quella volta si era un po’ esagerato.

Un viaggio di otto rivoluzioni kloniane non è uno scherzo!

E tutto per portare un messaggio di auguri al neo imperatore di Qfwfq. Effettivamente si trattava di un eccesso.

In cabina di pilotaggio, Amalasalama, comandante e unico membro dell’equipaggio, stava impazzendo. Un’erezione dolorosa lo stava lentamente, molto lentamente, conducendo alla follia. Non pago delle polluzioni notturne, aveva iniziato a lasciare tracce spermatiche del proprio passaggio su tutta la strumentazione di bordo.

Bella pensata! Una cabina di pilotaggio con tutti i comfort: musica polifonica per androidi sognanti; macchina ludica con unità di autoapprendimento; biblioteca audiovisiva con supporto edutainment… Ma alle femmine, evidentemente, non ci pensava nessuno.

Sarebbe bastata un po’ più di lungimiranza e i pezzi di ricambio sarebbero stati tutti al posto giusto.

Quando la Bambola di bordo, al primo assalto un po’ più caloroso, era andata in frantumi emettendo imenofonemi, l’automeccanico aveva lamentato la povertà della propria cassetta degli attrezzi. Amalasalama aveva bestemmiato ed era saltato addosso all’inserviente riparatore. I pezzi per sanare i danni fatti a quest’ultimo, inspiegabilmente, si erano trovati tutti.

Le due successive rivoluzioni kloniane erano state all’insegna dell’inventiva e della fantasia: la piccola astronave era divenuta sede di pratiche autoerotiche non menzionate neanche nell’elencazione dei peccati del libro di Wasitacatisaw (meglio conosciuto come il Libro).

Il curriculum vitae di Amalasalama era lodevole.

Le poche volte che aveva infranto il regolamento dei piloti della confederazione, le attenuanti di cui tenere conto erano state tante e tali che nessuna punizione era stata impartita all’ufficiale. Per esempio, non sarebbe stato punito per il tentativo di danneggiamento dell’automeccanico, così come, in un passato non troppo remoto, non aveva dovuto scontare pena alcuna per aver strappato, senza cattive intenzioni naturalmente, le braccia a un maresciallo durante una rissa allo spaccio.

Questa volta era diverso. Si rischiava grosso. Eppure la tentazione era tale da non poter resistere. Il richiamo della carne non si poteva ignorare. Amalasalama non era di legno!

Con una deviazione del costo di un quarto di rivoluzione kloniana avrebbe raggiunto un pianeta con popolazione indigena sessualmente compatibile. Il terzo pianeta da quella ridicola stella gli sarebbe potuto costare il posto e i gradi.

La decisione era ormai presa.

Nei periodi precedenti l’atterraggio sul pianeta, Amalasalama aveva risparmiato le proprie energie. Rapide partite di “accavallavacca” con la macchina ludica, lunghi riposi e lontananza assoluta dalle pratiche autoerotiche.

Finalmente aveva raggiunto il pianeta. Aveva abbandonato la piccola nave spaziale in orbita e sul  modulo di avvicinamento si era goduto il verdastro panorama di quel mondo che – lentamente – si approssimava.

La navetta era planata tra piante ad arbusto largo, che avrebbero reso felice qualunque botanico della confederazione.

Il logistoscopio aveva individuato immediatamente le femmine. L’atterraggio era avvenuto a vicino a una piccola colonia di indigene sessualmente compatibili.

L’eccitazione tradì Amalasalama che eiaculò prima di abbandonare la navetta. Si maledisse mentalmente e, imprecando, cercò di tranquillizzarsi. Si diceva che non faceva nulla, che l’astinenza forzata gli avrebbe risollevato pene e volontà in pochi istanti.

Verificò sul logistoscopio la direzione e vide, poco distante, il piccolo edificio in cui vivevano le femmine. Trasse due profondi respiri e sfondò la robusta porta di legno.

Erano tre. Non bellissime, ma dotate di tutto ciò che avrebbe potuto rendere felice Amalasalama.

Decise che la prima doveva essere la più anziana. L’assalto fu assai faticoso: era la più recalcitrante. Dovette rincorrerla a lungo, poi combatterono ferocemente. Il corpo a corpo diede subito effetti insperati. Amalasalama aveva chiuso in un angolo la vecchia e ora ringhiava brandendo un’erezione miracolosa.

La penetrò con grande soddisfazione e neanche lei parve dolersene.

Poi fu la volta della seconda e della terza, entrambe assai più giovani e meno recalcitranti: delle vere porche.

Le lunghe rivoluzioni kloniane trascorse in solitudine sull’astronave avevano fatto miracoli per la sua resistenza. Quando ebbe finito le tre femmine si addormentarono esauste.

Amalasalama uscì dall’edificio con passo malfermo, riconquistò il proprio posto sulla navetta e ripartì alla volta dell’astronave della confederazione.

Ora che aveva risolto il suo problema più grande, gli restava solo l’incombenza di spiegare l’insolita deviazione.

Il mattino dopo, il contadino varcò la porta divelta del porcile e trovò le tre scrofe addormentate. Sembravano molto soddisfatte.

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