Letture lucchesi – 3 (Lenzuola e campeggi)

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Durante il venerdì lucchese ho visto Craig Thompson concedersi generosamente a tutti coloro i quali si mettevano in fila con uno dei suoi due libri (usciti in Italia contemporaneamente) sotto il braccio.

Rapidi disegni molto graziosi (e molto uguali) tracciati rapidamente sui libri aperti con cura.

Thompson sembra il compagno classe un po’ secchione che se glielo chiedi gentilmente ti fa anche copiare.

Ho letto Blankets (edito in Italia da Coconino).

Questo “monumento alla quotidianità” risponde a una domanda che molto deve avere assillato l’autore: chi è stata la prima persona con cui hai dormito?

Non credo di rovinare alcun colpo di scena nella lettura se dico che la risposta di Thompson è: il fratello minore nel lettone che occupavano da bambini e il primo amore.

Craig Thompson racconta bene ed è assai leggero. E riesce ad esserlo per tutta la durata del libro (che è un tomo di 600 pagine circa).

Blankets è noioso e banale e di fumetti raccontati bene e leggeri ne leggo una decina al mese.

Stupisce, e forse non dovrebbe, che questa storiellona di formazione (ma io sono un seguace di Antoine Doinel), vissuta tra ossessioni religiose, paranoie adolescenziali e genitori nazifascisti, sia stata accolta così bene dal pubblico e dalla critica statunitense.

Forse un volumone di 600 pagine fa la sua porca figura quando lo appoggi su una mensola.

Ho poi preso d’assalto un altro volume uscito in occasione di Lucca Comics per Coconino: “Paul ha un lavoro estivo” di Michel Rabagliati.

Sono un seguace di Antoine Doinel, dicevo. Mi affascina molto osservare la vita e la maturazione sentimentale di un personaggio, fotografato in momenti diversi della sua vita.

Paul è protagonista di un ciclo di cinque storie (di lunghezza variabile). Le prime due sono state pubblicate su Black.

Questa è la terza: Paul dopo aver mollato la scuola, cerca di racimolare quattrini con un lavoro estivo; dopo una fugace esperienza in tipografia, diventa animatore in un campeggio per bambini e qui cresce e impara ad amare.

Le pagine di Rabagliati sono solo centocinquanta (e sulla mensola, se lo devi incastrare tra i cartonati di Stephen King, Wilbur Smith e Dan Brown, sembra cosa misera). Il libro è molto bello e commovente. Bisogna evitare di leggerlo in treno se si vuole dare di sé l’immagine di uomo che non deve chiedere mai o di donna dal cuore di pomice: commozione e lucciconi assicurati.

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13 Risposte to “Letture lucchesi – 3 (Lenzuola e campeggi)”

  1. nkz Says:

    beh io “Blankets ” non l’ho comprato a lucca.
    ho comprato solo “good-bye chunky rice” sempre di Craig Thompson.

    …e me ne soooono così pentita…

    ma per fortuna martedì mattina son passata in una “fumetteria” qui in france e “Blankets “c’era

    (in francese così lo puo’ leggere tutta la famigila)

    e allora me lo sono “accattato”. ed ho cominciato a leggerlo.

    ok non l’ho ancora finito ,quindi, la mia è un’opinione ancora parziale…

    ma a me sembra figo…proprio perché è “giu’ di tono”…e gli eventi non si susseguono “mozzafiatamente”…

    proprio com’è la vita.

    caspiterina!!

    (abbasso i “fumetti”!!)

  2. anonimo Says:

    paolinkiostro, sei proprio un “nongiovane”! Noioso e banale, maddài. Banale, ok. Ma noioso meno di matt madden,no? E banale meno di desdy metus, no? Romanticheria ggiovane un po’ melò, un po’ nerd, un po’ cartoon: è un tenerone, sto thompson…
    Concordo su 2 cose. Uno che 600pagine fanno una porca figura sì, e sui media generalisti per questo è passato (e passerà?). Due che “sembra il compagno classe un po’ secchione”…dei vari graphic novelist, bravobravino che se glielo chiedi gentilmente ti narrativizza anche un po’ della tua vita…
    Rabagliati è più tosto, sicuro.

    Ma bei pornazzi, da lucca, niente, eh? ^_^

    matt

  3. anonimo Says:

    micgin, quand’è che arriva sto pacco col terzetto??
    Sti lombardi della bassa son proprio “polentoni”…

    matt

  4. nkz Says:

    ovviam pentita d NON AVER comprato Blanketz e non pentita di AVER comprato Chunky Rice!!!

    lo so lo so non so scriiivere.

  5. anonimo Says:

    Et voilà. In edicola su “Diario”, ecco un altro effetto italiano dell’hype intorno a Blankets… -matt

    L’inchiesta vecchio stile.
    In questo numero è a fumetti. Giancarlo Ascari presenta Craig Thompson, 29 anni, disegnatore, autore di Blankets, il più lungo romanzo americano a fumetti. Thompson racconta la sua storia, quella di un ragazzo cresciuto in una comunità di evangelici del Wisconsin, le ore di catechismo, il cervello considerato “strumento del diavolo” e la liberazione raggiunta attraverso il disegno.

  6. sparidinchiostro Says:

    Nicoz: Fortunatamente la mia vita non e’ come quella del protagonista di Blankets (Thompson nega si tratti di autobiografia). Assomiglia di piu’ a quella del signor Jean (Dupuy e Berberian)… Forse banale allo stesso modo, ma sicuramente meno noiosa.

    Teozz: Sono messo malissimo a pornazzi. L’ultimo e’ “Lo spinacio di Yukiko”… Ma forse non e’ un pornazzo…
    Consigli?

    Ciao
    P.

  7. nkz Says:

    no “Lo spinacio di Yukiko”….non è un pornazzo….
    pero’ magari vale lo stesso!!
    ciaaao

  8. anonimo Says:

    Ho sfogliato Blankets in libreria. Troppo disegnato col culo perché riesca a leggerlo. Passo.
    cerebroleso

  9. ganz Says:

    Blankets arreda casino. In libreria fa un figurone. In generale direi che è un bene esista qualcosa che può essere “hype” nel mondo del fumetto. Venendo al sodo: io, per quanto non ami molto l’autobiografismo minimale spinto, sono rimasto rapito dalla storia, o forse è meglio dire dal gesto: trovo qualcosa di Proustina nello spendere tante pagine per ricostruire il tempo perduto e i 4 (5? 6?) anni che ha speso per completare il volume si vedono tutti (ed è un pregio: nulla mi pare lasciato al caso). Spero però che questo sia il canto del cigno di un “genere” che, secondo me, è stato fin troppo sfruttato negli ultimi 10 anni.

  10. nkz Says:

    ok forse a primavista BLANKETZ
    appar disgnato col deretano…essi’

    pero’ leggendolo poi non e’ cosi’ male

    io l’ho finito l’altroieri.

    certo…nell’edizione francese i “ritaglini di recensioni” in quarta di copertina lo paragonano a GimmyCorighan o a Maus…

    non esageriamo..

    ma si fa leggere.

    sotto tono si’
    ma si fa leggere.

    e rilassa.

    e un po’ emozionapure…
    un po’.

    bravo thompson…sempre meglio di un fumetto di vannavinci o affini…

  11. anonimo Says:

    Blanketts per me soffre innanzitutto di un male oscuro: l’eccessivo hype che ne ha accompagnato l’uscita italiana è difficile da lasciare da parte, leggendolo. Sergio Nazzaro di Pegasus su questo diceva giustamente a Lucca che su B. si era riversata la voglia della “next big thing” degli americani.
    Rimane però un fumetto raccontato bene, l’autore SA scrivere fumetti, magari autocompiaciuti, ma lo sa fare. I capolavori stanno da altre parti, probabilmente… ma ben vengano anche fumetti così, no?

    Ettore

  12. anonimo Says:

    ben vengano i Blankets. Un passo nella direzione di un nuovo “far parlare” che in tanti auspichiamo da tempo (anche L.Scarpa sull’ultimo SdF batte il chiodo, sebbene in modo un po’ ingenuo).
    Ben vengano: basta che poi se ne vadano. Sì, perchè mi sono emozionato, okkei. Epperò 2 settimane dopo già me ne frega poco. Mi frega della vitazza di merda di sto povero boy, ma non certo perchè mi abbia colpito la sua arte. In una “Storia delle grandi opere a fumetti”, scritta fra 10 anni (mi ci butto?), Blankets difficilmente resterebbe fuori. Non è mica Esterno Notte di Gipi, per dire!😉 Voi che dite?

    matt

  13. anonimo Says:

    “Blankets FACILMENTE resterebbe fuori”.
    Scherzo o lapsus? Lapsus o occhi in pappa dopo 1altra giornata chino sul pc? Occhi in pappa o cervello frizzzzato?
    A me, brandafottuta, a me. Che devo finire MilanononèMilano di aldo9…

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