Cous cous

by

In uno dei pochi pezzi degni di nota del disco triplo prodotto in occasione del controfestival di Mantova (te lo ricordi? L’opposizione dallachiesiana al mafiofestival sanremese) c’è un coretto con pesante dizione nordafricana che fa più o meno così:

“Umberto Bossi dammi tua filia / che non mi importa se ti somilia / io vengo in Italia / metto su familia / e prima notte / io fa lei.. COUS COUS”

Ignoro chi siano gli autori e gli interpreti del pezzo (il disco me l’ha rippato Sandra che forse l’ha comprato) ma io il cous cous lo faccio così.

Prendo una grossa melanzana. La taglio a fette di circa un centimetro che salo e metto su un piatto, e sotto una pentola piena d’acqua, perché perdano l’amaro per mezz’ora.

Lavo le fette di melanzana, le strizzo e le taglio a quadroni di un paio di cm di lato.

Taglio due carote a rondelle di mezzo cm e due o tre patate a dadi di un paio di cm.

Affetto una cipolla (fettine sottilissime) e la metto in una pentola a soffriggere nell’olio insieme a una stecca di cannella.

Quando la cipolla è dorata (nei libri di cucina dicono così), aggiungo melanzana, carote e patate e lascio andare a fuoco basso per venti minuti (di tanto in tanto bisogna rimestare – questa nota serve soprattutto a Michele Ginevra che qualche volta tenta di trifolare le zucchine con la fiamma ossidrica).

Affetto un paio di zucchine (rondelle di mezzo cm) e un pezzo di zucca (se ce l’ho) . Pulisco dei fagiolini o dei piattoni (si lavano, si tolgono le estremità e il filetto e si rompono in due o tre pezzi) . Prendo una scatola di ceci pronti, la apro e sgocciolo il contenuto.

Aggiungo tutte queste verdure a quelle gia nella pentola. Metto sale, pepe e un cucchiaio e mezzo di harissa (ce ne starebbe bene almeno il doppio, ma moglie e figli poi si lamentano). Copro con acqua calda.

Quaranta minuti di cottura lento (con periodiche rimestate) con la pentola coperta.

Aggiungo un po’ di pomodori tagliati in pezzi grossi, correggo di sale (se è il caso) e faccio andare per un altro quarto d’ora a fuoco alto e senza coperchio perché il tutto si asciughi.

Per il semolino mi attengo rigidamente alle istruzioni sulla scatola. Evito accuratamente quello del commercio equo e solidale perché mi viene sempre acquosissimo.

Siccome sono completamente incapace di controllare le dosi, mi vengono sempre quantitativi importanti di verdure cotte.

Nello spirito di profonda ottimizzazione dei resti che popolano il frigorifero (a casa non abbiamo i simpastri), ho scoperto una variante che mi sembra pregevole.

Prendo due rotoli di pastasfoglia e stendo il primo su una teglia (bisogna ricordarsi di lasciare la carta forno, che di solito avvolge la sfoglia, tra la pasta e la teglia; è inoltre buona cosa forellare la pasta con una forchetta).

Taglio a dadi del formaggio (a me piace combinare scamorza e asiago), ci aggiungo due uova, tenendo da parte un po’ di albume, è un importante quantitativo di verdure cotte.

Mescolo bene e stendo il preparato sulla sfoglia.

Copro con la seconda sfoglia (le cui dimensioni ho preventivamente aggiustato col coperchio di una pentola), bucherello nuovamente con la forchetta e spennello di albume.

Nel forno caldo (200°) per 40 minuti.

E’ ottima se servita tiepida.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: