The winner is…

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Sono a Lisbona (e non per piacere), connesso al wireless spot dell’hotel e a due ore di aereo da un libro di Ben Katchor che non ho letto e che Cerebroleso commenta abbondantemente da qualche parte qui sotto.

Inoltre, di tanto in tanto, la mia connessione senza fili fa le bizze e mi spara sulla pagina dell’operatore telefonico (e sto probabilmente diventando un ometto, perché ormai bestemmio pochissimo).

Mela e salsiccia (se questo blog fosse una rivista di cucina, la ricetta sarebbe classificata come “molto semplice”)

Per quattro persone uso: tre etti di salsiccia, una grossa mela renetta, tre etti e mezzo di riso da risotto (anche parboiled, non mi formalizzo troppo), vino, burro, brodo (carota, patata, cipolla con chiodi di garofano e sedano, ma se ho fretta va bene anche quello di dado),  cipolla, parmigiano.
Privo la salsiccia della pelle. Schiaccio metà della salsiccia con la forchetta (perché torni simile al trito di maiale da cui ha origine); e taglio l’altra metà in pezzi di un paio di centimetri di lunghezza.
Faccio sciogliere un po’ di burro in un tegame e, a fuoco lento, lascio imbiondire la cipolla precedentemente affettata sottile. Aggiungo la salsiccia schiacciata con la forchetta e lascio che si schiarisca.
Verso un bicchiere di vino rosso che lascio evaporare e aggiungo la rimanente salsiccia (quella a pezzi). Copro con il brodo e, sempre con la fiamma bassa, lascio cuocere un quarto d’ora.
Aggiungo il riso e ricopro nuovamente con brodo.
A questo punto sbuccio la mela e la taglio a dadi.
La dimensione dei pezzi di mela e il tempo di cottura determinano la presenza di pezzi riconoscibili nel risotto.
Se non voglio trovarne, aggiungo la mela subito. Se voglio trovare dei dadi di mela, riconoscibili come tali, li metto nel tegame a 5/8 minuti dal termine della cottura.
Procedo come per un normale risotto (aggiungo brodo quando si sta asciugando troppo e rimesto spesso il contenuto del tegame).
Data la presenza della salsiccia, non è necessario aggiungere sale.
A un minuto dal termine della cottura aggiungo il parmigiano.
Quando è pronto, spengo la fiamma, sposto il tegame dal fornello caldo, aggiungo un paio di noci di burro, copro e lascio a mantecare per cinque minuti.
Una mescolata vigorosa e servo.

8 Risposte to “The winner is…”

  1. anonimo Says:

    ma questo sparidinchiostro viaggia di più che gianni de michelis quando faceva il ministro degli esteri!

    bettinoleso

    ps, questo weekend vedo di provare il risotto
    oggi qui è giorno di mercato appproffitto e compero la roba.

  2. sparidinchiostro Says:

    Prova un po’ a pensare a quantoè felice la famiglia…

  3. anonimo Says:

    Ogni uomo ha due p e le mie stamattina sono pignolo e polemico!
    Il risotto è buonissimo, l’ho mangiato.
    Ma: la salsiccia quando la scotti nel tegame non scurisce ma schiarisce o al massimo vira il colore dal rosso al grigio.
    L’atto del mantecare, ovvero impastare qualcosa con sostanza grassa, richiede si il burro ma anche la mescolatura. Se il risotto lo lasci li senza fare nulla non lo stai mantecando ma lo fai solo raffreddare.
    OK, adesso decidi tu dove andiamo a menarci.

    Un bacione
    D.

  4. sparidinchiostro Says:

    OK Daniele! Ti aspetto fuori!

    L’unico bipede senziente che, di fronte alla necessita’ di fare il pane e una incredibile mancanza di tempo, ebbe modo di dirmi: “passami lo zucchero, che devo catalizzare la reazione”

    Un bacio
    P.

    PS: sono supportato da pessimi libri di cucina…

  5. anonimo Says:

    aaaahhhhhh, adesso si capisce perché i commenti di questo blog hanno un ora di anticipo: sei a Lisbona.

    Cerebrinio Leuso de Souza

  6. ganz Says:

    si proverà… e comunque “imbiondire” è uan delle parole più belle della lingua italiana

  7. nkz Says:

    mh…miam miam… ma 3etti …quanto fa in numero di salsicce?

  8. sparidinchiostro Says:

    Nicoz, dimentico sempre che vivi in un paese in cui il prosciutto lo vendono a fette.

    Sul numero di salsicce, nonzo’. Io la compro in pacchi al supermercato e confesso che non sono particolarmente attento ai pesi (ma scrivere “quanto basta” mi pareva un po’ approssimativo e dare un’indicazione sulla lunghezza mi sembrava mal interpretabile)

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