Gioielli da Napoli (1)

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La pigna di carta che mi ha seguito a casa da Napoli ha qualcosa di satanico. Ogni volta che mi avvicino per ridimensionarla mi presenta un volto nuovo: qualche nefandezza, molte robe interessanti e qualche insperato gioiello. Inizio a parlarne (tralasciando le nefandezze perché – come insegna JLB – “l’oblio è la miglior vendetta”).

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Il primo lo puoi leggere anche tu (se già non l’hai fatto) seguendo questo link. Viene dalla cricca di selfcomics e sa di Perec e Oulipo. E poi ha un titolo che (con tutto il tempo che passo a Duesseldorf) mi stampa immediatamente in mente il faccione di Peter Lorre che fischietta e il palloncino che si ferma tra i fili della media tensione: m di Luca Vanzella e Claudio Calia. Non ne parlo perché ci si mette molto di meno a leggerlo e perché ho trascorso una serata improbabile con Claudio (sotto la pioggia scrosciante, vittimizzato dal mio senso dell’orientamento e da affittacamere poco meticolosi) e questi sono eventi che cementificano le simpatie: ora è difficile mostrare imparzialità.

Nossignore

Nonzi è una rivista trimestrale (almeno negli intenti) fatta da Valerio Bindi, Guido Patané e Alessio Spataro per le edizioni interculturali. Il comunicato stampa recita:Nonzi è il diminutivo di ‘’nossignore’’ in dialetto siciliano e si pone l’obiettivo di raccogliere periodicamente storie a fumetti di elevata qualità e contenuti maturi “altrimenti negate” al pubblico delle librerie specializzate e non solo”.

Per anni Luca Bonanno e Guido Patané hanno curato una serie di volumetti antologici annuali di fumetti. Credo che a finanziare la meritoria impresa ci fosse un’azienda di abbigliamento casual (Megaton). Trovarli era difficilissimo: li portava con sé Luca al Leoncavallo (HIU) se si ricordava oppure li si trovava al CFAP. L’ultimo di questi volumi (uscito – credo – nel 2003) si chiama gli Irriducibili e contiene tutte le storie fatte da Luca Bonanno e Andrea Bruno per Schizzo.

Nonzi raccoglie idealmente il testimone di queste antologie (e si perde nel cammino Luca Bonanno, il cui nome compare solo sul primo dei due volumi finora usciti). Si tratta di un’operazione encomiabile e necessaria. Pur essendo assolutamente discontinua per le qualità dei contenuti, offre alcune cose imperdibili. Tra queste è necessario citare “capelli lunghi” di Massimo Bonfatti da una sceneggiatura del 1965 di Mario Monicelli (una storia che sa di miracolo italiano, democrazia cristiana e nero alla Scerbanenco), le cartoline da Bogotà di Marco Corona e la memoria urbana di Valerio Bindi sul numero dedicato ai quartieri.

10 Risposte to “Gioielli da Napoli (1)”

  1. anonimo Says:

    encomiabile, certo.
    a patto che non ti promettano la pubblicazione e poi ti inculino come hanno fatto con me e altri ben più noti di me, senza avvisarti.
    it’s wonderful, wonderful life!

  2. sparidinchiostro Says:

    Sei sicuro che il fatto che non abbiano pubblicato utente anonimo (e altri più famosi di lui) senza avvisarlo sia rilevante?
    Perché a me non sembra.
    Ma forse è un problema solo mio.

  3. anonimo Says:

    il fatto non è il non avere pubblicato.
    è solo che ti fanno credere che la storia uscisse al comicon, tu intanto mandi curriculum agli editori indicando la pubblicazione sul numero tot di nonzi e poi fai la figura di quello che spara palle.
    a parte che non mi pare corretto chiamare un autore a collaborare, farlo smadonnare con tempi strettissimi, fargli credere che la storia verrà pubblicata e poi non avvertirlo che ci sono stati cambiamenti.
    perchè non l’hanno pubblicata?
    “le tue storie sono molto belle, ma se ci arriva una cagata qualsiasi di enoch dobbiamo preferire lui a te perchè è conosciuto e perchè dobbiamo vendere”.
    non ti sembra rilevante?
    beh, scusami davvero, ma tu non sei un autore che cerca di sopravvivere facendo le sue cose, che cerca di fare un lavoro onesto(nel senso che si cerca di mantenere la qualità anche con tempi strettissimi) e che soprattutto ha scelto di non fare bonellidi.
    se per te il loro comportamento è integerrimo mettiti solo per un attimo nei panni di chi in italia riesce a farsi conoscere a fatica perchè è giudicato non commerciale, non vende insomma.
    personalmente io i fumetti li faccio perchè amo questo medium.
    secondo me gente che pensa solo a vendere lo fa esclusivamente per i soldi.
    non è un problema tuo.
    è un problema di noi che disegnamo col cuore.

  4. anonimo Says:

    mi spiace vedere scritte certe cose.
    siamo un gruppo di autori che ha trovato una casa editrice in grado di affrontare il difficile mercato del fumetto e cerchiamo il più possibile di andare incontro alle esigenze di chi disegna.
    sin dall’inizio non abbiamo promesso nulla a nessuno, abbiamo sempre detto a tutti che prenotare le proprie tavole significava dare a noi una mano ad assemblare storie con numero di pagine diverso dentro un numero di pagine definito, ma serviva pure a chi disegna a darsi una probabilità in più nella selezione finale. tutto qui.
    sono un autore anch’io e anche se assieme a valerio e guido produco una rivista, continuo ad essere un autore e a proporre storie che so che possono non essere accettate. se mi si dice all’ultimo che un altro autore viene preferito a me non faccio i conti in tasca all’editore o non pretendo spiegazioni (che nonzi, comunque, ha sempre dato a tutti).
    e se scrivessi nel mio curriculum che esiste una mia storia che ancora non ho visto uscita dalla tipografia e pubblicata forse commetterei un errore grossolano poco professionale, forse anche un po’ peccherei si superbia.

    buon lavoro e a presto

    alessio spataro

  5. anonimo Says:

    scusate l’ignoranza ma chi è il famoso enoch, quello della cagata qualsiasi?

    possibile che soltanto vi si accapiglia per queste inezie (vedere polemica CFAP) e che tanta altra roba interesting detta su questo blog sia snobbata? ma lo guardiamo a volte il mapamondo per vedere il piccolissimo posto che occupa il nostro culo?

    e poi non si disegna col cuore ma con la mano, cosa importante da especificare perché ho questo vizio che ogni volta che vedo scritto ‘cuore’ leggo ‘culo’.

    culoleso

  6. anonimo Says:

    Ma se la sigora ha perso la lettera fra la l e la n coMe Mai a pagina 2 dice:
    Non seMbra la casa di uno scapolo.
    ?

    cerebroMaestrinodellaMinchia

  7. nuvoleonline Says:

    a mio avviso, qualunque fumetto si faccia, bisogna avere rispetto per il lettore, a cui della tua fretta non può e non deve importare niente.
    Non fare “bonellidi” è lontanissimo dall’essere un merito in sè… e Nonzi è una rivista che esprime un sacco di rispetto verso i lettori.
    Ciao sparidinchiostro, arriverà anche il tuo turno sul mio blog!
    E riguardo all’errore in m… cercherò di fare passare di qua il mio sceneggiatore🙂
    Baci, c.

  8. ganz Says:

    arggggh quella Maledetta eMMe! sarà Mio dovere eliMinarla! ho bisogno di un editor, anzi di un ONG, sono un distastro! scusate scusate scusate

  9. sparidinchiostro Says:

    Luca Enoch è sceneggiatore e disegnatore di Sprayliz e Gea.
    A me Sprayliz piaceva molto (Gea molto meno).
    Adesso fa anche un blog che mi sembra meritevole di periodiche visite
    http://lucaenoch.ilcannocchiale.it/
    Ciao
    P.

  10. anonimo Says:

    thanks, baby

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