Di migranti, geni ed egoismi

Venerdì, il magazine inutilmente allegato a Repubblica, oggi ha due paginette degne di interesse. A pagina 60 mi si racconta che il ministero degli esteri messicano a stampato in un milione di copie un albetto (distribuito gratuitamente in allegato a El libro vaquero, fumetto – dice l’articolista – assai popolare). L’albetto si chiama la guida del migrante e spiega come comportarsi per sconfinare negli Stati Uniti senza lasciarci le penne nel tentativo. Il ministero messicano dichiara si tratti di una contromisura necessaria alla drastica riduzione di decessi tra i clandestini. il governo statunitense è di diverso parere. In rete ho trovato questo.

Internazionale di questa settimana contiene un articolo di Richard Dawkins. Non l’ho ancora letto ma mi sento di consigliarlo a scatola chiusa. Dawkins è autore di un libro fondamentale: il gene egoista. Custodisco il libro di Dawkins accanto a “Caso e necessità” di Jacques Monod (e li guardo con interesse ancora oggi che il mio amico Tony, filosofo della scienza, mi dice si tratti di testi superatissimi).

I geni sono delle macchine votate alla sopravvivenza, che si costruiscono il miglior corpo possibile per garantirsi continuità. I corpi muoiono e i geni sopravvivono attraverso la riproduzione, progettando dei nuovi corpi per sedare la propria smania di immortalità. I geni arrancano tra caso e necessità senza nessuno obiettivo, se non la sopravvivenza. Due sono i principi che dominano il diffondersi dell’informazione individuale: l’uno è deterministico e fa sì che il gene si copi sempre uguale a se stesso; l’altro è stocastico, imprevedibile. La seconda legge della termodinamica lotta in favore dell’evoluzione: la trasmissione di un messaggio si associa necessariamente alla dissipazione di un certo quantitativo di informazione. Su una popolazione umana di tre miliardi (il calcolo è di Monod e fa riferimento alla popolazione mondiale nel 1970) si verificano, a ogni generazione, da cento a mille mutazioni. Il caso innesta nella replica fedele dell’informazione una variante che, se utile alla sopravvivenza della specie, viene tutelata e riproposta nelle successive copie.

 

Dice Monod:

“Lamarck pensava che la tensione stessa degli sforzi compiuti da un animale per ‘riuscire nella vita’ agisse sul suo patrimonio genetico per incorporarvisi e modellare direttamente la sua discendenza. (…) Anche se tale ipotesi appare oggi inaccettabile, si deve riconoscere che la selezione pura, agendo sugli elementi del comportamento, sfocia nel risultato che Lamarck voleva spiegare: lo stretto rapporto reciproco tra gli adattamenti anatomici e le prestazioni specifiche.”

 

Di una semplicità disarmante. Nessuna creatura è il punto di arrivo di nulla. Tutto evolve in direzioni imprevedibili governate da casualità, determinismo e condizioni più  vantaggiose. La risposta che ha più possibilità di essere vera è la più semplice: “gli enti non vanno moltiplicati senza necessità” (rasoio di Occam).

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5 pensieri su “Di migranti, geni ed egoismi

  1. ma allora sarà per questo gene che ci sono tutti questi stronzi in giro!

    parlando del Mexico, ho letto sull’Unità (ex comunista) che è uscito in Italy un fumetto del caricaturista messicano El fisgon (ex maoista). Tipo manuale sulla mondializazione o giù di lì. Non l’ho letto ma lui comunque è bravo.

    cerebroleso (ex anarco capitalista)

  2. Mah, dovrei leggere quel libro, ma non ho mai condiviso l’utilizzo della termodinamica per creare modelli di questo tipo.
    La termodinamica studia fondamentalmente sistemi all’equilibrio o che si spostano da un punto all’altro per infiniti passi indistinguibili l’uno dall’altro e tutti reversibili. Per i processi irreversibili, invece, sappiamo dove partiamo e sappiamo dove arriviamo ma niente di cio’ che sta in mezzo. Nel caso della continua trasmissione dell’informazione genetica non vi e’ partenza e non vi e’ arrivo ma un continuo movimento. Passiamo nel campo degli studi cinetici, delle energie di attivazione, degli intermedi instabili e non piu’ nella differenza tra partenza e arrivo.
    Usare un modello (addirittura un principio, ovvero, parole mie, una affermazione che premette di non essere valida universalmente che si basa sull’osservazione che: qui da noi e’ sempre successo cosi’) come base per un secondo modello… uhmmm

    Di queste cose non ne so un piffero, vado a spanne nella nebbia, ma sono convinto che sia tutto estremamente piu complesso di come lo crediamo.
    Oh, poi c’e’ gente che e’ cosi semplice ma cosi semplice ma cosi semplice ma cosi semplice, che crede che ci sia una creatore. Forse e’ giusto cosi’, perche farsi domande? o meglio, perche’ cercare risposte alle proprie domande quando e’ cosi facile creare una domanda alla propria risposta?

    D.

  3. Urca!
    Daniele, tutto ciò mi ricorda le interminabili chiacchiere di un paio di estati fa. Chebbello! Cmq è possibile che sia io – nella mia enciclopedica ignoranza (che copre ogni campo dello scibile umano) – ad aver frainteso Monod e Dawkins (Monod, che è un chimico, per altro dedica una lunga appendice al suo libro del 70 a ipotesi sulla nascita della vita sciorinando distese di formule di cui ovviamente io non ho capito un belino).
    Il pezzo di Dawkins su internazionale invece mi è piaciuto molto (divulgazione scientifica blanda da un anziano signore ormai dedito alla tuttologia, robe che mi sembra di capire anch’io): non bastasse è illustrato da sua maestà Franco Matticchio.

    Cerebro, cerca info sul fumetto di el fisgn che lo voglio trovare anch’io (grazie).
    Dell’anarco-capitalismo ho letto un millennio fa (e anche velocemente) un pezzo su rivista anarchica. Ho risolto il tutto catalogando il tema come cumulo di nefandezze, ma non sono mai stato famoso per la mia lungimiranza politica (pensa che c’e’ stato un breve periodo della mia vita durante il quale, pur continuando a reputare disgustose le minkiate del minuscolo juliusevola, provavo un certo trasporto per Max Stirner). E’ possibile ch’io mi sbagli.

    Baci
    P.

  4. * Titolo: Storia della globalizzazione a fumetti
    * Autore: El Fisgón
    * Traduttore: Fazi T.
    * Editore: Arcana
    * Data di Pubblicazione: 2005
    * Collana: Controculture
    * ISBN: 8879663798
    * Pagine: 211
    * Reparto: Disegno, fumetti e arti decorative

    ha ragione lo scenziato là sotto: è poco provabile che esista un gene della sopravivenza. altrimenti com’è si spiega uno come te che compera tutta quella immensa caterba di fumetti che lo sommerge?
    a meno che esista un’altro gene che spinge per restare sdraiati sul divano a leggere…

    Julius Evola e Max Stirner non so neanche chi siano.
    anche loro ex anarco-capitalisti?
    oggi comunque mi sento più anticomunista di sinistra e molto (ma molto molto, eh!) contrario alle istituzioni bancarie.
    ABBASSO BANCA INTESA!!!
    e sopratutto quella stronza troia che lavora nell’ufficio affianco alle case della filiale che so io! li venisse un cancro alle mammelle!!!!!

    cerebroleso

  5. tutti a parlare del libro arcana, e nessuno a dire: “è disegnato col culo”. Chi è che dice un paio di parolacce con me?
    O anche: si può parlare male del giornalismo di sinistra a pochi giorni dalle elezioni, che con questo libro riattiva un antico riflesso? Già: incensare i contenuti (politici) e sbattersene dell’estetica. Ma l’estetica non era politica?
    Domande da blog o da digestione post-colomba?

    m.

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