Pensieri oziosi prima dell’imbarco

Paperino e Freak Antoni ci hanno insegnato che, se è vero che la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo.

Negli ultimi 18 mesi ci sono stati parecchi scioperi di categoria con impatti sui viaggiatori. Anche oggi (mentre scrivo è il 16) ce n’è uno in corso: gli assistenti di volo. Ovviamente io sono a Duesseldorf e vorrei tanto tornare a Milano (più per gli affetti familiari che per la poco accogliente città). Mi presento in aeroporto con un po’ di anticipo (un po’ tanto), convinto che mi cancelleranno il volo, in modo da avere tutto il tempo di farmi spostare sul Lufthansa (che parte un’ora prima del mio). Al banco del check-in, un losco individuo mi informa sulla struttura societaria di Alitalia (partecipate, spin off, merge & acquisition – giuro, parla così ma “in fondo anch’io gioco colla borsa” diceva, su un vecchio cannibale, un omino con la mano infilata nelle mutande). Il losco individuo si sorprende molto del fatto ch’io non sappia queste ovvietà e, con uno sguardo che nasconde male il disprezzo, mi ammette nel salottino dei frequent flyer.

Ora pesto sui tasti con le dita ricoperte dalla sottile patina d’unto donatami dalle arachidi. Col tempo mi sono convinto che il breve ciclo di vita di un PC portatile non sia legato a ragioni di obsolescenza della tecnologia. Si vuole piuttosto impedire che nella broda primordiale che matura tra i tasti si sviluppi una forma di vita che rapidamente possa prendere il comando del pianeta.

Ho lo sguardo perso sulla pagina bianca del word processor (un vecchio fortune diceva “a word processor makes to words the same thing a food processor makes to food” e per chi non lo sapesse il food processor è il robot da cucina – ma quel rompicoglioni di Daniele, a proposito il suo blog a me piace, troverà modo di correggere questa mia approssimazione). Penso a Veronesi e alle sue recenti affermazioni sulle reali cause dei tumori: lo smog ha un importanza relativa (“solo” l’1%), molto più feroce è la cattiva alimentazione (il 30 %).

Sto leggendo Lewis Trondheim. Ho finito tutti i carnet de voyage e ora sto finalmente leggendo approximativement. Completamente sedotto dal fascino di quella antologia delle patologie della pische che riesce anche a produrre una mole impressionamene di pagine a fumetti, mi lascio sedurre dalle mie paranoie (“Paranoico io? Anche tu saresti paranoico se tutti ti odiassero!”).

Sono un maestro di cattiva alimentazione. La vita da consulente mi porta alla strenua ricerca della novità culinaria locale. Trascorro insensate giornate in Germania da troppo tempo: lo stinco di maiale, il crauto, la patata e il wurstel mi sono venuti a noia. Allora ho scoperto che:

  • A Duesseldorf c’è il più antico tra i ristoranti giapponesi aperti in Europa ed è anche buono
  • Se ci si infila in un ristorante coreano bisogna accuratamente evitare la distesa di antipasti che ti vengono serviti tra l’ottima zuppa e il discreto piatto principale: non sono commestibili e fanno di tutto per fartelo capire col loro sapore
  • Se si va in un ristorante indiano con un’isola cucina nel centro della sala, la giacca la si deve lasciare nel guardaroba, a meno che non si voglia emanare una piacevole fragranza di curry per molti giorni a venire
  • Su un’idea balzana si può montare un ristorante di successo. Mongo’s (sempre a Duesseldorf) ha solo due piatti: una volta e molte volte. Si passa accanto a un lungo buffet e si riempie la propria ciotola di verdure, pesce e carne e la si lascia in cucina. Il cuoco butta la tua ciotola sulla piastra, cuoce rapidamente il mischione, lo ributta nella ciotola e lo ricopre di salsa uniformante. Tutto poi sa di marrone (che è il colore che si ottiene mescolando tutti i pezzi di pongo – non è vero che la somma di tutti i colori è il bianco!). Dicono che questa non-cucina sia quella di Gengis Khan e del suo esercito.

Riaccendo il PC solo per dire che, tutto preso dalla foga enumerativa, mi sono completamente isolato. La tenutaria del salottino mi si è avvicinata, mi ha chiesto di identificarmi e mi ha detto che il mio nome era già stato urlato quattro volte nei megafoni. Giunto sull’aereo tutto trafelato, ho ottenuto un lungo applauso dagli altri viaggiatori… Cazzo! Una volta che mi ero preparato psicologicamente allo sciopero, neanche un ritardo!

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4 pensieri su “Pensieri oziosi prima dell’imbarco

  1. quoto dal blog di c.c. : “Sparidinchiostro ed il buon Cantarelli di Fdc)”.
    Frase trovata. Finalmente posso far partire la querela

    m.

  2. qualcuno da queste parti si preoccupava
    della mancanza di commenti nel proprio blog?
    Ma faccia come Daniele Barbieri’s blog!
    dove NON si possono fare commenti.
    ripetiamo ancora l’insegnamento del compagno stalin:
    c’è un uomo, c’è un problema.
    nessun uomo, nessun problema.

    si aggiorni, compagno spari! e buone pasque

    cerebroleso

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