Domande

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Non è una cosa bella da dire in giro, ma questa settimana mi sono sentito in dovere di comprare Panorama. Da una decina di settimane, al periodico viene allegato (ma è un optional) un volume di un’opera enciclopedica dedicata alle grandi arti contemporanee. Il volume di questa settimana segue le uscite dedicate all’atre, alla grafica, al design e alla letteratura ed è dedicato al fumetto. L’aspetto che apprezzavo di più dei volumi usciti fino a ora era la rapida carrellata (talvolta in ordine alfabetico, talaltra cronologico) degli autori. Carico di positività mi sono quindi recato in edicola.

Il libro è ovviamente pieno di limiti ma non è malaccio. Però mi sollecita alcune domande che ripropongo.

 

1. Perché se devo parlare di design, cinema, letteratura, moda mi concentro sugli autori o sulle opere, invece quando voglio parlare di fumetto sono ancora prigioniero dei personaggi?

2. Massimo Galleti è ossessionato da un festival del fumetto incentrato sulle opere. Che senso ha cercare di proporre un’idea adulta del fumetto se associazioni che dovrebbero essere gli interlocutori naturali di Galletti (il museo Franco Fossati) sono prontissimi a costruire un volume (che mi sembra importante per diffusione e visibilità) tutto focalizzato sulla storia dell’unico fumetto rilevante, quello seriale?

3. Quando parlo con amici (che reputo illuminati), uno dei temi che tocchiamo sistematicamente è la mitica “idea adulta di fumetto” (una chimera dal volto umano). Mi vengono in mente due possibilità. 3a. Io e i miei amici faremmo meglio ad abbandonare l’onanismo cerebrale per dedicarci a quello vero, che almeno produce risultati tangibili. 3b. Il Politecnico di Vittorini, Linus di OdB, Alter e i valvolinici, le riviste e le case editrici di Bernardi, Frigidaire e Coconino sono eventi completamente irrilevanti per il fumetto che vive e prospera in edicola sotto l’egida bonelliana e disneyana. Quale delle due?

4. Gli ultimi dieci anni di fumetto vengono raccontati dal volume di Panorama con una sommaria carrellata di (6) personaggi che reputo assolutamente marginali e irrilevanti. Più nel dettaglio, per gli ultimi cinque anni si presta attenzione solo a sky-doll e sinkha, che – incredibilmente – in Italia vivacchiano presso la medesima etichetta editoriale (Vittorio Pavesio Editore). Perché in Italia non è possibile costruire un volume di storia del fumetto senza crollare miseramente nel ridicolo?

 

7 Risposte to “Domande”

  1. piccololenin Says:

    perché tutto è finito nelle mani del rinnegato Kautsky, ecco perché…

  2. anonimo Says:

    avendo una relazione con giuliano ferrara i volumi li ricevo gratis, e così li guardo con più indulgenza.
    l’unico però che ho conservato in libreria è quello dei manifesti, dove ho scoperto il geniale genialissimo Primo Sinopico.
    ah, che straordinario bellississsisssimo disegnatore.
    come vorrei avere una relazione con primo sinopico, morto nel ’49, ma poi se giuliano mi scopre insieme al cadavere di primo sinopico s’incazza e non mi passa più i volumi gratis…
    non so cosa fare.

    cerebroleso

    ps, ma questo dei personaggi, poi, non è una roba sulla quale fumettisti ed editori hanno spinto il piede sull’acceleratore dalla fine del seccolo XIX e solo negli ultimi 5 minuti si sta pestando un po’ il freno?

    kautsky e le sue mani comunque al gulag!

  3. anonimo Says:

    Leggo con attenzione quanto scrivi, in parte queste sono riflessioni anche mie. Se dovessi mettermi a pensare al fumetto di oggi, direi che come dice Burns, viviamo in una golden age. Un’epoca prospera che porta grandi rinnovamenti e che fa si che questi rinnovamenti arrivino al pubblico e ai lettori.
    La situazione in italia è in rapida mutazione. Lavorando con coconino ho avuto occasione di comprendere che ci sono lettori che hanno una lunghezza d’onda, aspettano storie come quelle che negli anni ottanta erano portate loro da Linus, poi da Alter e oggi probabilmente da coconino. Questi sono lettori esigenti, come quelli che leggono i libri di Celati o di Vonnegut, che vedono i film di Lynch, Scorsese, Coen, Tarantino e via dicendo. Non sono i fruitori di Boldi e De Sica (parlo di Christian, non del padre genio insostituibile). A rigore, questi lettori non fanno la differenza tra un romanzo scritto e uno disegnato. Fano invece la differenza sulla qualità che si propone loro.
    Ora il punto è che oggi forse la critica è rimasta indietro. Ci si pone ancora il problema di essere “fedeli alla linea”, più realisti del re? bonelliani oltre lo stesso Bonelli, che lo ricordo, ha aiutato in passato imprese come L’isola trovata o Tic, tanto per citarne alcune. E che a Angouleme chiacchiera con Mattotti e poi lo va a trovare a casa a Parigi, per il gusto di parlare tra persone intelligenti.
    Invece l’asfittico mondo del fumetto, il ghetto da cui spero di usire giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, oppone un fumetto “colto” (ma dove poi sarà questo bau bau che si chiama cultura?) a quello popolare. Dimenticandosi che noi tutti siamo cresciuti con Magnus e abbiamo avuto la proverbiale collezione di diabolik o tex.
    Insomma il provincialismo italiano si esprime in battaglie inesistenti tra barricate inesistenti. Sarebbe come se nel cinema gli amanti di Rossellini si proibissero di vedere Ringu (come lo pronunciano i giapponesi). Il tempo passa, le mitologie cambiano ma si rimane ancorati nostalgicamente al passato che aihmé, non ritorna. La domanda che mi pongo è la seguente: usciremo da questa eterna adolescenza? Io a differenza del mio amico Clowes, non sono disposto ad amare tutto il fuimetto indifferentemente. Non ho tempo da perdere e cerco storie forti e dense, cose che mi emozionino e che dopo la lettura, a bilancio fatto, mi diano l’idea di avere fatto una buona scelta.
    igort

  4. anonimo Says:

    Vogliamo parlare di Witchblade o (peggio che mai) Lara Croft?

    Comunque, la predilizione per i personaggi piuttosto che gli autori la si vede in edicola. Gli albi popolari italiani riportano per caso i nomi di chi li scrive? Eppure, mi vien da pensare che educare il lettore alla conoscenza dell’autore possa far solo bene al fumetto. Nei manga, il nome dell’autore è diventato un elemento importantissimo per fideelizzare il lettore. Non per essere “esterofilo”, ma aldilà dell’esempio, credo che sarebbe un passo silenziosamente rivoluzionario.

    Ettore

  5. anonimo Says:

    Paolo, ma tu perche’ lo hai comperato? Una vaccata con in regalo un pezzo di muffa (quale sia quel che sia delle due non e’ importante)
    Io l’ho visto, l’ho lasciato. Istinto?
    Le domande che poni sono nell’indice dell’opera “Grandi Classici delle Domande sul Fumetto Italiano”

    E intanto Will Eisner e’ morto.

    Che i gianduia fossero degli allineati (al contrario degli illuminati) lo scoprii quando maltrattarono il grande Will. Costretto in gabbia a Torino Esposizioni (un posto orrendo) non lo portarono nemmeno a visitare la Mole. Che forse non sapevano che quel palazzo nacque come Sinagoga?
    Mi ricordo il sorriso di Eisner in visita da un liutaio americano. Domande curiose, ricordi di infanzia, risate. A torino la moglie fu lasciata sola in albergo, nessuno si procuro’ per farle visitare la citta’.
    Che tristezza.

  6. anonimo Says:

    Beh, ok, è fatto maluccio, ma ora dargli anche la colpa della dipartita di Eisner mi sembra esagerato!😛😛

    Ettore

  7. anonimo Says:

    cerebroleso: anche io ho scoperto il grande primo sinopico! D’altra parte quelli sulla grafica non erano male. D’altra parte gente come andrea rauch è di ben altra caratura rispetto ai fossati&c….

    igort: “la critica è rimasta indietro”. Vero. Ma diciamola dritta e schietta: anche gli editori, il pubblico e i media, in italia. In italia il solo lavoro attento al cambiamento lo fanno 2-3 editori di nicchia. E gli altri? I festival? I giornalisti? I critici? Gli editori mass-market? I rivenditori? I formatori? La “golden age” c’è, sono più che d’accordo, ma sta solo sul piano dell’espressione artistica. Il resto del sistema è, almeno da noi, ancora immaturo e poco attrezzato. Cosa fare? Ne riparliamo…

    m.

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