Sotto il segno di azzurro

Non appena varco la soglia di casa (faccio appena in tempo a presentarmi a Daria), Massimo mi chiede a bruciapelo: “Lo sai qual era la canzone prima in classifica quando sei nato?” Faccio un paio di tentativi, suscitando ilarità. Confesso la data di nascita (4/10/68) e lo lascio indagare tra le pagine di un oscar mondadori ingiallito. Massimo sghignazza, fruga tra i dischi e, inserendo un cd nel lettore, chiede: “Vediamo se la riconosci?”

Sono fortunato: Azzurro (Conte, Pallavicini), cantata da Celentano.

Cerco l’estate tutto l’anno
e all’improvviso eccola qua.
Lei è partita per le spiagge
e sono solo quassù in città,
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.

Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me.
Mi accorgo di non avere più risorse, senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

Sembra quand’ero all’oratorio,
con tanto sole, tanti anni fa.
Quelle domeniche da solo
in un cortile, a passeggiar…
ora mi annoio più di allora,
neanche un prete per chiacchierar…

Cerco un pò d’Africa in giardino,
tra l’oleandro e il baobab,
come facevo da bambino,
ma qui c’è gente, non si può più,
stanno innaffiando le tue rose,
non c’è il leone, chissà dov’è…

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