Alzare il tiro (II)

 

Va bene. Ho un po’ esagerato. Diciamo che mi sono lasciato trasportare da eccesso di zelo. Non è proprio il fumetto a essere morto ma solo un certo modo di concepirlo.

Mi spiego (o almeno ci provo).

Hai presente l’antico distinzione tra fumetto d’autore e fumetto popolare?

Quella che c’è sempre qualcuno che ti guarda dicendo: “Ma no, quelle robe lì sono difficili. Io non le leggo”?

Quella che ha fatto sì che Traini (supportato da una cricca di degni compari) infittisse pagine e pagine di inutile posta dei lettori su Comic Art?

Quella che se ti presenti alla cassa della tua fumetteria con un libro coconino, un manga panini e un albo dei supereroi di Warren Ellis c’è qualcuno che ti guarda come se fossi un marziano, perché non si mescola il sangue?

Quella che fa dire a Tito Faraci “amo il fumetto popolare e io ero un metallaro”?

Ecco. Quella distinzione non ha più alcun senso. E’ andata persa (come lacrime nella pioggia, suggerisce il biondo – quasi canuto – con gli occhi di ghiaccio) per decesso di uno dei concorrenti.

Da’ un’occhiata a cosa sta succedendo al fumetto da edicola. Non ci vuole il mago dei numeri per capire che qualcosa non va. Basta andare qui e guardare i dati (o l’assenza di dati) di vendita delle pubblicazioni a fumetti. E quelli di ADS sono dati che provengono da autocertificazioni volontarie fornite dai soli editori che offrono un po’ di trasparenza (per gli altri la domanda è sempre la stessa: perché tanta segretezza?).

Un esercizio ancora più facile. Prendi i mezzi all’ora di punta (occhei, ho esagerato non è più facile. Si avvicina il caldo e il contatto coatto col coatto dall’ascella pesante è un incubo). Prendili e guarda cosa fanno i tuoi compagni di viaggio. Sul treno va per la maggiore la chiacchiera (ascoltali, di solito parlano di calcio – stamattina la situazione è insopportabile -, di cose di televisione, di vacanze e di matrimoni – ché c’è sempre qualcuno che compra la casa, si sposa, figlia o si separa). Sulla metropolitana si legge di più. Quelli che non chiacchierano sul treno o che leggono in metropolitana hanno per le mani il quotidiano (il ridicolo campione che posso esaminare legge principalmente quotidiani gratis – Leggo, Metro, o il nuovo Gool – ma anche Repubblica, Corsera, il giornale e – qualche volta – Manifesto), una rivista (vanity fair trionfa! E personalmente mi sembra una fortuna, visto l’improponibile paragone con gli altri settimanali) o un romanzo (di solito Dan Brown o John Grisham, stamattina – giuro! – c’era una ragazza con la Cognizione del dolore di Gadda). Di fumetti neanche l’ombra. Vedrò un ratman o un manga la settimana.

So che non è bello lasciarsi incastrare dal sillogismo, ma a me viene il sospetto che i fumetti vendano meno della stampa periodica o dei libri.

Vuoi provare a dare un’occhiata allo stato del mercato del romanzo?

(2. continua)

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7 pensieri su “

  1. Che il fumetto popolare italiano sia morto quando è scomparso il popolo italiano?
    Vedo che anche attorno a Domodossola i contadini pian piano smettono di fare il vino.
    cerebroleso

  2. I fumetti sono fatti male, brutti, noiosi, e non vendono quanto un bel film.

    Questa frase e’ in italiano, se scritta in “fumettese” diventa “il fumetto popolare e’ morto”.

    A parte che il “fumetto popolare” e’ solo uno strano mostro di frankenstein linguistico nato per dire che pratt era “arte” perche’ “non era fumetto popolare” (cioe’, era troppo difficile spiegare che il fumetto non era solo merda, quindi si dice che quelli che fai in pratica non sono fumetti come gli altri, anche se poi scava scava c’e’ sempre il mascellone palestrato che spara agli alieni), che ha giutificato per anni prodotti di merda al grido di “e allora’? E’ fumetto popolare, si fa cosi'”, il problema di questa “traduzione” e’ che sposta il problema da “cercare di fare fumetti migliori” a “cercare di convincere la gente a leggere fumetti brutti, perche’ il fumetto popolare deve essere cosi'”

    Basta vedere la Bonelli per capire i risultati di questa visione…

    //oreno

  3. alla fine non ho capito bene cosa ne pensi della vitamorte del fumetto.
    comunque non porrei la questione in questi termini. se ci sei tu, se ci sono io, se ci sono le fumetterie e le edicole allora non è il caso di piantare lapidi.
    perdippiù da qualche anno in italia il fumetto ha riceve maggiore considerazione.
    non sono le grossepiccole cifre a decretare la mortevita del fumetto. a me basta e avanza la qualità. se c’è della qualità allora c’è del fumetto.
    dici cose giuste ma fai l’errore di confondere le cose (forse). stai parlando di morte dell’interesse per il fumetto, non morte del fumetto.
    che ne pensi?

  4. mi sa che ho fatto un casino. preferisco chiarire: descrivi una situazione di mercato deludente e anzichè arrivare alla logica conclusione secondo cui l’interesse è morto (comuque da rivedere), ci dici che è il fumetto stesso ad essere crepato.

    forse adesso sono stato più chiaro.

    ciao

  5. non credo si parlava di fumetto popolore in un senso squalificante (direi che i migliori fumetti: flash gordon, peanuts, corto maltese, sono stati fumetti popolarissimi) ma come il prodotto d’una industria,
    e dunque se non si vendono, è la stessa industria che chiude, e quindi quel tipo di fumetto scompare. da lì il paragone col vino di domodossola, ma anche con la fiat.
    o non ho capito un cazzo e si parlava d’altro?
    cerebrolesomaestrinodellaminchia

  6. non mi riferisco al fumetto popolare. parlo in generale. se pensiamo che ci sia della qualità nel fumetto contemporaneo (popolare o d’autore o come cavolo lo si voglia definire) allora vuol dire che il fumetto è vivo e vegeto. se la gente non legge il fumetto allora si potrebbe (ma comunque non condividerei) parlare di morte dell’interesse.

    secondo me il fumetto vive adesso un momento straordinario. di morte non ne vedo neanche un briciolo.

  7. per sparid.:
    rileggo il post. forse arriviamo alle stesse conclusioni.
    mi sono intrufolato nel tuo sito solo perchè non condivido per niente il culto della morte.
    ma probabilmente siamo daccordo. non so.
    adesso scompaio e non ti rompo più.

    addio

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