Prima della puzza: Parole parole parole (II)

Prezzo, costo e valore
Il prezzo è quel numero (spesso decimale) scritto accanto al simbolo della valuta locale sulla copertina. Rappresenta la quantità di denaro che l’acquirente deve lasciare all’edicolante per ottenere la merce. Il prezzo è (o dovrebbe essere) una funzione dei costi sostenuti per far arrivare la merce sul banco. La differenza tra il prezzo e i costi è il margine operativo lordo ed è il quattrino che l’editore finalmente intascherà dopo averci – auspicabilmente – pagato le tasse.
Quello stesso prodotto potrebbe tornare sul banco di un nuovo commerciante che deciderà come prezzarlo a seconda che lo reputi vecchio o da collezione.
La triste realtà è che non esiste alcuna relazione tra il valore di un fumetto e il suo prezzo.
Per dirla con Bruno Munari (che però parla d’arte e io sono convinto che l’arte abbia almeno una caratteristica in comune con l’anima): “L’amatore ammira l’opera d’arte ne osserva la tecnica contempla la composizione i rapporti cromatici e spaziali stabilisce punti di riferimento con maestri di altre epoche con la propria epoca si sente in contatto con l’opera d’arte l’affarista guarda se c’è la firma e chiede il prezzo” (“Teoremi sull’arte” del 1960, l’edizione che si trova in libreria è Corraini, 2003).
Un altro esempio (con un prodotto da libreria; a guardare le cose che fanno capolino dalle edicole di esempi non me ne vengono). Speechless di Peter Kuper edito da Top Shelf ha stampato in copertina un prezzo che si aggira intorno ai 20 dollari. Il mantenimento di un magazzino in cui impilare pigne altissime di volumi invenduti è uno dei costi maggiori che deve sostenere un editore (un segreto di pulcinella: gli editori, quando non dirottano l’invenduto sui circuiti remainder, mandano i libri al macero). Allora Top Shelf fa una promozione volta a fare un po’ di cassa, abbattendo i costi di distribuzione, e a svuotare il costosissimo magazzino e, sul sito internet, vende una serie di libri – tra cui Speechless – al prezzo di tre dollari.
L’ho comprato e l’ho letto. Il valore di Speechless è enorme.

(2. continua)

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2 pensieri su “

  1. Bruno Munari non tiene conto di una cosa fondamentale che trovi su tutti i saggi di Dorfles e cioé che l’amatore dell’arte PRIMA si fa emozionare, e l’emozione che lo porta vicino all’opera ad esserne parte.
    Munari che è un genio si concentra spesso sulla dialettica grafico/pittorica/geometrica.
    L’art director

  2. Quindi, se noi ci facciamo emozionare da un opera non gli attriuiamo valore, o meglio non ne diamo e quindi possiamo trovare irresistibile avere l’opera anche a milioni di palanche, come ritenerci fortunati ad averle a pochi decimi dalle bancarelle.
    L’artdirector

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