Prima della puzza: Parole parole parole (IV)

Tattica e strategia

Se lavori nell’organizzazione aziendale, una delle voci più ambite da aggiungere al tuo curriculum è lo MBA (si legge embìéi e sta per Master in Business Administration). Un conoscente che ha fatto quello del MIT mi fa osservare che in queste scuole per il management sono chiarissimi. Ti insegnano qual è il quarter più importante per un manager (quarter significa trimestre ed è  il periodo minimo significativo per valutare l’andamento delle aziende – che ci posso fare? Nelle aziende si parla così). Il quarter più importante per un manager è questo! Qui e ora!

Il manager viene valutato analizzando l’andamento del trimestre dell’organizzazione che gestisce. E più è in alto nell’organigramma, più la sua speranza di vita si riduce a fronte di risultati insoddisfacenti.

Quello del manager è, tra l’altro, un mestiere a termine. Scade come lo yogurt. Un amministratore delegato gioca per un triennio (quelli più pigri si spingono su periodi più lunghi, ma non troppo) e poi cambia disciplina, partita, campo e avversario. Chi te lo fa fare di attuare costose e rischiose soluzioni che daranno i loro frutti nel lungo periodo, quando a beneficiarne ci saranno i tuoi successori? (Ed è questo il motivo per cui le amministrazioni pubbliche sono bravissime sul breve e brevissimo termine, specie in prossimità delle elezioni, ed insulse sul medio e lungo termine).

Per assecondare queste regole, i manager mettono in campo solo interventi e soluzioni tattiche. Iniziative che risolvono ora il problema del momento, spesso mettendo in atto l’approccio dello scarabeo stercorario che sposta in avanti cumuli di merda che si ingigantiscono a rischio di incorrere nel supplizio di Sisifo.

Di strategia non se ne parla.

La tattica è spesso nemica della strategia. Il manager è sempre amico della tattica. (Lo so che con gli avverbi il sillogismo risulta difficile ma ancora, nonostante gli ottimi maestri, non ce la faccio a essere un maestrinodellaminchia puro).

Uno, ora, si aspetterebbe che gli editori agiscano spinti da pulsioni altre. Che vogliano avere un catalogo di testate forti per accrescere il proprio prestigio (o, più semplicemente, per guadagnare credibilità con chi acquista spazi pubblicitari). Che cerchino di fidelizzare (aaarrggh!) conquistando lettori e – soprattutto – acquirenti con l’affidabilità del proprio marchio (sto diventando un ometto: ho resistito alla tentazione di scrivere “brand”).

Invece provate a valutare le strategie editoriali di chi si occupa delle forme di connubio tra parole e immagini. Gli strateghi Disney rischiano su Disney cucina, Disney channel magazine e Art Attack (forse su questa testata annunciata e dedicata alle fatine). Gli strateghi Bonelli si lanciano in miniserie pocoserie.

E gli altri editori?

O non hanno la voce innovazione nel proprio budget, o hanno avuto una botta di culo, o imitano gli altrui prodotti per missione aziendale, oppure non hanno quattrini.

(4.continua)

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Un pensiero su “

  1. Ho appena incontrato due persone che mi hanno fatto una buona impressione.
    Mi hanno detto che in Italia il manager spesso non esiste ma che chi viene chiamato manager altro non e’ che un funzionario di alto livello, che del manager non possiede nessuna caratteristica ma e’ solo uno “yes-man” che agisce sul day by day senza nessuna idea di cio’ che sara’ il futuro dell’azienda.
    Spesso il manager e’ un proprietario o un parente e pensa di avere una buona idea. Il mercato non la pensa come lui ma ormai e’ troppo tardi, il prodotto non si si vende o se si vende e’ quello degli altri che vien via ad un terzo. Il “manager” si chiede come mai e tanto a casa ci restano i poveracci, a lui la villa in Sardegna non gliela toglie nessuno.

    Brad Barron: ho preso il secondo numero, non prendero’ il terzo e il primo l’ho gia’ perso in giro.

    Ho riletto Kingdom of Wicked ed e’ proprio una bella storia. Il finale e’ un grande spunto di riflessione su cosa e’ un essere umano e di questi giorni dove integralisti maniaci religiosi ci vogliono far credere che il sole gira intorno alla terra non fa male pensarci su un po’.

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