PAZ

L’unico libro che parla (anche) di Andrea Pazienza e che vale la pena di leggere l’ha scritto Scozzari e si chiama “prima pagare poi ricordare”. Gli altri (e ce ne sono tanti e aumentano) sono deludenti sprechi di carta che non valgono il proprio impatto ambientale.

Periodicamente ne esce uno che mi pungola. Lo compro e inizio a leggerlo colmo di ottime intenzioni.

Quello di cui sto parlando, per esempio, è un oggetto che trovo assai piacevole: copertina in bianco e nero, con una foto di Pazienza che abbraccia una copia di Pompeo e guarda in basso a destra; il titolo (brutto!) è scritto con un carattere bastone che mi sembra contrapporsi benissimo al carattere graziato sulla copertina di Pompeo; e nella foto Pazienza è indifeso, non è bello e impossibile, non sembra una rockstar.

Anche l’idea del libro mi sembra buona: raccontare Pazienza attraverso i ricordi di quelli che gli sono stati attorno.

Ne ho letto un po’ più di metà e adesso mi trascino annoiato da un capitolo all’altro sbuffando e distraendomi. Mi aspettavo una raccolta di interviste. Invece l’autore, Franco Giubilei, si gioca questa opportunità in modo vergognoso. Dovevo capirlo dalla nota biografica in quarta di copertina: giornalista e corrispondente della Stampa da Bologna.

Dice David Randall, ne Il giornalista quasi perfetto, che se si entra in una stanza piena di giornalisti e si chiede “chi di voi ha un’opinione?”, tutti i presenti alzano la mano. Se, nella stessa stanza, si chiede “chi di voi ha una notizia?”, di mani non se ne vedono.

Tristemente Giubilei non ha neanche opinioni. Non esprime pareri apparenti e fa raccontare qualsiasi cosa a uno degli intervistati ottenendo un inaccettabile appiattimento della storia recente Faccio un esempio: Raffini (i nomi propri e il contesto in cui viene fatta l’affermazione, in questo libro, sono spesso un’opzione) dice che Bologna è stata disseminata di eroina con la complicità del PCI; Lavagna dileggia questa teoria del complotto. Una situazione ambigua, su cui molto si è detto e scritto, ridotta a opinioni di passaggio di due tizi (magari autorevoli) che nel libro sembrano aver avuto il solo merito di farsi o non farsi dalle parti di Pazienza.

Io leggo ‘ste robe e sento potenti vaffa ribollirmi in gola (e non sono indirizzati né ad Alessandro Raffini né a Giorgio Lavagna, che hanno delle opinioni).

Un libro scritto male e costruito mescolando interviste che non si sarebbero meritato un simile trattamento.

Questo libro però non lo regalo. Quella copertina è proprio bella.

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7 pensieri su “

  1. opinioni di passaggio di due tizi (magari autorevoli) che nel libro sembrano aver avuto il solo merito di farsi o non farsi dalle parti di Pazienza.

    Raffini e Lavagna, coi nomi appena contraffatti, hanno ruoli importanti nel libro di Scòzzari che tu giustamente lodi (e che va lodato non solo o non tanto per i suoi meriti documentarî, ma proprio perché è un bel libro, scritto bene). E purtroppo gran parte della loro importanza risiede proprio nell’essere stati dei drogati insieme con Pazienza, almeno secondo Scòzzari, visto che la droga ha avuto un ruolo così importante nella vita e nel lavoro di Pazienza – se non ricordo male, Scòzzari dice che fu propro uno di quei due a convincere Pazienza a drogarsi: vedi bene se non sono due, a loro tristo modo, autorevoli.

  2. …ed è in arrivo un altro libro su Pazienza (Coniglio Ed.).

    Questo primo, per quel che ho visto finora, è proprio quel che dici: mal costruito. E privo di ‘visione’: la parzialità delle opinioni riportate, mi sembra sintomatica della scarsa profondità nel restituire il contesto in cui ha vissuto e creato l’artista.

    In aggiunta, manca di brio. Ma vabbè. Non tutti hanno stile. Alla Stampa, poi…

    m.

  3. Mah… francamente mi basta e preferisco il PAZ che intravedo leggendo i SUOI fumetti, anche il libro di scozzari – in cui tralaltro sembra che ogni idea di Paz fosse prima venuta a lui e l’andrea fosse solo stato più furbo a sfruttarla – mi annoia…

  4. si, si.. è vero.. andi pure alla presentazione del libri e ne acquistai una copia dallo stesso autore che manco mi fece lo sconto, costui era apparentemente stronzo e si vantava che nel 77 stava dalla parte opposta di quelli del movimento essendo di provincia, del fgci e mandato dai capi PCI a difendere le sedi del pci dall’assalto degli autonomi (assalto che mai avvenne) passando i pomeriggi a leggere l’unità a giocare a carte. Che pirla pensai. E pensai pure, ma questo ha preso il treno, ha voluto acodarsi a quelli che “NE SCRIVO UNO PURE IO SU PAZ” o ci fa ? o ci è ?
    Libro del cazz che ho perchè per qualche motivo ho un po’ tutto quello che trovo sul paz essendo di bo e conosco un sacco di gente che ci ha avuto a che fare..
    BAH

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