Per fortuna c’è il gin
Sono un padre di famiglia e frequento i supermercati (e se è vero – come dice Alex Zanotelli – che voti tutte le volte che fai la spesa, appartengo alla cricca di quelli che non vorrei seduti alla mia tavola). I bambini vogliono i succhi di frutta e, siccome le confezioni risparmi mi allettano, la dispensa si riempie.
Si producono così due effetti nefasti.
1) la bottiglia da due litri di nettare di banana e fragola (o di spremuta di pera e scimmia, o di succo di cioccolato e telefono) viene aperta, sottoposta a rapida degustazione e classificata come nefandezza imbevibile. Resta così un tetraedro di cartone a rubare refrigerio nello sportello e a rischiare il rapido deperimento.
2) uno dei 12 pacchi monodose (medesimi contenuti) viene sorseggiato con noia e disgusto e poi restano 11 schifezzine ad approssimarsi lentamente alla data di scadenza.
Lavoro e soffro nel vedere le mie finanze dilapidate in succhi di frutta difficili da buttare (il tetrapak va colla carta? E prima lo devo svuotare? Nel lavandino o dove?).
Per fortuna c’è il gin.
In natura non esiste liquido imbevibile dopo un’adeguata correzione.

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