La puzza sotto il naso 1 – Le invidie del fumetto
Siamo circondati da evidenze. Cose così palesi che quando si prova a riferirle si rischia di essere lapalissiano.
Il fumetto che quelli che supportano il fumetto vorrebbero fosse IL FUMETTO è fatto di lunghe narrazioni, temi maturi e adulti e autori e pubblico consapevoli.
Viene venduto nelle librerie e non subisce discriminazioni. Ha diritto a solide copertine in cartone, a sovraccoperte lucide e ad almeno un paio di recensioni sugli inserti culturali dei quotidiani e nelle pagine del sapere dei settimanali.
Non si chiama più neanche fumetto. Quello è un nome così sputtanato che si rischia di essere scambiati per lettori di Diabolik o di supereroi. Si chiama graphic novel.
Ripeti con me: graphic novel.
E sì, perché graphic novel è un bel nome. Pare l’abbia inventato un genio, Will Eisner, cui il comic book stava ormai stretto (succede che il tedio ti colga quando contribuisci in maniera fondamentale a inventare formati, linguaggi e mercati).
Graphic novel significa romanzo grafico (lo so che già lo sai. Non lo sto scrivendo per te, ma per quell’altro che siede in fondo e fa la faccia un po’ stupita. Gli è che la pedanteria è caratteristica obbligatoria se vuoi diventare un vero maestrinodellaminchia).
Romanzo grafico.
Attenzione, perché qui si svela il trucco.

Romanzo grafico è molto più bello di letteratura disegnata, locuzione ideata da Hugo Pratt che diceva di essere fumettaro e poi però un po’ soffriva a non stare nelle biblioteche che contano. E’ molto più bello, dicevo, perché si compone di due parole nobili.
Fumetto è quella roba che nei dizionari ha sempre anche un significato spreg.
Romanzo grafico invece contiene “grafica”, che è una parola elegante e signorile come un attico in centro. Chi per lavoro disegna viene solitamente guardato con superiorità da chi fa un mestiere onesto (che so l’avvocato, il sindaco, l’assicuratore, il consulente, il banchiere, l’agente di commercio). Il grafico no. Lui è un designer della carta stampata, sicuramente un creativo.
Romanzo poi.
Che bella parola. E come sta bene quando viene scritta in carattere graziato tra il titolo del libro e il nome dell’autore.
Lunga narrazione con il respiro della vita, che consente di strappare il velo nero che ci impedisce di vedere il reale. Che ci rende evidente il mondo.
La grafica con i suoi prodigiosi programmi di gestione delle componenti della pagina da installarsi, previo acquisto della licenza, su Macintosh dal design moderno ed elegante.
Il romanzo invece da scriversi con l’olivetti32 o, meglio ancora, con la piuma d’oca intinta nell’inchiostro. Strumenti di un autore che può sentire fluire in sé il potere della creazione.

Occhei.
La pianto.
Graphic novel è un nome del cazzo. E’ un tentativo di nobilitare una roba che non ha bisogno di mezzucci poggiati sull’oculata ideazione di nomenklatura.
Per dirla con Lenin, la graphic nove è una malattia d’infanzia del fumetto. Bisogna superarla.
Esistono fumetti di una striscia, di 5 pagine, di 30 di 400. Scomodare le carni (e le carte) putrescenti del romanzo non ha alcun senso. A meno che non si voglia scrivere una parola che, col suo carattere graziato, sta molto bene tra il titolo del libro e il nome dell’autore.

A proposito di autore. Da questo blog viene bandita definitivamente (o almeno fino a quando non sbaglio o cambio idea) questa parola.
Un fumetto ha sceneggiatori e disegnatori (ruoli che, qualche volta, coincidono).
Come dice Cerebroleso: “non è che nel fumetto si raccolgono i termini che dalle altre parti buttano come ferri vecchi?”

Annunci

19 pensieri su “

  1. bel pezzo.
    goduto.
    solo una cosa. quella di Lenin era una cazzata. L’anarchismo è la totale pura completa guarigione dal capitalcomunismo. quindi lui avrebbe detto che il fumetto è la malattia d’infanzia del romanzo grafico. alla fine era un dandy.
    viva le malattie d’infanzia.
    viva il fumetto.
    viva l’anarchia.
    sciao
    boris

  2. Quindi, la prossima volta che mi chiedono che mestiere faccio, cosa devo dire?
    Perchè quando dico che faccio i fumetti mi domandano “che personaggio disegni?”, “quale modello di papero?” e mi occorre un ‘ora per i chiarimenti (sempre insoddisfacenti sia per me che per il preguntante).

    Se però mi presento come “scrittore e sceneggiatore e disegnatore di..” sembra che mi do le arie di far tre mestieri.

    Del resto, se dico che faccio graphic novel mi rispondono, di solito con un “eh’?”.
    Senza contare che non mi piace utilizzare angloparole.

    Insomma, di cosa cazzo campo? Qual’è il mio mestiere?
    Che si dica in una parola.
    Come “il dentista”.
    massimo due, come nel case del “cane poliziotto”.

    Secondo me sono uno scrittore che (in più, ostia!) ci mette pure i disegni, nei libri.

    Aiutatemi a trovare questa parola.
    La parola che può salvare.
    Hordet, praticamente.

    Grazie per l’attenzione

    Gipi

  3. caro Gipi
    vedi, sei fortunato.
    tu fai un mestiere e non sai come chiamarlo.
    io faccio un lavoro e preferisco non chiamarlo.
    perchè tutto questo bisogno di dire le cose?
    sciao
    boris

  4. Gipi carissimo,

    so cosa provi.
    Si chiama sindrome del presepio (la viviamo anche noi consulenti).
    Guardi le statuette e capisci. I mestieri onesti nel presepio ci sono tutti. C’è quello che cuce, quello che fa il pane, quello che pascola le pecore, quello che pesca… Ci sono perfino i ricchi signori che (corona in testa e doni tra le mani) vanno in giro sul cammello.
    Non c’è quello che scrive le storie. Ma siccome i fatti qualcuno ce li ha raccontati, uno di quelli presenti (anche se nella rappresentazione non si percepisce) probabilmente scriveva.

    Quello che fa i fumetti nel presepio non c’è!

    E sono tristezze.

    Mi lamento spesso per l’assenza del consulente dal presepio. Vorrei ci fosse (o, in alternativa, vorrei fare un mestiere onesto). A fermare questa mia ossessione ci ha pensato un caro amico che fa i fumetti e che doveva disegnare un presepio in una vignetta: ci ha messo dentro il consulente (piccolo, grassoccio e con la barba).

    Che gioia!

  5. La cosa del presepe mi piace molto.
    Quindi devo dire che faccio i fumetti.

    “ah davvero? e che personaggio fai?” mi diranno.

    A questo punto potrei inventarmi un personaggio per tagliare la testa al toro.

    Un giorno al Comicon, con Igort, contaminati dal vicinissimo stand della Bonelli inventammo Maximilian Shit.

    Lavorerò su quello.

    mmmmm…..

    “Ah sì? E che personaggio disegni?”
    “Maximilian Shit”
    “Shit? Ma è fortissimo!”

    Suona bene.
    Grazie Paolo.

  6. sì, ma poi nella copertina di Maximilian Shit non mettere – graphic novel –
    che sparid’inchiostro s’incazza’uncasino

    cerebroleso

  7. c’è la x e la acca, si può fare.
    Inoltre deve avere la faccia di una grande star americana, ma non sarà difficile visto il cognome.

    cosone

  8. grande dibattito. faccio fumetti leninisti, si deve dire. e anche faccio consulenze leniniste. che poi lenin d’inchiostro ne ha sparato assai. compresa qualche cazzata perché era umano come Galletti…

  9. >Viene venduto nelle librerie e non subisce discriminazioni.

    Ma dove? a Milano?

    >Graphic novel è un nome del cazzo.

    Più che un’opinione originale è un’affermazione offensiva verso chi cerca di farcelo arrivare, il fumetto, nelle librerie.

    “Qui parlo di quello che leggo e, data la mia pochezza intellettuale,
    si tratta solo di roba con un sacco di disegni. Fumetti insomma”
    Sta scritto nella descrizione (nascosta) di questo blog, per fortuna che lo ammetti almeno.

    Karlheinz Stockhausen

  10. Ricordo di essere andato milleni fa a sentire Markus Stockhausen, grandissimo suonatore di tromba. Karlheinz, essendo il padre, è sicuramente un gran trombone.

    Marck Karl Cerebrum Lezux ( Lega anticomunista-cattolica: “Il pensiero del Che ha uccisso + ragazzi che l’eroina’)

  11. caro cerebroleso, tu mi dai del trombone, quando mi sono guardato bene dal dire che sparinchiostro è un cazzone, infatti non credo che lo sia, proprio perchè, come già detto, è in grado di comprendere la propria pochezza intellettuale.
    Per quanto riguarda invece il tuo pseudonimo, ti consiglio di fare una bella ricerca si google.
    Cerca “cerebroleso”, e vedi che purtroppo c’è ben poco da ridere.

    karlheinz

  12. mmm…
    non so se ho capito bene:
    un cazzone sarebbe quello che non è in grado di comprendere la propria pochezza intellettuale, mentre invece nel trombone c’è speranza?

    mah, secondo me la tua è un’affermazione offensiva verso i cazzoni. i cazzoni siamo molto meglio di voi tromboni, e a nome di tutti i cazzoni di questo blog mi dichiaro decisamente offeso!

    poi, suvvia, diciamocelo, quello che sparidinchiostro dica di capire la sua pochezza intellettuale è solo un’altra delle sue coquetterie intellettuali. tu come sei un trombone non hai capito che lui la sua pochezza intellettuale non la capisce mica.

    bacini
    bacini
    cerebroleso

  13. Questa volta ha ragione cerebroleso. Devo essermi confuso.
    Decisamente sparidinchiostro non comprende la portata propria pochezza intellettuale.
    Avendone però un vago sentore, lui “scrive per quelli là in fondo con l’aria stupita”, il suo interlocutore non è mai all’altezza della situazione, perchè lui, sparidinchiostro, è oltre, lui si abbassa al livello di “quelli là in fondo”, senza comprendere che a quelli, e solo a quelli lui è capace di rivolgersi; in definitiva, come dice cerebroleso, senza comprendere la reale portata della propria pochezza intellettuale.
    Questa volta cerebroleso ha proprio ragione.
    Scusa se lascio dello spazio fra il mio commento e il tuo, ma ciò la puzza sotto il naso.

    karlheinz

  14. Scusate la mia pochezza intellettuale, ma decisamente non sto capendo nulla.

    In ogni caso:
    Onorevole Borghezio, è per me un onore averla qui sul blog. Ma perché uno pseudonimo?

  15. siete fantastici!
    mi avete divertito un casino. che verve!!!! 😉
    cmq volevo dire solo che la parola autore si può benissimo andare avanti ad usare. anzi si deve. è una parola in comune a tutti gli ambiti creativi. Per cui Gipi è un autore. (punto)
    spiegare di cosa si è autori è un problema eventuale e successivo.
    mic.

  16. neanch’io capisco + nulla.
    sparisd’inchiostro, dimmi la veritè: secondo te karlheim stockhausen è il nuovo nick di quell’anonimo con cui stavo per sposarmi in spagna?
    ha la stessa mescella di tromboinerie e valdanza che mi fa perdere la testa.
    aaahhh, e io che pensavo di aver lasciato andare l’estate senza innamorarmi…!
    cerebroleso

  17. Bello, ma spari dove non c’è bersaglio.

    Da quanto tempo, soprattutto in Italia dove NON SI LEGGONO LIBRI, “romanzo” è un additivo cosmetico?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...