copertina Ott

Le immagini realizzate a scratchboard mi affascinano moltissimo. L’idea che con una lama (che non si può tenere con sé quando si prende un aereo) si possa scavare una tavola di carta gessata, svuotando la storia che vuoi raccontare, mi stampa un sorriso ebete sulla faccia.
Non so se sia un anno particolarmente felice per questa tecnica o se – più banalmente – sia io a essere più sensibile verso di essa. Ci sono già stati Hans Binder (I Fratelli Neri, Zoolibri) e Antonella Toffolo (Gina Cammina, Centro Fumetto A. Pazienza, se solo si decidessero di mandarlo in distribuzione). Attendo con ansia il libro nuovo di Fabian Negrin (Fumo Negli Occhi, Orecchio Acerbo), che ha combinato lo scratchboard con colorazione al computer. E in Francia ho trovato un volume uscito in aprile per l’association (ma le note in ultima pagina mi fanno notare che è stato stampato in Danimarca e che a detenerne i copyright è una società svizzera): Cinema Panopticum di Thomas Ott.
E’ un oggetto molto bello. Peccato che il volume sia, come sempre, una raccolta di storielle a ribaltamento. L’obbligo di indurre lo stuporone finale nel lettore sta diventando la gabbia che impedisce a Ott di diventare un narratore di razza.

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