Delusioni

Ho cambiato indirizzo di free mail (abbandonando yahoo per google).

Un paio di settimane fa, sull’inserto domenicale di liberazione ho letto un capitolo di Giochi d’infanzia di Lynn Sharon Schwartz. Mi era parso grandioso. Questa tizia sta andando a lavorare a piedi, immersa nei suoi pensieri, e il cielo di New York esplode (è l’11 settembre 2001). Una narrazione meravigliosa, fatta di sottointesi e di non detto.
Ero convinto di aver letto il primo capitolo e sono corso in libreria a cercare il libro.
Accidenti! Il pezzo pubblicato su liberazione è dopo pagina 50.
Tutta la vita di questo personaggio, che nel frammento letto non mi è stata detta, viene raccontata, banalizzata e riempita di particolari (e – soprattutto – aggettivi) per 50 pagine prima e 200 dopo. Meglio sarebbe stato conoscere solo quel pezzo e convincersi si trattasse di uno scritto breve.

Leggo su Blue un pezzo di The surrender di Tony Bentley. Anche questo per un paio di pagine funziona. Poi l’idea di leggere un’educazione sentimentale che passa per il buco del culo mi affascina molto. Sono il wild bill hickock delle librerie. Estraggo il portafogli e pago il libro a una velocità superiore a quella del pensiero. Del mio almeno.
The surrender è letale e soporifero.

Ieri sera c’era ER. Sono guarito definitivamente. Dopo 10 minuti ho abbandonato il divano sbadigliando e mi sono rifugiato tra le pagine della compagnia della forca di Magnus.

Non conosco nessuno che sia riuscito a finire di leggere Vorrei incontrarti di Gianluca Costantini. Peccato.

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8 pensieri su “

  1. blog interessante in cui sono incappato per caso…
    circa il libro di costantini dici peccato perchè varrebbe la pena di leggerlo? Te lo chiedo visto che il solo sfogliarlo mi ha provocato una certa irritazione, almeno quanto la recensione (o meglio arrampicata sugli specchi) di Baroni su Pulp.
    bye
    cantidelcaos

  2. Fa, nessuna coincidenza.

    Canti, non so se il libro di Costantini meriti una lettura. Io mi sono arenato dopo una dozzina di pagina (e ora ce l’ho impignato tra le robe da regalare) e non conosco nessuno che sappia esprimere un giudizio su quel libro (il più ardito e resistente è arrivato a metà).

  3. Il romanzo disegnato da Costantini è un racconto a metà tra il monologo di Mrs Dalloway e il racconto illustrato, dove le immagini costituiscono la struttura per un morbido flusso di coscienza. L’autore racconta dieci anni della sua vita in cui abitano l’amore, il desiderio, il conflitto generazionale, il viaggio e la provincia. Non dieci anni qualunque ma il delicato passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, quella “linea d’ombra” che tanti romanzi di formazione hanno cercato di cogliere.

  4. Ah… Grazie.

    Lo vado a dire anche a tutti gli quegli altri che non sono riusciti a finirlo, così – se capita di parlarne in società – sappiamo quali sono le parole chiave da usare.

    E volevo chiudere qui la risposta.
    Poi però non sono riuscito a frenare lo spirto maestrinodellaminchia ch’entro mi rugge ed eccomi a darti lezioni di stile.
    Facendo cut&paste della presentazione del libro, non stai facendo una buona operazione promozionale. Sembra che tu non abbia nulla da aggiungere perché – come me – non sei riuscito a leggerlo.
    Senza firma, poi. Che mancanza di gusto… Ero tentato di cancellare il commento perché mi sembrava offensivo nei confronti di Costantini.

  5. “La signora Dalloway” è uno dei romanzi più pallosi e insignificanti del secolo trascorso, superato forse solo da “To The Lightouse”.

    Virginia Woolf è spropositatamente sopravvalutata, un essere che giustifica in pieno la diffidenza che molti ancora hanno verso le intellettuali donne viste come bas-bleu, lesbiche viriloidi, passivo-aggressive, esasperanti e di discutibilissima igiene personale.

    Chi pensa di fare reclame a un fumetto tirando in ballo un brutto arnese come la Woolf è un povero idiota (non è rancore: mai sentito noominare, quel Costantini).

  6. cosa vuol dire bas-bleu?

    puoi specificare meglio quello della ‘discutibilissima igiene personale’ di virginia woolf?
    il tema m’interesa molto.

    insinuii che l’autore del fumetto in questione tiri in ballo la woolf più per soffrire gli stessi problemi col sapone che per afinità letterarie?

    cerebroleso

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