Per una decina d’anni sono stato vittima di una terribile insonnia che mi costringeva a incredibili maratone di fuori orario e di videocassette di film improbabili prestati da amici e amici di amici (ancora non c’era il P2P).
Ricordo bene “La notte del golem”. Ricordo Grezzi e quelli che mi erano parsi vaneggiamenti fuori sincro. Me lo immaginavo lontano dall’occhio della macchina da presa, sdraiato su un divano e sorseggiante fumo dalle canne di un narghilé ben carico.
Parlava di carne e metallo che si compenetravano, di contaminazione delle carni, di crashballard, di scannervideodrome e di altre cose che – preso com’ero dal tentativo di cogliere il senso di neuromenti e splatterpunk – capivo poco e male.
E, tra un delirio e l’altro, vedevo “Naissance d’un golem” di Amos Gitai – film che ho completamente rimosso – e, soprattutto, i due Tetsuo di Shinya Tsukamoto.
Ieri sera ho rivisto il primo Tetsuo (the iron man del 1988) e subito mi sono immerso nei primi anni 90.
Intendiamoci. Non è un bel film.
Patrizia ha atteso pazientemente che smettessi di guardare questa cosa e mi ha guardato con lo sguardo carico di commiserazione delle mogli prive di speranze.
Quel film, lo amo ancora.

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20 pensieri su “

  1. ah, tetsuo…
    e la donna di sabbia? cavoli!
    una volta alla biennale di venezia ho visto ghezzi in bicicleta
    ciao, enrico, sei bellissimo!
    lui mi ha salutato così con la mano ed è andato via
    cerebroleso
    ps, ancora piove, ancora tutti a fare in culo

  2. piove e non accenna a smettere
    io, qui solo, con una sigaretta
    senza filtro
    che in fondo
    non mi va d’accendere…
    una volta, all’università, ho assistito a una lezione di ghezzi, invitato dal nostro prof semiologo, parlava fuori sincrono anche dal vivo e sembrava un piano sequenza tagliato a metà

  3. Ghezzi l’ho visto a Torino che presentava il libro che uno dei suoi (Giuseppe Sanza, un italiano che parlava come l’ispettor clouseau) aveva fatto per la neonata collana ritmi theoria.
    Dal vivo mi è sembrato:
    – più grosso
    – più calvo
    – più comprensibile
    che in video.

    Ricordo che sono tornato a casa con la sensazione che Bruno Gambarotta (che coordinava la tavola rotonda) fosse una personcina risibile. Non ricordo perché.

    Boris, ho capito solo adesso il tuo post del 4/10.
    Alla fine hai smesso di vivere nel peccato!

    Dimenticavo… Continua a piovere e… anche a me cerebroleso piace abbastanza.

    Baci
    P.

  4. scusa ma sono un pò “defisciente” e non pratica dei blog e avevo scritto sul diario di ieri.
    ero quasi sicura che non l’avevi più ascoltata. potresti chiedere a Quino, mi sembra che hai a che fare parecchio con i fumetti, ma forse è troppo algido, lui si riconosce solo in Borges, Garcìa Màrquez per lui è un sottoprodotto, è parte di una argentinità, intellettuale e non, un pò sprezzante. Adesso le sonorità del tango sono dovunque, chiunque mette un pò di milonga dentro un suo pezzo, in un film. La Negra Sosa è un culto e anche un delirio popolare, quello del folklore che rappresenta tutta l’Argentina e non solo la sua capitale. non credo tu l’abbia sentita 2 anni fà a Milano, che a stento riusciva a stare sul palco, donarsi al pubblico e omaggiare l’italia cantando dallamericaruso, te voglio bene assai, quasi meglio dell’arrangiatore stesso, sicuramente la pronuncia del napoletano è migliore. Il suo impegno è stato costante da duerme negrito a gracias a la vida, ad alfonsina y el mar e migliaia di interpretazioni e collaborazioni e aiuto a musicisti giovani, oggi mostri sacri del folkore. se ancora sei interessato alla dualità musicale argentina, cerca Atahualpa Yupanqui.
    sono troppo lunga. ti saluto
    marcela

  5. Marcela:
    Quino algido? Perché?
    Poi, a ben vedere, sono d’accordo con lui. Borges sì (e anche Cortazar, ma forse per gli argentini è troppo francese); Garcia Marquez bhoff… Sto realismo magico funziona su un libro (i 100 anni), farne un genere trasforma Macondo in una Disneyland.
    Penso poi all’arrivo di un nordamericano, con una formazione molto pop, e al fatto che riesca a rifare (inconsapevolmente) il genere con risultati eccelsi e irraggiunti da Garcia Marquez. Ma forse Beto Hernandez non è un nome estremamente rappresentativo per un nordamericano e Palomar suona molto meglio di Macondo.

    Cerebroleso:
    Vogliamo parlare di Charly Garcia e Spinetta?

    Baci
    P.

  6. charly garcia era ospite nella trasmissione dell’attuale conduttore televisivo Maradona, in questo momento non riesco ad evocare Spinetta, sto ascoltando l’ultimo live from Zurich del’92 di Atahualpa con Angel Parra (figlio di Violeta) per il 25° anniversario della scomparsa della Parra, ha appena finito di cantare, il figlio, duerme negrito. dicevo dualismo, ma avrei dovuto dire molteplicità di sonorità argentine. Fito Paez? Manuel Puig? Da poco è uscito un film su Puig. Continuiamo a citare espressioni della capitale, anche perchè rappresenta, non dico la metà ma sicuramente più di 1/3 di tutta la popolazione, ma molta parte , quella popolare, proveniente dalle province, e oggi tanti dal resto di america latina e asiatici. direi che il commento su Gabo per me, che sono un pò fanatica, sta come lo scandalo del nobel a Dario Fo. E mi mancano ancora tutti i suoi articoli giornalistici, sua vera vocazione.
    a scuola odiavo fare i riassunti. non ci riesco. Les Luthiers, La Bersuitt, ragazzini da me conosciuti Tan Biònica. Non c’entra un tubazzo Silvio Rodriguez.
    Basta!!!!!!! baci Cere e P.
    Marcela

  7. ho una copia di Rayuela, editorial sudamericana, trovata da mio fratello più di 20 anni fà tornando dalla Germania. non mi toccate Mafalda, era comunque algida. era più amato Paturuzù, peri bimibi o el otro yo del doctor Merengue. Fermatemi! ho il jet lag incorporato.
    Marcela

  8. mah, s’era in argentina + probabilmente sarà stato il doktor Mengele

    sparid’inchiostro: charly chi? spicosa?

    cerebroleso

  9. sempre parlando di Enrico il bello, oggi alle 1:35 am c’è
    La leggenda della fortezza di Suram, me-ra-vi-gli-oooo-so!

    cerebrolizer

  10. scusa non conoscevo il titolo in italiano. cerebrocattivo perché non mi racconti di spinetta? poi volevo dire che il gioco del mondo l’aveva trovato su un treno.
    e lo scandalo “provocato” dal nobel di Fo. io sò moltissime meno cose di te. io vivo nella provincia di milano da un bel pò, emigrante di ritorno in campania long time ago, miei bisnonni, nonni e babbo emigranti in Argentina.
    saluti e goditi i tuoi affetti come giustamente suggerito sopra
    marcela

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