Troglo da Delicatessen

Da brava massaia, sto dedicandomi alle pulizie di primavera. Prendo i post vecchi di questo blog e appiccico loro etichette (o tag, per essere un cittadino della blogosfera più comprensibile).
Siccome sono un vecchio paranoico (cosa dici? Non sono vecchio?) sto facendo questo inutile lavoretto con calma e attenzione (commettendo infiniti errori).
Ho iniziato definendo il tema Jamin-a, con un nome rubato alla canzone erotica che preferisco (nel bellissimo “Creuza de ma” di Fabrizio De Andrè, “e l’ultimo respiro Jamin-a / regina delle sambe / lo tengo per uscire vivo / dal nodo delle tue gambe”), e sotto cui metto tutte le cose un po’ porcelle. Poi è stata la volta di Black market, che mi viene dai Weather Report, a cui ho appiccicato tutti i messaggi anche vagamente promozionali. L’ultimo, al momento, è Oltre il giardino. Scrivere che lì vorrei raccogliere le cose banali ma di buon senso mi fa un po’ arrossire (perché non sono abituato a dire cose di buon senso e di banalità ne profferisco a iosa).
Ora mi sto arrovellando. Penso a quale tema attestare il post che sto scrivendo. E’ uno di quei post in cui passo da un argomento all’altro, fingendo che tra essi ci siano relazioni quando è evidente che sto solo gonfiando l’ego e mostrandolo a quelli che passano (in fondo un blog può essere – e spesso è – una recrudescenza tardolescenziale).
Sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore ho letto questo articolone, cui era dedicata più di metà della seconda pagina (la sezione che tipicamente ospita i reportage culturali). Lì si analizzava questa messe di volumi recenti dedicati alla morte della critica. Leggendolo mi è venuto in mente che tutti quelli che hanno avuto, in un qualche momento della loro vita, un qualche interesse per il fumetto (fosse anche la sola lettura prepubere di topolino) hanno avuto anche occasione di dire almeno una volta nella loro vita, +/- testualmente: in Italia la critica non esiste.
Incuriosito mi sono precipitato in libreria e ho comprato uno dei libelli menzionati dalla redattrice del Sole 24 Ore: Eutanasia della critica di Mario Lavagetto.
Una novantina di pagine, con caratteri belli grossi e bordi spaziosi come ti aspetteresti da uno che di mestiere fa fare le tesi di fine corso a ragazzi che non hanno mai scritto nulla in vita loro. Però sono novanta pagine targate Einaudi e in un’edizione che, a leggerla sulla metropolitana, la ricercatrice prosperosa, seduta di fronte, ti sorride complice e compiaciuta da dietro la montatura pesante degli occhiali da topo di biblioteca.
La tesi di Lavagetto è facile. Non è neanche sua. Lo dice fin dall’inizio. L’ha ripresa da George Steiner.
Semplifico, ché questo mi consente l’intelletto. Cosa vuoi? Di solito leggo fumetti. La critica si stratifica sui testi e resta paralizzata dai suoi stessi intenti. In questo modo diviene sovrastruttura destinata a un pubblico in via d’estinzione, mentre i lettori imparano a vivere senza critica. Ma senza critica il lettore rimane disarmato, proprio nel momento in cui in casa, grazie alla montagna di classici quasiregalati dai quotidiani, i libri iniziano a entrarci come carta immota che forse un giorno si sveglierà grazie al bacio del principe. Chi aiuterà il lettore a sapere che Un Amore di Swann non è una stronzata ben scritta ma il frammento di un capolavoro? Chi gli spiegherà che Baricco, Pennac e Checkov – presentati tutti e tre come classici del 900 – non devono essere letti con lo stesso spirito?
Tutte domande giuste ma mi sento un po’ come quando, pur non sapendo cosa stai cercando, ti tasti le tasche. Manca qualcosa.
Ecco!
Ho la sensazione che al libro di Lavagetto manchi il sottotitolo: “Tengo famiglia”.

 

Ecco. Mi è venuto in mente il nome del tema: Delicatessen.

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3 pensieri su “

  1. utti quelli che hanno avuto, in un qualche momento della loro vita, un qualche interesse per il fumetto (fosse anche la sola lettura prepubere di topolino) hanno avuto anche occasione di dire almeno una volta nella loro vita, +/- testualmente: in Italia la critica non esiste.

    questa non l’ho mica capita…

    Ho la sensazione che al libro di Lavagetto manchi il sottotitolo: “Tengo famiglia”.

    E neanche questa, a dire il vero. Lavagetto ha scritto il più bel libro in lingua italiana su arte (applicabile, credo, anche al fumetto) e psicoanalisi: “Freud – La letteratura e altro”, Einaudi, 1987 o ’88. Sono molte più di 90 pagine, e fitte fitte, ma valgono lo sforzo.

  2. Effettivamente c’è bisogno di un chiarimento.

    Il libro di Lavagetto ha un sacco di pregi: si fa leggere; è ben scritto; è breve; è molto “vissuto” (non so come dirlo meglio – spero si capisca); a tratti divertente.
    La questione è – imho, ovviamente -diversa.
    Lo faceva osservare anche Eco (che però ha fatto notare quasi tutto e quasi tutto il contrario, quindi non fa testo): e’ bello iniziare uno studio con la dichiarazione di morte dell’oggetto di studio.
    Perché capire come è fatto dentro un road runner che corre nel deserto è un casino impressionante (l’ho chiesto a Wyle E. Coyote). L’autopsia è un’operazione più semplice.
    La seconda metà del libro, poi, io l’ho capita così.
    Là fuori c’è un sacco di cadaveri che si dicono critici. Li guardi, li annusi e capisci che sono morti.
    Io (Lavagetto) sono vivo e loro (gli altri, quelli che si trastullano con semiotica, comparativismo, cultural studies, …) sono morti. La critica (degli altri) è morta, io (Lavagetto) quel lavoro posso continuare a farlo. Ho anche famiglia (amici, eredi, allievi, …) da mantenere.

    Ciao
    P.

  3. La CIA ci spia dietro gli occhi della polizia…da dove proviene internet? hackers. war games. millenium bug. spam. clonazione di carte di credito. o sono tutte leggende metropolitane. statisticamente chiedo a splinder e ai ragazzini che so riuscirebbero a fare il mio mestiere con uno stage di sparo a caso 15 giorni, meglio di me, che uso il computer per lavoro da circa 20 anni e navigo da pochissimo, panzer naviga dal ’92 e non mi ricordo da quanto tempo usa un computer, chiedo ancora che percentuale di utenza, fascia di età e fastidio può dare a qualcuno questo spazio nella rete? forse dovremmo chiedere ai compagni più esperti di mediaset, di radiokabul o ai ragazzini stessi esperti di informatica, scienze delle statistiche, tecnici di computer, ingegneri, le connessioni hanno un costo per ogni tasca e un profitto per ogni provider e giro d’affari connesso al tutto. o siamo nel bosco delle fate e degli elfi. io non riesco più a trovare il racconto sardo-parigino. avrei dovuto prendere carta e penna e trascriverlo a mano per rileggerlo. se qualche buon cuore me lo vuole spedire ne sarei grata.
    Prendo un libro regalatomi da panzer nel ’82 acquistato a Londra Faeries, Avenel Books distributed by Crown Publishers, Inc. One Park Avenue New York, New York 10016 –
    Originally published at $17.50, in questo momento non ricordo e non mi va di fare ricerce del rapporto dollaro/lira di allora.

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