Amore, creazione e rivoluzione

Movimento

Carla e Sandro a cena. Ci vediamo mediamente meno di una volta l’anno e, tutte le volte, è occasione per ricostruirci addosso il passato recente a ritroso, per indizi, in interminabili sessioni di cazzeggio e discussioni di politica e di sesso (gli unici due argomenti di cui si discute sempre a cena, almeno da questa parte dello schermo).
Carla e Sandro hanno un passato da movimento studentesco, un presente di quasicomunismo e due figli ventenni o poco più. Grandi e gravi crisi, perché la più totale deriva degli ideali porta i giovani a non sognare la Rivoluzione. Yuri, il maggiore, gioca a pallavolo, è di sinistra e ha smesso di frequentare il Leoncavallo quando ha smesso di farsi le canne; ora è completamente disilluso, di sera resta a letto con l’amorosa (che è bellissima – giuro!) a guardare film scaricati da internet. Alice, la minore, studia disegno industriale e sognava di trovare grande fervore politico tra gli universitari; ora passa le sue serate a organizzare un’associazione che sta nascendo tra le mura di un ex ospedale psichiatrico di provincia.
Carla si incazza, a volte tracima nella retorica: a vent’anni si deve sognare la Rivoluzione! Noi lo facevamo, collettivamente e partecipando.
Bofonchio cazzate inintelligibili. A un certo punto mi scappa anche il maestrinodellaminchia: “Ma sì, certo. Prima l’immaginazione al potere e poi alla deriva, tra psicofarmaci e new age”.
E’ chiaro. Non riesco a spiegarmi e preferisco rifugiarmi in pirlate un po’ offensive. Mi sento più vicino a Yuri e ad Alice che a Carla e Sandro. I prodromi della pantera, unico movimento che avrei potuto accarezzare, mica ci sono arrivati fino al liceo scientifico G.B. Grassi di Saronno. E se ci sono arrivati, io non me ne sono neanche accorto.
Le rivoluzioni che sognavo (e che credo sognassero i miei coetanei) erano tutte individuali: rivoluzionare il karate, la danza, l’astrofisica, i videogiochi, l’illustrazione o l’uncinetto.

Baci e abbracci. Ci scambiamo la promessa di vederci più spesso. Saluti sulle scale.
E’ tardissimo e non ho sonno.
Afferro il librino appoggiato sul comodino e inizio a leggerlo.

E’ un libro destinato a lettori dai nove anni in su e, fingendo di raccontare una storia di maghi, parla dei temi fondamentali del mondo: amore, potere, dovere, creazione e rivoluzione. E le rivoluzioni, così come le disgrazie, sono sia individuali sia collettive.
Poi è opera di un illustratore straordinario, cui penne e pennelli stanno decisamente stretti. Continua a rinnovarsi nello stile e nelle tecniche e ha anche deciso di scriversi da solo le storie che illustra e, per scriverle, utilizza l’italiano, una lingua che ha appreso in età adulta. E, accidenti!, è proprio bravo.
Il libro è “Fumo negli occhi” di Fabian Negrin (appena edito da Orecchio Acerbo). Le illustrazioni, a scratchboard, sono in mostra a Seregno fino alla fine di novembre (e nella stessa mostra si può vedere una selezione di illustrazioni di Libico Maraja).

Ho deciso. Si avvicina natale: lo regalo. Agli amici, ai parenti, ai nipoti. Lo regalo anche a Carla e Sandro. Magari, la prossima volta, non mi tocca di sguinzagliare il maestrino.

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4 pensieri su “

  1. “di sera resta a letto con l’amorosa (che è bellissima – giuro!) a guardare film scaricati da internet”

    al suo posto anch’io avrei smesso di frequentare il leoncavallo!

    cerebroulé

  2. ciao P.
    Se il disegno che hai messo riguarda “Fumo negli occhi”, direi che a pelle, perchè non ho altri strumenti: mi piace.

    Le tue riflessioni mi fanno riflettere, scusa il giro di parole. Ho visto di notte, un servizio televisivo, con interviste all’artista degli anni ’60, su Italo Calvino. Ad un certo punto, in maniera un pò confusa diceva qualcosa tipo: i giovani restano giovani e i vecchi restano vecchi. Ciò è quel che a me è sparso interpretare dal suo discorso, attraverso gli occhi della mia esistenza e non della mia capacità di interpretare quelle parole da intenditore, stò per cominciare a leggere “i nostri antenati” e mi mancheranno molti mezzi per capirlo completamente, ma leggo e guardo a seconda delle emozioni che trasmettono le mie viscere al mio cervello rielaborato dalle mie esperienze, poi sento “gli esperti” e mi dico: -“forse era meglio tenermelo per me”. Ma credo che sia anche giusto che il proprio, sia per ognuno, l’ombelico del mondo. E semmai qualcuno volesse pubblicare un mio sogno, delirio, o incubo su della carta igienica, sarebbe un bel affare. L’uncinetto per ora non mi interessa più, forse in un’altra fase della vita. Non rinnego niente della mia vita, ma se rinasco giuro faccio lo psichiatra!

    P. se hai voglia mi piacerebbe sapere qualcosa di più su Copino. Il blog è tuo e te lo gestisci tu.

    cerebrodotto: ho trovato il racconto, credo che tu mi deva almeno un pò di buon olio, non bevo vino o latte di capra. ho l’impressione che tu sia una “gayina”, (non è un’offesa).

    anonimo facilmente riconoscibile,

    a quest’ora la fantasia non mi aiuta neanche con le citazioni.

    Vista l’ora buon risveglio a tutti!

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