Le parole per dirlo

veduta del monte fuji

Se guardo mio padre e gli dico che l’italica società è scomparsa in una deriva berlusconiana perché ha definitivamente perso le proprie storie e che gli ultimi scampoli di resistenza, in mezzo a una letteratura putrescente e a un cinema che si aggira per i supermercati con le braccia protese dinnanzi a sé, è nel fumetto, lui pensa a Diabolik. Magari ha anche letto qualche numero di Brad Barron, perché – per banalità della narrazione ed esplicita volontà degli autori – gli ricorda le produzioni ingenue e ormai indifendibili che leggeva nell’immediato dopoguerra a Messina: cose con cui la memoria dovrebbe essere clemente, concedendo loro una lenta discesa nell’oblio.
Giuro. Non ho nulla contro i narratori seriali. Non ho nulla contro l’intrattenimento (anche se un inghippo semantico ha imprigionato questa parola tra gli strumenti del marketing: è intrattenimento tutto ciò che mi consente di catturare e “fidelizzare” un segmento di utenza cui appioppare un messaggio promozionale!).
Adoro i peggiori polpettoni, perché hanno spesso valori quantitativi (e su di essi si possono fare i mirabolanti – e, per me, divertentissimi – giochi da formalista sovietico, che fa roteare tra le mani decine di funzioni proppiane senza perderne alcuna). Mi interessano molto le motivazioni che inducono un numero spropositato di lettori ad acquistare e leggere i cento colpi di spazzola raccontati dalla morosa del giovane rampollo di casa Fazi (non è un segreto). Matteo Stefanelli afferma che nel fumetto si deve iniziare a parlare di pubblici e io credo sia una verità tanto evidente da rendere superflua la necessità di menzionarla (continuo a essere uno dei dieci italiani che – pur non avendo rapporti di parentela diretta o acquisita con Vittorio Spinazzola e con i suoi – si ostinano a comprare Tirature tutti gli anni).
Tutto vero.

Mi concedo un’altra digressione.
Se affermassi che i VanzinaBoldiDeSica non meritano di essere menzionati su una rivista di cinema degna di tal nome, se non per analisi dei pubblici e dei fenomeni di mercato, nessuno si sentirebbe offeso.
Cosa succederebbe invece se dicessi che le sole cose degne di interesse in Brad Barron sono le motivazioni di chi lo compra e alcuni indicatori numerici sulla produzione, la distribuzione e le rese?
Secondo me il paragone tra un albo bonelli e le vacanze di natale potrebbe offendere ancora qualcuno (e bada che ho citato un albo, di cui sono riuscito a leggere un paio di numeri, scritto da una persona, Tito Faraci, che reputo intelligente: in giro c’è anche di peggio).
Mi sembra che questa immaturità nelle analisi del fumetto sia una risposta convincente a Marjane Satrapi quando si chiede: “Non capisco come mai a chi fa fumetti si chieda perché usa il fumetto e non si chieda a chi fa cinema perché usa il cinema”.

Sono convinto che le narrazioni si debbano necessariamente muovere in pieno accordo con un adeguato insieme di strumenti di analisi. E credo anche che a fornire quegli strumenti ci debba pensare la famigerata critica. Il critico è quel signore che, per vocazione e mestiere, è in grado di definire e di stabilire reticoli di narrazioni. Perché è erudito, perché conosce la storia, perché studia, perché è capace di costruire delle mappe. Il narratore è un creatore di mondi (quello bravo è un eversore che si libera di mondi belli e rivoluzionari); il critico è il cartografo in grado di riportare creazione e rivoluzione su una mappa.
Ma il critico è un essere umano, un bipede senziente (talvolta sull’aggettivo ho qualche dubbio) che vive di affetti, amicizie, necessità e che ha un grosso limite: le idee che esprime (quando in buona fede) provengono da uno spazio situato dietro i suoi globi oculari e tra le sue orecchie.

La domanda è: esiste la possibilità di una critica delle narrazioni che sia consapevole anche del fumetto?
Provo a rispondere domani (e arrivo anche ai titoli promessi… forse)

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26 pensieri su “

  1. cazzo
    e dovevi proprio cominciarla mentre sono a mille kilometri dalla mia scrivania questa interessantassima analisi’
    come faccio a intervenire con cognizione del mio dolore?
    torno presto
    sciao
    boris

  2. non m’ero mai reso conto fino adesso
    che la nuvola dietro l’onda del divino hokusai
    avese + o – la stessa forma dell’onda
    come un’ombra bianca dell’altra

    ma può anche sembrare un orso nasone che sbadiglia

    cerebroleso

  3. Ma ma, “letteratura putrescente”, in che senso? Stanno uscendo dei libri stupendi, c’è Moresco, c’è Scarpa, c’è Voltolini, c’è la casa editrice Sironi… non sono mica robe putrescenti. Capisco che parli di noir, ma nemmeno quelli sono tutti putrescenti.
    Sei in grado di fare una mappa della terra putrescente e di quella rigogliosa?
    andrea barbieri

  4. Andrea,
    non sto parlando di “noir” ed era uno slogan (ho degli evidenti problemi con la sintesi, ma non ho voglia – né tempo – di dilungarmi in 400 cartelle di disamina degli attuali scrittori italiani: cosa, per inciso, che mi costringerebbe a superare lo scoglio delle 50 pagine prima di far volare il libro nel cestino della carta straccia).

    Stavo cedendo alla tentazione di rispondere in maniera puntuale al tuo elenco ma delle due l’una: o per ciascuno degli scrittori menzionati cerco di motivare le ragioni della noia o risolvo con una frase sprezzante e antipatica.
    In ogni caso, a seguire mi ritroverei a dover microrecensire (e non ho – e non voglio avere – un’opinione su tutto) mozzi, faletti, veronesi, lucarelli, carlotto, evangelisti, melissa p, genna, ….

    Siccome di mestiere faccio il consulente, di fronte a questi problemi rispondo con domande:
    Veramente, secondo te, Voltolini e Scarpa sono grandi scrittori?

    Non sto parlando di scrittura piacevole o di narrazioni divertenti (stephen king in misery parla di devo, quella forza misteriosa che ti avvinghia alla pagina).
    Parlo proprio di letture necessarie.

    Ciao
    P.

  5. quali libri leggere per giungere alla dislettura, vale a dire al fumetto?
    per disleggere, per trovare che l’onda è un orso nasone che sbadiglia?
    per disleggere, per fumettare, per mandare in fumo la storia vera dell’onda
    mostruosamente divina e farne una vera storia dell’orso che sbadiglia?
    Nella cartografia dei legenda ci metterei anche Giordano Bruno, in particolare
    “de gli eroici furori”.

    E poi, sì, anche “les mots pour le dire” di Marie Cardinal, da tradurre in le parole per il dire anzichè le parole per dirlo.

    Milim

    ciao spari, ciao cerebro, ciao andrea, ciao boris

  6. Di Voltolini: Rincorse, Forme d’onda, Primaverile, Autunnale sono libri straordinari.
    Di Scarpa Kamikaze d’occidente e le sue cose saggistiche, molte delle quali nell’archivio di Nazione Indiana.
    Di Moresco: Lettere a nessuno, Gli esordi, Canti del Caos, Lo Sbrego, Zio Demostene.
    Credo che la letteratura italiana oggi produca cose di grande e a volte di grandissima qualità.

  7. E’ evidente che se parti con l’idea del canone, ti tocca scartare tutto, ma è un’idea pericolosa.

  8. di scarpa una decina d’anni fa era uscito dieci d’anni fa che era bello ma che non rileggerei.
    adesso ha fatto questo semidialettale che mi piace ma non sono riuscito a finire.
    nel mezzo ci sono un sacco di brutti libri: tipo kamikaze d’occidente che non serve neanche per farsi le seghe (detto da me che riesco a farmele pure col elenco telefonico è una definitiva stroncatura), le sue cose saggistiche sono il nulla.

    cerebroleso

  9. ops! fatto casino.
    era così:
    di scarpa una decina d’anni fa era uscito di occhi sulla gratticola che era bello…

  10. Vabe’ Cerebroleso, interpreti un personaggio che sembra un comico americano super politicamente scorretto. Va benissimo, però devono esserci momenti in cui si ragiona normalmente, cioè fuori da questa finzione, se no non si arriva da nessuna parte.
    Tanto per dire, sull’Espresso della settimana scorsa c’è un articolo di Scarpa su Corto Maltese molto bello, molto denso di idee. Non credo che Fofi sappia fare tanto.
    E Voltolini ha scritto bellissime recensioni di fumetti su tuttoLibri.

  11. quello che dico su i libri di scarpa non è interpretazzione, finzione, ma quello che penso. che scarpa sul fumetto sappia fare meglio di fofi non credo sia questo grandissimo complimento, non credo fofi ne capisca un granché ma dentro tutto quello che sforna quando c’è qualcosa di VERAMENTE buono (gipi, munoz, cocconino) lo sa vedere e lo segnala, e questa è una cosa ben più utile che farle la pubblicità (perché di quello si tratta) a corto maltese.
    tu, invece, non sembri vedere altrettanto bene, e quando devi andare un po’ in dettaglio sui ‘libri stupendi’ di cui parlavi prima, si scopre che ti piace IL PEGGIO d’uno scrittore (che stimo e che leggo ma del quale ancora sto aspettando un gran bel libro).
    che tu non capisca d’immagine è evidente (penso che non riconosceresti un taglio di fontana della riga del tuo culo) ma che sbagli nel campo della letteratura dove sembri più al tuo aggio, mi fa pensare che provabilmente sparid’inchiostro avese raggione quando parlava di letteratura putrescente. e che forse il tipo di libri che a te sembrano questa grande figata siano quelli che fanno cagare a spari (e a me e ad altri).
    e poi, dai, al tuo amato moresco il termine putrescente piacerebbe assai.

    bacini
    cerebrolize

  12. Be’ che Fofi sia buono solo per gli adolescenti, è un giudizio un po’ esagerato. Io volevo piuttosto dare l’idea di un passaggio di testimone a una generazione di scrittori più giovane e con strumenti diversi (secondo me più efficaci).
    Pensavo di riportare due o tre cose di quell’articolo su Corto nei commenti al blog di Igort.

  13. Allora, Cerebroleso, prima di tutto capisco molto di blog e per esperienza non mi imbarco in discussioni con chi dà giudizi che mescolano offese, opinioni in malafede e opinioni in buonafede, specialmente se vengono da anonimi.
    Tutto il tono è offensivo.
    Un’opinione in malafede è per esempio questa, che Scarpa nell’articolo su Corto faccia “pubblicità”: è evidente che 1. l’articolo non l’hai letto, 2. oppure non l’hai letto con attenzione, perché tutto si può dire meno che non sia un testo appassionato e acuto e dunque molto lontano da un lancio pubblicitario.
    Sulla mia lettura delle immagini non so che dirti, ci sono cresciuto dentro, ed era un livello direi altissimo, se non ho imparato niente devo essere stato veramente stupido.

  14. io trovo che cerebroleso sia la metafora linguistica di ciò che è un fumetto per immagini disegnate.

    milim

  15. Che bello. Un bel litigio.

    Sono d’accordo con Andrea quando dice che il tono generale del msg di cerebroleso è offensivo.

    Sono d’accordo con Cerebroleso quando dice che Fofi sa riconoscere il genio. Poi non è forse capace di fare critica (infatti le sue recensioni sono spesso noiose e fuori fuoco), ma ha un gusto straordinario e una capacità di cortocicuitare intelletti che in italia non ha oggi uguali (e secondo me questo è un modo di fare critica e analisi dei testi).

    Personalmente non sarei capace di riconoscere un taglio di fontana dal solco del mio culo.

    Ciao
    P.

  16. touché!

    cerebroleso

    ps, potrei difendermi dicendo che “Vabe’ Cerebroleso, interpreti un personaggio che sembra un comico americano super politicamente scorretto” non è il masssimo della gentilezza MA NON LO FARO’

  17. mmm, Cerebroleso, conosco un ragazzo che scrive, si chiama Giordano Tedoldi, che è un maestro della comicità scorretta all’americana (anche in letture pubbliche, non solo sulla pagina). Lo ammiro parecchio per questo, insomma non prenderlo come qualcosa di offensivo.

  18. in un’intervista, milo manara lamenta che fofi lo avesse definito “pornografuzzo di regime” ed
    aggiunge, manara, qualcosa come “lo dice fofi da una pubblicazione rai che più di regime non si può”.
    (ho citato a memoria)
    boh!
    milim allucinate

  19. ma figurati! lo sospettavo che sotto sotto mi ammiri parecchio. sono cose che capitano.

    cerebroleso

  20. Cito:

    Mi sembra che questa immaturità nelle analisi del fumetto sia una risposta convincente a Marjane Satrapi quando si chiede: “Non capisco come mai a chi fa fumetti si chieda perché usa il fumetto e non si chieda a chi fa cinema perché usa il cinema”.

    Non lo si chiede perche’ non frega niente a nessuno. Il “cinema” e’ noioso, ripetitivo, costoso, inutilizzabile, temporalmente “lungo” avvolto, come la preda del ragno, dal filo del consumo: se non vende non esiste. Ci sono sempre le eccezioni.
    La domanda fatta alla Satrapi e che lei non accetta e’ invece il succo del fumetto che il critico deve assaggiare e se non gliene offri e’ finita li. Al fabbro chiedi: perche’ hai usato il martello da 5 chili?
    Ho riletto per la ennesima volta due fumetti particolari in due sessioni di defecazione (fallo col cinema e poi ne parliamo)
    The Ballad of Dr. Richardson e Dear Julia. Del secondo c’e’ anche un film ma non l’ho mai visto (APPUNTO !!!!)

    Dai Zio Paolo, facci la critica.

    D.

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