A sciacallar commenti…

Nei commenti di un post là sotto, ilGranchio (tornato!)(?) scrive cose che mi sembrano interessanti. Le ripropongo qui.

granchio

bello, spari. Le parole di Berger che ti hanno tanto colpito sono proprio rinfrescanti. Soprattutto in queste settimane forse, in cui non ho fatto molto più che sgobbare freddamente e, nelle pause, sciropparmi dai giornali tirate sulla moralità politica nazionale..

Sarà anche che Berger è un figo. Uno dei pochi intellettuali con le palle per passare dall’estetica all’antropologia, e sempre con saggezza. Uno che studia come un dannato, ma che ama scrivere storie (ha pure vinto un Booker prize, mica uno Strega..): un po’ follemente mollò tutto x andarsene da Londra in culo alle Alpi, a fare ricerche sociologiche tostissime e scrivere, scrivere, scrivere.

Epperò poi mi caschi nel mélo: "la rivoluzione è nelle cose belle"? No, ok, capisco. Ho sogghignato pure io al disegnino di gipi su Diabolic, che anche secondo me coglie benissimo il senso comune intorno al fumetto. Però no, non sono affatto daccordo sul punto che metti in grassetto: che il fumetto OGGI sia tra i mezzi più rivoluzionari, per me va bene al massimo come slogan per una lobby (che non c’è, e che sarebbe pur fichissimo costruire, intendiamoci).

Se ci pensi bene, un conto è dire rivoluzionario, un altro pieno di "belle cose". Che le rivoluzioni siano "bellezza", via… La prospettiva che condivido è più da "coito interrotto – reprise". Ne abbiamo già parlato (sono io quello che sfotti per la blogosfera perchè parla troppo di chris ware,eh? ^_- ): è l’idea che Chris Ware ha abbracciato come metodo. Cioè che il fumetto "era", e non è più stato [mettere come compl.oggetto l’indice di un bel tomo di teoria del fumetto. Quando sarà mai stato scritto]. Oggi, ha ripreso ad essere.

Ma il contesto storico non è più quello ottocentesco, e la funzione rivoluzionaria – se mai c’è stata, e io credo di sì – non c’è più. Il mondo alfabetico ha già imparato a "leggere le immagini". Topffer e McCay erano dentro alla rivoluzione, e Chris Ware no. Ne è semplicemente uno dei più coscienti narratori. Ciò che fa oggi il fumetto non è [spoiler: pippa teorica] costruire lo sguardo della nuova epoca tardo-moderna che notava Benjamin. Ma ribadire semmai il proprio esserne stato la sorgente.

E il lavoro di Ware è stupefacente perchè è come la confessione, celata per tanto tempo, di un intero mondo espressivo. Oggi il fumetto "pieno di cose belle" ha solo acquisito coscienza. Il sentimento "rivoluzionario" che dici è forse solo il coraggio di "fare il fico" del mezzo. Mostrare all’età dell’ipertestualità e multimedialità che "c’era una volta…" un ambito culturale che aveva già elaborato gli strumenti per vivere le ricadute estetiche della rivoluzione industriale.

Ah-ugh.

ilGranchio (tornato!) 

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31 pensieri su “

  1. chapeau.
    c’è da che diventare granchiano.
    comparto l’amore per ware a qui farei pompini gratis.

    a volte la rivoluzione delle cose centra con la formazione d’un linguaggio, nelle origini. invece a volte con la distruzione dello stesso linguaggio, alla fine.
    nel mezzo c’è poca violenza.
    è allora?
    mi piace picasso ma anche chardin.
    in piedi sopra un pianeta che scompare a forza di ‘rivoluzionarlo’, perché mai dovremmo continuare a vedere la rivoluzione come la nostra stella polare?
    certo, uno potrebbe anche dire, in piede su un pianeta che scompare come non essere rivoluzionari?

    cerebroleso ®

    ps, lo so, lo so, oggi sono un po’ paraculo.

  2. Mettiamola così. Il fumetto ha cento anni, la letteratura oltre quattromila. Non è abbastanza per collocare l’idea che siamo ancora in piena esplorazione del linguaggio? Ware sta esplorando quanto Feininger. Quanto McCay.

    E poi cerchiamo di essere meno esterofili. Giova allo spirito.

    igort

  3. mah! il romanzo quanti anni avrà, duecento? e il racconto? forse qualcosina di più? non credo che ci siano forme di raccontare che habbiano durato mille anni. prima o poi sono morte saghe, fiabe, racconti orali, insieme alle civiltà che le hanno generate e sono nate delle nuove. dunque si può pensare sì che l’infanzia del fumetto sia pasata da un pezzo.

    invece quella roba di cercare di essere meno esterofili fa proprio ridere. chi ha detto l’altro ieri “piagnucolare, sport molto praticato nello stivale” e ogni tanto infila stilettate contro il nostro sacro suolo italiano?
    L’elmo di sciiiiiiiiipio
    ti cinghiaaa la teeeesta

    Cerebroleso Quatrocchi, vi faccio vedé come muore un cerebroleso!!!!

    BANG!

    Ahh!

    BANG!

    AAAAhhhhhhh h h

    h

    h

    h

  4. e poi il disegno di Feininger appena pubblicato nel tuo blog è tutto pixelato, non si vede un cazzo, e se ci clicco dentro è anche peggio.

    cerebroleso

  5. diceva anche pochi giorni addietro

    “Sto cercando di ricreare una mappa estetico-artistica che ci porti a riflettere lontano dai soliti must italioti”.

    sciao
    boris

  6. Jung, che aveva le visioni della madonna, scrive moralisticamente nelle sue LETTERE a Freud che la Sabina Spielrein, l’ebrea, gli si era infilata nel letto, demoniaca, insidiando il suo matrimonio e la sua professionalità.
    Ad una storia così, il FUMETTO darebbe tutt’altra piega.
    Dalla morale all’etica, questo direi essere il passaggio che il fumetto porge alle lettere di compiere.

    milim allucinate

  7. non so se cerebroleso e boris hanno ragione, ma “cerchiamo di essere meno esterofili” da che pulpito? Da uno che sta a Parigi, e che avesse scritto un solo post su di un disegnatore italiano…non parla mai nemmeno di quelli che pubblica lui…figuriamoci.

    Poi se non ci si può mettere nemmeno a distiguere fra autori recenti e meno recenti con qualche sottigliezza in più che non i soliti concetti allora ce ne stiamo tutti zitti ad ascoltare solo quello che dice il gran maestro e cioè:

    “ma quello che intendo quando mi riferisco al romanzo ottocentesco è una capacità della scrittura di superare se stessa, di farsi dimenticare per mettere in primo piano il “racconto”.”

    Ma che dice? Il romanzo nell’ottocento stava appena nascendo e già la scrittura superava sè stessa? poi dice che i nerd son fissati con le letture…ma che libri avrà letto lui?

  8. scusatemi tanto ma cerebroleso è davvero un outsider e ha tutt’altra stoffa, rispetto agli ultimi commenti, che fanno prendere al discorso una piega piuttosto inutile..
    si rischia di diventare un tantino puerili…così almeno mi pare…
    (milim a parte)

    saluti
    raf

  9. The thing Ygort said is true: we should be less estereofili’s!

    Brainjured maybe is an true outsider ,but he doesnt knot the right words of the italian hymn.
    Play it not again, Cher!

    Charles Azeglio

  10. Sono Adolf Feininger, nipothe di nonno Lyonel. Se nonno vede blog Ygor, nonno rivolta tomba. Tutto pixel, pixel, pixel, persona guarda disegno non capise niente! Bene che nonno Lyonel stato un poco cubista ma tu esagera. Non parlare poi diritti copiwrit, perche io visto niente contratto uso disegno nonno tuo blog. Se non migliori qualità pixel io chiamare avocati.

    Adolf Feininger, deposithario leghale nonno Lyonel.

  11. Per conoscenza eredi legali Sabina Spielrein:
    1 – Nonno Lyonel poi mai conoscerre Sabina Spielrein.
    2 – Mai cercato nessuno infilare letto nonno Lyonel.
    3 – Nonno Lyonel dormire sempre per terra.

    saluti, Adolf Feininger

  12. Che commenti patetici. C’è una reale incapacità di discorrere ragionando. Il web per come lo utilizzano molti signori qui sotto è un ricettacolo di insulti gratuiti. Tutti fieramente mascherati da un preciso anonimato.
    I “must italioti” sono altro rispetto a difendere una sensibilità artistica italiana, caro Boris, ma questo, al solito non lo capisci.
    Cerebroleso, mi scuso a nome di Feininger ma sulla rete non ho trovato delle immagini di qualità superiore. Se posso provvedo. Ma era solo lo spunto per parlare di Feininger. Quanto sei suscettibile.
    Gransignore (?), non meriti neppure una risposta, bastano le sciocchezze che scrivi per qualificarti.
    Mi piacerebbe sapere che lavoro fate voi per il fumetto, oltre a zampettare sul vostro pc di casa. Mi piacerebbe inoltre, ma questo è pretendere vita da un morto, che vi firmaste con il vostro vero nome. Piccoli ipocriti blateroni.
    igort (io mi firmo)

  13. Per non smentirmi ho puntualmente capito niente.
    Cosa sono i must italioti? E di chi è la sensibilità artistica italiana? E cosa centra john berger?
    Eppoi. Darmi dell’imbecille ci sta anche, lo sono e lo so. Ma dell’anonimo no.
    Io caro igort magari non mi firmo ma metto la mia fotina con la mia faccina da cazzo. Se poi non ci siamo mai visti, e ci siamo visti, e non sai chi sono è del tutto irrilevante, perché non sono nessuno.
    Nel fumetto almeno.
    E’ solo che compro i libri (anche e tutti quelli della coconino) e li leggo e dico quello che penso quando li leggo. E leggo quello che dici sul tuo blog e dico quello che penso quando lo leggo. Dammi del pirla per non capire le tue elucubrazioni o per trovarle contradditorie, ma non darmi dell’anonimo.
    Vuoi la mia biografia? E’ insulsa.
    Mi chiamo Panzeri; Alessandro Panzeri.
    Ho un figlio e un cane.
    Vivo a Milano. Non pranzo con Art né con Tardì, pranzo con Nestore e con Zampa.
    Odio il te al bergamotto e mi spiaccico di caffè (robusta non arabica).
    Mi ubriaco spesso. Fumo due pacchetti di nazionali al giorno.
    Mi occupo di metalli non ferrosi.
    Sopravvivo tra le mie contraddizioni di anarchico e il mondo così com’è.

    Questo e tutto.
    Ah, dimenticavo… secondo me, tu come me e come tutti da Cerebroleso a gransignore e agli altri sui tanti blog del web dici un sacco di cazzate. La cosa inquietante è che te ne compiaci.
    Sciao
    Boris

  14. Eccheccazzo!
    Uno si allontana un attimo e trova la porta divelta, il materasso sventrato, i cassetti rovesciati e una cacata sul tappeto.

    Ho cercato di capire cosa fosse successo.

    Ho riletto i commenti e non ci ho capito nulla.

    Faccio un attimo rewind (lo so che si legge in un altro modo, ma mi viene da dire: “the answer my friend is blowing in rewind”).

    ilGranchio (tornato!) dice una cosa con cui non so se sono d’accordo ma che mi sembra interessante.
    Mi sembra che uno dei passaggi chiave tra quello che dice sia che il fumetto è partito in crescendo e – prima di raggiungere il suo apice – si è fermato, per riprendere in questi tempi e godere della grandezza già maturata. Non so se ho capito bene, ma questo è il senso che do all’affermazione “coito interrotto – reprise”
    Siccome ho capito chi è ilGranchio (tornato!) appena lo incontro glielo chiedo.

    Poi c’è il commento di Igort che contiene una serie di affermazioni con cui dissento (il fumetto ha cento anni significa suffragare la tesi che sia nato con Yellow Kid; la letteratura ha 4000 anni manca il gilgamesh di 2000 anni circa; paragonare il fumetto e la letteratura significa paragonare un linguaggio dell’industria della cultura e il sistema della parola scritta).
    La cosa che mi sembra essere più ambigua in quel commento (mi riferisco al #4) è l’affermazione E poi cerchiamo di essere meno esterofili
    Non capisco che voglia dire e a cosa si riferisca (ilGranchio non sembra aver fatto ammissione di esterofilia).
    Veramente. Non capisco.
    Igor?

    Ciao
    P.

  15. parbleu. Che emozione farsi dire “chapeau” da un cerebroleso. Porgo una chela in segno di ‘merci’.

    Ma preferisco andare a bomba su una cosetta che hai detto. E una che ha detto igor. Andiamo avanti con le chiacchiere al bar di Spari.
    Una cazzo di birra da offrire ai tuoi più fedeli avventori no, eh? Barbone.

    Cerebro: “la rivoluzione delle cose centra con la formazione d’un linguaggio, nelle origini. invece a volte con la distruzione dello stesso linguaggio, alla fine. nel mezzo c’è poca violenza”. Mi sa che sono daccordissimo. Per dire la prima robetta, mi viene in mente l’esplosione di stili nei ‘font’, all’inizio della rivoluzione tipografica. Però io non credo affatto che per il fumetto si possa parlare, oggi, di origini – e qui riprendo Igort. Che sia un mezzo ‘giovane’ igor fa bene a ricordarlo. Certa gente – ok, oggi sono diplomatico e taccio – pensa che tutto sia finito con Topolino e – ahh – Charlie Brown. Ma parlare di origini per me è tutt’altra cosa. L’esplorazione di topffer e mccay non è affatto la stessa di ware. Ware ne è l’erede, semmai (sbaglio o qualcuno ha notato affinità con Crepax?). Ma in mezzo è successo qualcosa di grosso: è cambiato il mondo. E il fumetto pensato da mccay, topffer e rubino (l’esterofilia serve a poco, ieri come oggi) non ha lo stesso significato [ok: lo dico] sociale di quello pensato da Ware. Anche se poi sul piano estetico appartengono ad una linea di continuità, quello di topffer e maccay si inseriva in un contesto sradicandone certi assunti diciamo ‘alfabetici’. Spiegelman e Ware arrivano a lavoro già compiuto. Hanno fatto compiere dei passi straordinari al mezzo, non ci piove. Ma la loro funzione storica non è rivoluzionaria.

    Esagero, forse. Vi provoco, di certo. Ma per me la ‘rivoluzione delle cose’ che dice Cerebreo riprendendo Spari è piuttosto quella della fase di “distruzione dello stesso linguaggio”. Davanti alla digitalizzazione, credo che non siamo lontani dal cogliere il vero senso dell’apparente “rivoluzione” fumettistica.

    Dopodichè, mi piacerebbe sapere anche su cosa Boris non è d’accordo.

    Se poi preferite le baruffe alle chiacchiere ditelo. Tornerò a parlare di quella volta che, a Copenaghenn, in cella…

    il Granchio

  16. Caro Paolo,
    quando parlo di esterofilia in italia non mi riferisco a te ma all’intero sistema. Faccio l’autore. Perché questo mio lavoro sia non un mero hobby sono stato costretto a emigrare. Parigi è una città magnifica ma non è piacevole dovere lasciare baracca e burattini dopo avere constatato la pochezza del nostro mercato. (a un dato punto sampayo disse: “non ci sono più le condizioni morali per potere svolgere il nostro lavoro” e smise di scrivere).
    Sembra un simpatico aneddoto ma non lo è. E’ una cosa grave la condizione che costringe al silenzio e alla scomparsa un lavoro complesso.

    I lettori fanno parte di questo meccanismo. Ne sono attori.

    La coconino è nata per questo. Avrei i miei fumetti da fare, e mi piace molto farli. ma una parte della mia giornata è mangiata da una casa editrice dalla quale, forse è meglio che si sappia, guadagno zero lire.

    Detto questo da editore ti posso comunciare che se pubblico un libro italiano ho “automaticamente” la metà degli ordini che se pubblico un autore “straniero” o, meglio ancora, giapponese. Questo è lo specchio di un provincialismo culturale nel quale il presidente Ciampi ha poco a che fare.
    Gli italiani sono esterofili, gli stranieri sciovinisti. Ho cercato di riflettere su questo in passato nel mio blog.
    (è facili fare i bambinoni che scherzano senza sapere un benemerito … della situazione reale)
    Poi…
    Il fumetto per me nasce con Yellow Kid, (è un simbolo, una convenzione, chiamala come vuoi, ma in generale non sono interessato a dissertare sulla colonna traiana, la biblia pauperum o sul fatto che hokusay faceva delle sequenze sel finire del settecento). Il senso che intendevo è semplicemente che tutto è ancora “da fare”. Questo è quello che pensiamo io e una serie di “antipatici amici”. Basta contenstare l’assioma che “siamo antichi” e di colpo vediamo la nostra barba più corta.
    Poi c’è il discorso di Granchio (ma perché non ci si firma con nomi reali? cambiamolo questo costume puerile del blog) su Ware e su McCay. C’è di mezzo la memoria. Ne ho parlato molto con Spiegelman e Seth, con lo stesso Ware (mi scuseranno quelli a cui sta sulle balle che li citi come amici). Non credo che sia la coda del postmoderno. Seth o Ware vivono come due artisti (Mc Dermoth e Mc Dough), che si comportano come fossero di un altro secolo. Non è una posa, c’è un disagio che li porta a stare bene in quella dimensione in cui la memoria ha un gioco attivo.

    Credo che sia molto affascinante tutto questo. Sopratutto perché è sincero.
    Credo poi che sia importante se in italia riusciamo a riprendere un “dibattito” culturale sul fumetto. E per questo è davero utile e necessario moderare i toni.

    Sono una persona esposta e forse dovrei stare a fare le mie tavole e il mio lavoro. So che ci sono moltissimi autori rifiutati, gelosie, invidie e una serie di piccole cose disgustose per cui è bello offendermi.

    Tiro al piattello (sono rotondo ultimamente)
    Almeno Boris Battaglia lo fa dicendomi chi è. Questo non lo autorizza, certo, gli insulti sono inutili e poco interessanti sul piano del discorrere, ma almeno è stato onesto.

    Non mi offendo solo che se devo prendere a calci in culo qualcuno preferirei non sbagliare culo. Questione di deontologia professionale. Non so se mi spiego.

    Per il resto quando parlo di “cosa vorrei leggere” mi riserbo il diritto di dire cosa vorrei leggere io, da lettore. E questa cosa non è oggetto di discussione, come non lo sono il fatto che mi piacciano gli spaghetti o il sushi. mi spiego?
    Non pretendo che il fumetto sia solo quello che mi piacerebbe leggere, una persona attraversa dei periodi in cui ascolta cose e legge libri, un anno dopo si è altrove. Oggi a me interessano certe cose come il romanzo fiume. Non credo di dovere chiedere il permesso a qualcuno per questo e neppure di potere essere offeso per questo.

    Non rubo altro spazio e tempo ma spero di avere spiegato meglio cose che forse non ero riuscito a spiegare con sufficiente chiarezza.
    Torno al mio blog e ai miei racconti. Buone letture e sempre complimenti per le cose che scrivi.
    igort

  17. il granchio cerebreo non è solo un bellissimo lapsus, ma è, in quanto lapsus, e come il sogno,
    espositivo dell’essere, il fumetto, metafora, metonimia, sineddoche.
    Il fumetto trattato senza tener conto della sua struttura retorica si fa istituzione che nominando qualcuno a rappresentarla, produce la catastrofe.
    Se qualcuno crede di essere esattamente quello cui è nominato da un’istituzione, da una provincia, da una qualsivoglia “confraternita fratel coniglietto”,
    allora è la catastrofe.

    paola micol frighieri, c’erebrea

  18. forse freud avrebbe distinto fra errore di battitura e lapsus

    Piccoli Ipocriti Blateroni’s Heart Club Band

  19. o.t.
    signor Paoloinkiostro…che cos’è “NICOZZIANO”??? me lo spieghi…perché non lo so neanch’io…figuriamoci gli altri!!!

  20. oggi inizia la nuova serie di ciprì e maresco alle 20:30 sulla 7, ma cavoli a quellora a casa mia vedono il wrestling!
    qualcuno la guarda e poi me la racconta?

    Piccoli Ipocriti Blateroni’s Heart Club Band

    ps, sabato giornata delle pulizie.
    di prendere i tappetti in tinta coi gatti vi lo avevo già detto.
    la frase di questa settimana è:
    l’aspirapolvere è l’incontrario dell’aerografo (lo so, lo so, non è un granché, ma si rischiava di lasciarvi senza frase della settimana!!!!)

    pps, forse nicozziano c’entra con san nicola, essendo te una catholic girl…

  21. ah, ragazze, che polvere!
    con tutta la roba che sto trovando sotto i divani potrei aprire un piccolo mercatino del usato!

    Piccoli Ipocriti Blateroni’s Heart Club Band

  22. Perché non sono d’accordo con il granchio.
    Perché il fumetto è rivoluzione permanente. Nel mezzo come all’inizio e alla fine (ma chi l’ha detto che Ware, cioè l’adesso, è gia la fine ?). Questo non capisco.
    Questo voler vedere la storia del fumetto come uno svolgersi lineare con un inizio un centro e una fine. Secondo il granchio: ciò che il fumetto era (l’inizio), che non è più stato (il mezzo), che è tornato ad essere (l’adesso- non ho capito se per lui la fine oppure no). Come fa a dare così spudoratamente una scansione temporale in almeno tre epoche alla storia del fumetto non riesco a capirlo, anche perché non dice dove e quando l’inizio diventa mezzo e il mezzo diventa il presente. Quindi mi sembra di capire che secondo Il Granchio il fumetto è un ente non meglio specificato che ha descritto un orbita ellittica intorno a se stesso da Topffer a Ware però Ware fuori dalla rivoluzione, quindi l’accezione in cui utilizza il termine rivoluzione è quella astronomica. E’ l’asse di questa orbita (il centro, il mezzo) che non riesco a decifrare. Segar, il più grande di tutti, dove sta nell’inizio o nel mezzo? E Hergè dove sta?
    Certo le origini sono sempre meglio e dopo un po’ l’esperienza permette all’industria di codificarne le regole e tirarne fuori la serialità standardizzata a manuale. Ma quello non è il fumetto, quello è il mercato. Qui è più facile trovare venditori di saponette.
    Non si devono cercare rivoluzionari tra i fumettari, o rivoluzioni nei modi e negli strumenti del fumetto (per dire la digitalizzazione è solo un nuovo strumento non la rivoluzione): è il fumetto – quando non è mercato- la rivoluzione.

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