Fonti

Statuine O'Brien

Giuliano è alto e magro. Si muove e parla lentamente. Ha tono di voce pacato e… fa… lunghe… pause… dopo… ogni… parola… Ti guarda sempre come se stessi dicendo cose prive di senso. A volte è esasperante. Tiene in università corsi monografici sull’umorismo in letteratura e cita scrittori tardo-ottocenteschi e primo-novecenteschi che non ho mai sentito nominare. Quando, una sera a cena, gli ho chiesto quale fosse lo scrittore che amava di più, non ha mostrato esitazioni: “In questi… mesi, leggo… con molto… interesse… uno… scrittore… irlandese… che… si chiama… Flann… O’Brien…”.
Siccome – com’è noto – la mia enciclopedica ignoranza copre ogni campo del sapere, mi si è dipinto sul volto un gigantesco punto interrogativo.
Circa un anno dopo questa chiacchierata giro tra i banchi di una libreria-supermercato. Sto meditando sull’irriconoscibilità delle copertine di Giano, piccola casa editrice di Varese. Titoli encomiabili, autori interessanti e un ottimo volume di fuoco (quindici libri l’anno per un’etichetta nata 4 anni fa non sono niente male). Le copertine però sono tutte uguali: la grafica essenziale e monocromatica (verde, rossa, viola o nera); una cornicetta che delimita il bordo; il titolo, l’autore e il traduttore al centro e giustificati verticalmente, scritti in Times New Roman.
Intristito da tanta austerità non mi sono accorto quanti fossero i libri fatti da Giano. Avevo preso Sacche di resistenza dell’amato John Berger (rosso) e la nuova traduzione di Più che umano di Theodore Sturgeon (viola). Mi accorgo che hanno già una cinquantina di titoli in catalogo (ma non trovo il sito web per avere conferma) e che è uscito un romanzo che non conosco di Chester Himes (l’autore del ciclo di Bara e Beccamorto, che qualche genio della bandella ha definito “il Balzac di Harlem”) e “Il boccale traboccante” di Flann O’Brien.
Ieri sera il volume dell’irlandese, indipendentemente dalla mia volontà (che, lo confesso, non è quel che si dice ferrea), ha abbandonato lo scaffale dei libri da leggere e mi è saltato fra le mani, inducendomi a lettura coatta, seppure disordinata e a balzelloni.
Si tratta di una selezione di articoli da una rubrica tenuta quotidianamente, dal 1940 al 1966, da O’Brien su Irish Times ed è esilarante. Un blog prima dei blog.
Racconto una parte che mi ha divertito in modo particolare, solo per rovinarti un po’ il gusto della lettura.
Una fantomatica associazione di artisti, autori e musicisti ha l’idea assolutamente innovativa di offrire il servizio di usura libri. Si sa, c’è chi si riempie la casa di libri per darsi un tono, ma tradisce la poca scarsa predisposizione alla lettura mostrando volumi intonsi. Per cifre veramente modiche questo servizio consente di ottenere libri sfogliati, rovinati lungo la costa, sottolineati in rosso (il numero di sottolineature deve essere concordato in fase di stipula del contratto), chiosati (con un set di frasi standard – punto esclamativo; punto di domanda; “pienamente d’accordo”; “e perché mai?”; … – o con sentenze personalizzate) e dedicati (“al mio caro amico A.B. che ha avuto la forza d’animo di rivedere tutto il mio romanzo e di riscrivermi il terzo capitolo. James Joyce”).
Mi sembra che, in tempi di scaffali ricolmi di classici e meridiani comprati in edicola con repubblica o tv sorrisi e canzoni, questa sia un’opportunità di business da prendere in seria considerazione.

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2 pensieri su “

  1. o.t. Paoloinkiostro ho scoperto perché non sono più Nicozziana…
    perché ormai c’è la Montalto a farlo per me.

    (aia!qui mi ammazzano!)

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