Il canone fumettistico – 12

1970 When dreams collide di Richard Corben

Richard Corben

In questi giorni non si fa che parlare di vignette offensive della sensibilità delle persone devote a una religione, della superiorità culturale dell’occidente civilizzato in grado di tollerare le vignette di Vauro, dei limiti che un autore satirico si deve porre di fronte alla spiritualità.
Oggi, un fumetto come questo Linus – parlandone come se fosse viva – non lo pubblicherebbe.
Il prete e la giovane hippy sono sullo stesso autobus e, cullati dall’andamento basculante e conciliante, i due si addormentano. Lei sogna un mondo pagano di libertà lisergiche e love & peace, dove poter scorrazzare nuda indisturbata accanto a giovani esponenti del flower power. Lui ha un costume da supereroe, con mantello e D su petto. E’ Dio e attraversa il mondo punendo brutalmente i peccatori in un delirio di onnipotenza. Il prete dà fuoco agli idolatri e strappa le gambe ai lussuriosi. La ragazza fa sobbalzare l seno impressionante, gioendo dei corpi aggrovigliati degli amanti sui quali getta sguardi compiacenti e fiori. I due si incontreranno in sogno e il risveglio sarà assai brusco per entrambi.
Una storiella brevissima che ben sintetizza le ossessioni grafiche e narrative di Richard Corben.
Avevo dieci anni ed ero a Messina. Per rallegrare la mia estate mio padre mi aveva portato da una bancarella un mazzetto di riviste a fumetti. Con ogni evidenza non aveva guardato neanche le copertine, perché lì in mezzo c’erano due alter linus e due linus. Su quelle pagine, e casualmente, ho incontrato il Penthotal di Pazienza, the long tomorrow di O’Bannon e Moebius, la Blanche Epiphanie di Pichard e Lob e Richard Corben…
Negli anni successivo ho nutrito un amore incondizionato per questo narratore sghembo, che infittiva le proprie storie di maschi nerboruti e femmine dalle zinne ipertrofiche (per un sacco di tempo il motivo principale per cui mi ostinavo a comprare la rivista l’eternauta). L’amore si è spento insieme alla voglia del nostro di fare fumetto. Oggi il gigantesco Corben si è arenato sulla spiaggia della marvel.

1970 Lone Wolf & Cub di Kazuo Koike e Goski Kojima

Lone Wolf & Cub

Vedendo il telefilm con Toshiro Mifune, non intuivo che lì dietro si nascondesse una storia complessissima. Anni dopo, quando ho avuto per le mani alcuni – pochi – fascicoli della prima edizione statunitense (con copertine dell’allora importante illustratore Bill Sienkiewitcz, poi dissoltosi come neve al sole) non sono riuscito a cogliere la struttura narrativa. Però erano bei raccontini seriali, narrati bene e illustrati con montaggi dinamicissimi e messe in pagina per me nuovissime.
Quando è uscita la pregevole edizione dark horse ho deciso che era giunto il momento di colmare il buco.
Per 28 mesi ho ingerito la mia razione di Lone Wolf & Cub, appassionandomi alle avventure di Itto Ogami, samurai caduto in disgrazia per una congiura politica saldamente ancorata ai meccanismi delle caste guerriere del Giappone medioevale, e di suo figlio Daigoro.
La lettura continuativa mi ha fatto scoprire che questa serie di episodi slegati, collegati da occasioni spesso esili e al solo scopo di farmi vivere le imprese di un ronin, un samurai ribelle, con figlio a carico, in realtà ha un verso, un senso.
Quella distesa di tasselli nasconde un disegno molto complesso che si sviluppa lentamente e arriva a fornire un superbo quadro d’insieme.
Ora credo che Lone Wolf & Cub sia uno dei fumetti più importanti della storia del linguaggio (un lavoro da canone, veramente): una di quelle opere che non dovrebbero mancare nella libreria di nessuno.
L’edizione Dark Horse è pregevolissima. 28 volumetti dalle pagine piccolissime (più piccole, e di molto, di Diabolik, per intenderci), ben adattati e con un verso di lettura che non mi costringe a cortocircuiti cognitivi (lo so, lo so, il verso di lettura è solo questione di abitudine e ribaltare le pagine è un crimine: sarò vecchio, ma a leggere da destra verso sinistra mi sembra di capire meglio). Dell’edizione Panini ho preso solo il primo volume che non mi parso bello come l’omologo nordamericano. Però c’è e lo si trova anche in edicola.

1970 Paulette di George Pichard e Wolinsky

Paulette

C’è chi, come me, ha coltivato per anni un immaginario erotico che molti considererebbero malsano. Che palle i milimanara e le pameleanderson! Viva le carni vive e un po’ frolle (e la cellulite non è un reato). E’ vero: la taglia 42 è il burka delle società occidentali. L’avevano capito Bunny Yeager e Irving Klaw, quando fotografavano l’eroticissima Bettie Page seduta sul divano a fiori del salotto buono. Ce l’aveva assai chiaro Russ Meyer quando costruiva film senza trama attorno a mammelle procaci e a sesso insaziabile e felice. Robert Crumb non pensava ad altro.
E anche George Pichard…
Io e Daniele sulla spiaggia. In piedi a controllare che le figlie, che scorrazzano da tutte le parti, non si suicidino. A un certo punto, entrambi rimaniamo stupiti. Iniziamo a parlare con difficoltà in seguito a un eccesso di salivazione. Di fronte a noi c’è Paulette. Le sue carni, il suo sorriso e il suo sguardo sono inconfondibili.
Ci guardiamo e – per la prima volta da anni – siamo completamente d’accordo. Poi, dimenticandoci delle figlie, siamo costretti ad abbronzarci le schiene.
Uno degli aneddoti preferiti da Michele Ginevra durante le cene ad Angouleme riguardava la mia reazione (a suo dire imbarazzante) di fronte alle pagine di Pichard.
Usciti dall’edificio del Centro nazionale del fumetto e dell’immagine (CNBDI), stavamo trascinando un monolito di carta verso una salita alla ricerca di una navetta. Dopo aver percorso un centinaio di metri, accompagnati dal mio imprecare, si è parata davanti ai nostri occhi una galleria che presentava una mostra inattesa di George Pichard. Siamo entrati pagando un euro e cercando di interagire con un gruppo di signore che parlavano solo francese.
Una mostra bellissima capace di allineare il Pichard degli esordi, quello maturo delle carni morbide e odorose e quello – decisamente meno interessante – della decadenza sadomaso.
Mentre guardavo stupito una pagina bellissima di Carolina Choléra, la proprietaria della galleria, una bella sessantenne, si è avvicinata, mi ha sorriso e si è presentata: “Danie Dubos, quelle storia l’ho scritta io”.
Ma torniamo a Paulette. E’ il capolavoro di Wolinsky e Pichard (anche presi individualmente). L’occasione viene offerta dalla possibilità di riscrivere, per il mercato francese, la Little Annie Fanny di Harvey Kurtzman e Bill Elder, autori da cui Wolinsky è ossessionato da quando, sottufficiale durante la guerra d’Algeria, si è ritrovato per le mani un paperback con le storie dai primi Mad.
In breve tempo Paulette si smarca dalla fonte d’ispirazione e conquista una propria autonomia. Diviene un feuilleton in cui i due autori possono shakerare tutte le innumerevoli fonti d’ispirazione suggeritegli da immaginazioni oculatamente coltivate.
In italiano esiste un volumone Milano Libri che raccoglie gran parte di Paulette e un più esile albo, edito da L’Isola Trovata, che contiene Paulette al circo (l’episodio che Wolinsly dichiara di amare di più). Esiste un volume francese (Tout Paulette) che raccoglie l’intero ciclo.
Non so spiegarne il motivo, ma spesso, quando leggo Blutch (Sunnymoon, Vitesse Moderne e Mitchum) non riesco a liberarmi dalla sensazione che quest’ultimo si abbeveri allo stesso immaginario che ha prodotto Paulette.

(12. continua)

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25 pensieri su “

  1. > L’amore si è spento insieme alla
    > voglia del nostro di fare fumetto.
    > Oggi il gigantesco Corben si è
    > arenato sulla spiaggia della marvel.

    dimostri di non capire un cazzo di fumetti come sempre
    le miniserie fuori continuity marvel scritte dal genio azzarello come banner e cage sono le cose piu’ importanti che quel segaiolo ha fatto
    den e’ un cartone animato di merda in un film di merda come hevy metal

  2. e l’edizione non ribaltata della panini e’ l’unica da leggere
    ribaltare un manga e’ uccidere la storia come la concepita l’autore
    ma tu non lo caqpisci
    continua a guardare i fumetti di picard per farti le seghe

  3. A proposito di lone wolf & cub e il senso di lettura dei manga, ha scritto cose interessanti Daniele Barbieri. Si possono leggere cliccando qui.
    Forse ai lettori del tuo blog può interessare.

    N.

  4. Per superare le difficoltà che la clientela delle “Tre ranocchie”, osteria aperta da Leonardo insieme al Botticelli,
    incontrava nel leggere il menu, scritto dal Vinciano, da destra a sinistra, Botticelli pensò di disegnare le varie pietanze: capretto bollito, carciofi, rognone di agnello, rane, carote, a fianco alle scritte.
    L’Arcimboldo, grazie all’amicizia del padre con Bernardino Luini allievo di Leonardo, venne in possesso
    degli appunti e dei quaderni con gli schizzi del Maestro, e chissà che la sua pittura non se lo sia inventata proprio di-s-leggendo questi appunti.

    Su internet i suoi dipinti “reversibili”…incredibili!! Un genio anche lui. La dislettura giova alla genialità.

    Il ds per sn e la sn per ds, fanno dislettura, lettura del due, metafora che non va senza metonimia, lettura ironica, lettura critica, LETTURA originaria, catacresi (ab-uso), sogno.

    Per chi avesse curiosità artistico-culinarie segnalo il libro:
    “Note di cucina di Leonardo da Vinci” di Shelagh e Jonathan Routh
    Casa editrice Voland

    milim

  5. cmx perché tutto questo astio?
    perché tutta questa violenza?
    i fumetti che difendi non hanno, mi sembra, bisogno di difesa alcuna.
    hanno dalla loro il mercato.
    non i basta ilbilancio in attivo?

    vuoi pure la pantentina accademica?

    distinti saluti
    armida

  6. oh, anche a me piace quel libro di Jana Cerna, e anni fa quando ho letto da qualche parte il titolo del libro quello (della e/o) sono corso a comperarlo.

    cerebroleso

  7. Mi ricordo benissimo Paulette, e anzi ne conservo la pubblicazone su Linus – che anno era, 1973 o ’74? Oh, le prime innocenti intensissime estasi masturbatorie dell’infanzia.

    Nel messaggio di cerebroleso, non capisco che cosa c’entri Jana Cerna (il libro è Nel culo oggi no, immagino).

    Saprai certo che era la figlia della Milena di Kafka.

  8. Caro Vicinelli,
    Si riferisce al titolo del blog di ninaroberts/armida.
    In questo caso dimostri di essere tu il vero signore.
    Sia io sia cerebroleso, non appena abbiamo visto una fotina 1cmx1cm e un nome femminile siamo corsi a guardare il blog (purtroppo vuoto). Evidentemente mossi da bassi istinti

    Baci
    P.

  9. Caro Spari, siccome i vecchissimi Linus non sono a portata di mano, rinfrescami un po’ la memoria: un vecchio dissoluto si era reincarnato nella procace Paulette, o nella sua amica bruna… com’era bene la storia?

  10. caspita, saprod’inchiostro, e io che pensavo che la principesa dei pscicoanalisti fosse milim

    cerebroleso

  11. Che bei ricordi, quella Paulette, aveva il costume rosso se non mi sbaglio, e’ una delle donne piu’ belle che potro’ mai vedere in tutta la mia vita.
    AlterLinus-AlterAlter sta tutta nella parte piu’ alta della libreria, a circa tre metri di altezza. Ogni tanto esco la scaletta macchiata di pittura e prendo un numero a caso. Il formato esterno, visto di costoletta, o di bordo da poster ripiegato su stesso, parla chiaramente di cosa voglio leggere.
    Ormai le seghe non richiedono piu’ un’ immagine su carta per essere affilate e taglienti, perche’ le immagini me le sono costruite da solo in vita mia, ma quella Paulette era vera, esisteva, respirava e me l’aveva insegnata non Pichard, ma 50.000 anni di selezione naturale.
    Il resto sono solo tette di plastica, bocche sintetiche e figa a pagamento.

    D.

  12. ah, però! dal solito tema culi e seghe siamo arrivati a culi, fighe e seghe
    complimenti!

    perche adesso non sviscerare il tema:
    RIFLESSIONI PRIMA DELL’ACQUISTO DI UNA TARANTOLA

    eh?

  13. Basta.
    Sono un utente privilegiato di questo blog.
    Ho un bottone con sopra una manina e se lo pigio, l’utente preso di mira viene filtrato e non può più commentare.
    Ho un bottone con sopra scritto delete e se lo pigio il messaggio scompare.
    Non so chi tu sia, cmx, ma adesso basta.
    Se ho voglia, domani spiego anche il perché.

    Addio. Ritorna nell’oblio della rete.

  14. Sparid’inchiostro, la nostra storia è finita perchè tu lo vuoi per ragioni assurde. Tu mi chiedi se, magari, in futuro potrò tornare al tuo fianco… ma io penso solo che in un futuro rideremo di questo amore adolescenziale che ci ha travolto! La nostra storia ha creato troppo, e il tempo non riuscirà mai a cancellare tutto… lo sai anche tu! Ma se non voglio morire di sofferenza, ti devo dire addio, meraviglia mia. Un tempo guardavo i tuoi occhi per vedere le stelle, ora quardo le stelle per ricordare i tuoi occhi. Per colpa tua ho conosciuto un dolore lancinante, disarmante, implosivo, per colpa tua ho parlato alla morte, per colpa tua ho svuotato la mia anima … ma grazie a te ho conosciuto l’immensità dell’amore, per questo anche se mi hai lasciato non posso dirti che grazie.

    CMX (fake)

  15. CMX, Abbiamo provato più volte a riprendere il nostro rapporto. Ho capito che non ci saranno più tutte quelle piccole situazioni che ci univano, e quelle emozioni che bastavano per farci tremare..perciò ti dico addio! Un tempo guardavo i tuoi occhi per vedere le stelle, ora quardo le stelle per ricordare i tuoi occhi. Veloce come il vento sei andato via, lasciando nel mio cuore la tua scia… soffro quando ti penso in fondo su di te ci contavo ma mi hai deluso e l’ultima cosa che ho da dirti è: Addio !

    Sparid’inchiostri (vero!)

  16. chi dei due è Paulette e chi dei due
    è il corbenCoMiX tutto muscoli?
    Ed io che pensavo che la liason dangereuse fosse tra Paulette Spari e Sbi(r)ro Battaglia!

  17. l’ho scritto con la maiuscola per indicare la vivacità di certi bambini, detti appunto “sbirri” anche nelle varianti bir(r)ichini, sbirulini (credo).
    Nel triestino, di un bambino particolarmente curioso, acuto, si dice affettuosamente “el xe un sbiro”.

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