ALTRE INQUISIZIONI – 2

IL MESSAGGIO IN VENA

copertina di 100th window

Non c’è (quasi) niente da ridere. Le “minuscole particelle”, che partono dall’emittente e trasformano uniformemente il sentire dei destinatari, hanno una storia.
Alla fine degli anni Venti, sociologi e psicologi sociali statunitensi iniziarono a studiare, in maniera consistente, i mezzi di comunicazione di massa e, nel comprensibile anelito verso un sistema monovariabile onnicomprensivo, si fecero cantori di questo modello di diffusione del senso.

La Magic Bullet Theory fu largamente utilizzata nelle analisi dei segnali mediatici di propaganda tra le due guerre. Essa idealizzava una platea di destinatari passivi e uniformemente soggetti agli effetti dei media, ai quali si attribuiva quindi il potere di manipolare le coscienze, iniettando – quasi fossero aghi ipodermici – lo stesso messaggio in tutti i destinatari.
Ovviamente ci volle pochissimo perché l’analisi di concreti casi di applicazione (case studies) mettesse profondamente in crisi le esili fondamenta metodologiche di questo modello di indagine delle comunicazioni.
Mi concederò l’esempio più noto (e più citato).
Il 30 ottobre 1938 Orson Welles diffonde il panico con una magistrale fiction radiofonica. Si tratta di un adattamento de La Guerra dei Mondi di Herbert George Wells. La costruzione della finzione è ineccepibile. Un’edizione straordinaria del radiogiornale interrompe la programmazione musicale: i marziani, atterrati nel New Jersey, stanno sferrando una terrificante offensiva contro la terra.
Panico. Le strade statunitensi si riempiono di donne e uomini in fuga.
Ma i conti non tornano. Gli ascoltatori della trasmissione furono dodici milioni, i fuggitivi “solo” un milione.
La matematica è una severa maestra: undici milioni di coscienze sfuggirono alla pallottola magica esplosa dal titanico Well(e)s.
Ci fu chi, agendo sulla manopola della sintonia, si accorse che si trattava di una notizia data da un unico canale. Chi continuò ad ascoltare con attenzione e riconobbe i meccanismi della finzione (oltre che il titolo della trasmissione, ripetuto 2 volte nel corso dell’emissione radiofonica). Chi, sintonizzatosi su quella frequenza in attesa della trasmissione di Welles, riconobbe la voce dell’attore. Chi telefonò ad amici e si consultò con essi.
Il fondamentale errore concettuale radicato nella Magic Bullet Theory è connesso alla totale estromissione del contesto di fruizione dal sistema di analisi. E’ assolutamente evidente che il destinatario esegua il messaggio riattualizzandolo sulla base della propria enciclopedia di saperi. Tanto evidente da modificare l’approccio alla comunicazione di chi progetta la manipolazione dei propri destinatari attraverso la convinzione coatta. Chi vuole assoggettare le coscienze non disegna atomicamente i propri segnali. Egli crea piuttosto dei sistemi mediatici complessi (fatti di televisioni, case editrici, content provider, società finanziarie, supermercati, partiti politici, …) che non ambiscono a iniettare messaggi: vogliono divenire “ambiente”.
Eppure la quasi totalità dei sistemi censori (o, peggio, di autoregolamentazione) continua a ritenere che il messaggio sia una pallottola magica o, più precisamente, che il lettore modello di un manufatto comunicativo sia il più debole tra i potenziali fruitori .
Scopo della censura è l’eliminazione dei contenuti scabrosi che possono pericolosamente minare il modello di funzionamento di una società. Tali contenuti riguardano, è ovvio, la sessualità e la violenza, ma non disdegnano la religione e la politica.
La parola chiave sotto la quale vengono raccolti i segnali censurabili è “oscenità”.
Analizzerò di seguito due casi che mi sembrano assolutamente rilevanti, perché rappresentano posizioni in antitesi.
Il primo è quello del Comics Code, esempio quasi antonomastico della censura tesa a eliminare pallottole magiche dall’effetto devastante. Il codice di autoregolamentazione dell’industria statunitense del comic book si presenta come sistema di divieti che tenta – con sempre maggiore difficoltà – di rinnovare il proprio senso nel mutato contesto di fruizione. Intanto il fumetto modifica la sua forma e i canali attraverso cui giungere tra le mani dei propri fruitori per riuscire a sfuggire alle sue maglie.
Il secondo esempio si riferisce all’unico sistema di censure, tra quelli che conosco, che non sia stato partorito dalla Magic Bullet Theory. Si tratta della più anomala tra le censure che producono impatti sul fumetto: quella giapponese, i cui divieti si traducono in interventi formali che incidono su alcune specifiche rappresentazioni della sessualità e sono tradotti e trasmessi dagli autori nipponici in forma di codice di espressione estetica.

(2. continua)

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