Riflusso

una piscina di merda

1. Si è concluso il Napoli Comicon. Non ci sono andato e lui ha avuto il pessimo gusto di iniziare, svilupparsi e chiudersi in mia assenza. Un’indifferenza difficile da tollerare.
Sono rimasto a casa ad ascoltare un disco dal vivo di Renato Carosone, stupendomi per il fatto che la canzone Torero così si rivolge a un giovanotto: “Tu pierdi ‘o suonno/’ncoppa i giornaletti/e mammeta minaccia/e patitta s’arraggia/te fanno gira’ a capa sti fumetti/guardando dint’o specchio/vuoi fare il toreador/come fanno a Santa Fe’/come fanno ad Hollywood/e cu sta scusa oi nun studi cchiu’”.
Sento amici al telefono e scopro che i premi del comicon sono andati a Fats Waller di Sampayo e Igort, per il miglior libro italiano, alla Stanza di Gipi, per i migliori disegni, alla Lacrima sul viso di Mascitelli e Sartori, per la migliore sceneggiatura, e al Cinema Panopticum di Ott, per il miglior libro straniero (qui gli altri premi).
Mi sembrano scelte ottime (anche se forse Gipi non veste bene quel premio – ma è il suo anno e non poteva mancare il suo nome sul podio – e anche se premiare il libro di Ott nell’anno in cui si è concluso il Black Hole di Burns significa mancare il bersaglio grosso – ma un altro premio a un libro Coconino sarebbe forse stato imbarazzante).

2. Negli scorsi giorni è comparso un post di quelli che non capisco su Diegozilla, il blog di Diego Cajelli. Diegozilla è un blog che leggo spesso perché mi sembra fornisca il polso di un modo di intendere le narrazioni a fumetti da cui non potrei sentirmi più distante.
Il post di cui parlo si chiama Maretta e si trova qui.
Se ho ben capito, Cajelli afferma che:
a. I premi più recenti attribuiscono al fumetto stampato in forma di libro un valore maggiore rispetto a quello da edicola (il post è precedente la premiazione del comicon, ma successivo la presentazione delle nomination napoletane e i premi dello spazio bianco).
b. Il fumetto da edicola vive una discriminazione, soprattutto da parte di chi si dice amante del fumetto “autoriale”: gente cool con posizioni un po’ estreme che si avvicinerebbe a Tex soltanto con un cerino in mano.
c. I lettori di fumetto “di genere” invece possono leggere anche “cartonato con copertina ruvida” (sic – secondo me, i volumi Coconino, gli unici con copertina ruvida che mi vengano in mente, sono in brossura, ma forse sbaglio e non ho mai capito…).
d. Quei racconti apparentemente non di genere sono a loro volta di genere perché, dice Diego Cajelli; “L’assenza di un genere narrativo E’ un genere narrativo a tutti gli effetti”. Ah… Già. Come ho fatto a non pensarci prima.

3. E’ noto: ho posizioni piuttosto estreme e sono moooolto cool.

4. Ed effettivamente a Tex mi avvicinerei solo se armato di cerino. Da anni. Da quando ho assunto la consapevolezza che il ranger è morto di nizzi e a noi è rimasta solo la noia.
Leggo fumetto seriale. Sempre meno. Perché non sono ricco e sono stufo di spendere euro su euro (e ognuno di essi sudato) all’ostinata ricerca di perle sempre più rare.
Mi diverto quando il meccanismo della narrazione (iterativa e consolatoria) funziona:
Come nei Napoleone di Bacilieri, in alcuni archi narrativi di Magico Vento, in Usagi Yojimbo, in Bone, in Global Frequency (se solo non fosse raccontata dal circolo dei dopolavoristi del disegno supereroico), nel Daredevil di Bendis, nei feuilleton – sempre tirati un po’ troppo per le lunghe – di Urasawa, in Donjon, nelle serie di Manu Larcenet, …

5. Sono poche le etichette italiane di cui leggo – sistematicamente e per motivi diversi – tutte le pubblicazioni: Black Velvet, Centro Fumetto Andrea Pazienza, Coconino, i cani, Canicola, … Poi?
Poi spilucco. Provo, assaggio, leggiucchio. Se conosco opera o autore (perché sono discretamente informato) vado a colpo sicuro. A volte rischio. Il resto è tutto naso. E siccome non sono universalmente noto per la mia lungimiranza, becco delle clamorose cantonate con cui vittimizzo il bidone bianco della raccolta differenziata.
O cazzo! Vuoi vedere che sono uno snob pieno di spocchia e puzza sotto il naso?
Bello sarebbe se fosse solo questo.
Purtroppo, c’è dell’altro.

6. Compro un mucchietto di carta spillata che, mensilmente, dichiara di elargire critica e informazione sui fumetti. Si chiama Fumo di china. Non è una rivista, perché – per esplicita ammissione ostentata in colophon – è priva di linea editoriale: “Le opinioni espresse nei vari articoli non riguardano che i singoli autori” (UH! Signor giudice, abbiamo donne così così, abbiamo amici così così, leggiamo poco, leggiamo libri così così e nelle foto veniamo sempre così così.).
Mi ostino a comprare questa “cosa” perché Matteo Stefanelli si ostina a scriverci sopra. Se mi inviasse i suoi pezzi in e-mail, potrei risparmiarmi la spesa.
Questo oggetto contiene anche una sezione di recensioni. Una di quelle cose con le stelline, che dovrebbero essere vocate a dare indicazioni al pubblico. Io, il critico, ne ho viste tante e so: fidati quando dico che una cosa va letta.

7. Nella sezione delle recensioni di Fumo di china di Feabbraio (sic – neanche il correttore ortografico di Word attivo) 2006 ci sono:
– 3 opere ottime (5 stelline): Devil, l’uomo senza paura di Miller e Romita jr (l’ennesima ristampa di una storiella senza infamia e senza lode); L’anima del volto di Tullio Pericoli (libello – sicuramente gradevole – che ripropone un saggetto e qualche disegno di Pericoli; il recensore consiglia un altro volume, ciccandone clamorosamente l’editore) e Il milione di Romano Scarpa.
– 8 opere buone (4 stelline): il libro di Antonella Toffolo (su cui non dovrei pronunciarmi, però sarebbe stato bello se il recensore avesse letto anche i fumetti oltre alla prefazione), In mezzo, l’Atlantico di Corona (che è molto bello), Panopticum di Ott (ogni singola pagina del quale contiene molta più narrazione dell’intero Devil di Miller e Romita Jr), l’edizione italiana dell’antologia Autobiografico, Jacovitti Fantastorie, Chendi, Casini (!!!) e del Vaglio (!!!!!!).
– 5 sufficienti (3 stelline)
– 2 scarse (2 stelline)
– 0 (zero) insufficienti (1 stellina)
Vogliamo provare a tracciare una curva? Mi aspetterei una gaussiana…
Ma la ricchezza non implicava anche che si producesse più pattume?
Perché il recensore di Fumo di China se ne vergogna?
Confondere merda e cioccolata è pericoloso, specie se si avvicina l’ora della merenda…

8. Farò un atto di umiltà: supporrò di essere io il maestrinodellaminchia convinto che i propri paraocchi siano gusto. Tu, mio caro lettore, tu che non sei un maestrinodellaminchia e riesci a percepire i profumi che il mio naso obnubilato dalla puzza mi nega, come fai a scegliere i fumetti che leggi? Chi te li consiglia?

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50 pensieri su “

  1. Ci sarebbe anche forse, molto forse,
    forsissimo, che i lettori li fa la critica.
    Ma i fumettisti quale critica vogliono differente da bravo, bravo, bravo?

    milim

  2. cher spari
    personalmente a tex mi avvicinerei solo con lo zippo, cazzo fai a dare fuoco a 96 pagine compatte con un cerino?

    eppoi l’ultimo napoleone di bacilieri è, narrativamente, una cagata che non sta in piedi, ricorre a trucchetti diegetici veramente offensivi…
    l’ennesimo autore con qualche potenzialità ucciso dal fumetto seriale…

    consiglierei a Cajelli di leggersi DESOEUVRE di Trondheim, per capire come la serialità, al di là di tutto, uccida i suoi autori…

    per adesso sciao
    boris

  3. Boris carissimo,
    fossimo nel libello di Trondheim, saresti già volato fuori dalla finestra… lo sai, vero?

    Milim carissima,
    quello che dici è vero.
    Anche riferendolo a chi non fa fumetti.

    Baci
    P.

  4. consigliare letture è attività sbagliata e dannosa.
    siamo nel campo dei peccati capitali. superbia direi, forse anche lussuria.

    cerebroleso

  5. leggette:

    Le morte
    Jorge Ibarguengoitia
    Sellerio, 2004

    siate seri e smettete con queste cagate dei fumetti!!!!

    ilVEROmaestrinodellaminchia

  6. Hai visto che ha Napoli è stata premiata la sceneggiatura di “Una lagrima sul viso” che tu, preveggente, avevi giustamente lodato in illo tempore?

    Premio strameritato, per quanto mi riguarda. Speriamo che la ristampino il dimensione praticabile (dìglielo anche tu, se li conosci).

    ciao

  7. Ciao!
    Sono Cajelli, veniamo subito al nocciolo:
    A me stanno sul cazzo gli sguardi densi di pregiudizio negativo con cui a volte, vengono guardati i fumetti “seriali” o di “genere”.
    Però, adesso, tra le cose che credo di aver capito c’è un piccolo aspetto che mi ha fatto cambiare in parte il mio senso di fastidio, e riguarda prettamente la mia posizione spaziale nella stanza.
    Sinceramente, nei riguardi di ciò che faccio, credo di avere la coscienza pulita al 90%.
    Non mi interessa ciò che pensi tu di Nizzi, io non sono lui, io non sono un “seriale Bonelli”, io sono un autore che scrive su un “seriale Bonelli” o su un “seriale Astorina” o eccetera ecceterone.
    Adesso è una cosa nuova che mi fa incazzare.
    E’ la differenza di sensibilità.
    Il tuo sguardo (ma non solo il tuo, eh…) è molto più romantico verso alcune produzioni, e molto più spietato verso altre, soprattutto per quanto riguarda le analisi dei linguaggi.
    Avere lo sguardo spietato è un diritto che difendo, ed è giustissimo averlo, ma…
    Perché nessuno dice che il “seriale Bonelli” è una grammatica precisa, e perché nessuno osserva come quella grammatica venga coniugata in modi diversi?
    Il seriale uccide i suoi autori?
    Non credo, non credo proprio, così come non basta fare una Graphic Novel per diventare un’artista.
    Che cosa manca?
    Ne parlavo fitto fitto con Stefanelli tornando da Napoli.
    Manca qualcuno che faccia con il fumetto di genere ciò che ha fatto Igort per il fumetto d’autore.
    Punto e a capo.

    Diè!

  8. bene bene bene.
    Nominata la grammatica, sarà la volta della sintassi.
    Del genere e dello stile.
    Dall’umanesimo al rinascimento.
    fantastico fantastico fantastico

  9. ma porcodue.
    Bei tempi quelli dell’anonimato.
    Ormai qui non ci si può più limitare a lasciarsi fischiare le orecchie. Dannato logorroico…

    1- se un paradosso bellissimo della vita è che peccare è spesso sano, dico che cerebroleso ha ragione, ma anche che la critica è un peccato che ha senso commettere. Se/quando ha un valore politico-culturale. Consigliare è sano, spesso giusto. Talvolta, persino un dovere. E quindi andiamo/andate avanti a consigliare. Anche perchè oggi, ubriachi per un’offerta sempre più ampia, abbiamo bisogno di bussole più che negli anni 80 e 90.

    2- se iniziamo a parlarne qua ne usciamo pazzi. Però per me ridurre la critica a consigliare/sconsigliare è insostenibile. “Cos’è la critica” ne parliamo altrove. Però non dimentichiamo che consigliare non è spiegare, provocare dibattito, “fare scrittura”, esercitare e/o elaborare teoria. La critica (non i riassunti o le trascrizioni di comunicati stampa) è uno strumento complesso, ben oltre le idee “semaforiche” da 0/5 stellette.

    3- sono un ostinato. Sono un capricorno. Sono un prodotto dell’utopismo cattocomunista. Sono un polemista sottile&subdolo. E sono uno che crede che fdc sia nonostante tutto uno strumento che svolge una funzione che ancora nessun altro si è messo a svolgere. Ecco perchè mi ostino a restarci, oggi. Oltre al fatto che è uno spazio che mi garantisce di parlare liberamente a chi “voglio che mi senta”. E io sono uno che non vuole essere ascoltato solo dagli amici (ego? tensione politica? pedagogia?)

    4- scopro oggi che diegozilla ha scritto quel che ha scritto. Credo che abbia frainteso lo spirito di fondo di certe “idee di premio”. E la sua bella testa (pelata) gli ha permesso di capirlo e riconoscerlo. Ma dico persino che per me toccava questioni sensate. Come certo romanticismo (dico io: adorabile ma ingenuo) che ruota intorno alla retorica dell’artista e degli “indipendenti”. Come il fatto che le diverse sensibilità possono arrivare a costruire nuovi, più complicati problemi di ‘visione’. E come il punto è che la “bonellità” è un contesto linguistico, “agibile” anche in modo intelligente.

    5- Nessuno dimentica dove stavano il genio di Sclavi o la sensibilità di Berardi&Milazzo. Certo oggi in casa Bonelli c’è paura, pigrizia e disorientamento. Ma anche Carosello era una gabbia rigidamente stabilita (per statuto!). Oggi ritengo giusto essere più spietati su Bonelli rispetto a tempo fa, ma le stagioni della vita (editoriale) non devono per forza ripetersi sempre uguali a sè stesse, e noi tutti siamo qui in attesa di una fase nuova, con bravi artisti in grado di lavorare per Bonelli come molti fecereo per Carosello: rispettando paletti iper-rigidi senza rinunciare all’invenzione e alle idee.
    Dopodichè concordo nella sostanza con Groensteen (anche se con alcune riserve che non dico perchè già sto annoiando abbastanza): la legge della ricerca artistica non è uguale per tutti. Il “tiro” del lavoro di un Berardi non è volto agli stessi obiettivi del “tiro” di un DavidB. o di un Fabrice Néaud. La ricerca artistica c’è anche nel fumetto, esiste ed è qualcosa che va riconosciuta come radicalmente distinta dalle idee che popolano invece la “pancia dell’immaginario”. Nel fumetto di oggi, certo, tutto ciò è fin troppo evidente nella contrapposizione – anche manichea – tra certe forme/formati (graphic novel / albi seriali) o tra certi editori (Drawn&Quarterly / Image). E questo aiuta a creare anche contrapposizioni critiche miopi, sia parziali che scorrette. Ma la storia del fumetto che ci capita di vivere è quella di oggi. E oggi va così.

    m.s.

  10. sono un ostinato. Sono un capricorno. Sono un prodotto dell’utopismo cattocomunista. Sono un polemista sottile&subdolo

    Ma chi sei? Scusa eh, sono solo un outsider ma sto seguendo la discussione e confesso che m.s. non mi dice niente, di conseguenza mi dice pochissimo anche il tuo messaggio.

  11. “Ecco perchè mi ostino a restarci, oggi. Oltre al fatto che è uno spazio che mi garantisce di parlare liberamente a chi “voglio che mi senta”. E io sono uno che non vuole essere ascoltato solo dagli amici”.

    ma questo ragazzo è un’eroe! sentite violini anche voi o sono le mie orecchie?

    cerebrolecchio

    ps, oggi è iniziata a milano una mostra di vecchissime copertine del corriere della domenica diretto a Vamba.

  12. Ah, sì, quello di “para bailar la Vamba se necesita un poquito de grazia y otra cosita! Vaaaaamba! Vaaaamba!

    Carlo Azeglio

  13. Come mai nel blog dell’Ippoghigno i commenti compaiono nella stessa finestra e qui invece appare una finestrella indipendente?

    E’ perché tu sei per il fumetto indipendente mentre a lui piace Popeye?

    Cos’hai contro Popeye?

    Centro Culturale Travestiti di Cascina Gobba “Nonsolocazzimangio”

  14. Diego,
    Quando si parla del mio sguardo parto da una posizione di vantaggio. Perché dietro questi occhi e questo naso, tra queste orecchie, e sotto questa pelle ci passo tutta la giornata (e anche la notte). E, allora, mi permetto di dire la mia sull’argomento.
    Le tue affermazioni a proposito del mio sguardo mi attribuiscono un punto di vista che non è mio.
    Perché generi narrativi e narrazioni di genere sono tra i pochi argomenti su cui ho opinioni. E credo discretamente supportate, anche. I pregiudizi me li sono guadagnati sul campo e ora, sotto il peso di migliaia di pagine di Simenon e Bonelli, di Sturgeon e Claremont, di Spillaine e Tezuka, di Invernizio e Sclavi, mi duole la schiena.
    Poi magari è vero che riservo ad alcune produzioni sguardo (il mio) romantico o spietato a seconda di come mi gira il culo. Però, se per una volta facessi anche dei nomi, potremmo valutare casi concreti e non concetti astratti.
    Ti senti la coscienza pulita? Buon per te, ma… perché me lo vieni a dire? Io sono un lettore con un blog, non sono la “critica”. Sono un’enciclopedia (non me la sto tirando, chiamo così l’insieme dei saperi accumulato dal lettore) su gambe. Alcune cose mi restano appiccicate addosso, altre scivolano sul mio minuscolo intelletto. Tra le cose che mi hanno impregnato la pelle, trovo una citazione dagli anni del liceo: “excusatio non petita…”
    Ah… Non dico che il seriale Bonelli è una grammatica precisa perché reputo si tratti di un’affermazione credibile quanto uno gnomo su un prataiolo (ed è d’accordo anche Harvey, il mio amico Puka).

    Matteo,
    pare brutto se sottolineo che carosello è durato 20 anni e poi il giocattolo si è rotto.

    Baci
    P.

  15. dato che la conversazione si è spostata di quà e dopo che l’utente di diegozilla non ha nemmeno risposto al mio commento sul suo post, nel suo blog, ho pensato bene di copiarlo e incollarlo in questo spazio.

    me ne duole dirlo, ma sparidinchiostro hai frainteso maretta. il post poneva l’accento sul fatto che un fumetto d’autore, minimalista (?) o alternativo alla fine corrispondo a dei codici.

    nessuno brucia niente. ognuno sta al suo posto, penso, o almeno è quello che penso venga fuori dal post di diego.

    ora veniamo a diego.
    quello che dici è abbastanza giusto e non posso dire di pensare diversamente, tranne per l’ultima parte, cioè quella legata al format, alla “grammatica” del racconto che scrivi “minimalista” o d’autore.

    è logico che una volta codificato una narrazione questa diventa una tipologia stereotipata. ci sono molti autori che la utilizzano sfruttandola. ci sono autori seminali e altri che seguono a ruota, riuscendo magari meglio dello stesso autore che ha avuto solo l’intuizione.

    quando parli di fumetto d’autore, penso che tu intenda quello “alternativo”. il fumetto d’autore, come potrebbe essere quello di un mattotti o di un igort, è appunto una personale visione del racconto a fumetti.
    il fumetto alternativo, invece, da quello incomprensibile a quello più moderato cerca di trovare un nuovo modo di raccontare a fumetti, e lo fa cercando un nuovo stile o un nuovo metodo di narrazione.

    nell’ambito del fumetto alternativo ci sono quelli che fanno ricerca e quelli che utilizzano schemi e narrazione usati da altri.

    i problemi di bonelli non sono gli snob che li brucerebbero, il problema di bonelli non sono una grammatica che funziona, i temi trattati o il pensare di stare facendo un prodotto per la massa.

    i problemi di bonelli sono una formula di produzione vecchia e sterotipata.

    non sono le storie che ripropongono un genere come quello del fumetto avventuroso, ma piuttosto un problema, direi quasi, di natura estetica (per carità non sto parlando del cartonato prezioso o della edizione in carta ruvida).

    sto parlando di formule vecchio come i nome dei personaggi, perchè si chiamano sempre con un nome straniero? (tranne napoleone). perchè non provare un altro formato? perchè non provare a formare degli autori invece che dei manovali del fumetto? perchè non si guarda a cosa sta succedendo in italia?

    l’ultimo successo di bonelli è stato dylan dog. sclavi si è formato assieme a tanti altri autori sulle pagine di orientexpress. dove possono farsi le ossa i nuovi autori di bonelli oggi?

    dopo dylan dog, in italia sono successe tante cose, nel fumetto popolare, bonelli non ne imbroccata una.
    questo è quello che succede se non fai ricerca.

    la ricerca è alla base del fumetto alternativo. tutto torna.

    se pensi che l’ultimo eroe, e quindi l’ultimo prodotto, e quindi l’ultima ricerca di prodotto di casa bonelli è brad barron, l’unica vera novità che esce fuori è che brad barron tra 16 numeri finisce. il discorso del ritorno dell’eroe padre, che cerca la sua famiglia e tutti gli altri discorsi sociologici, il ruolo dell’uomo nella modernità, la fantascienza dei padri data ai figli, finalmente un eroe padre dopo tanti eroi figli, belli e maledetti e perduti fanno un tonfo nell’acqua.
    perchè la copertina, la grafica, il nome la ricerca si perde e tutto diventa un tentativo venuto male.

    annalisa

    annalisa

  16. Ma in questa diatriba si potrebbero fare degli esempi concreti, giusto per sapere di chi/che cosa si sta parlando o è necessario rimanere a parlare di “correnti”?
    Da una parte viene posto un nebuloso prodotto “popolare” e dall’altro un fantomatico prodotto “alternativo”.
    Come si fa a discutere in questi termini?
    Non sarebbe meglio dire “Questo libro è una merda per questo e questo…” piuttosto che parlare di “fumetto minimalista”.
    E chi lo farebbe sto fumetto minimalista? Qualche nome? Un titolo?
    E cosa gli viene contrapposto? Qualche nome? Un titolo?
    Altrimenti sembra una discussione in tono mafioso. non si fanno nomi e si procede a strizzatine d’occhio.

    Un po’ di chiarezza gioverebbe alla discussione ed a tutti gli autori che soffrono di manie di persecuzione.
    G.

  17. il post poneva l’accento sul fatto che un fumetto d’autore, minimalista (?) o alternativo alla fine corrispondo a dei codici.

    Beh, ma questa è una verità così ovvia da essere una banalità, no? È chiaro che ogni comunicazione si rferisca a un codice; ma non tutti i codici sono uguali.

    Nella Locandiera di Goldoni, il tignoso cavalier di Ripafratta regala alla Mirandolina un fazzoletto, laddove l’altro pretendente le ha dato un gioiello. “Nel suo genere” – commenta Ripafratta – “Il fazzoletto è assai migliore”.

    “Sì” – replica Mirandolina – “ma c’è genere e genere”.

  18. Annalisa:
    secondo me il problema è tutto nella definizione delle locuzioni che usi: “fumetto d’autore”, “minimalista”, “alternativo”. Cosa vuol dire?
    Poi una precisazione: Sclavi è cresciuto e si è formato al corriere dei ragazzi (OE per una volta non c’entra nulla)

    Milim:
    non è sabbia!

  19. Spari
    oggggesù, come detto da Lionello per conto di woody allen.
    Ma sei sicuro?
    Beh quanto meno non c’è dentro fino al collo!

    Raf
    tu che dici di quel che dice Spari.
    Sarà invidia?

    milmilmil

  20. milim, prima di scrivere un commento sarebbe bello leggere tutto quello di cui si sta discutendo. 🙂

    diego scriveva a proposito di fumetto d’autore, minimalista, confondendo seconde me, le ultime mode con le definizioni. nel suo post intitolato “maretta” appunto parlava di una specie di risentimento verso il fumetto popolare esprimendo a suo parere che quello d’autore (o alternativo) rispettava regole tante quante ne rispetta l’altro.
    vatti a leggere la risposta su suo blog.

    sclavi si è formato sul corriere dei piccoli, hai ragione, non me ne volere.
    era soltanto un appunto per indicare che quell’autore ha avuto un banco di prova in cui è cresciuto e ha potuto sperimentare. oggi invece per un autore all’interno di bonelli è molto difficile crescere (e non è una giustificazione). ti danno in mano una storia, ti scrivono sopra che sei uno sceneggiatore ed è fatta.

    come puoi pensare di riuscire a formare qualcuno cosi?
    come puoi pensare di avere un nuovo successo di pubblico?
    come puoi pensare che questa persona un giorno ti crei qualcosa di nuovo.
    diventa tutto molto più difficile.

    se vuoi continuare a leggere i commenti ti rimando al blog di diego dove risponde al mio post.

    grazie
    annalisa

  21. “milim, prima di scrivere un commento sarebbe bello leggere tutto quello di cui si sta discutendo. 🙂 ”
    Spari, vorresti spiegarmi questa cosa?
    Scusa eh, ma i commenti sul tuo blog non sono liberi?
    Ci sono novità al riguardo?
    O ti firmi anche annalisa?
    A te, Spari, e a Raf che è da tempo immemorabile che non sento, che mi rivolgevo.
    Anzi approfitto, Raf, bacione.

    Spari, se sei anche lontanamente figo come quello che è nella foto, giuro che accetto anche
    di dirtelo a voce e non qui.

    milim

  22. anche a me questa roba di dover leggersi il post per poter fare dei commenti mi sembra da veri ca(ver)nicoli.
    mica siamo al blog dei take that.

    forse si potrebbe chiedere a spari di lasciarci fare PRIMA i commenti e che POI faccia il post.
    altrimenti che cazzo si chiama post a fare?

    cher

  23. cara cher
    se milim scrive e non capisce cosa sto dicendo e mi chiede cose già ribadite nella stessa pagina è logico che gli chieda di leggere prima di postare.
    poi se vuoi scrivere quello che ti pare, fai pure…

    ciao

    anne

  24. Avrei potuto scrivere questo:

    quale differenza per
    il corpo di lettera, il corpo di testo, il corpo della storia rimanere immerdati nella scena, piuttosto (vel) che insabbiati, piuttosto che (vel) mandati in fumo.
    Quale differenza per il corpo di lettera essere mandato in merda per vendere la scena?
    quale differenza per il corpo di testo essere insabbiato per vendere la memoria?
    quale differenza per il corpo della storia essere mandato in fumo per vendere la favola?
    quale differenza ne guadagna ciascuno dei tre che giovi alla paranoia della sostanzialità dell’essere consumato da un
    consumatore doc che paghi la consumazione e ritorni al mercato?
    Esiste assicurarsi il consumatore? Questa in sintesi mi sembrava la domanda del post di spari: quale corpo per quale consumatore in quale Vucciria (merdaio di mercato)) (che è palermitana e non carosonesca, ma sempre nell’ambito del mercato)?

    Ma ti pare che avrei potuto scrivere una cosa simile?

    Hannah, la graziosa
    lisa, consumata.
    Per virtù palindromica di hannah ne esce il paradosso della consumazione come Grazia
    che costringe a spostare la consumazione in cucina e la grazia della manna a cadere dal cielo

    sono cose da dire queste?

    milimilahmilim

  25. Ora la domanda è:
    ma prima che esistessero i blogs, tutte queste parole restavano dentro i cervelli?
    E cosa succedeva allora?

    Oppure venivano dette ad umane recchie in live?
    E cosa succedeva allora?
    Volavano i ciaffoni? V’erano compite scuse di gatti sul fuoco et altri impegni per svicolare via?

  26. “se milim scrive e non capisce cosa sto dicendo e mi chiede cose già ribadite nella stessa pagina è logico che gli chieda di leggere prima di postare.”

    Ma io non avevo chiesto nienteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
    ad annalisaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    milimilmil

  27. ‘è logico che gli chieda di leggere’

    ma non avevamo già chiarito che non si dovrebbe mai chiedere o consigliare di leggere qualcosa a qualcuno?

    e poi:

    ‘poi se vuoi scrivere quello che ti pare, fai pure… ‘

    mi cascano le braccia…

    cher

  28. ma non avevamo già chiarito che non si dovrebbe mai chiedere o consigliare di leggere qualcosa a qualcuno?

    Mi viene in mente una cosa che ho letto poco tempo fa su un altro blog: “Chiarito che dio non esiste… “.

    Qualcuno l’ha detto, io – per quanto mi riguarda – i chiarimenti li aspetto (ma mentre per d*o li aspetto con autentica trepidazione, l’altra affermazione mi sembra una triste fesseria d’effetto).

  29. Cerebro: dove minchia è la mostra di copertine di Vamba??

    Spari: Carosello ha vissuto 20 anni e poi si è rotto, ok. “Bonelli non è per sempre”, potrebbe recitare uno spot mai andato in onda…

    Boris: Desoeuvré è una lettura molto intelligente, ma pure molto autoindulgente. Forse è lì il bello di Trondheim. Forse è lì il limite della sua logorrea.

    Cerebro: ri-dove minchia è la mostra di copertine di Vamba??

    matt

  30. Oh, anch’io ti aspettavo con autentica trepidazione!

    Maria Kattia Piquenigna de Santos

  31. Ma forse la tua trepidazione non è così autentica come mi aspettavo…

    John Antonio Vicinigno de Souza

  32. Credimi, la trepidazione che ti aspetta è autenticissima. Ma forse non ti trepida?

    Maria Kattia Piquenigna de Santos

  33. Mi trepida, mi trepida. E’ solo che non i aspettavo tutta questa autenticità.

    John Antonio Vicinigno de Souza

  34. Oh, John Antonio Vicinigno de Souza, aspetta, deve esere quel taglio di capelli che porti che ti fa trepidare le idee.

    Maria Kattia Piquenigna de Santos

  35. Oh, non trepida… Aspetterò, autentica martire…

    Maria Kattia Piquenigna de Santos

  36. Maria Kattia Piquenigna de Santos e John Antonio Vicinigno de Souza sono due attori sotto copywrite della Very Popular Comics for Tamarro’s Blog Productions che ha presentato questo fumetto popolare a diffusione mondiale.

  37. matt
    la mostra delle copertine è in piazza po 3 nella casa dell’energia… fino al 12 marzo
    a due passi da dove lavoro
    è tutta ad altezza bambino
    farai fatica

    sciao

    boris

  38. mentre a Spazio Arte, Sesto S. Giovanni via Maestri del Lavoro c’è un’altra collegata mostra alla prima di nome: Libri d’arte per bambini dai musei di tutto il mondo, che apriva ieri e forse è fatta in Chia lab style: libri appesi dal soffffitttto coi fili a fare ‘foresta’. non so altro.

    cerebroleso

  39. Milim! è che son stata via per un po’,
    ma a te non sfugge niente e quindi sai che giusto ieri son tornata.
    Un bacionissimo anche a te!
    vedo che mi sono persa un po’ di cose.
    ora leggo….
    baci anche a Spari ovviamente
    raf

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