Dannati tutti!

 

Dannati tutti! Fabian, Gianni, Igor … Tutti a ricordarmi quanto sia importante Goffredo Fofi per capire lo stato dell’oggi. Per tenere il punto.
Io, lo giuro, lo straniero lo compro tutte le volte che lo trovo in libreria (di solito nella feltrinelli di BAires). Poi però lo sfogliucchio e leggiucchio perdendomi tra articoli, illustrazioni, saggi, poesie, recensioni…
Difficile da leggere. Più difficile di qualsiasi altra rivista mi capiti di tenere tra le mani (tranne, forse, Valori ma ne parlo un’altra volta).
Allora, qualche volta, sopportare il senso di colpa mi è impossibile e mi tocca di dover leggere con più convinzione e più attenzione questa rivista che mi commuove a ogni acquisto, ricordandomi col titolo il fumetto di Magnus che più ho amato e la rubrica di Bernardi che mi ha fatto intuire un sacco di cose.
Questo numero 69, datato marzo 2006, ha in copertina un elefante di Marco Smacchia (maledetta ignoranza: non so chi sia! Sempre sia lodato google).
Leggo l’atlante di Adrienne Rich e alcuni articoli sulla vittoria di Hamas. Mi areno tra tsunami e Kashmir e non riesco a rimanere sveglio mentre tento di infilarmi in un’analisi delle pericolose relazioni tra politica e soldi (la colpa è sicuramente tutta mia).
Quando mi sveglio, estraggo il fascicolo un po’ sofferente da sotto il fianco. Lo raddrizzo, cerco di fargli ottenere nuovamente la forma originaria e lui – con fare complice – mi si apre alla pagina in cui comincia un pezzo di Fofi intitolato La Grande Zia.
E’ un intervento letto durante un convegno veneziano sulla lettura. Parla di libri e di bambini e io (anche se a leggermi non lo diresti mai) sento molto i miei ruoli di lettore e di genitore.
Ne copio un pezzo (e spero di non commettere un reato).
“Lo spazio dell’arte è quello del non dicibile altrimenti che con i mezzi dell’arte, è quello dell’espressione del dolore e della gioia, della speranza e della disperazione, dell’invenzione di una diversa e possibile esistenza e della frustrazione prodotta dagli ostacoli che le si frappongono. Vogliamo di conseguenza libri belli e che siano poesia, e se non possiamo avere la risposta a tutte le nostre domande e insoddisfazioni vogliamo almeno la consolazione di non sentirci soli e sbagliati per il fatto di avvertire queste insoddisfazioni, di porci queste domande. Per questo non vogliamo per noi, e tantomeno dobbiamo volere per i nostri figli, libri tutti uguali, pensati per lettori massificati condizionati al loro consumo; libri “scritti e stampati come se dovessero durare un giorno”; produzioni a catena melense e volgari. E allo stesso modo non possiamo accettare una scuola che aspira a produrre robot e veline per una società che si annuncia molto più dura della presente. Vogliamo uno sviluppo frenato e sostenibile, una convivenza serena, una divisione più equa delle risorse e delle ricchezze, il rispetto della natura e dell’altro, la riduzione o fine della violenza verso il vivente. Sappiamo di volere l’impossibile, ma crediamo che sia necessario volerlo, che sia indispensabile non accettare la realtà e il mondo per come sono, e lottare secondo la possibilità di ognuno per avvicinarci all’impossibile o più concretamente per “limitare il danno”, anche se consci della nostra pochezza. Il mondo così com’è non ci piace, perché tradisce e nega il vero, il giusto, il bello; e non può affatto piacerci il modo in cui tratta i bambini, ne fa uso e mira con il loro condizionamento al condizionamento di tutti. Sappiamo di non poter essere altro che una minoranza appena mena confusa della maggioranza, di abitare un’epoca che non sa dove sta dirigendosi ma che è guidata da forze decise a non mettere in discussione la propria potenza e la propria possibilità di controllo. Esse sanno difender i propri interessi servendosi di tutte le possibili menzogne. Anche quelle dei libri per bambini, perché controllare l’infanzia è un bel passo per controllare il futuro”.

(a suivre)

31 pensieri su “

  1. in attesa del suivant,
    segnalo nella rivista di architettura Controspazio,n 117, sett ott 2005,tutta dedicata all’incrocio
    tra architettura urbana,paesaggio e d’interni, con il fumetto,
    un articolo, tra gli altri, di Manuela Costa: “una sintassi meno manifesta, della cesura, della
    metropoli, del fumetto”.
    Scrive:”proprio come la città fattasi metropoli-i comics sono informati sull’immagine in sequenza”.
    Io li direi reciprocamente sintattici.

  2. Fofi ha chiuso bottega da un pezzo, per lui la letteratura è game over (immagino anche tutto il resto), solo ogni tanto dallo stato narcolettico (nel senso di fase rem di recupero cognitivo) gli viene di scrivere, poi torna allo spazio profondo.
    Zzzzzzz.
    Anche questo è un pezzo rem profondamente toccante la, anzi le, sfere del lettore, e ci tocca così bene che ci commuoviamo coi bambini la bellezza la verità e l’urlo accalorato in difesa di. (Qui propongo lo stacchetto I bambini fanno buuuuuuummmmm!)
    A me dopo tutto viene da chiedermi: ma possibile che in Italia si aspetta ancora la mappa culturale dal cartografo Fofi, non c’è qualcun altro, un po’ meno rem, un po’ meno game over, che possa parlare?
    andrea barbieri

  3. cazzo!
    per una volta sottoscrivo totalmente quanto detto da andrea.
    le prime quattro righe dell’intervento fofiano, quel rancido idealismo-museale, mi sarebbero bastate a buttare la rivista.

    sciao
    boris

  4. DING DING DING DING DING DING

    Ah, scusa… Avevo lasciato il rilevatore di cazzate acceso.

    Occhei Andrea.
    A parte la gag un po’ sborona, hai anche un’opinione?
    Una cosa un po’ più articolata di cui si può anche discutere.

    Se ti è parso che stessi lodando la persona Fofi, vuol dire che mi sono espresso male (perché non era mia intenzione farlo qui, non perché penso che non sia persona da lodare).
    Qui stavo provando a dire che il pezzo di Fofi mi pare molto azzeccato e che userò uno stralcio da quel pezzo per fare una delle mie usuali esternazioni (credi forse che un post di 3 minuti e mezzo possa contenere tutto quello che ho fatto in questi 5 anni?)

    Tu nello pezzo fofiano leggi le affermazioni di un buonista che difende gli infanti? Forse hai ragione, non ne hanno bisogno: ci pensano Geronimo Stilton, Tony Wolf e Harry Potter.

    Ah… Invece di fare domande a cui io non ho risposta (ma possibile che in Italia si aspetta ancora la mappa culturale dal cartografo Fofi, non c’è qualcun altro, un po’ meno rem, un po’ meno game over, che possa parlare?), prova a dare una risposta.
    Secondo me a scandagliare il cesto degli intellettuali di contatto tra società e autori, ormai si tocca solo il fondo (e non è in vimini)…

  5. La prima considerazione è: il voto è dovere civico e ci tocca votare turandoci il naso; incensare un giornalista culturale non è dovere civico quindi possiamo tenere il naso aperto col cerotto e non incensarlo quando scrive/pronuncia una scarabattola di luoghi comuni.
    Chi è l’erede di Fofi? (parlo di erede perché fino a un certo punto Fofi era un cartografo vero). Tu addirittura vuoi un “intellettuale di contatto tra società e autori”. Non saprei, in giro ci sono i giornalisti giralibro, dei dj arruolati nelle macchine editoriali: direi che questi non ti interessano. Tu vuoi dei critici. A volte si trovano: per esempio Marco Senaldi è bravissimo. Ci sono scrittori con un ottimo talento critico: a te non piacciono, ma Scarpa e Voltolini sono un altro esempio. Ma soprattutto c’è lo spazio libero di pubblicazione della rete, dove nasce di tutto per merito di autori e lettori.
    Il futuro potrebbe essere qui. Io mi informo in rete, imparo dai blog. Si impara più da un post di Igort che da mille articoli fofici. La rete è piena di energie, mancano solo le sinergie. Il rizoma è con noi.
    andrea barbieri

  6. cazzo!
    per una volta sottoscriviamo totalmente quanto detto da andrea:
    perché stare in ginocchio davanti a fofi quando si può stare in ginocchio davanti a scarpa, voltolini e moresco?

    Centro Culturale Travestiti di Cascina Gobba ‘Big Jim & The Assbreakers’

  7. cosa vuol dire:
    ‘la rete è piena di energie, mancano solo le siringhe’ ?

    Carlo Azeglio

  8. Ovidio narra che, Pan, figlio di Ermes si innamorò di Siringa, ninfa seguace di Diana. La ninfa, per sfuggire a Pan, scappò nei pressi di una palude, fino alla sponda del fiume Ladone, dove, vedendosi raggiunta, invocò le Naiadi, che la mutarono in canne palustri. Pan, nel momento in cui pensava di aver raggiunto la ninfa, si trovo davanti ad un fascio di canne che mosse da vento mandavano un suono delicato. Allora il dio, utilizzò le canne per costruire uno strumento musicale: la siringa.

  9. Tutti a fare spirito su Voltolini e Scarpa, ma nessuno dice niente di Senaldi. Significa che non lo conoscete o che vi piace?
    andrea barbieri

  10. no, senaldi non lo conosciamo, ma pietà! non postarci nulla, non ci siamo ancora rimessi dai gabbiani (i gabbiani!) i tramonti (i tramonti!) le marchette (le marchette!) di scarpa e dalla merda pazzesca che ci avevi fatto leggere di voltolini.

    Big Jim & The Brainbreakers

    ps http://www.doctorshop.it/Dept.aspx?IDCat=D1-020

  11. Caro Big Jim & The Brainbreakers, è inutile dirti che secondo me sei un fascio (perché è da fascista suvvia!) che anonimo spala merda sulla gente; sei il marchettaro della tua intrattabilità egoica (l’unico cliente di te stesso sei tu); sei la parte inutile dell’inutile che tende ad esprimersi in rete sperando di connettersi a qualcosa a qualcuno come se esistesse un essere tuo ìmpari; sei il bambino bollito uscito dal pentolone coi capelli bianchi stopposi chiamando – sangue chiama sangue – tuo padre Giulio Tremonti; sei il tramonto nuvoloso dell’occidente; sei uno che coglie e coglie e coglie – fai tu l’accrescitivo di colui che coglie grandemente – soltanto il rimbombo delle proprie parole veicolanti la significanza di un garage che rimbomba colpito da pallone gonfiato. E ti lamenti perché ti hanno colpito di punta.
    Ma non serviva dirlo.
    Un cordiale saluto,
    a.b.

  12. Ecco… volevo dirti… che Big Jim… che Big Jim…

    Maria Kattia Piquenigna de Santos

  13. Che Big Jim non è figlia tua ma di Giulio!!!!!!!!!

    Maria Kattia Piquenigna de Santos

  14. Non adesso, Presidente, per favore.

    Maria Kattia, vorrò per sempre bene a Big Jim come se fosse mia vera figlia.

    John Antonio Vicinigno de Souza

  15. Maria Kattia Piquenigna de Santos e John Antonio Vicinigno de Souza sono due attori sotto copywrite della Very Popular Comics for Tamarro’s Blog Productions che ha presentato questo fumetto popolare a diffusione mondiale

  16. bavvvoooo!

    BRAVO!

    clap clap clap

    braaaavoooooooooooooooooooooo

    alééééééééé ohhhhhh òòòòòòòòòòh
    aléééééééééé ohhhhh òòòòòòòò

    clap
    clap
    clap

  17. grazie, grazie, siete un pubblico meraviglioso.
    scusate i bucchi nella storia ma andrea e io abbiamo avuto pochissimo tempo per scrivere la sceneggiatura.

    un bacio a tutti

    cerebroleso e andrea barbieri

  18. dai barbieri, otto ore di silenzio stampa, mica ti sarai incazzato, no? ti giuro: sarò anche fascista ma non fofista, non lo sono mai stato e non lo sarò mai.
    guarda:

    fofi!
    prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

    cerebroleso

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