Nel frattempo…

uomo in preghiera

Nonostante Boris e Andrea (finalmente d’accordo) evidenzino che il pezzo di Fofi contiene una definizione d’arte (a dire di Boris) intollerabile e un punto di vista buonista sulla letteratura per bambini (è – se ho ben capito – l’accusa di Andrea), alla fine della lettura (e anche della rilettura) ho il fiatone.
Le cose che mi colpiscono sono tre (ti pareva, il solito consulente):

a. l’intervento sottolinea una cosa che mi pare talmente evidente da richiedere che ce lo si ripeta quotidianamente: viviamo un mondo di storie massificate, “scritte e stampate come se dovessero durare un giorno”
b. in questo mondo è necessario che una minoranza – che condivide un insieme di valori fondanti – custodisca le narrazioni non fastfood raccontandole, editandole, rendendole accessibili, analizzandole, indicandole…
c. questa minoranza è appena poco più consapevole della maggioranza.

Fofi (o la mia interpretazione di quello che dice) mi mette di fronte al mio stato d’animo. Io mi sento proprio così. L’ho capito da un po’, ma finora non ero riuscito a esprimerlo.
In fondo – non posso negarlo – una delle motivazioni dello “scrigno segreto dei pensieri miei” messo in linea (e commentabile) quotidianamente sta proprio lì: sento di appartenere a quella minoranza. Sono forse il più confuso tra i consapevoli, borderline, in corsa sulla lama del rasoio, pronto a scoprire che i miei ricordi più atavici sono impianti mnemonici innestatimi dalla Tyrrell corporation, dalla Grande Zia, dalla tetta di vetro o dal grande mazinga
E arrivo al dunque. O ci provo almeno.
In questo anelito che mi induce a parlare delle cose che amo o che aborro, che mi spinge a tirare una riga di demarcazione tra la paccottiglia narrativa più spenta e consolatoria e la rivoluzione del bello, mi scopro colpevole.
Perché, al banchetto del pensiero unico (e della narrazione indifferenziata), non puoi che essere o commensale o pietanza.
Certo, da mesi, non faccio che dire che sono solo un lettore curioso. Ti faccio intendere (perché doso con attenzioni citazioni alte e basse e pensieri sottratti a pensatori più minoranza di me) che sono molto fico e, al contempo, mi dico un semplice lettore. Non un critico.
Gli è che poi ricadi nel paradosso di William Shakespeare. Forse è vero che non è mai esistito; c’è stato però – e le analisi delle ricorrenze sintattiche lo dimostrano abbondantemente – uno che forse non si chiamava William Shakespeare, ma ha scritto, diretto e interpretato la gran parte delle tragedie e commedie di William Shakespeare.
Non che io voglia paragonarmi al Grande Bardo (ho un’enorme autostima, ma non ho ancora perso completamente la ragione). Però certo è che sei quello che comunichi.
Se gran parte dei bipedi senzienti che ti circondano ti percepiscono come un mafioso all’ultima spiaggia che schiuma cialtroneria, anche se dici di essere – che so io? – il presidente del consiglio, qualche dubbio dovresti averlo.
Questo blog viene percepito da qualcuno là fuori (e, mio caro, non appartieni a una comunità poi così estesa) come un luogo della critica. E forse lo è.
Ma è anche un blog. Un luogo virtuale in cui periodicamente io infilo una delle mie sciocchezze sperando di trovare qualcuno con cui discutere di ciò che mi interessa. E il giorno successivo la pubblicazione di un post, questo è già scaduto.
“scritti e stampati come se dovessero durare un giorno”
Già.

(continua)

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19 pensieri su “

  1. en attendent le suivent, nell’intervallo riaccenno all’interrogativo di cosa possa dirsi minore rispetto ad un maggiore (posto nel blog di Ippo).
    Dicesi forse sintassi (e possiamo dire sintassi anche l’etica, la Critica, del ragionamento ) un regolarsi in base ad un più minore o ad un meno maggiore?
    O invece una sintassi si illustra
    proprio là dove l’argomentare fa grinze letterarie più forti di qualunque nostra sensazione più o meno bella più o meno brutta che voglia s-piegare, togliere le grinze.
    Argomenti che non fanno una grinza
    non offrono chance alla poetica e perciò alla scienza e perciò all’architettare e perciò al pensare e perciò all’immaginario e perciò al mandare in fumo (fumettare) una storia inedificante.

    Spari, prosegui l’analisi delle espressioni linguistiche con l’associazione di immagini come hai fatto fino ad ora. Questo di associare testo-immagine è un lavoro di qualità.
    Né più né meno, ma scientifico.
    Consulenza scientifica.

  2. Mio carissimo Paolo
    ci ho pensato a lungo se più convenisse scriverti una personalissima mail ovvero postarti un commento. Devo dirti che, dato l’argomento, propendevo più per un carteggio privato: convinto che su queste cose, per questa sola volta, il cazzeggio ad oltranza di cerebroleso e milim (a mio avviso alle volte più esiziali – e per questo, per la loro capacità di riportarci alla nostra personale coglionaggine, più importanti – delle aggressioni di un cmx qualsiasi), unito alla obbligatoria estemporaneità dei commenti in un blog, mi avrebbero veramente disarmato; quindi, certo di questo, e non temendo conflitto alcuno, ho optato per il commento. E adesso ti (e a tutti i pochi che ci leggeranno) dico.
    Intendiamoci. Non ho nulla contro Goffredo Fofi. Anzi. Ad almeno due sue riviste (Linea d’Ombra e La Terra vista dalla Luna) e ad almeno due suoi libri (Capire con il cinema e Pasqua di maggio) devo molto e molto sono affezionato. E’ che probabilmente quell’io che io sono diventato in questi trentottoanni non sopporta più quel miscuglio di dogmatismo idealistico, confusamente crociano e gramsciano allo stesso tempo, corretto da un francescanesimo d’accatto (da Capitini alle fregole vegane e vagamente singeriane di una Annamaria Manzoni) che è la cifra della nostra sinistra non istituzionale e che ha portato Fofi a sclerotizzare la sua visione dell’arte e del mondo in un assoluto teologico, con relativa ipostatizzazione di tre insulsi aggettivi quali vero giusto e bello. A dire alla fine che il mondo (il sistema?) dell’editoria è (potrebbe essre) giusto, sono quelli che fanno Geronimo Stilton i cattivi che lo vogliono così: e falso e ingiusto e brutto. Hai visto li ho usati come aggettivi no come sostantivi.
    Comunque. Di sante trinità io ne ho pieni i coglioni. E adesso sbroffo in giro:
    non è per citare Roberto Denti (I bambini leggono-Einaudi, 1978) ma la categoria “bambini” è stata inventata dalla civiltà industriale: tutti uguali, tutti con gli stessi bisogni indotti per soddisfare i mercati (anche quello editoriale), per tutti la stessa scuola, a tutti gli stessi libri di testo e gli stessi libri di gioco: questa è l’industria, questo è il mercato. I libri sono solo merce. Non illudiamoci Fabian Negrin e il suo splendido “in bocca al lupo” sta sullo stesso scaffale feltrinelli (p.za Piemonte) dei libri Demetra. Lewis (Clive non Carroll) o Rowling (Joanne) raccontano le stesse storie, in modo diverso, vabbene- ma quella è questione di stile che può interessare qualche accademico non bambini presi dal vortice folle delle balle che gli si stanno raccontando. E che gli piacciono. Eccome e purtroppo. La massificazione, il prodotto, la merce è in ogni libro. Anche il più bello. Anche in quelli dell’orecchio acerbo. Nella proprietà intellettuale. Nella proprietà.
    Partiamo da qui?
    Dalla possibile, oggi (bastano un server e un buon grafico), per chi veramente ama libertà e giustizia e bellezza (sostantivi non aggettivi), mandata affanculo di ogni industria –in questo caso- editoriale.
    Oppure.

    Sciao
    Alessandro

  3. stranissimo pour moi passare di qui a queste ore piccole che non si adicono a un vecchietto!!
    sono d’accordo col tuo commento in ogni modo, ma domani lo rileggo.

    buonanotte

    cerebroleso

    ps, esiziale: sost. deleterio || Vedi anche: dannoso, fatale, funesto, improvvido, letale, malaugurato, micidiale, mortale, nocivo, pernicioso, rovinoso, letale, mortale, catastrofico, disastroso, negativo, gravissimo, incurabile, ferale, grave, insanabile, luttuoso, micidiale, nocivo, pernicioso, fatale || Vedi anche: inguaribile, mortifero, funesto, cattivo, dannoso, deleterio, malefico, maligno, nefasto, rovinoso, pericoloso, sfortunato

  4. Alessandro/Boris carissimo,

    vediamo se ho capito bene.

    Dici che il fatto di vivere all’interno di un’industria massificante fa sì che Roald Dahl (e Quentin Blake) e tony wolfe siano affratellati dall’essere merce.
    Vero.

    Entro in libreria e posso comprare un qualsiasi spillaine o un Simenon e stanno vicini, accomunati dall’etichetta del genere e dalla dittatura dell’alfabeto.
    Vero.

    Dici allora che l’unico modo per attivare una rivolta e spaccare il canale del mercato.
    Rivolta insomma.
    Forse vero. Non so.

    Però il fatto di essere al di fuori dell’industria (dello spazio delle merci) ti esclude anche dallo spazio dei guadagni.
    Io i Negrin a cena li ospito anche volentieri (non gli pago però le spese condominiali – non vorrei che, magari passando di qui, si facessero strane idee). Però per offrirgli cibo, devo andare a lavorare (e sono nella merce fino al collo).
    Per essere veramente puri, dovrei ribellarmi anch’io. E, a catena, tu, antonio, maria, giovanni, giacomo… Tutti, insomma.
    Ma così diventa rivoluzione.
    Non mi starai diventando comunista? Di questi tempi poi…

    Milim, quel commento esiziale lo è veramente.

  5. e poi sì
    la Battaglia figura come un chiasmo
    le donne, i cavalier
    le armi, gli amori
    gli Spari
    le cortesie
    le audaci imprese io canto
    con Pazienza

  6. Boris, il commento numero 2 l’hai fatto tu, non io:)))))))))))))))))))

    quanto mi piace l’autostima sbucciata! E’ paragonabile alla polpa
    della noce di cocco.

  7. hai ragione, volevo dire il numero due dopo il mio numero due… cioè il quattro
    oggi meglio se stacco
    con la mia noce di cocco
    sbucciata

    risciao
    riboris

  8. Spari, non riesco a trovare alcuni articoli recenti di Fofi sullo stato della letteratura italiana contemporanea, peccato, riesco solo a sintetizzare il suo messaggio: si stava meglio ieri, game over.
    Allora, avendolo già rubricato, dovrebbe smettere di parlare del presente. Perché non parla invece di ciò che ritiene grande senza continuare a pontificare sulla bassa qualità di chi scrive oggi? In questo modo potremmo avere idee più chiare sugli autori di riferimento di Fofi, e allo stesso tempo saremmo liberi (dalle sue lamentazioni ronzanti) di scoprire la buona, buonissima a volte, letteratura contemporanea (quasi sempre attraverso la rete).
    Quanto a te Spari, per il solo fatto di postare su questo blog, sei un intellettuale, un critico. E comunque non trovo scadenti i tuoi post, anzi, ho frugato spesso nel tuo archivio trovando cose interessantissime.
    E già che ci sono, in quel vecchio articolo su Sandman descrivi benissimo le cose (furti narrativi, furberie ecc ecc) solo che, per una misteriosa ragione, tu ricavi un giudizio negativo e io positivo (del resto ha sempre rubato e furbato uno dei miei musicisti preferiti: Dylan).

    andrea barbieri

    ps Su Milim e Cerebro non sono d’accordo con Boris.

  9. Caro Andrea,
    mi spiace un po’ che il discorso si sia spostato su Fofi (su cui ho opinioni che non credo di aver espresso).

    C’è uno scritto di Fofi (che ho riportato) che dice tre cose che mi sembra mi rappresentino.

    Non so se sono le stesse cose che rappresentano Fofi (e – davvero – nemmeno mi interessa).

    Da lì partivo per discutere d’altro.
    Narrazioni massificate, scuole sponsorizzate che supportano narrazioni massificate, dominio degli individui per il tramite del dominio delle storie (e della storia).

    Boris ha portato il discorso altrove (su temi che sento molto) e gli ho dato una risposta un po’ cazzona (scusa Boris).

    Provo a pensarci un po’…

    Ciao
    P.

    PS: non sei d’accordo con Boris su che affermazione?

  10. Non puoi premetterti di parlare cosi’. Io sono una persona perbene, tu sei un coglione!!!

  11. a. l’intervento sottolinea una cosa che mi pare talmente evidente da richiedere che ce lo si ripeta quotidianamente: viviamo un mondo di storie massificate, “scritte e stampate come se dovessero durare un giorno”

    Humm, non sono daccordo. Sono scritte per essere sempre la stessa storia, per durare in eterno ed annoiare alla morte. Un esempio: I Promessi Sposi. Che qualcuno ammazzi Manzoni, davvero, per favore.

    b. in questo mondo è necessario che una minoranza – che condivide un insieme di valori fondanti – custodisca le narrazioni non fastfood raccontandole, editandole, rendendole accessibili, analizzandole, indicandole…

    Perchè una minoranza? Basta con le minoranze superiori alle maggioranze, con i Nannimorettismi.
    A molti non piacciono i Franz Ferdinand perchè hanno fatto successo e piacciono a tutti. Se non avessero fatto successo sarebbero un gruppo che piace alla minoranza; ed invece cantano proprio le stesse canzoni che avrebbero cantato se non avessero fatto successo. E a me piacciono i Ladytron.

    c. questa minoranza è appena poco più consapevole della maggioranza.

    E’ la stessa cosa, una minoranza è un sottoinsieme che si interseca con quelli di alcune maggioranze. Io faccio parte di una minoranza: quelli che leggono La Stefi ai figli (ma dopo un po’ scassa le palle anche La Stefi), ma anche di una maggioranza, quella che compera i film di harry potter.
    E di una ipominoranza, ma che è così minore che non frega niente a nessuno.

    Fare belle storie è difficile ma servono tante storie.

    Un bacio

    D.

  12. una rock compilation su Astronauti:

    Rocket Man (I Think It’s Going To Be A Long Long Time) – Elton John

    The Man In The Moon – Adrian Belew

    Space Oddity – David Bowie

    troppo corta!
    non la compera nessuno

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