Copertina nefandezza di johnson

1. Mi piace entrare al libraccio. Soprattutto perché è abbastanza vicino alla stazione in cui prendo il treno che mi porta a casa e, se sono riuscito ad accumulare abbastanza ritardo da perdere il treno per un soffio, mi infilo nei locali di questo remainder’s e riesco a perdere anche due o tre treni successivi.
Quello in cui vado (ce ne sono un po’ a Milano) si trova vicino a P.ta Venezia ed è molto grande. In passato mi piaceva scartabellare tra riviste e urania. Col tempo però è diventato sempre più difficile trovare cose che mi interessassero e ora il settore delle riviste, dei gialli e degli urania e diventato triste come lo spazio analogo che viene riservato a questi oggetti in una qualsiasi edicola.
Per un po’ mi sono gettato sulla scaffalatura dei cd usati, guardando la carta con sdegno.
Poi ho abbassato la guardia e – approfittando del fatto che i figli crescono, diventano più autonomi e la notte dormono profondamente – sono risprofondato nel tunnel delle letture scoordinate e incontrollate.

2. Quando, nella seconda metà degli anni 70, mio padre ha portato a casa un televisore a colori col telecomando, sicuramente non sospettava che quell’oggetto mi avrebbe modificato radicalmente e per sempre. Fino ad allora eravamo abituati a convivere con un oggetto i cui ritmi (di accensione e messa a fuoco) richiedevano rispetto e devozione. Il nuovo telefunken no. Lui lo accendevi e subito i suoi colori saturi (ci sarebbero voluti anni prima che imparassimo a non esagerare) rischiaravano il salottino buono con il mobilio anticato e la moquette verde pera.
E poi il telecomando. Hi-tech d’altri tempi: una ventina di bottoni su ciascuno dei quali potevi poggiare tranquillamente il polpastrello del pollice; pesava come una pentola a pressione e lo dovevi tenere con due mani, ma ti permetteva di tenere il culo sprofondato sulla poltrona mentre passavi dal primo al secondo al terzo al primo al secondo… Già.
Ho perso un po’ il controllo, ma torno subito al mio rapporto coi libri del libraccio.

3. Ne compro decine scegliendo – soprattutto – tra quelli usati. C’è anche uno spazio, abbastanza piccolo, in cui vengono affastellati tutti i volumi usciti in tempi recenti e di cui qualche acquirente incauto ha già deciso di liberarsi. Normalmente i libri usati sono venduti al 50% del prezzo di copertina, quelli recenti – per ragioni imperscrutabili – costano il 60%.
Va bene.

4. Forse è vero che la natura non fa salti. Però io avevo in mano il telecomando. Ce l’avevo quando l’opportunità di selezionare canali a due cifre diventava una cosa utile, quando la tv dei ragazzi diventava una finestra di programmazione permanente, quando il faccione di paolobonolis presentava animazione seriale statunitense e giapponese (il più delle volte indifendibile) a un pubblico di bambini con in mano il telecomando. Proprio come me.

5. Tra i libri che ho comprato durante l’ultima razzia al libraccio c’è questo oscar mondadori dalla copertina rossa. Si chiama “Tutto quello che ti fa male ti fa bene” e spiega perché la televisione e i videogiochi ci rendono più intelligenti. L’ha scritto Steven Johnson. Appuntati questo nome, perché un giorno potrebbe scriverne altri. Il libro è pervaso da falsità ideologica affatto sottile (anzi spessa come la gomena che qualcuno voleva far passare dalla cruna dell’ago), ammantato di tutto quel “buon senso” che ci fa dire “Accidenti! Ce l’avevo davanti agli occhi! Come ho fatto a non pensarci?” Fa anche degli esempi. Anzi… fa solo degli esempi. Caratteristica dell’insulso volumetto è infatti quella di essere completamente privo di una parvenza di metodo alla guida di un approccio mosso grazie a spannometria e pressapocanza.
Il mio telecomando, nel frattempo, mi ha reso uomo migliore. Ora non riesco a mantenere la concentrazione sullo stesso libro per più di venti minuti e mi ritrovo in preda a schizofrenia della lettura. Freneticamente alterno il libretto rosso dei pensieri di Johnson a “La scomparsa di Majorana” di Sciascia, a “Groppi d’amore nella scuraglia” di Scarpa, a “supereroi e superpoteri” di Di Nocera (qualcuno arresti il grafico), a Best Off 2006…

6. Grazie telefunken!

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38 pensieri su “

  1. anche a me mi sembrava, ma non mi ricordo bene, e Scarpa non l’ho mai letto.
    è bello veramente?
    lo consigliate?
    raf

  2. Le prime 70 pagine sono divertentissime. Invenzioni linguistica una sull’altra, storia delirante e risatone (a volte sguaiate).

    Le restanti 30 le leggo stasera…

  3. mi fanno molto cagare tutti tranne questo qua, e il primo: occhi sulla gratticola (letto quando era uscito… non so se ha saputo conservato il lustro).
    ma la cosa che + mi piace di tutte di tutte è fare incazzare ab, dunque sono pronto a dire che anche questo fa cagare

    cher

  4. Questi commenti sono sempre più belli e profondi, le persone che postano qui sono una prova tangibile.

  5. coi commenti di storyteller.
    pensavo fossi stata tu Cher a fare eco, che sei sempre un po’ caustica.
    ieri ho visto Spari alla fiera di xxxx.
    l’ho riconosciuto perchè era seduto con xxxx ad ascoltare Goffredo xxxx e Gixi. ero seduta a x metri da lui, e non l’ho neanche salutato. adesso mi dispiace!
    raf

  6. carissima Raf,
    sei tu il #6?
    Il tal caso mi piace moltissimissimissimo il gemellaggio!!!!! Bello, bello, bello.

    Groppi d’amore nella scuraglia è la parafrasi del mio mestiere.
    Serve a vivere, sì.

    Com’è lo Spari? Aspetto temibile da pezzo da 90?

  7. Ciao,
    mi chiamo fluws,
    ho visto che ti interessi di un pò di tutto.
    allora ti dico

    faccio una rivista settimanale
    di fumetti
    scritti
    fotografie
    si scarica dal sito
    http://www.supertranquillo.it
    mi faccio una pò di spudorata pubblicità!
    se ti interessa darci un occhiata, vai sul sito e clikki su “Numeri settimanali scaricabili”.

    grazie e complimneti per il sito
    ….ciao
    fluws!|

  8. Supertranquillo merita veramente.

    Milim, mia carissima, mi spiace deluderti non ero il #6. pensavo appunto fosse Cher.
    Spari è tutt’altro che temibile, molto simpatico all’aspetto.
    baci
    raf

  9. Ecco un’immagine di Spari mentre entra alla fiera del libro bolognese. Di più non si può, Spari è più umbratile di Pynchon. Pertanto accontentatevi del suo contorno anamorfico. E sognateci sopra.

    andrea barbieri

    ps poi torno che devo dire delle cose su questo post.

  10. E’ la piramide d’oro del multilevel marketing.
    Lo so, è sconcertante: il contenuto ideale di Spari è eresia della sua forma.
    Che fare?
    a.b.

  11. Egli è immerzo in soluzione. La soluzione, acquistando la forma (ideologicamente sbagliata) del catino, diventa problema.
    a.b.

  12. Mi manca un po’ quando ab ancora non sapeva usare i tag e commentava lodando Scarpa e Voltolini.

    Spari è tutt’altro che temibile, molto simpatico all’aspetto
    Dove ho sbagliato?

  13. Ma scherzo Spari, eddai, lo so che sei un bravo guaglione.
    Scarpa e il Volto li lodo ancora, però non scordare Moresco altrimenti mi fai un torto enorme.
    A proposito non sarai tra quelli che non hanno mai letto Il vulcano vero?

    Comunque, tornando a best off 2006 (digressioncella, per il b.o. 2005 mi sono preso vagonate di epiteti dal barbuto editore per aver sostenuto:
    – che la cura non era del solo Pascale, ma di Pascale Raimo e Lagioia;
    – che era romanocentrico e ossequioso verso certe riviste blasonate di personaggi molto best e poco off)
    dicevo l’edizione 2006 affidata al bravo Mozzi, essendo tutta incentrata sulla polemica della “restaurazione”, diventa comprensibile alla luce di quello che è successo dopo: la nascita di http://www.ilprimoamore.com
    Solo leggendo il nuovo blog dei fondatori di Nazione indiana si possono capire le ragioni del loro commiato da NI e del “che fare” per opporsi alle macchine editoriali.

    Torno al Volto e Scarpa. Vedi, non sono uno che dice: sono i detentori della verità, chi non li legge è un derelitto. Lo so bene che chi è intelligente può abbeverarsi a qualunque fonte (lo scrittore Matteo Galiazzo diceva che leggere libri scritti male e manuali aiutava la scrittura più dei classici, figurati un po’), del resto se pensassi che i miei beniamini racchiudono l’universo, non starei qui. Insomma, io vorrei riunire, impastare, esperienze intellettuali diverse (certo partendo da quello che so): vorrei aggiungere altri beniamini, con raggi d’azione diversi, ai miei beniamini iniziali. Vorrei aggregare e aprire.

    andrea barbieri

  14. Andrea,
    se se se sei d’accordo, ti propongo
    una piccola variante. Al #22 anzichè aggregare e aprire,
    a-sociare e aprire.
    Me ne fai dono?

  15. Condivido il #26, l’intervento siglato da Zorro. E’ ora di finirla con la teoria e di ricominciare a parlare di fumetti.
    E di Batticuore fuorilegge 🙂
    a.b.

  16. anch’io ho visto Spari alla fiera di xxxx seduto con xxxx ad ascoltare Goffredo xxxx e Gixi
    madonna, uno più brutto e noioso dell’altro!!!!! la gente cadeva superadormenttata e hanno approfittattto per rubbbarmi il portafoglio e mi sono svegliato col sedere che mi brucciava non so cosa sia successo.
    la prossima mi porto un thermos di caffé.

    cerebroleso

    ps, non sono #6

  17. Milim, c’eravate anche tu e Boris?
    io a Boris l’ho pensato quando G.F. ha parlato di trascendenza nei fumetti di Gixi. tu Spari l’hai pensato a Boris?
    raf

  18. Io che sto a 70 km da Bo non c’ero, non ho il pass, il paxxx, il pacs. Insomma non sono un addetto ai lavori e non mi fanno entrare (li capisco). O almeno fino all’anno scorso era così.
    a.b.

  19. facevo un sogno che c’ero, ma non c’ero. Mi ero addormentata contando le xxxxxxxxxxx che erano: borixxxxxxxxxboy&sparixxxxxxpapi, cherxxxxxxxxxcheergirl,
    rafpuffettax, barbierixxxxxx, #sixxxxxxxx, noCoMixxxxxx, xxxxxincazzixxxxxxx …..troppo bellooooooooooooo

  20. Premio “Il Libro Che A Xxxxxxx gli Spaccava Il Culo A Tutti”

    “Dall’altra parte”
    Istvan Banyai
    2006, Editrice Il Castoro, € 18
    (2005 Chornicle Books, San Francisco, USA)

    clap
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  21. Non avevo mai collegato la mia intermittenza e sovrapposizione nella lettura ad una possibile influenza dello zapping televisivo. Interessante, però. Me lo sono sempre motivata come un’ennesima manifestazione di incostanza. Non pensavo di avere il lusso di poter dare la colpa a qualcuno (o qualcosa) 😉 m.

  22. non è necessario ci sia colpa né per lo zapping né per altro.
    La colpa è un modo della confessione religiosa.
    E la confessione religiosa è un’economia al risparmio del fiato.
    Asfittica.

  23. Milim, non è neanche necessario avere un’opinione su tutto.
    Non so come tu faccia e come riesca a rispondere a tutti (non dico nulla del fatto che nell’80% buono dei casi non capisco le tue risposte)
    Bacio
    P.

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