un ragazzino perbene

Pinocchio al Gambero Rosso

Io, quando non sto bene, mi rifugio in libreria, all’incrocio tra l’ingiustificabile feticismo da carta stampata e il consumismo più smodato. Amerei frequentare posti dove fosse possibile l’interazione col libraio, ma non ne trovo (mi piaceva parlare con Tecla Dozio della libreria del giallo, ma da anni si è trasferita in un posto irraggiungibile). Allora mi devo accontentare. Scelgo le librerie dove vendono l’usato o quelle col miglior sistema informativo.
La scelta della lettura serale è complicatissima. Il libro deve avere peso, consistenza, grafica, copertina e contenuti adatti a come mi sento e il malumore postelettorale mi ha privato di letture adeguate, sebbene ormai abbia adottato l’ettaro quale unità di misura per la superficie della mensola dei libri in attesa di essere letti. Ti sfido: dì il titolo di un libro… Sicuramente avrei voluto leggerlo ma non ci sono ancora riuscito.
Mi infilo in una grossa libreria con l’insegna rossa, disposta su più piani. Chiedo un paio di titoli a una ragazza molto carina (chiaramente i libri non ci sono, però lei ha un sorriso bellissimo mentre mi comunica che posso trovarli in un’altra libreria della catena a dieci chilometri lineari dal punto in cui sono in quel momento) e poi gironzolo. Sfogliucchio le riviste, guardo un libro bellissimo su David Hockney, mi soffermo sull’edizione Arcana delle strisce di Doonesbury (hmmm… in questa edizione non ce l’ho ancora… forse potrei…).
All’improvviso mi ritrovo sotto l’insegna “spiritualità”, attorniato da paccottiglia new age, e fuggo terrorizzato dalla possibilità che i superstitoni (pericolosissime particelle subatomiche) possano colpirmi. A ridosso della parete opposta, lo trovo. E’ mio: “Democristiani Immaginari” di Marco Damilano, edizioni Vallecchi.
Va già meglio.
Dopo una cinquantina di pagine non sono più a mio agio. Trovo connessioni tra eventi lontani e vicini che mi sembrano evidenze lampanti del machiavellismo del potere che non si ferma davanti a nulla (l’ho già detto, teorizzo il grande complotto al punto da far sembrare Oliver Stone un teorico della casualità). Trovo anche nomi di democristiani eccellenti che – fortunatamente – sono nella cricca che non ho votato. Trovo nomi di democristiani eccellenti che – cazzo! – sono ben piazzati nella banda su cui ho messo una croce sopra.
Non è che non lo sapessi, ma vedersi sbattere sul muso questi dati non è bello. Rischi che ti esca il sangue dal naso, quello stesso naso – che tre giorni fa – ti sei dovuto turare.
Andare a votare turandosi il naso può riservare terribili sorprese. Spieghi la scheda, afferri la matita (quella bella temperata) e punti verso le narici indice e pollice della mano sinistra (a meno che tu non sia mancino).
Ti può capitare di stringere tra le dita il nulla. Ti può succedere che là, proprio in mezzo alla faccia, non ti sia rimasto che un indescrivibile cratere.
Può succedere.
E’ successo, per esempio, a Occhiopin, protagonista del più recente libro di Fabian Negrin, stufo di turarsi il naso e di vivere, immobilizzato come zanzara nell’ambra, nell’assenza di storia, di memoria e di vita di Villette Barbecue.
Semplificando si può dire che il libro racconta all’inverso la storia di Pinocchio. Semplificando ci si può concentrare sulle dotte influenze pittoriche che hanno contaminato questo lavoro di Negrin. Semplificando si può anche fare osservare che Occhiopin è fedelissimo al lavoro di Collodi (anche se Fabian dice di aver letto il romanzo solo un paio di settimane fa e afferma che lui ha guardato soprattutto al film Disney e ad AI di Spielberg).
Ma dobbiamo per forza semplificare?
Fabian Negrin sta scrivendo e disegnando alcune tra le storie per bambini più eversive e meno consolatorie che mi sia capitato di leggere ai figli. Sembra che non gli importi nulla di distillare il messaggio fino alla semplificazione comprensibile a tutti. Anche a quello che non ha mai capito nulla. Anche al genitore spaventato dalla possibilità che il proprio figlio venga turbato da una fata cadavere che punisce l’ossessione per la verità di un burattino facendogli sparire il naso.
Certo, mi potresti obiettare che mi lascio trasportare dall’affetto (innegabile) per Fabian e che sono quindi poco attendibile. Allora, giudica tu stesso. QUI.

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14 pensieri su “

  1. l’ettaro come unità di misura…:o)

    (non è più terribile l’idea di punire l’ossessione per la verità che usare la figura di una fata cadavere? Ma in effetti le ossessioni per qualcosa sono sempre da sfuggire, come hai fatto con le particelle subatomiche…)

  2. grazie per avermi dato modo di vedere occhio pin… gipi me ne aveva parlato ma non ero riuscito a trovarlo, grazie! sono sollevato perché sto per ultimare la mia di storia su pinocchio al contrario ed è stato bello vedere che comunque io e fabian abbiamo ribaltato il testo di collodi in modo del tutto diverso! se vuoi puoi venire a dare una sbirciatina… e grazie 1000!

  3. Ausonia: non devi ringraziare me ma Orecchio Acerbo che mette in linea i pdf dei suoi lbri (quello che ho linkato si scarica dal loro sito). Il libro vero, quello stampato e legato con la copertina di cartone, è ancora più bello (o forse sono io un inguaribile feticista). Poi vado a vedere il link

    ab: Lo supponevo, lo suppo… (era l’arcipoliziotto cip, nevvero?)

  4. D’accordissimo con te Spari su Occhiopin (l’ho preso sabato scorso durante una di queste razzie in libreria che anch’io faccio spesso). Verissimo quello che dici riguardo ai libri di Negrin. Per me, tra le cose lette ultimamente, sono tra le più suggestive e amate. Però in effetti sarei anche curiosa di sapere cosa ne dicono i tuoi bambini, visto che li leggete insieme.
    raf

  5. accetto la sfida
    dimmi se hai/avresti voglia di leggerti questi libri

    Alfredo Torti
    il terreno diatesico in iridologia
    Ricchiuto editore

    Franco Bronollo
    La pressocolata delle leghe d’alluminio: simulazione numerica del processo.
    Edimet

    stammi bene
    ciao
    armida

  6. a me piace molto la surrealtà in occhiopin, non l’ho letto ma ho visto, sfogliandolo, le immagini. Provvederò.
    E la Chiara cosa dice?
    A me in libreria una commessa dice con tipico accento varesotto o varesino ” Va là, per me è troppo difficile da capire! “…
    Chiara

  7. fermi. fermi.
    topffer.
    adesso dumoulin?
    ma state diciendo che il fumetto l’hanno inventato quei coglions degli svizzeri?!

    cerebroleso

    psmetaforico, la riscoperta di topffer sarebbe come quella dei resti fossili della pithecantropus lucy che spingono indietro la datazione delle origini?
    Lucy Toppfer, mmmhh, non so se lui sarebbe contento…

    pps, povero, povero Outcault Kid!

  8. lo so, lo so, sono garantista.
    lo so, il carcere non fa bene a nessuno.
    il carcere va abolito, ci mancherebbe.
    lo so.

    qualcuno allora mi può spiegare perché sotto sotto provo piacere per la prima notte in carcere per stefano ricucci?

    cerebroleso

  9. E’ un periodo dove gira male per i “furbetti”. Attendo con ansia la definitiva pronuncia della Cassazione sulle elezioni…
    micgin

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