Frantumi

cheech wizard

1. Ho capito. A me il manifesto fa schifo. Tutte le volte che ne modificano grafica, impianto e contenuti lo compro (devo confessare che lo compro sempre) e penso di essere di fronte all’ennesima nefandezza. Poi, col tempo, mi abituo e mi dà meno fastidio. Per il momento, mi fa ancora schifo… Ma son passati pochi giorni.

2. Sto rileggendo chili di linus e alter. Lo faccio per ottime ragioni di cui forse, prima o poi, ti parlo. Mi ritrovo per le mani albi del 78 che costavano un migliaio di lirette (uno sproposito, a detta di chi scriveva gli editoriali) e ne rimango ammaliato: il garage ermetico di Moebius, l’agnone di Buzzelli, la Valentina di Crepax, Pentothal di Pazienza, il dottor Gek di Scozzari, Den di Corben, i racconti dei fratelli Schuiten, Alessio il rivoluzionario di Pisu e Manara, storielle di fantascienza di Cavazzano. E io qui, trent’anni dopo, ancora a comprare Blue…

3. Il manifesto ha 35 anni e il Giorno 50. Il manifesto ancora lo si può leggere (con tanta tolleranza e maalox in corpo); il giorno è morto da un pezzo e c’è un mazzetto di carte che vengono malamente assemblate e vanno sotto il risibile marchio QN (quotidiano nazionale). Però, per i 50 anni del Giorno, è uscito il primo di cinque volumi a ricordarci (male, perché il volume è indecoroso sia per composizione sia per selezione dei contenuti) la storia (gloriosa) del giornale voluto da Mattei che, alla sua nascita, riuscì a contrapporsi, nel mercato della stampa quotidiana, al Corsera e alla Stampa.

4. A proposito di commemorazioni. Trentun’anni fa usciva il primo numero dell’inserto dei libri della Stampa: Tuttolibri. Con la tempestività e la capacità di cogliere tutti i fermenti di pensiero in Italia che sta caratterizzando gli ultimi anni dell’inserto della Stampa, il compleanno è stato mancato di un semestre buono. Il mercatone della carta stampata torinese (che comincia fra qualche giorno) diventa però occasione di commemorazione del cadaverino cartaceo che ancora ammorba i miei sabati. Alla presenza della crema dell’intellettualità patria (Culicchia, Littizzetto e Gambarotta se li portano dietro solo come monito) si festeggia l’inserto satirico del quotidiano della famiglia Agnelli.

5. Sfido la sorte e riporto parte del pezzo (sui fumetti) del Ventavoli Bruno uscito sabato scorso su TuttoLibri – speciale fiera.
“Il fumetto, con la sua doppia capacità di creare universi immaginari rispetto alle sole parole, un last minute nell’avventura lo offre sempre, anche oggi, che siamo più secolarizzati, più disincantati, più scaltri. C’è un fumetto per ogni sogno. I mari di Corto Maltese, il West di Tex, il crimine di Diabolik. L’esistenzialismo dei Peanuts. Le lotte all’ingiustizia di Mafalda. L’eros di Crepax, Manara e degli albi di serie B. Il brivido, terrore e raccapriccio della sfiga, di Cattivik. I paperi capitalisti di Walt Disney. Capitan Miki, Mandrake, Dylan Dog, Zagor…
La saga disperata del Batman di Frank Miller; la ribellione dell’ebreo dolente del Contratto con Dio di Will Eisner, padre del graphic novel moderno; la violenza gratuita dei manga; l’olocausto in forma di topi di Spiegelman; ci hanno insegnato che il fumetto può cogliere il lato oscuro, tragico, apocalittico dell’avventura. Mentre Joe Sacco, che realizza reportage a fumetti dalle peggiori del pianeta, tipo Bosnia o Medio Oriente, rivela un’incisività, e un’oggettività superiori a molte inchieste giornalistiche. Il fumetto, insomma, è anche realtà al quadrato, distillata, depurata.
L’avevamo sospettato tanti anni fa, affidandosi ai Diari di Jacovitti. Quando eravamo accasciati sui banchi, la mattina, i suoi salami parlanti erano l’unico guizzo di luce nella melanconia scolastica. Oggi, cresciuto, abbiamo il diario quotidiano di Vauro, o Ellekappa, o Altan, o Giannelli. Sono loro che ci inoculano un anticorpo di intelligenza. Non c’è romanzo, film, editoriale, che racconti in modo più puntuale e avvincente la nostra umana avventura. E la nostra disavventura.”
SIC
Al Ventavoli Bruno suggerisco di smettere di leggere fumetti (che tanto il sospetto è che non li capisca) e – avendo, a questo punto, del tempo libero dalla necessità di maturare opinioni su cose che gli risultano aliene – trovi l’opportunità di recuperare un po’ di quelle lunghe mattine trascorse accasciato sul banco, dando un’occhiata a un testo di grammatica italiana. Ci dovrebbe essere un capitolo intitolato “punteggiatura”.

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4 pensieri su “

  1. Ho ricevuto questa mattina, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole Dottor Silvio Berlusconi, il quale ha rassegnato le dimissioni del Gabinetto da lui presieduto. L’ho invitato a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti (pulizie delle scale, distribuzione della posta e pubblicità, ecc.).

    Carlo Azeglio

    ps, così non dite che non vi tengo informati.

  2. Carlo Azeglio,

    complimentoni! Ho visto che le è nata la bisnipotina mentre il cavaliere rassegnava le dimissioni. Sono certo abbia riservato a quell’individuo tutta l’attenzione che meritava…

    un bacio
    P.

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