Sul blog di Igort si stava parlando di differenze negli sguardi al fumetto. Poi gli sguardi erano troppo differenti ed è quasi scoppiata una rissa…
Per vari motivi, non posso parlare della mostra in triennale con animo sereno e i difetti (che anch’io ci vedo) li racconto direttamente a uno dei due curatori. Però la questione degli sguardi mi interessa e, allora, mi (quasi) invento un pezzo di Storia, che mi sembra racconti due visioni del fumetto.

La cicala e la formica

Cicala e formica

– Mi stai prendendo per il culo?
– No. Mai stato più serio…
– Il cinquanta per cento?
– Il cinquantuno.
– Andiamo… Va bene che ti chiami come il coniglio gigante parlante. Ma piantala di dire assurdità.
– Vuoi parlare o esco subito?
– Cazzo! Solo 4 mesi fa ti sei seduto su quella stessa sedia e mi hai fatto una scenetta da checca isterica identica a questa.
– Non volevo soldi. Volevo trasformare il giornale.
– E te l’ho fatto fare!
– E hai fatto bene perché, lo sappiamo tutti e due, ti ho salvato culo e azienda. Non fosse stato per la mia idea tornavi a insegnare.
– Piantala! L’hai fatto solo per il tuo ego mostruoso! Io… Io… Io… Io Posso farlo! Perché per te questo business è un gioco! Vuoi continuamente cambiare le regole per dimostrare che tu puoi farlo.
– E’ vero. E voglio continuare a farlo. Voglio il 51% della rivista!
– Senti. Ti do il 15%. Sono tanti soldi, sai. E la piantiamo li e dalla prossima volta entri in questo ufficio solo per farmi ridere con le tue storie e non con le cazzate che dici!
– Non ci siamo capiti.
– Ci siamo capiti benissimo!
– Non sono qui per trattare! Voglio la mia rivista!
– Perché non provi a fartela da solo allora? Non riesci a beccare una data di consegna neanche se te la tengo ferma mentre la rincorri!
– Non mi serve andare a farmela da solo…
– IL PORNOGRAFO?
– …
– Ti sei venduto al pornografo!
– Non mi sono venduto.
– Ah no?
– Una rivista con più budget, più pagine e a colori! Faccio il Life della comicità!
– Tre numeri.
– Cosa?
– Dài! Fidati, lo conosco questo business. Quello è tutto perso ad annusare passere e non capisce nulla di fumetti! Quella stronzata dura tre numeri!
– Sentilo l’uomo d’affari! Se non fosse stato per la mia idea a quest’ora saresti finito.
– Smettila di fare la primadonna!
– Avresti dovuto essere tu la primadonna. Invece al processo ti hanno ripassato come il pivello che sei!
– Lo sai, non stavo bene.
– Non stai mai bene, quando c’è da prendere una decisione!
– Ma pensi di essere insostituibile? Chiunque è in grado di far ridere!
– Non come me.
– Non è arte. E’ mestiere! Ti sostituisco quando voglio.
– Con Al?
– Con Al!
– Va bene. Vado a fare la mia rivista!
– Te ne pentirai!
– No
– O sì, che te ne pentirai!

Harvey Kurtzman esce dall’ufficio di Bill Gaines sbattendo la porta. Tra i due c’è una rottura così secca da far sì che Gaines faccia eliminare il nome dalle ristampe delle selezioni di fumetti di “Mad” edite da Ballatine Books. Per anni non si rivolgeranno la parola.
Gaines aveva torto. "Trump", edita da Hugh Hefner, al terzo numero non ci sarebbe mai arrivata.

12 pensieri su “

  1. mah, non ho capito una mazza della morale della tua storiella,e neanche tanto della rissa, ma si sa je suis cerebrouleé.

    invece ieri notte, ripensando alla mostra, m’é venuto in mente quella stampata d’una bella storia di thomas ott (di cui mi sembra non ci fossero in mostra originali?), e l’ho comparata con due robe che sono stato a ‘studiare’ da poco: hannes binder e nückel.
    una cosa che non mi piace di binder è la luce: i suoi scratchboard hanno sempre la stesa merdosa luce da eclisse. se tu ti trovi davanti a un disegno di binder e gli chiedi:
    che ore del giorno é?’
    il disegno ti risponderà: boh?
    ma è di giorno o di notte? – insisti
    boh? – continuerà.
    questo, per disegni così realisti (un po’ succede anche a innocenti) basati direi spesso su fonti fotografiche è per me peccato mortale. binder andrà al inferno è sicuro, anche perché di disegni ne ha fatti!
    questo problema teologico di binder l’ho capito guardando nückel
    http://www.imho.fr/livre.php?lid=15
    lui sempre ha la luce come ‘definitore’ di forme e ‘omogenizatore’ di scene. lasciamo stare lo stile dei due che sono distanti, e guardiamo il modo di pensare la luce: nückel la usa, binder non sa cosa sia.
    ott mi sembra si trovi a mettà strada, le sue storie soffrono un po’ la sindrome del eclisse perenne, ma essendo ambientate in interni o comunque in ambiti fantastici ci può anche stare. certo non è che andrà molto lontano se non apre un po’ la finestra e si va a fare una passeggiatta alle 18:34 in state.

    cerebroleso

    ps, non parlo di usi dello scrtchboard più grafici e bidimensionali e espresionistici-xilografici (alla die bruke, per intenderci).

    pps, sono stato molto contento di vedere la mostra. grazie matt.

  2. sinceramente anch’io non ho capito in che modo questa storia centra con il discorso che si sta facendo da Igort.
    Spari ce lo potresti spiegare?

    raf

  3. ahhhhh! ho capito!

    ”tutto perso ad annusare passere e non capisce nulla di fumetti”

    è un pezzo autobiografico!

    LE BRIGATE DEI MARTIRI DI ALASKA

  4. va be’, come non detto..
    però Spari questo blog non è un albergo!
    per Storyteller il tempo lo trovi sempre.. mentre a noi, tuoi lettori affezionati, ci disprezzi e ci trascuri!

    raf

  5. Allora!
    La piantiamo di far casino in soggiorno!

    Gli è che a me sembrava tutto così chiaro. Invece – ed è la dimostrazione che sono un idiota – non si capisce nulla.

    Harvey Kurtzman, che reputo essere tra i più grandi, dopo una breve carriera di gagman per la mervel-timely (faceva delle storie di una sola pagina, hey look!, che venivano stampate in seconda di cop) è andato a cercar lavoro alla ec.

    La EC era stata rilevata da bill gaines, figlio di max (che gli storici del fumetto usa talvolta indicano come inventore del comic book).
    Max Gaines si era schiantato in barca e il figlio, che avrebbe voluto fare l’insegnante di chimica, si è ritrovato a gestire l’azienda di famiglia.

    EC stava per educational comics e faceva storielle religiose. Con un processo in cui bill è stato probabilmente più osservatore che motore, la ec è divenuta entertainment comics.

    (segue)

  6. (segue)

    Alla entertainment le cose si fanno divertenti. Fumetto di genere (orrore, fantascienza, guerra and so on).
    Kurtz si ritrova immediatamente promosso a fare due testate di guerra (frontline combat e 2fist tales). Escono ogni due mesi e i soldi non bastano.
    Gaines propone di fare a kurtzman un ulteriore mensile comico che richieda molto meno documentazione (perché il nostro era un ossessivo compulsivo e passavo ore a studiarsi i modi in cui funzionavano i sommergibili).
    Nasce mad. Comic book 32 pagine. 4 storie comiche su ciascun numero.

    Nel fumetto usa stavano succedendo cose. Tra quete quell’ondata di maccartismo di sinistra che condusse al comics code.

    (segue)

  7. (segue)

    A kurtzman il comic book sta stretto. Allora chiede e ottiene di trasformare mad in rivista. Grande formato e in bianco e nero. Può ospitare – oltre ai consueti fumetti – reportage, articoli, pubblicità finte…
    Kurtzman e contento e Gaines pure…
    Infatti il comics code, che è un codice censorio che l’industria del fumetto si è imposta per mettersi in salvo dagli attacchi dell’opinione pubblica (e forse per far saltare la casa editrice di gaines – la prima stesura del codice sembra costruita appositamente per colpire frontalmente ec comics), ha ucciso tutte le pubblicazioni di Gaines.

    Per sopravvivere i comic book dell’orrore, del crimine e di fantascienza dovranno modificare le proprie testate e il proprio formato (fino a gungere all’orrido esperimento dei pictobooks — inguardabili!).
    Non server a nulla perché lentamente e inesorabilmente tutte le testate di Gaines chiudono.
    Tranne Mad.

    (segue)

  8. (segue)

    nel frattempo mad non è più diretta da Kurtzman, perché il nostro ha avuto una proposta da Hefner (il babbo di playboy). Il dialogo trascritto voleva raccontare queste cose.
    I primi due numeri di trump sono bellissimi. Peccato che hefner abbia deciso di cambiare uffici in quei giorni e stia subendo un casino con la gestione degli spazi pubblicitari.
    Trump chiude!

    Cosa fa Kurtz?
    Decide di autoprodursi!

    Mi sembra che la vita di kurtzman si una perfetta sintesi delle pulsioni dell’autore che vuole esprimersi con forti motivazioni politiche ed è però costretto dagli eventi a barcamenarsi (come tutti) tra felicità e sicurezza.

    Mi sembra che la sua vita (specie se contrapposta a quella di Al Feldstein – l’Al che viene citato nella chiacchierata) racconti moltissimo dell’ossessionante scarto tra pulsioni industriali e necessità esressive. O tra incrollabile fede nello stipendio sicuro e febbre del racconto…

    (fine)

    Bacini
    p.

    PS: mi sa che tocca mettere questo delirio come post…

  9. Bel dibattito. Non ho seguito tutto ma mi piace.

    Bella mostra. Non l’ho organizzata tutta come avrei voluto ma mi sembra interessante. 😉

    Torno al buon vecchio cazzeggio, qui nel salotto (poco di) buono di Spari.
    Tra risse, corna e paparazzi. Ah, i bei BarSport di una volta.

    A presto con qualche post per fare baruffa.

    matt.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...