Brutte notizie

Alex Toth

Alex Toth (25 giugno 1928 – 27 maggio 2006)

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4 pensieri su “

  1. vorrei chiedere un po’ di cose su Toth. Un autore che per me è da tempo anche un piccolo mistero.

    1: perchè è diventato un autore tanto di culto?
    2: quali sarebbero i suoi lavori indimenticabili?
    3: chi sono i suoi allievi migliori?

    Dietro a tutto ciò, l’ombra di un’agiografia che da tempo mi insospettisce: un artista senza pari o un bravo “caposcuola” scelto dalla Storia a incarnare un simbolo?

    Nella mitografia su Toth (il “leggendario” uso del nero, la gestione del pennello ecc.) trovo meccanismi retorici simili ad altri, che mi fanno pensare a una certa idea di autore…vabbe’ intanto sparo: Jack Kirby? Joe Kubert? Ivo Milazzo?

    Polemica, please.

    matt

  2. non c’è polemica matt
    stanno, le cose, più o meno come hai detto.
    perchè una cosa fisiologica come l’esaurimento della sintesi proteica di uno spennellatore settantottenne dovrebbe essere una brutta notizia?
    perchè la morte vi pare come una brutta notizia?
    ti prego spari spiegamelo?
    perchè la morte è una brutta notizia e la nascita di qualche migliaio di coreani del sud pronti a cucire scarpe e palloni prima di imparare a camminare un lieto evento?
    scusami…
    è che ho appena scoperto di non essere gainsbourg.

  3. E dire che vi conosco entrambi.
    E di entrambi sono certo che abbiate due cavita nel cranio in cui l’evoluzione e i geni che avete ereditato hanno infisso bulbi oculari.

    Sfogliatevelo Toth, per dio! E guardate come costruisce la pagina. Certo i neri. certo il pennello.

    Ma c’è anche del fottutissimo storytelling che si smarca dalle grandi scuole.

    Non c’è il pampampam di Kurtzman. Non ci sono gli spazi siderali e l’ipertrofia muscolare e le prospettive impossibili di Kirby.
    Non c’è neanche il gioco di equilibrio degli sguardi di Barks.
    (e cito – ovviam. – i maestri del comic book USA, saltando tutta la lezione di tempo e ritmo della strip. Ché lo sapete entrambi funziona in maniera diversa, anche se – prob. – il riferimento più facile sarebbe stato quello a caniff).

    Toth aveva ritmo. Come nessun altro.

    Guardate quello schifo dello zorro disney.
    Illegibile! Eppure lo si deve guardare. Perché racconta storie (insulse e inutili) che richiedono partecipazione.

    Sorprendente è che un uomo lucidissimo (grande polemista e redattore di memorie) e così dotato di talento non abbia mai sentito la necessità di fare un fumetto che ci interessi.

    E’ chiaro che scrivere che la morte di Toth è una brutta notizia è un riflesso condizionato. L’ho scoperto ieri mattina e ci sono rimasto male (non come quando sono morti paz o magnus, per esempio: in quei casi ho pianto). Mi è scappato lo scribacchino inconsulto (quello che non riesco a tenere a freno e che usa male le parole).

    Toth è un grande caposcuola del segno. Guardate Frank Thorne, Ivo Milazzo (e tutti i disegnatori che devono sottoporsi alle violenze editoriali di Berardi), Jordi Bernet, forse anche Eduardo Risso (ma più ci si allontana più le influenze arrivano da fonti molteplici e i riferimenti si fanno inconsapevoli).

    Una cosa interessante che mi sembra che dica matteo è che certa storiografia abbia cercato di costruirne un simbolo.

    Mi sembra ci siano eventi distinti. Ci sono i libri che omaggiano il segno di Toth (tutti dovuti – a me ne vengono in mente 3, quello italiano, fatto da vianovi e becattini, è – a detta dello stesso toth – quasi tutto piratato); ci sono gli omagg9i e le interviste del journal (in cui la tesi – condivisibile – di Groth mi pare fosse “Alex Toth è tra gli autori più importanti del fumetto che non ci interessa”); ci sono gli innumerevoli articoli e memorie richiestegli da Coke, Thomas e da tutta la cricca di twomorrows.
    Questi ultimi sono i più pericolosi. Però lì più che volontà di costruire il mito (cosa che prevederebbe la capicità di orchestrare un piano o di avere una strategia – almeno una tattica), mi sembra ci sia stata una grande disponibilità da parte di toth. Ce ne sono in giro di signori che si concedono senza riguardi, regalando interviste e memorie. Faccio due esempi: Gil Kane che è un grande per l consapevolezza infusa nel proprio mestiere; Carlo Peroni che racconta spessissimo le sue cose.
    Gli si costruisce attorno mito?

    Un’ultima domanda: Krigstein (solo per fare un altro esempio) non ha fatto “l’opera”. Ci possiamo permettere di dimenticarcelo?
    (continuo)

  4. C’è questa malattia dell’infanzia del fumetto.
    Scrivere di fumetti richiede un cazzone che abbia letto un sacco di supereroi e che collezioni carta coi disegnini.
    Questo ci ha riempito le case di libelli insignificanti in cui la storia del mezzo è ridotta a una carrellata di personaggi.
    Dall’altra parte c’è (ed è storia più recente) chi vorrebbe che la storia el mezzo fosse costruita dai punti di discontinuità.
    E ci è venuta la necessità del canone. Lo vogliamo e vogliamo affastellare opere.
    E allora c’è il rischio che un autore che non ha l’opera importante nel proprio curriculum venga escluso da questa ala lettura di noi che crediamo potenzialtà (molte anche realizzate) del fumetto.
    Però – e qui ho dubbi e mi sembra argomento di cui dovremmo discutere – non è che così facendo rischiamo di perderci dei tocchi.

    E’ possibile cotruire una storia del fumetto concentrandosi solo sulle opere “importanti”?
    Ci sono le intuizioni (Stan Lee ne ha avuta -almeno- una fondamentale e ha scritto solo cose dimenticabili), i personaggi (quando nel 1962 è apparso DK è successo qualcosa di imprtante, socialmente e per il mezzo – io di opere fondanti col ladro avvolto dal preservativo integrale non ne ricordo), e anche gli autori…

    Birra?

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