Cambiare discorso

Uncle Scrooge

Come direbbe il mio amico Alessandro, è che sono tardonetto.
Durante la polemica dei polli (se te la sei persa, puoi provare a ricostruirla leggendo i commenti del post qui sotto) è emerso due volte, e da persone che stavano dicendo cose che mi sono parse molto diverse tra loro, un concetto che, almeno apparentemente,  tutti dovremmo condividere.

Michele Ginevra e Thomas Campi dicono (o almeno così ho capito): per capire il valore di un autore bisogna analizzarlo nel contesto storico e culturale, se no si rischia di sminuirlo perché non si coglie il grado dell’innovazione (o dello scarto) introdotto nel sistema del fumetto.
Detta così, è sentenza assolutamente condivisibile. Ma…
Già, c’è un “ma”.

Il fumetto moderno è un modo espressivo piuttosto recente. Inizia nella seconda metà del diciannovesimo secolo (insieme all’industria della cultura). Si sviluppa in maniera consistente a partire dall’inizio del ventesimo secolo.
Stiamo parlando di un periodo breve: un centinaio d’anni.
La carriera di un fumettista dura mediamente trent’anni (è chiaramente solo un’ipotesi che tenta di fotografare tanto i due anni scarsi di fumetto di Feininger quanto i quasi 70 anni di penne e pennelli di Eisner).
E come faccio allora a capire se un autore ha avuto forti impatti sul sistema fumetto se la sua carriera è durata così tanto tempo (quasi un terzo della vita complessiva del medium fino a oggi) da aver ormai esaurita la sua carica innovativa?
Devo restringere il periodo di analisi. All’opera, oppure a un ciclo, o a un personaggio.

Mmmm…

Non mi piace.

Perché, senza spingere troppo, l’assunto di fondo è: arriva un autore che introduce un’innovazione (o comunque una discontinuità) nel medium e lo altera; il sistema reagisce cercando di espellere l’innovazione, poi – come sempre fanno le teorie dominanti – se ne impossessa e la metabolizza. L’innovazione diviene norma.
Se non conosce la storia dell’intero sistema, un fruitore futuro si ritrova a confrontarsi con una cosa che ha perso la sua carica eversiva. Se l’unico valore era quello dato dall’innovazione (ormai emulata da chiunque e, quindi, vanificata), quell’opera e quell’autore non hanno più valore.

Intollerabile. Non trovi?

Un generico fruitore forte di mezzi di comunicazione che non ha intenzione di studiare la storia dei testi non dovrebbe leggere opere del passato. L’evolvere dei mezzi di comunicazione è un frullatore che continua ad assimilare le innovazioni e ad amalgamarle al codice.
Sembra un po’ la cucina di mia suocera che, memore della povertà della sua infanzia, ora che può, non è domenica se non fa una pasta al forno in cui mette tutti gli ingredienti che le vengono a tiro: i sapori si confondono e tutto, alla fine, sente di “marrone” (non so definire diversamente quel gusto).

Perché dovrei vedere Quarto Potere quando c’è X-Men 3?
Perché dovrei rileggere Alex Toth quando posso guardare un qualsiasi albo a fumetti in edicola?

Dai. C’è dell’altro.
Parliamone.

PS: giusto per evitare fraintendimenti… non sto dicendo che lo studio della storia di un codice espressivo sia operazione inutile.

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17 pensieri su “

  1. Partiamo dalla fine.
    >Perché dovrei vedere Quarto Potere quando c’è X-Men 3?
    Perché dovrei rileggere Alex Toth quando posso guardare un qualsiasi >albo a fumetti in edicola?

    D’accordo. Ma tu chi sei? Un lettore? ok. fai quello che vuoi. nessuno potrà contestare la legittimità del tuo consumo, il diritto a divertirti o intrattenerti o acculturarti scegliendo quello che vuoi, quando vuoi (ci sarebbe da discutere su quanto si possa scegliere veramente. ma mettiamo che sia possibile senza limiti particolari).
    Se sei un’appassionato che ragiona e scrive, per esempio di fumetto, il discorso cambia. Se non altro perché chi ti legge/ascolta si aspetta da te qualcosa in più.

    Avevi prima scritto:
    >Un generico fruitore forte di mezzi di comunicazione che non ha intenzione di studiare la storia dei testi non dovrebbe leggere opere del passato. L’evolvere dei mezzi di comunicazione è un frullatore che continua ad assimilare le innovazioni >e ad amalgamarle al codice.

    Mi sembra che soprattutto le rete contribuisca ad una sorta di orizzontalizzazione del sapere (e della memoria). E’ vero. E’ tutto insieme e mescolato. Ed è qualcosa che ormai va oltre il buon classico postmoderno, perchè è un tutto che sta a metà tra le sempre più diaboliche logiche del consumo e il desiderio individuale di appropriarsi di contenuti, attraverso forme tecnologicamenre sempre nuove di possesso.

    A me sembra che anche la stampa sia cosciente/funzionale a questa situazione. XL è forse paragdimatico.
    Il passato serve per fornire miti di riferimento, utili per distinguere/confrontare i nuovi gruppi musicali, i nuovi fumetti, i nuovi film.

    In questo contesto, su XL potremmo benissimo vedere un servizio su Alex Toth, che svolgerà la sua funzione di precursore utile a vendere/far conoscere qualcosa di moderno.
    E questo a prescindere su quale sia la verità su Toth.
    Guardiamo come è presentato Rat-Man su XL di giugno. E’ qualcosa di leggermente diverso da come l’abbiamo visto crescere e svilupparsi. Un leggermente che non tradisce la verità sul personaggio, ma un leggermente che lo ritrae rinnovato per conquistare nuovo pubblico. E così viene presentato come inedito un episodio che non lo è. Perché serviva un inedito per incuriosire i nuovi lettori.

    Nel contesto attuale la discussione iniziale perde di senso.

    Se posso permettermi di scegliere di vedere X-Men 3 senza problemi, senza il problema di vedermi prima Quarto potere, non vedo perchè deve interessarmi più di tanto il contributo che Toth ha dato all’innovazione del medium fumetto.

    Prima ancora avevi scritto:
    >Se l’unico valore era quello dato dall’innovazione (ormai emulata da chiunque e, quindi, vanificata), quell’opera e quell’autore non hanno >più valore.

    Non sono del tutto d’accordo. Ma in ogni caso possono interessarci anche altri valori: la bellezza dello stile, l’intepretazione personale di un canone, dunque; la passione che ci hanno comunicato le storie.
    Mi sembra che Toth stia un po’ a metà tra innovazione e ottima intepretazione di generi classici. Mi piace metterlo vicino a Micheluzzi, per esempio.

    E arriviamo così al quasi inizio:
    > per capire il valore di un autore bisogna analizzarlo nel contesto storico e culturale, se no si rischia di sminuirlo perché non si coglie il grado dell’innovazione (o dello scarto) introdotto nel sistema del > fumetto.

    Mi sembra un affermazione ovvia, che non perde di valore anche dopo le successive considerazioni (come sempre brillanti). Ma mi interessa maggiormente ribadire il principio che avevo posto inizialmente. Cioè, perchè puntare il dito sulla fama di un autore come Toth, chiedendosi a cosa sia dovuta e se sia veramente meritata, e non mettersi invece a fare ricerca? E’ questo che mi attendo da persone che stimo, proprio perché le stimo e ne conosco/riconosco il valore.

    La rete è uno strumento delicato. E può succedere così:
    1) Alex Toth autore ritenuto importantissimo (ritenuto tale non per una frequentazione assidua dei suoi fumetti, poco editi in Italia, ma per i motivi che scrivevo).
    2) Qualcuno alza la voce e dice: scusate ma perché si dice che Toth è importante? Ma chi l’ha detto? Ma dove? Ma quando?
    3) segue polemica
    4) Spenta la polemica, Toth comincerà a d essere guardato con sospetto. Sì… bravo, ma però, non è che sia stato, poi così…

    Solo facendo seriamente ricerca si può arrivare a conclusioni che perlomeno possono consentire una discussione.
    Altrimenti vale tutto. E il vale tutto vale senza dubbio per i consumi, ma non per la ricerca.
    Almeno, secondo me.

    Micgin

  2. e se la benedetta ricerca comprendese un po’ di SINTESI aiutarebbe tutti

    cerebroleso

  3. Chiarisco alcuni punti perché se no sembra che io sia un idiota (magari è vero, ma lo dimostro altrove).

    Che Alex Toth sia figura importantissima è per me fuor di dubbio.
    Mi infastidisce l’idea che possa essere considerato importante solo se lo contestualizzi e osservi che ha avuto impatto dirompente.

    Riprendo l’esempio di quarto potere perché mi viene più facile (perché è un grande film, mentre per Toth c’è il “problema dell’opera”).

    Quarto potere è innovativo oggi? C’è Rosebud (vista un milione di volte), c’è il cinegiornale (visto), la ricostruzione a flashback (vista – Tarantino è diventato ricco così), la biografia fittizia (vista), la grande recitazione (vista), …
    Il movimento di macchina iniziale (quello che scavalca il cancello e mi butta nella tenuta di Kane) l’ho rivisto – fatto da chiunque – un milione di volte. Tim Burton per anni non faceva che citarlo.
    E io di cinema (e di un sacco di altre cose) ne capisco pochissimo. Mi aspetto che un vero conoscitore veda molte più cose di quante ne vedo io.

    Se ammettessi che il grande valore di Quarto Potere fosse tutto storico (la giovane età del cinema e di Welles, l’innovazione tecnica, stilkistica, narrativa, tecnologica, …) porrei un limite sinceramente inaccettabile.

    Quarto potere è un grandissimo film.
    Ed è un pezzo di storia del cinema.

    Preferisco rivedere quarto potere che infilarmi in una sala a guardare xmen3.

    Sono io l’idiota che non capisce?
    Oppure…

    Sì, la storia è importante (importantissima) perché in tempi succedersi di eventi rapidissimi c’è il rischio di schiacciare sequenze, primati, genealogie…
    Ma che senso ha una critica che suggerisce la fruizione di qualsiasi cosa perché ha valore storico.
    Leggo il volume che raccolgie gli inizi di Gasoline Alley perché – per la prima volta – rompeva la pagina e introduceva i ritmi della vita nelle strisce?
    Forse.
    Ma soprattutto lo leggo perché quella storia è divertente oggi.
    Anche se non conosco la biografia di King (poi se la conosco apprezzo altre cose, ma non è necessario)

    Appiccicare il nome di classico su una roba è il modo migliore per far sì che non la si possa più toccare…

  4. “Lo sai che i Promessi Sposi sono divertentissimi?”
    “Ma che cazzo dici? L’ho letto a scuola”
    “E chissenefrega! Hai sbagliato a leggerlo”
    ” Ma parla di divina provvidenza e di morali immarcescibili e inaccettabili”
    “Non dire cazzate è un libro divertentissimo perché manzoni piglia per il culo tutti”
    “Ma vaffa…”
    “Ma sì, leggi il tono dei commenti. Guarda che schifo gli fa dover tenere per le mani sti due personaggini tutti casa e chiesa”
    “…”
    “Già. Per tacere del finale. Condannati all’eterna infelicità. Meglio avrebbe fatto a trombarsi don rodrigo…”
    GASP!

  5. ovviamente il contesto storico non è l’unico ambito di ricerca da indagare.
    mozart e salieri insegnano.

    un finalmente sintetico
    micgin

  6. a proposito di cerebrolesi, oggi mi è capitato per la seconda volta un fatto curioso. ho lasciato la bicicletta all’esterno della sede delle politiche giovanili, dopo averla ovviamente chiusa. all’uscita non c’era più la… sicura! Ebbene, sì! la bici era ancora lì e non c’era più la sicura. Ed è la seconda volta che mi capita in una settimana…
    qualcuno ha una spiegazione logica?
    Esiste un traffico clandestino di sicure per biciclette?
    Per fare un torto ai ladri (o al ladro) rivelerò pubblicamente le combinazioni.
    Quella grigia era 747. Quella rossa 022. Se provano a rivendervi sottobanco una sicura per biciclette e dovesse aprirsi con una di queste combinazioni, denunciate subito il ricettatore!
    micgin

  7. se un autore di fumetti non ha innovato il linguaggio che utilizzava, e lo puoi dimostrare, non mi sembra che ci sia nulla di scandaloso; se ha raccontato storie che non sono all’altezza delle potenzialità del linguaggio che utilizzava, e lo puoi dimostrare, non c’è nulla di scandaloso. Non tutti saranno d’accordo con te, e se potranno dimostrare il contrario di quel che dici, non ci sarà nulla di scandaloso. La critica non è una scienza esatta.

    Secondo me è da considerare anche una prospettiva opposta a quella che stai utilizzando. Cioè: quarto potere è un grandissimo film, ma quanti, all’epoca in cui uscì, pur apprezzandolo molto, si resero conto di ciò che stavano vedendo?

    E quindi tornando all’oggi: sei sicuro di sapere riconoscere un’innovazione quando ti si para davanti? o le specificità nell’utilizzo di un linguaggio acquistano lo statuto di innovazione solo a posteriori?

    dopo tutto pure welles non è andato sulla luna a farsi gli attrezzi prima di girare quel film. Non credo che chi l’ha visto all’epoca abbia esclamato: l’uso del flashback è innovativo! e se anche fosse, è solo poi che le potenzialità dell’utilizzo del flashback sono state percepite come tali, perchè qualcun altro ne ha fatto uso.

    Stesso discorso a maggior ragione per Gasoline Alley.
    secondo me ovviamente
    baci

    primadonna isterica

  8. Dall’amore alle battute buzzurre in poche righe! Siete abbastanza fuori di cozza qua, eh?

    E chi è FM? E il tipo dell’ultimo post? Siete tutti autori di fumetti qui?

    Luc

  9. Caro genero irriconoscente. Allora la prossima volta che vieni a mangiare da me, ti metto sotto il naso una bella scodella di Ciappi, che tanto è “marrone” come le mie lasagne, così vediamo se senti la differenza.

    E riguardo al cinema, io sono solo la suocera delle lasagne “marroni”, ma trovo che il film perfetto sarebbe:
    Quarto Superpotere.

    La suocera

  10. Suocera? Ho scritto suocera?
    C’è un errore!
    Mi scusi signora. Veramente…
    Volevo scrivere madre…
    E si ricordi che la scuola è quasi finita e che per un paio di settimane le dobbiamo mollare i pupi mentre andiamo a lavorare.

    Mi scusi ancora.
    E’ stato un lapis friulano. Sa di cosa parlo, nevvero?

    I miei omaggi (bacio l’anello in ginocchio sui ceci)
    P.

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