Il ritorno del maestrinodellaminchia

Scuola di fumetto mi interessa sempre meno. Ciò nonostante continuo a comprarlo e a leggiucchiarlo (distrattamente e non tutto). Trovo nel numero in questi giorni in edicola un’intervista a Francesca Ghermandi.
Taccio del mio amore per i lavori di Ghermandi e mi concentro un istante su un passaggio dell’intervista. Quando le chiedono che fumetti abbia letto di recente, la fumettista risponde con un elenco che comprende Canicola, Strapazin, il libro di Amanda Vahamaki, l’ultimo numero di Eightball di Dan Clowes (è quello del raggio della morte o ne è uscito un altro?), un paio di libri di Gipi, una raccolta di storie brevi di Peter Bagge e le autoproduzioni di Paolo Parisi.
Strepitoso.
Ne parlo col mio amico Lorenzo, cercando di sottolineare il fatto che siamo di fronte a un cambio di paradigma. Perché, dico, ho la sensazione che, dopo aver letto per anni solo interviste di fumettisti che dichiaravano di non leggere fumetti, da qualche tempo si sia modificato radicalmente l’approccio e gli autori si dimostrino attenti a quanto accade loro intorno. Lorenzo mi fa osservare che è una sensazione tutta mia e che sono un lettore distratto, anche di scuola di fumetto. Nelle interviste, la domanda sui fumetti letti viene posta molto di frequente e spesso gli autori dicono di non leggere fumetti.
Perché?
Non mi fiderei di uno sceneggiatore di serie tv che dice di non guardare la tv, o di un romanziere che non legge romanzi, o di un cineasta che non guarda film, o di un musico che non ascolta dischi o di un teatrante che rifiuta il teatro, eccetera eccetera eccetera…
Poi, siccome sono giorni in cui cazzeggio un bel po’, mi metto a girare in rete e capito nel portale wuz  (quello che una volta si chiamava alice e dava indicazioni sui libri in uscita – lo fa ancora ma con una grafica così ridondante da farmici perdere). In copertina c’è uno speciale sul giallo, che fornisce consigli per gli acquisti per un genere che i lettori e la critica hanno ormai "sdoganato".
GASP!
Poi, su Carmilla On Line, c’è la prefazione all’ultima raccolta di saggi di Valerio Evangelisti che comincia così: In apparenza la battaglia è vinta. La narrativa di genere – quella che, per semplificarne le diverse anime, definisco “paraletteratura”, strappando la definizione insultante dalle mani di chi la avversa – in Italia ha vinto e stravinto. Domina largamente il mercato, soprattutto in una sua componente, quella poliziesca e noir.

O cazzo! Vuoi vedere che siamo ancora qui a menarcela con cultura alta e cultura bassa?
Dobbiamo ancora superare la fase in cui le banalità possono essere taciute perché, in quanto banalità, annoiano e devono essere accolte con sbuffi e sbadigli.

Come sempre, alla fine, tocca fare tutto a me! A cominciare dall’enumerazione delle banalità.
Per fare il maestrinodellaminchia con la puzza sotto il naso, non si devono fare gerarchie di media o di generi sennò non si è credibili. Dire che i fumetti sono fichi (o che sono meglio de romanzi) è una stronzata, perché ce ne sono di ogni tipo (sia di fumetti sia di romanzi). Dire che i fotoromanzi o i romanzetti rosa sono merda è sbagliato (anche se tutti quelli che ho visto puzzavano abbastanza).
Vergognarsi di leggere fumetti è una roba che ti colloca fuori dal tuo tempo. Quelli che ti guardano sollevando il sopraciglio quando dici che leggi Topolino, poi, a casa, continuano a pensare a quanto sei idiota mentre fanno il calco del loro culo sul divano con il telecomando in mano.
Anche dire che la televisione è merda è sbaglgrrggrggrr (non riesco a scriverlo, però ci siamo capiti). Non ha senso attaccare il mezzo, meglio prendersela con dei modelli di fruizione televisiva: per esempio, ci sono persone (incredible but true) che si siedono davanti all’elettrodomestico più usato nel mondo senza sapere cosa vedranno; afferrano il telecomando e gironzolano da un canale all’altro fino a quando trovano il contenuto che fa meno schifo – una cucchiaiata di merda oggi, una domani, alla fine magari scopri che non era poi così male.
Se fai fumetti, fai come Francesca Ghermandi: leggi i fumetti. E’ semplice! Là fuori c’è un sacco di gente e, nel lotto dei grandi numeri, c’è chi fa fumetti e chi li fa meglio di te. E da questi (ma anche da quelli che li fanno peggio di te) impari un sacco di roba.

Annunci

12 pensieri su “

  1. Quelli che ti guardano sollevando il sopracciglio quando dici che leggi Topolino

    D’Inchiostro, come al solito sottoscrivo tutto e soprattutto lo stile, ma Topolino, dài: quello di oggi, le volte che mi capita di vederlo, è al livello della peggior tv, a cui del resto s’ispira espressamente, e i disegnatori ne sono dei manovali nemmeno ben specializzati (ecco gente che secondo me non legge i fumetti: né altro).

    Chiaro che non parliamo dei topolini veri.

    Ciao, Vicinelli

  2. Vici, però là in mezzo di tanto in tanto ci sono storie raccontate molto bene. Mi vengono in mente alcune cose di Riccardo Secchi e pare che anche Tito Faraci abbia ricominciato a scriverlo (che col topo – e lontano da Brad Barron – ci sapeva fare).
    La cosa che dici sui disegnatori è evidentemente eccessiva (vanno a scuola e imparano a disegnare dei bellissimi topolini con tutti i loro rapporti rispettati in pieno: mai un orecchio più grande di quanto dovrebbe – io un po’ mi annoio, ché mi piacciono anche gli scassoni). Però è sicuramente vero che Giorgio Cavazzano, che infante avevo amato tantissimo, ha fatto più male che bene a paperi e topi. E’ arrivato con un segno assolutamente eversivo, ha scardinato il modo del racconto grafico Disney e si è dimostrato un alieno. Però un bell’alieno e – nel giro di 20 anni – è stato così tanto metabolizzato che ora (come dice la mia amica primadonna isterica) lo stile di Cavazzano in pratica è diventato lo stile disney in italia.

  3. se splinder me lo permette intervengo. Sì, è vero ho detto quella cosa, cioè è evidente che lo stile di Cavazzano ha fatto scuola. E non è detto che rispettando le proporzioni delle orecchie del Topo si debba automaticamente disegnare con quello stile lì. E’ ovvio. Un tempo su Topolino non erano segnalati i nomi dei disegnatori ma c’era più varietà. Paradossale.

    per quanto riguarda il tuo post. Capisco la necessità di banalizzare. Però il problema del fumetto è proprio quello, cioè che i fumettisti stanno ad un crocevia. Spesso si inizia a disegnare copiando non solo fumetti, e immagino che si impari a scrivere leggendo altre cose.
    Mi rendo conto che questo non facilita il tuo lavoro.
    Sarebbe molto più semplice per te poterti limitare ad individuare “influenze artistiche”, o connessioni fra un artista (dico artista) ed un altro partendo esclusivamente dal tuo background (sterminato immagino) di lettore di fumetti. Ma non è così. Fattene una ragione!

    primadonna isterica

  4. primadonna,
    non sono d’accordo su una riga una del D’inchiostro, però non ho capito una cippa del tuo intervento…
    puoi ripetere per noi tardonetti?
    grazie

  5. p.i.: non sto dicendo che i fumettisti devono leggere solo fumetti… E poi, il mio lavoro? Perché se so riconoscere gli stili faccio meglio il consulente?

    Boris: su quale riga non sei d’accordo?

  6. più o meno da “dire che i fumetti sono fichi”… fino a “…con il telecomando in mano”
    è più di una riga, vabbene
    comunque mi sto ricredendo…
    l’altra sera matt mi ha detto che la mia visione del fumetto è mistica, e questo mi ha dato da pensare…
    forse ho sbagliato tutto

  7. @boris: spero di avere capito io il senso del post. Dunque: sparidinchiostro compra scuola di fumetto. Su scuola di fumetto Ghermandi dice che legge i fumetti degli altri. Spari allora scrive: certe banalità è bene comunque ricordarle: se fai fumetti, o meglio, se vuoi imparare a farli, puoi non comprare “scuola di fumetto”, ma almeno leggi i fumetti degli altri, che è una cosa che serve.

    Io sono d’accordo, ma certo.

    banalità per banalità, mi limitavo a prendere in considerazione la possibilità che ci si possa dedicare ai fumetti, pur non essendo lettori di fumetti, e produrre qualcosa di considerevole. Cosa che anzi puntualmente avviene. Ma Spari l’aveva pure scritto nella premessa.

    Quindi (così rispondo anche a Spari) aggiungevo: sarebbe pure più semplice per lui fare il proprio “mestiere”, se tutti i disegnatori fossero come alla disney, cioè inquadrabili immediatamente in una concezione ben precisa del disegno dei fumetti: se le orecchie del topo sono storte: BRUTTO, se le orecchie del topo sono simmetriche: BELLO. Perchè è questo che si insegna.
    E’ solo una specie di metafora, perchè poi, nei fatti, di disegnatori che le orecchie le facciano “storte”, alla disney non ce ne sono.

    ho scritto “il tuo lavoro” per semplificare, come quando si dice: “mammamia che lavoro!”

    primadonna isterica

  8. riguardo alla questione del crocevia forse non sono stato chiaro, me ne rendo conto. Non fatemi troppo male adesso però.

    p.i.

  9. per me poi le storie di cavazzano, quando ero bambino erano quelle più belle, stavano sempre in fondo al giornalino o all’inizio, penso non a caso. al centro tutte le storielline più brevi.
    ma cerebroleso è in ferie?

    p.i.

  10. Mah, sai quanta gente c’è che se la mena con cultura alta e cultura bassa? Hai letto la recensione di Cortellessa sull’ultimo TuttoLibri al libro saggistico di Evangelisti…?
    Piuttosto che non se la mena Evangelisti, che fa un bellissimo discorso sul futuro del genere, e facendolo sembra Cézanne quando immaginava un nuovo impressionismo.
    andrea barbieri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...