Domande oziose

Totò e Mike Bongiorno

E’ un periodaccio. Il caldo dannato e l’umidità amazzonica hanno fatto emergere la vecchiezza che mi porto dentro. Dolorini ovunque e voglia di far la doccia (ma – mi dicono – più di tre al giorno è reato e poi, in ufficio, non c’è uno spazio adeguato).
Allora passo le serate sdraiato sul pavimento ad ascoltare musica e guardare il soffitto al buio.
Mi pongo domande oziose e sudo.
A un certo punto mi alzo, lasciando una sagoma umida sulle piastrelle, e mi infilo nella vasca e continuo a pormi domande oziose.
Di letture proprio poche: un po’ di Pinky di Massimo Mattioli per Chiara e Davide (è appena uscito, per Mondadori, un volume che raccoglie un po’ di storie del coniglio rosa), ma a stare sul divano con le due bio-stufette in stereo si rischia la salute; un po’ di Kane di Paul Grist (BD ne ha annunciata un’edizione italiana: quando arriva, prendila!); due righe di Manchette, Twain o Himes (già, mi piacciono i classici).
Il problema è che poi non ho niente da dire (non dico di interessante, ché questo succede quasi mai) e vedere la data dell’ultimo post che invecchia mi suscita panico entropico.
Allora eccomi col più antico dei trucchi di sparidinchiostro. Rubo una frase da un commento (la vittima è Vicinelli, questa volta) e la metto qua in cima perché mi sembra particolarmente interessante.
Dice:

Che giorno triste sarà quello, speriamo lontano, in cui morirà anche R. Crumb.
Io personalmente avrò l’impressione che se ne sia andato non solo un vecchio amico che non mi ha mai deluso, ma uno degli ultimi che abbia del fumetto, più o meno, l’idea che ne ho io (viceversa, in realtà).

E poi:

Molto semplicemente, proietto su Crumb delle cose di me stesso e di posti in cui ho vissuto. Forse amo i fumetti che mi permettono di farlo e che sono sempre meno

Quanti e quali sono i fumetti che amiamo per questi motivi?
Sono scelte personali, specificamente riferite all’esperienza di ciascuno di noi, o ci sono anche oggetti generazionali?
Succede anche con altri media?

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69 pensieri su “

  1. spalato misili solo pel festegiale tlionfo italia elavamo limasti senza petaldi
    tlanquilli!

    Ha Ji-Won

  2. paolo, leggo su repubblica pagine milanesi che un detenuto slavo è fuggito dal carcere della tua bollate appeso al braccio di una gru… è ancora ricercato.
    pensa se fosse un lettore di fumetti e te lo trovassi in casa in salotto a leggere il meglio di mad…
    micgin

  3. io in molti fumetti italiani di oggi riconosco cose della mia vita quotidiana, ma non per questo mi piacciono, anzi, più spesso che no mi fanno pensare “una cosa così potevo scriverla anch’io” (non disegnare).
    (Kerlovy)

  4. Mic: Kusturica ci ha insegnato che ai detenuti slavi interessa l’alan ford di magnus e non il mad di kurtzman (però – per non sapere né leggere né scrivere – chiedo a cerebroleso se mi può tenere i mad nel caveau della sua tenuta oltre il fossato con squali, coccodrilli e ippoghigni).

  5. cose così può scriverle chiunque abbia la licenza elementare.
    sono le cose cosà, quelle anche disegnate che a volte ci riesce solo proprio quell’autore lì a farle.
    ciao
    martin cocai

  6. martin cocai: ah ah a.. pp fssss ch tos tosss tos (mano sulla bocca – risata repressa prima che spari s’incavoli – su questo blog non si deve sghignazzare!)

  7. Kerlovy: di che fumetti parli?

    Ieri sera parlavo con un amico di memoria, immaginario e immaginazione (già, sono una personcina noiosa, circondata da degni compari) e – a un certo punto – ho affermato che il cinema è il mezzo che modifica gli uomini, non il fumetto o la musica pop.
    C’era caldo e la birra non era buona (una carlsberg alla spina – si può dire che me la sono cercata).
    Ma non sono giustificato: ho detto una sonora stronzata. Perché mentre Fabio mi parlava di straordinari avventurieri e del loro impatto sull’immaginario e sugli individui, io citavo il cittadino Kane e il suo essere Hearst e Hughes contemporaneamente, ma in realtà pensavo a zio paperone (e non solo a quello di Barks, come mi farebbe piacere raccontare in giro).
    C’è qualcosaltro. Una cosa che si muove a un livello più basso. Una roba non sono capace di esprimere.
    Adesso chiamo Fabio e mi scuso per la cazzata di ieri.

  8. paolo: avevo pensato ad un’intromissione nei tuoi tesori cultural-fumettistici. in questo senso il detenuto poteva anche essere rumeno o francese.
    dunque se ha ragione kusturica dì subito a patrizia di mettere in evidenza in salotto gli alan ford (quelli disegnati da magnus, ovviamente). se no quello te li cerca e ti fa a pezzi il salotto dopo aver magari trovato robiglia incomprensibile italo-americano-francotedescofona…!
    micgin

  9. Martin: ho capito così poco che non sono neanche sicuro che tu abbia detto qualcosa…

    #7: Dipendi da cosa intendi con sghignazzare. Una risata lasciata senza indicazione del motivo dello sghignazzare e senza firma è un po’ come uno smile 😉 senza nulla attorno.
    E a me gli smile stanno sul cazzo.

  10. si diceva:
    Molto semplicemente, proietto su Crumb delle cose di me stesso e di posti in cui ho vissuto. Forse amo i fumetti che mi permettono di farlo e che sono sempre meno.

    E’ un altro modo per spiegare e analizzare ogni opera narrativa (ma forse ancheartistica). C’è il significato che l’autore mette nell’opera e il significato che gli attribuisce il lettore/fruitore. Il secondo significato ha forse un peso e un’intensità dovuta a elementi personali. Luoghi, situazioni e persone.

    Mi viene da pensare a numeri di Tex letti da piccolo sulle scale del condominio e poi “giocati” in cortile. E qui c’è l’avventura.
    Albi di Ken Parker regalati a persone a cui volevo/voglio bene. E qui il romanticismo.
    Non ho un autore o un libro che metterei su tutti come mi sembra faccia vicinelli con Crumb.
    Però, ho ricordi e sensazioni forti collegate alla scoperta di autori diversissimi come Bilal, Giardino, Pazienza, Munoz, Blanket, Tomine, Baronciani…

    penso che i miei oggetti generazionali siano i popolari anni ’70, da tex ad alan ford, da topolino ai supereroi corno, e il fumetto d’autore anni ’80.
    dopo non ho più letture fumettistiche generazionali.
    e questo vale anche per tv e cinema.

    micgin

  11. Ed è lì che si annida tutta la menata dei buchi e della cooperazione interpretativa (vedi Lectro in Fabula di Umberto Eco), al di là di intenzione dell’opera e intenzioni dell’autore.

  12. #14,

    “Molto semplicemente, proietto su Crumb delle cose di me stesso e di posti in cui ho vissuto.
    Forse amo i fumetti che mi permettono di farlo e che sono sempre meno.
    E’ un altro modo per spiegare e analizzare ogni opera narrativa (ma forse anche artistica).”

    io aggiungo: anche ogni favola, ogni accadimento quotidiano, ogni sogno, ogni emozione, ogni disagio

    “C’è il significato che l’autore mette nell’opera e il significato che gli attribuisce il lettore/fruitore.
    Il secondo significato ha forse un peso e un’intensità dovuta a elementi personali.”

    L’addivenire della vita-storia è esattamente così come hai scritto.
    Non c’è UN significato in generale delle cose,
    c’è, invece, un’emozione significante per ciascuno, non generalizzabile.
    C’è che ogni emozione ha una sua logica, degna di assoluto rispetto, non diagnosticabile, non stigmatizzabile,
    non sedabile, perchè legata a

    “Luoghi, situazioni e persone.” che sono specifici alla catena linguistica di ciascuno.

    Il fumettare è analisi (analisi=senza soluzione, senza medicina) della specificità della logica della catena
    linguistica particolare a ciascuno.

    Mandare in fumo, in briciole (crumbs) una storia vera perchè diventi una vera storia, questa è il santo mestiere
    del fumettare.
    Ci vuole il genio (fumo) per colpire la ragione.
    Ci vuole una ragione offesa, colpita dal genio, spaccata dualmente, perchè nasca qualcosa.
    Fumetto è dove c’è genio, arte e mestiere di spaccatura, altrimenti è illustrazione, iconolalia, religione.

    Seconda Sofistica

  13. SS (non è colpa mia, sono le iniziali che ti sei scelta): Iconolalia? Google non conosce questra parola (e io – come sai – neanche). E poi:
    Fumetto è dove c’è genio, arte e mestiere di spaccatura, altrimenti è illustrazione, iconolalia, religione

    Cos’è l’illustrazione? Perché a me, dopo aver parlato con un amico, vengono in mente Glaser, Matticchio, Steinberg, … E non mi sembra di puntare il dito verso la nemesi di genio, arte e mestiere di spaccatura.

    Sono cose che succedono quando si prendono le misure con strumenti capaci di indicazioni micrometriche, si segna col gesso e si taglia coll’ascia…

  14. seconda sofistica nuova critica milim
    ma mi togli una curiosità:
    al di là delle tue lacanlalie sul fumettare
    quali cazzo mai di fumetti leggi e hai letto?

    ciao
    tuo
    martin cocai

  15. Martin,
    cazzomai,
    formidabile:)))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))
    I “cocai” a Trieste sono i gabbiani, altrimenti detto dei poco svegli.
    milah

  16. magari
    cherissima mil
    potessi starmene un pochino meno sveglio
    gradirei
    tuo
    martin pescatore

  17. 1. #20, proietto e rifletto:
    SS sono anche le iniziali di Sparidinchiostro Superconsulente 😀

    2. Mio amatissimo Martin :X
    senza il triestino (e cocai è triestino) Joyce non avrebbe scritto l’Ulisse.
    Senza cocai niente Ulisse

    ed è l’ulisse che mi traccia la rotta nella lettura del fumetto

    in primis quel capolavoro fumettico che è la Comedìa dell’Alighieri
    in secundis, a pari merito, Canicola
    in primissimo secondissimo Giacomo Nanni, genio verso ragione
    ed in secondissimo primissimo Amanda Vahamaki, ragione verso sogno

    milimstressmatica

    ps: ah sì, eppoi, ma è noterella a piè della bibliografia, Leo-nardo e le sue facezie,
    le sue favole, i suoi ghiribizzi, la sua bicicletta, il suo elicottero,
    e i suoi animali fantastici e il disegno del cazzone con le zampe,
    sul Codice Atlantico.

  18. cerebro, dici che due coglions.
    però anche tu hai fatto la tua parte, no?
    bravo, arguto, intelligente per chi vuole/può capire. ma anche tu ci hai messo abbondantemente del tuo.
    come uscirne, prima che spari elimini i commenti?
    un nuovo post e proviamo a fare i bravi, sia come singoli che come individui dalle multiple e psicopatiche personalità?
    micgin


  19. Sto seriamente pensando di togliere la possibilità di commentare… Tanto per quel che serve.

    Di sicuro serve a dissuadere qualcuno dall’intervenire. Se n’era già parlato un po’ di tempo fa!

    vicinelli

  20. coglione, colui che coglie molto.

    lo ha detto anche berlusconi degli italiani che non lo hanno votato.

    io sono una cogliona.

    #41

  21. se mi viene tolta la possibilità di commentare mi disaffeziono, per il semplice motivo che un blog non è un libro o una rivista… la partecipazione attiva di chi lo legge è un momento fondante della sua natura. Su questo sono in totale dissacordo con Nanni… gestire un blog significa anche correre il rischio di essere presi per il culo…
    eppoi, scusa Spari, dei miei dieci dodici contatti quotidiani al tuo sito, buona parte sono anche per vedere quello che c’ha da dire -attinente o meno- cerebroleso…
    cheffaccio poi: gli chiedo di mandarmi una mail ogni volta?
    quindi se devi togliere i commenti cerebroleso deve aprire un suo blog.
    sciao
    sborris

  22. quindi se devi togliere i commenti cerebroleso deve aprire un suo blog.

    ecco, sì, che apra un suo blog.

    hai ragione a dire che un blog senza commenti ha poco senso: ma mi ricordo che D’Inchiostro si faceva scrupoli a selezionare gli interventi, insomma a cancellare quelli palesementi inutili e scemi.

    Secono me sbagliava: mantenga accessibile la lavagna ma usi la spugna, magari per cancellare i miei interventi, insomma, decida lui perché ne ha tutto il diritto e, come osserva Ippoghigno, ciascuno può munirsi di una lavagnetta sua per i suoi spegasci (milanese per “scarabocchi”).

    vicinelli

  23. dimenticavo: l’atteggiamento un po’ ricattatorio di cerebroleso & c. è un esempio compiutissimo di quello che la pop-psychology (sorry, mai letto Lacan, l’ho detto che sono cresciuto in California) chiama passive-aggressive personality: terribile, da tenersene alla larga!

    vicinelli

  24. boris, sono d’accordo, è ora che cerebroleso apra un blog, così andiamo a rompergli le palle. Riguardo ai commenti invece: se blogspot o splinder o chi vuoi tu, includono fra le funzioni quella di rendere inattivi i commenti, non vedo il motivo di sentirsi obbligati.
    Tra l’altro uno deve pure avere il tempo di rispondere.

    gestire un blog significa anche correre il rischio di essere presi per il culo?

    ciao

    primadonna isterica

  25. cara primadonna:
    mai detto che uno debba sentirsi obbligato

    detto semplicemente che un blog senza possibilità di commenti lo trovo più povero e lo frequento di meno

    vicinelli: io adoro cerebroleso… non ho nessuna intenzione di tenermene alla larga
    leggo spari anche perché c’è lui

    risciao

  26. pop-psychology!? ma fammi ridere, vicinelli, uno della california al massimo conoscerà la pepsi-cola.

    baci

    cerebroleso

  27. spugna e lavagna
    In realtà avrei cancellato i commenti ##11, 18, 19, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33.

    La cosa è connessa al fatto che quelli che ruttano forte, scorreggiano in pubblico e ridono, fanno telefonate a voce altissima sul treno o in ascensore, … mi causano repulsione. Sarà legato al fatto che il mio anno di convivenza coatta in caserma l’ho già fatto?

  28. più che altro ormai è troppo tardi.
    se ne sentirebbe troppo la mancanza, dei commenti.
    quello di Nanni è più o meno nato così, senza la possibilità di commentare. quindi va bene lo stesso.
    ma qui ormai non è più possibile prendere in considerazione l’idea, secondo me
    (cher si capisce quello che ho detto???)

    baci
    raf

  29. scusa, eh, spari,
    toglieresti le onomatopee dai fumetti??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

    milim

  30. amatissima Raf, Nuova Critica ti ringrazia per avere suggerito che sì, i commenti ai post, sono COME le onomatopee nei fumetti.

    bacionissimo, smak!
    milim

  31. Per esempio, milim, il commento 56 è una stronzata. Perché non significa nulla. Non esiste alcuna relazione tra le onomatopee e i commenti. Perché nei fumetti il rumore di fondo (quello che non ha fini narrativi) non esiste.
    Anche quando sembra il contrario.
    Basta un esempio (un signor esempio).
    Alack Sinner di Munoz & Sampayo. Ci sono radio accese, frammenti di discorsi recepiti passando da una stanza all’altra, il bar è pieno di gente che parla degli affari suoi, per strada svolazzano cartacce e scritte. Serve tutto. Perché, come fa osservare lo stesso Sampayo, “sullo sfondo rimane il rumore della realtà”. E nel mondo più umano dell’umano di Sinner questo contatto con la vita serve.
    Chi inserisce rumore che non porta informazione non sa raccontare. Basta vedere quella vaccata in cui sceneggiatore e disegnatore hanno reputato intelligente inserire i numeri al posto delle onomatopee (batti un pugno sul tavolo e viene fuori il 37). Sono cazzate inutili.
    Come questo tuo commento e i fratellini che ci metti accanto, perché non si senta solo.

  32. quella vaccata in cui sceneggiatore e disegnatore hanno reputato intelligente inserire i numeri al posto delle onomatopee
    Si chiama la dottrina di Bilotta e Di Giandomenico

  33. e che relazione ci sarebbe tra onomatopea e rumore?

    onomatopea è = nome+fare
    fare, in greco poiein, da cui poesia.

    rumore, mi pare, intenda qualcosa d’altro.

    milim

  34. @milim, è molto semplice:
    onomatopea: (Dal greco onomatopoìa,”creazione di un nome”). Consiste nel riprodurre e nell’imitare, mediante i suoni della lingua, suoni naturali e rumori reali. Ad esempio, nei versi che seguono, G. Pascoli, riproduce suggestivamente il rumore del tuono inserendo all’interno delle parole suoni che richiamano il suo significato:
    ………. il tuono rimbombò di schianto:
    rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,

    il problema è che nel fumetto viene utilizzata in un altro modo. Quale? Il tuo intervento dimostra un approccio un po’ troppo letterario, si capisce che di fumetti ne leggi pochi.

    il Boccalone

  35. Sono d’accordo col boccalone (chiunque egli sia).
    Milim, arrivi con approccio da professoressa del ginnasio (e a me piacciono solo i maestrinidellaminchia) e fingi di teorizzare robe che non conosci. Fingi perché, mentre picchietti sui tasti, ti fai affascinare dalla cascata delle tue parole che si incatenano.
    Succede a tutti quelli che scrivono. Qualcuno impara una parvenza di disciplina e inizia a cancellare tutte le parole inutili, cercando di dire qualosa (se quando hai cancellato tutte le parole inutili non resta più niente, vuol dire che non avevi niente da dire). Altri non imparano mai e scrivono male per tutta la vita (siamo la maggior parte).
    Tu appartieni a una categoria che sei riuscita ad autodefinire: ai fatto alle parole quello che la peggiore pedagogia ha tentato di fare ai figli. Lo racconta bene Gaber in un’idea:
    Su un libro di psicologia / ho imparato a educare mio figlio / se cresce libero il bimbo / è molto più contento / l’ho lasciato fare / m’è venuto l’esaurimento

  36. caro Boccalone,

    Giacomo Nanni che non è propriamente l’ultimo arrivato, ma anzi di premi ne ha vinti, giusto se vogliamo fare il conto del “pochi” o del tanti,
    rilascia in un’intervista
    http://www.comicus.it/view.php?section=interviste&id=96
    “la sperimentazione è un punto di arrivo, non di partenza. Per molti di noi i punti di riferimento artistici vanno trovati al di fuori del fumetto, nella musica e nella letteratura.”

    Leggere Dante sulla traccia del fumetto e leggere il fumetto sulla traccia di Dante, sarebbe “troppo” letterario? Irrispettoso nei confronti del fumetto?

    milim

  37. cattive notizie per milim…il Boccalone ero io…
    ascolta, non te la prendere, in quell’intervista mi riferivo agli altri disegnatori, infatti se la leggi tutta si capisce meglio. Io i fumetti li leggo, a volte non mi piacciono, ma li leggo. Ma perchè non vuoi ammettere di non avere mai letto Alan Ford? Non c’è mica nulla di male.

    ciao

    nanni

  38. amatissimo Nanni,
    che Boccalone sia tu non è una cattiva notizia, anzi una conferma
    a quanto il mio orecchio aveva inteso immediatamente, nonostante la mia assoluta ignoranza musicale.
    Per riconoscere il genio, mi affido allo stile della frastica, è come un’impronta digitale.
    un abbraccio riguardevolissimo e stimantevolissimo
    milim

  39. voglio i commenti
    tutti.

    voglio anche un blog di celebroleso.

    un altro cremonese
    (d’ora in poi uac)

  40. che tempra che avete

    vi si dice che siete repellenti, che dite stronzate, si paragonano i vostri interventi a scoregge in ascensore

    ma niente, restate insistete e rincarate

    chapeau, in un certo senso

    in un altro senso, poveracci voi

    (kerlovy)

  41. Io non è che sia d’accordissimo col metodo di milim/Paola, a volte arriva l’esploso di un significato a volte non arriva nulla, a volte arriva una suggestione. Però giudicare le sue cose cazzate a mio parere è una grossa cazzata. Oltretutto qui è la persona più colta, ha letto più cose e anche molto diverse.
    Liquidare non fa mai bene alla testa.
    andrea barbieri

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