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La scimmia e la macchina per scrivere

Lo dico subito, senza girarci intorno. Mi sono reso conto che l’escalation di cazzeggio (di cui pure sono un fervente sostenitore) all’interno della finestrella dei commenti mi stava scatenando momenti di intollerabile violenza verbale.
Violento nell’uso delle parole lo sono sempre. Certo. Ma da qui ad attaccare frontalmente gli interlocutori ce ne passa. In questi giorni i commenti che mi accendono la voglia di dire cattiverie inconsulte si sprecano. Poi arriva un anonimo e dice sostanzialmente le stesse cose che avrei voluto dire io e, magicamente, il fatto di leggere quelle parole scritte da qualcun altro mi fa subito qualificare quest’ultimo come intollerabile idiota (idiota – ne sono convinto – è colui il quale non rispetta gli spazi altrui).
C’è qualcosa che non va. Lo sento nella pelle, dietro la nuca e nello scroto.
Allora che fare?
Ne parlo con un caro amico, in una serata di pensiero apocalittico in cui decidiamo che il rock è morto, l’illustrazione è morta, la sociologia è morta e anche sparidinchiostro non sta troppo bene (cerca di capirci, la lunga chiacchierata si è srotolata subito dopo una cena indiana indimenticabile: da giorni, infatti, quei sapori inaciditi rifiutano di abbandonarmi stomaco e palato).
Sembriamo due vecchi. Un po’ rincoglioniti. E dire che di argomenti di conversazione ne avremmo a bizzeffe. Invece no, ci ostiniamo a parlare di un blog che in fondo è uno spazio inutile: a quasi quarant’anni c’è chi verga i propri pensieri a matita su Moleskine, io apro una finestra di splinder e inizio a scrivere le mie cazzate. Il mio amico mi dice che una volta sì che era divertente questo gioco del blog. Ora la finestra dei commenti non è più uno spazio di gioia e cazzeggio allegro, ma un contenitore di piccole patologie della mente, roba che farebbe gongolare Arto Paasilina.
Allora che fare?
Non nego che questo spazio mi è utilissimo e mi dà soddisfazioni. Mi è indispensabile quando mi consente di parlare – probabilmente in maniera impropria – di problemi del linguaggio, dell’industria e dei moventi di autori e pubblico. Mi è utile perché mi aiuta a costruire una rete di relazioni soffici (il famigerato magna magna) che mi sta portando a pubblicare le mie nefandezze su pagine cui non avrei avuto il coraggio di propormi. E’ anche molto piacevole quando la stima maturata nel reticolo di contatti (perché questo è il magna magna, stima reticolare) travalica e inizia a sentire di amicizia.
Allora che fare?
Le cose utili e quelle piacevoli.
Continuo a scrivere il blog. Ogni volta che ne ho voglia e di quello che voglio. Cerco di stare lontano dalla finestra dei commenti (ma non è una regola). Se reputi di dovermi dire qualcosa per la quale ti aspetti una risposta, non esitare a scrivermi usando l’indirizzo mail che vedi in testata. Di solito rispondo (ma neanche questa è una regola).

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4 pensieri su “

  1. che gioia questo post!
    Mi fa esclamare: grazie, l’intelligenza, l’arte dell’apertura, non è morta.

    Grazie, Spari

    p m frighieri

  2. approfitto per dire cosa intendo per cultura ricorrendo ad
    un aneddoto la cui memoria mi vien provocata dalla foto della scimmia nel post.
    Una bambina, di pelle nera, a nome Viola,spicca, in salotto
    durante una conversazione “tra grandi”, da accovacciata,
    un lungo balzo.
    Le sue gambe vengono spinte da articolatissime ginocchia
    (la bambina ne patisce il colore particolarmente scuro)
    verso l’alto, in lungo…..così in lungo, così brillante che è subito una rana nel verde.
    Un applauso di gratitudine per la generosità interpretativa (cultura) di quel verde,
    manda in scacco i patimenti della bambina e l’imbarazzo della madre.

    La Cultura è crocevia (blog) di infinite strade. Etica. Inalienabile. Fa rete. Salvavita.
    L’erudizione, no, è ghigliottina.
    L’erudizione è l’imbarazzo di chi ritiene che la figura fatta possa essere
    bella o brutta. Morale. Banderuola che gira a seconda del vento che tira. Mortale. Puzza. Non l’amo.

    …..penso a quelle Madri che hanno deciso di scrivere senza “saper scrivere”, generosamente, con il bianco dei loro fazzoletti, bianco su nero, al crocevia, a Plaza De Majo.
    Degne di essere colte dal Fumetto.

    milim

  3. Emmanuel Milingo e Maria Sung si incrociano. E’ ufficiale, direbbe Cher.
    Cosa nasce adesso?

    Nuova Critica

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