La posta di sparidinchiostro

D. chiede: Cos’è la filologia?

Per come l’ho capita io (e anche un po’ semplificando) è quella roba che guarda nei documenti che hanno portato a un testo come lo si conosce e cercano di ricostruirne la forma originaria e la storia delle evoluzioni. Avessero usato word sarebbe bastato usare il track changes… ma i filologi sono un po’ luddisti e conservatori (già! Col mestiere che fanno potrebbe essere considerata deformazione professionale). Approfittando dei tascabili laterza a 6 eurini (c’è una promozione che dura fino a metà ottobre), no ho comprati un po’. Ieri ho letto un pamphlet del filologo Luciano Canfora (con quel nome fa bene a occuparsi della conservazione dei testi…). Si chiama Libro e libertà. L’introduzione mi fa capire tutto. Dice:
1. La digitalizzazione dei cataloghi delle biblioteche è una roba immonda e deleteria.
2. Una volta c’erano i cartellini negli schedari e i bibliotecari capaci di trovare i libri ed era tutta campagna (fa’ attenzione al bibliotecario, perché – nella migliore tradizione della scrittura di genere – ritorna).
3. Ora col computer si è tutto burocratizzato. Se chiedi un libro che esiste (lo sai perché si certfica la sua presenza in quella biblioteca su un importante documento cartaceo di cui ti puoi fidare) ma che è stato inserito male nell’infausta macchina, non potrai recuperarlo. Mai più. Perso nel limbo della tecnologia. Perché i libri si chiedono solo col computer e quello che recupera i volumi risponde solo agli ordini della macchina.
4. I bibliotecari poi… sono dei maestrinidellaminchia e si sentono i padroni della biblioteca. Sono villani, schiamazzano nel tempio degli studi e ci godono a non darti i libri.
5. Propongo che periodicamente bibliotecari e studiosi si scambino di posto.

Ci pensi? Vai in biblioteca e: a) non c’è un computer da interrogare; b) c’è un incompetente (bravissimo a insegnare, a scrivere e a fare ricerca) che non troverebbe un libro neanche se glielo indicassero.
Ecco. Un filologo è uno così.

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21 pensieri su “

  1. Dunque. Non per fare il pignolo, ma prendere per il culo Luciano Canfora significa prendere per il culo uno dei pochi studiosi validi in italia. E non è solo un filologo. Molte di quelle cose che ormai si danno per scontate, dalle diatribe sull’esistenza o meno di omero alle forme del teatro in grecia, così come questioni storiche di varia natura e di diversi ambiti sono dovute a lui o da lui hanno avuto contributi importanti. Basta fare una ricerchina su google. Quindi boh, a me i filologi stanno sulle palle di solito, ma sparare a zero su Canfora mi pare colpire il meno colpevole (senza contare che: 1) io mi sono ritrovato proprio nella situazione in cui, per un errore di catalogazione digitale, un libro era diventato irreperibile in biblioteca 2) forse l’unica altra cosa che uno studioso sa fare apparte studiare è proprio saper trovare i libri in biblioteca, e di sicuro meglio di un bibliotecario medio). E comunque a voler essere ancora più pignoli la filologia serve soprattutto per tutte quelle opere scritte prima dell’invenzione della stampa, quando la trasmissione dei testi era in mano a copisti semi ignoranti e che lavoravano a ritmi da industria mediorientale. Ciò implica errori a valanga, mancanza di intere parti di testo, commistioni di testi diversi. Senza contare che il concetto di “intoccabilità” di un’opera è abbastanza recente. Fino a non troppi secoli fa era lecito manipolare, tagliuzzare e tutto quanto. Esistono versioni censurate e moralizzate del decameron, ad esempio. Fondamentalmente, la filologia serve a recuperare la forma testuale più vicina all’originale d’autore. Che è quello che hai detto tu ma detto senza spiegazione pratica suona un tantino astratto. Comunque io sono uno di quelli che la vede come un fondamentale strumento ma pericolosa se considerata come forma critica bastante di per sé. PS: Mi dispiace se ho scritto troppe noiosità e se ‘sto commento pare una risposta polemica e arrogante. Ma è anche la prima volta in vita mia che difendo la categoria dei filologi. Sarà per quello…

  2. Caro ilbiancoattorno,
    in realtà m’è scappata la mano su Canfora, ché in fondo gli voglio anche bene (ho letto solo un altro librino suo, Il copista e l’autore, e mi è molto piaciuto).
    Credo che la filologia sia necessaria e mi sto veramente chiedendo se il filologo sia sempre anche un critico, magari addirittura bastante di per sé.
    Mentre mi pongo questa domanda mi balza in mano il libello canforiano (lo tenevo insieme a una cricca di fratellini suoi in un sacchetto feltrinelli nel baule dell’auto). Viaggio in treno attaccato a quell’oggetto nella speranza di trovare note, idee e chiarimenti (come nell’altro libro che parla, appunto, della difficoltà di rimettere in sesto un libro che passando di copista in copista è diventato un’altra cosa). Scopro invece di essere incappato in un libello abbastanza demagogico.
    Siccome non riesco a incazzarmi con chi si fa colpire da impeti di questo tipo (mi riempio di demagogia tutti i giorni più volte al giorno), mi monta dentro il cretinetto scherzoso. That’s all…

  3. sulla vecchiaia si aggiungono anche Biagi, Santoro e Vespa? Tutti in vena di panphlet da lasciare a noialtri? Sonoo ca classificare cone “merce” da filologo? quindi…. la domanda vera è: ci servono ancora i filologi?
    L’artdirector

  4. Ma soprattutto, che c’entrerebbero biagi santoro & vespa con la filologia? Siamo al concorso “chi la spara più grossa”? Nel caso mi lancio in un: “Ed è ora di finirla con questa televisione che fa schifo!! Bei tempi quando c’erano gli sceneggiati!”. Spero di vincere il concorso, ma non ci conto…

  5. sai, noi pubblicitari usiamo il pensiero laterale che delle volte è molto laterale, bisogna essere molto preparati e attenti per coglierlo. ma se il filologo ci aiuta a mantenere intatti scritti di indubbio valore, i pamphlettini che pubblicano questi signori del nuovo caffè letterario catodico di solito hanno scarso valore e la domanda mi sembrava pertinente. evidentemente il mio livello di cultura non è pari al tuo e pertanto modestamente chiedo scusa per l’intervento che ha dato inizio alla saga delle “sparate”
    L’artdirector

  6. be’ la filologia fa tre lavori per la precisione: 1) restituisce i testi alla loro integrità; 2) studia le origini delle letterature (il filologo romanzo studia i primi testi in volgare francese, spagnolo, italiano, etc.); 3) studia il formarsi delle lingue (ad esempio: la filologia romanza studia come dal latino si sono formate le lingue romanze; la filologia germanica studia l’origine delle lingue germaniche; etc.)

    Il filologo è anche un critico? Io direi di sì, in fin dei conti per restituire un testo così “come l’autore lo avrebbe voluto” (che è l’utopia di ogni filologo) ci vogliono degli strumenti di interpretazione molto collaudati. Spesso molte interpretazioni di testi che altrimenti difficilmente capiremmo (alcuni passaggi di Dante, per dire) vengono da chi ne ha curato l’edizione critica.

    I filologi protestano con i “critici” perché dicono di lavorare molto più col testo; un buon filologo ha bisogno di molte più competenze di un normale critico (competenze linguistiche, archivistiche, paleografiche, storiche, etc.).

    Non so. Un buon filologo non è detto che sia un buon critico, ma può essere. Un buon critico è difficile che sia anche un buon filologo. Ciò naturalmente non vuol dire nulla.

    Sono solo pregiudizi di casta: ormai le “scienze” umane hanno così poca importanza pubblica che agli accademici non resta che farsi gnegne tra di loro.

    ciao, scusate la lunghezza
    alessandro

  7. All’artdirector: va bene il pensiero laterale, ma non credo ci sia nessunissimo punto in comune tra un libro di un filologo/critico e uno di vespa. Possono farti schifo entrambi, certo, ma allora potevi farci entrare anche l’ultimo libro di Aldo Busi. E col sarcasmo sei fuori strada, perché io non volevo farne una roba di “cultura posseduta”, ma solo di buon senso. Ormai internet sembra dare incentivi nel commentare a vanvera su qualsiasi argomento, in una specie di sterile confronto di testosterone cerebrale. Tutti devono dire qualcosa su tutto. O magari sei in grado di illuminarmi meglio sui reconditi collegamenti tra luciano canfora e bruno vespa, a parte la storia del pensiero laterale. Nel caso, mi rimangerò tutto.

    Ad alessandro: sono molto d’accordo con quasi tutto quello che dici. Però ti dico che vivo in un ambiento universitario di stampo filologico e bisogna stare attenti agli eccessi: la deriva scientifica degli studi umanistici (le “scienze umanistiche”) stanno portando molti verso un rinnegare del tutto il contesto sociale/politico/storico di un’opera per privilegiare solamente l’aspetto testuale/filologico. Basta stare attenti, certo, ma molti studiosi ormai attenti non ci stanno più.

  8. carissimo ilbiancoattorno, apparte il trascurabile fatto che su Canfora sono più d’accordo con te che con il d’inchiostro, soprattutto per i suoi due libri su/contro la democrazia e tutta la retorica di merda che ne sgocciola, ecco il fatto (che mi sembrava ben stigmatizzasse -forse come ogni pubblicitario involontariamente ma con un tocco di genialità -l’artdirector):ci servono ancora i filologi, eccome! per distinguere la merda dal corpo che la espelle. Io sono contro la proprietà intelletuale, ma non contro il riconoscimento della sua paternità: è a questo che la filologia punta con sforzo ininterrotto
    (invece di Canfora leggetevi il Copisti e filologi di Reynolds Leighton e Wilson Nigel ) a smascherare gli impostori e a buttare nel cesso la merda: non tanto i biagi e i vespa che dall’odore te lo dicon da soli, quanto i baricco che riscrivono (??????) omero.
    Pensa un momento: in un mondo senza filologi tra duecento anni -sempre che il mondo esista ancora- qiìualcuno potrebbe pensare che le scoreggette alla violetta per maestrine dalla penna rossa di baricco abbiano qualcosa a che vedere con la potenza dei versi di Omero.
    In questo senso quella dei filologi è l’unica critica scientifica.

    sciao
    boris

  9. Uhm. Mi piacerebbe fosse così ed in parte sicuramente lo è. Ma al momento la filologia vive una quasi crisi. La filologia classica campa coi papiri ritrovati e le successive beghe tra illustri colleghi (si veda, appunto il battibecco Settis-Canfora che sta andando in onda su repubblica e cds). Però tutto sommato se la passa bene. Purtroppo però la filologia medievale e umanistica, colta dall’horror vacui, ha preso a fare edizioni di ogni testo partorito da qualsivoglia erudito quattrocentesco. Passi quando si tratta di Leon Battista Alberti, ma a gusto mio digerisco poco l’idea di un’edizione omnia di Domenico da Peccioli, studioso bigotto di Dante, o Gasparino Barzizza, o chi altri. Cerco di convincermi dell’importanza storica delle loro ricerche ed edizioni, ma ti assicuro che nell’ambito filologico non si tratta mai di tirare lo sciacquone e scaricare la merda per salvare l’oro. C’è una specie di livellatura che non va oltre il concetto di “originale d’autore”. La filologia non fa una selezione di ciò che va salvato e di cosa no. Per fortuna, oserei aggiungere. Anche perchè sennò a quest’ora non avremmo i vari Dumas, Hugo, Verga… tutta gente che i contemporanei fuggivano come peste. Che ne sai, capace che tra cento anni le scoregge profumate di baricco sembreranno ai posteri nettare divino. La contemporaneità si studia male e sempre a caldo. Comunque ho deragliato. Spero che qualche cosa di quel che volevo dire si sia capita. Sennò passo da uno psicologo e torno.

  10. capito perfettamente, rinuncia allo psicologo. Io ho semplificato troppo. non volevo dire che deve essere la filologia a stabilire cosa è oro e cosa no. hai ragione.
    la filologia non tira e non deve tirare lo sciacuone. deve conservarmi la possibilità, attraverso edizioni e curatele, di arrivarci io a tirarlo.
    sono fuori da quel mondo da anni e anni. so che l’università ormai è una specie di ikea in metastasi. e la ricerca filologica può svolgersi solo lì…
    però…
    alla fine…
    potrebbe cominciare a lavorare su testi più recenti, insomma.. credo che sparid’inchiostro proprio qui voleva parare: la filologia si sta incistando su se stessa, diamole nuovi testi molto più complessi (mi passi la bestemmia?) dei soliti incunaboli su cui lavorare. utilizziamola sui fumetti. e stendiamo questo strafottuto canone.
    ora parto.
    ci risentiamo lunedì?

  11. meno male che avete ricominciato a usare parole come merda e scoregge che non stavo capendo più nulla

    cerebroleso

  12. per farti un’idea diversa, non della filologia, ma dei filogogi, prova: “terze pagine stravaganti” di Giorgio Pasquali;

    “La genesi del metodo di Lachmann” di Sebastiano Timpanaro.

    e il primo ad aver mai messo mano su un compuer in ambito umanistico è stato un grande filologo romanzo, ancora alla fine degli anni Sessanta: D’Arco Silvio Avalle.

    Vicinelli

  13. Sono veramente contento di aver tirato la mia raffica di sciocchezze su Canfora… Guarda un po’ che mi succede in casa (e, nonostante il neurone solitario, quasi capisco). Signori, vi voglio bene.

  14. so che l’università ormai è una specie di ikea in metastasi. e la ricerca filologica può svolgersi solo lì…

    No, non è vero: è difficile ma non impossibile che lavori filologici importanti se ne svolgano al di fuori.

    Qualcuno qui sotto ha citato opportunamente un libro di Sebastiano Timpanaro, fra l’altro e “a latere” della sua attivita filologica (e di quella di un po’ truce teorico marxista), uno dei maggiori leopardisti. Beh, Timpanaro non ha mai lavorato in università.

  15. ognuno fa quel che puo…

    video della settimana: Kraist – Filología

    buscame en filologia
    aunque mi padre siempre quizo que estudiase ingenierìa
    vivo al dìa dìa con ironìa
    miro el culo de esa tìa
    me hago el culo vivo con mucha alegrìa y fantasìa
    lejos de la burguesìa…

  16. illustrissimo biancoattorno, probabilmente il sarcasmo non fa parte del mio bagaglio di preparazione (cosa che devo ammettere ne è pieno il tuo) ma l’unica persona in grado di vedere oltre e capire il senso delle mie parole pare il borisbattaglia che intravvede, come me, la definitiva chiusura del mondo filologico di fronte ad opere di (ri-sottolineo) nullo valore legate alla produzione letteraria figlia del marketing. Ora io ho intuito che la tua preparazione sia ben oltre quella di un comune pubblicitario, ma alla fine continuiamo a ruotare attorno alla domanda sulla crisi dei filologi e sul loro rischio di estinzione. Non credo che serva data la tua levatura trovare un legame fra testi da dare in pasto a filologi per averne il meglio noialtri, e testi scritti da vespa o busi se preferisci… vorrei chiudere questa querelle perché ho da fare una campagna per le lavatrici, che al momento sottolinea il livello al quale sono abituato. Ha ragione spari… che verve questo blog!
    PS: un saluto a biancoattorno sei già il mio mito (e non è sarcasmo!)

  17. #16 22:17, 23 settembre, 2006

    Sono veramente contento di aver tirato la mia raffica di sciocchezze su Canfora… Guarda un po’ che mi succede in casa (e, nonostante il neurone solitario, quasi capisco). Signori, vi voglio bene.

    E chi l’ha fatta la domanda eh? Chi l’ha fatta?

    Il filologo è allora paragonabile ad uno storico dell’arte?
    A chi guarda un Leonardo con gli infrarossi per vedere il segno della matita?
    Qualcuno che conosco molto bene ha scoperto un monogramma di Giotto, graffiato sul retro di un trittico, montato su tavole di legno.
    Uno storico dell’arte, scettico perché nulla era mai stato scritto su quel monogramma, gli disse: io i quadri li guardo dal davanti, mica da dietro.

    Come distinguiamo un filologo buono da uno cattivo?

    D.

    D.

  18. D.: Quello cattivo ringhia.

    artdirector: mi ripeto, lo so, ma giuro che la cultura c’entra molto poco. E se la filologia se la passa male non è perchè i libri odierni non la meritino (esistono edizioni laboriose e difficili su dei manualetti di cucina dell’alto medievo, per dire..) ma perché in un mondo telematizzato e massificato non c’è quasi la possibilità di una trasmissione difficile di un testo. Tutto quanto resterà, più o meno. Per quanto possa sembrare strano, l’ennesimo libro di Vespa sopravviverà, vista l’enorme mole di copie vendute, possedute da biblioteche, privati ecc. Quindi, paradossalmente, i filologi serviranno poco proprio perché si vendono moltissimi libri, di qualunque livello qualitativo. Ah, comunque non ero sarcastico ma momentaneamente infastidito da chi cancellava in allegria le mie già scarse future possibilità di lavoro, profetizzandomi disoccupazione. Quindi come dici tu blocchiamo la polemica (con un bel tana libera tutti).

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