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Mi sento un po’ in colpa. Nonostante il nome e la ragione (poco sociale, diciamocelo) di questo mio posticino digitale, chiunque passasse periodicamente da queste parte per leggere di storie che mischiano parole e immagini si ritroverebbe – da qualche tempo a questa parte – abbastanza deluso. Sì, certo. Nei commenti del post qua sotto amici discutono di filologia.Dicono robe che – per quel che ne capisco – mi sembrano molto interessanti. Ma non si parla specificamente di fumetti o di libri illustrati.

E’ che sono giorni in cui non riesco a trovare un libro che mi esalti. E allora non mi va di parlarne. Si tratta sicuramente di problemi tutti e solo miei. Ma è così.
E allora mi guardo attorno in attesa di qualcosa di meraviglioso.
Purtroppo o per fortuna (non so dire) mi cascano in mano due libri americani stupendi. Il primo è Pasionella and Other Stories di Jules Feiffer. E’ il quarto volume della raccolta cronologica di tutte le opere di Jules Feiffer. Ci sono storie brevi e bellissime (Passionella, per esempio – a casa di un amico ho recentemente scoperto che ne esiste anche un’edizione in italiano), picture book per adulti, pagine per il “Village Voice” e pezzi teatrali. Un gioiello 17×24 con una bella copertina in tela rossa.
L’altro è il nuovo fascicolo di “Comic Art”. Si tratta di un periodico (in realtà, abbastanza aperiodico) che prima aveva la forma di rivista (come te l’aspetteresti) e ora assomiglia più a un libro. Il costo dell’oggetto (una ventina di dollari) non è proporzionato a paginazione e confezione, ma adeguato ai contenuti. Il nuovo “Comic Art” (è l’ottavo) presenta almeno due ottime ragioni che lo rendono indispensabile. Innanzi tutto, allegato al volumone c’è un librino a cura di Seth (quello di La vita non è male malgrado tutto – Non l’hai letto? Quello sì che lo consiglierei a un amico: Coconino in italiano, Drawn & Quarterly in inglese). Il librino si apre con un fumetto di Seth che racconta la sua ossessione per la storia del cartooning e prosegue con una straordinaria carrellata di 40 titoli minori per una storia del fumetto. Un canone personalissimo. Una cosa che non posso non amare. L’altra ottima ragione per cercare assolutamente questo costosissimo volume è la presenza di un fumetto fondamentale (con una nota critica di Chris Ware e un’intervista di Thierry Smolderen). Si tratta di Here di Richard McGuire (è uscito sul primo numero della seconda serie di “Raw” – quella in volumetto edita da Penguin – e all’inizio di quest’anno sul nuovo numero della rivista francese “9eme Art” – ed è da lì che “Comic Art” ha ripreso il pacchetto che, oltre al fumetto, comprende anche la nota di Ware e l’intervista di Smolderen).
Ti descrivo questo fumetto per due motivi: non ti rovino niente e magari riesco a farti cogliere il genio contenuto in quest’opera (che la musa della prosa comprensibile, per una volta, mi assista). Sono sei pagine con gabbia fissa. In ogni pagina ci sono 6 vignette. Tutte le vignette inquadrano lo stesso punto: l’angolo di una casa. In cima a ciascuna vignetta c’è una didascalia con la data. Dal quinto quadretto della prima pagina, all’interno della vignetta vengono riquadrate una o più vignette, ognuna con una sua data. La storia non segue in alcun modo la freccia del tempo: le date balzano avanti e indietro indifferentemente. Non si tratta di flashback o flashforward, è proprio la struttura della storia. Here manda definitivamente al diavolo l’odiosa definizione di Scott McCloud e racconta la storia di un pianeta, degli animali che lo popolano, di una nazione, di una famiglia e di una casa. E’ fumetto. Fa cose che si possono fare solo con il fumetto. Indica lo specifico del fumetto (la magica chimera inafferrabile) che è una cosa che McGuire ci sa mostrare e noi sappiamo capire, anche se non siamo capaci di definirla.

13 Risposte to “Qui”

  1. anonimo Says:

    In Here si usa la finta profondità della vignetta (attenzione, non l’effetto grafico tridimensionale) per visualizzare il tempo storico e non il tempo della lettura.
    Finta profondità significa che possiamo immaginare quelle vignette come se fossero una sopra l’altra, esattamente sovrapposte (senza nessun ordine cronologico). Piccoli universi paralleli che si trovano nello stesso luogo ma in momenti diversi. Su una griglia seipersei (o qualsiasi altra, anche la pagina singola) ci sono potenzialmente infinite sovrapposizioni. Ci aiuta la data scritta, ma un passo in avanti nella complessità del modo di raccontare potrebbe anche evitarla. Ware ci ha provato con i diversi sentieri nella stessa pagina, ma McGuire è forse l’unico ad usare una (falsa) quarta dimensione temporale per creare un effetto che assomiglia alla falsa terza dimensione grafica.
    Credo ci sia moltissimo da esplorare in questo senso ed è evidente per la prima volta come il tempo del racconto e il tempo nel quale si svolge il racconto siano ben differenti l’uno dall’altro. Basta che Mccloud non se ne accorga e non ci venga a parlare di closure tra una vignetta-nella-vignetta e l’altra.

    D.

  2. borisbattaglia Says:

    personalmente non la trovo così inafferrabile questa magica chimera, da ici-meme a here c’è un sottile filo rosso che parte da molto più lontano, basta seguirlo e dire dove ci (ri)porta: sempre e solo qui! proprio qui!
    sai caro spari ogni minuto che passa mi monto dentra una rabbia buggerona, una voglia di mettermici a provarmici a definirla la magica chimera… ma forse, meglio se mi iscrivo a un corso di boxe…

    per feiffer grazie… è tutta l’estate che mi faccio un sacco di risate nella valle di lacrime. un grande… me ne convinco sempre di più

    sciao

  3. anonimo Says:

    non capisco questo astio nei confronti di scott mccloud, in fondo lui ci ha provato e ci prova ancora a spiegare questa cosa inafferrabile. poi sicuramente ha una visione parziale e incompleta ma esisterà mai un’esaustiva definizione di fumetto? credo e spero di no, ci sono ancora tante strade da seguire, ma un tentativo è almeno apprezzabile.
    w chris ware!!!!
    s.

  4. sparidinchiostro Says:

    Astio per McCloud?
    No. Guarda, mi è pure simpatico e i suoi libri li compro quando escono, spesso senza aspettare la traduzione italiana. Ho letto anche fumetti suoi (ricordo zot, lincoln e le avventure di superman) e qualcosa mi è anche piaciuta (il lincoln funzionerebbe se non fosse così brutto graficamente e le storie di superman – insieme a quelle di batman di paul dini – le leggo qualche volta ai figli).
    Il suo lavoro è importante, perché consente a un pubblico vasto di farsi domande interessanti sul funzionamento del fumetto (e su temi per nulla marginali: l’industria, il pubblico, le tecnologie, …). Il livello teorico cui porta il discorso è spesso di un semplicismo sconcertante (nel secondo libro ancora più che nel primo). La sua definizione di fumetto si iscrive in una tradizione più lunga (già roman gubern all’inizio degli anni 70 metteva le immagini giustapposte al centro della definizione). Però se rimaniamo appiccicati a quella definizione, solo linguistica, perdiamo un sacco di tocchi.
    Credo che questa ossessione per la definizione debba essere superata. Non ci serve più.

  5. borisbattaglia Says:

    perché non ci serve più?
    eppoi cosa non ci serve più: la definizione o l’ossessione?
    e da quando avremmo smesso di averne bisogno? no, perché se dici che non ci serve più vuol dire che prima ci serviva, ma se non è stata trovata questa definizione come è possibile che non ci serva più una cosa che ancora non abbiamo e che prima ci serviva?
    ammeno che ci sia oggi qualche cosa di nuovo che soddisfa e sostituisce la necessità della definizione.
    perpiasè glielo dici a un tardonetto come moi che cosa è?

    sciao

  6. sparidinchiostro Says:

    Stavo rispondendo. Dopo dieci minuti di tasti pigiati a caso mi sono reso conto che mi stavo infilando in un dedalo. Credo di avercela una risposta (parziale, partigiana, approssimativa – con tutti gli aggettivi che caratterizzano tutte le cose che dico) a queste domande, però non ci sta nella finestra dei commenti. O ci faccio una serie di post (ma in questo momento mi è un po’ difficile), o te la racconto durante un birreggio serale.

  7. borisbattaglia Says:

    ardo di conoscenza e soprattutto, lo sai, di sete.
    attendo coordinate.
    sciao
    alex

  8. Ipofrigio Says:

    Il vero fumetto è la striscia quotidiana; lì si vedono in vivo e non in vitro le modifiche linguistiche.

    E guardate in questo blog, che mi auguro già conosciate, la profondità e l’estensione del coinvolgimento portato da simili fumetti, anche se il punto di partenza ne sia satirico:

    http://joshreads.com/

    joshreads è un laboratorio avanzato di sociologia del fumetto!

  9. anonimo Says:

    ma per esere una vera striscia quotidiana deve uscire solo da lunedì a venerdì o anche sabato e domenica?

    Circolo di Punto Croce di Cascina Gobba

  10. sparidinchiostro Says:

    Ipofrigio, non hai chiuso il tag del neretto e hai costretto tutti a gridare. Come rimediamo?
    Adesso vado a vedere.

  11. Ipofrigio Says:

    Scusa, sono uno stupido. Spero basti eliminare quel mio commento.

  12. sparidinchiostro Says:

    Dài! Stavo facendo un po’ di voce grossa… Così per farti sentire un po’ in colpa.

  13. themajortom Says:

    Sembra molto interessante. Ho visto da poco Peur(s) du Noir, e l’unico corto che mi è piaciuto davvero era quello di McGuire (Disciullo era carino ma c’entrava davvero poco). Tra l’altro sono arrivato al tuo blog cercando mcguire. Insomma, cercherò il fumetto e ti leggerò volentieri.😉

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