Potere alla parola – 3

Elektra Assassin

A proposito di parole e immagini: un esercizio

Nel sito del Words and Pictures Virtual Museum vengono presentate tutte le pagine del primo fascicolo della miniserie (poi raccolta più volte in volume) “Elektra Assassin” di Frank Miller e Bill Sienkiewicz.
L’encomiabile mostra in rete presenta la riproduzione delle tavole di Sienkiewicz prima e dopo l’aggiunta di balloon e didascalie.
Le tavole private degli elementi atti a contenere il testo (ma non per questo prive di parole) vivono di un equilibrio grafico interessante. Non siamo di fronte all’assoluto silenzio: spesso il movimento viene espresso da parole che si sostituiscono sia alle onomatopee sia ai grafemi (ovvero alle tracce di penna che evidenziano direzione e velocità del movimento).
Osserviamo la prima pagina.
La tavola contiene nove quadretti. I colori predominanti sono freddi: il mare è blu, i corpi e il cielo sono bianchi. Le note di calore sono date dalle guance (rigorosamente circolari e rosse come nelle immagini naïve prodotte dai miei nipoti – ma è proprio questo l’effetto voluto) e dal sole giallo sferico e radiante raggi, distribuiti con perizia infantile.
Elektra, comodamente seduta dentro il ventre materno è, nella migliore tradizione del training autogeno, felice, rilassata e calda (la linea che delimita la pancia è rafforzata da segni di pastello rosso).
L’unica nota veramente calda nella pagina è la settima vignetta: l’arrivo del pericolo. L’elicottero portatore di morte è una silhouette nera sul sole rosso.
L’ultimo quadretto della tavola è esemplare: l’elicottero entra da sinistra. Sulla destra c’è la barca su cui Elektra e i genitori stanno godendo delle proprie vacanze. E’ già notte. L’elicottero si staglia sulla luna. Sienkiewicz introduce due elementi testuali. Da un lato una freccia indica l’elicottero e riporta la dizione “UHOH – here comes trouble”, dall’altro “DAD and His wife here”. La frase che si riferisce all’elicottero è vergata con segno che riesce al contempo a emulare la scrittura incerta dell’infante cui è attribuita la narrazione e a sostituirsi all’onomatopea assente. La sua totale alienità rispetto ai codici del fumetto, la rende estremamente inquietante: il buio si avvicina. La frase che si riferisce ai genitori ci racconta, con pregevole gioco di anticipazione (che data l’impossibilità di reperire la sceneggiatura di Miller, non so se attribuire allo sceneggiatore o al disegnatore) tutto quello che si deve sapere sull’infanzia di Elektra: padre iperprotettivo e madre assente (sono i canoni – ovviamente ribaltati – che, ci insegna la psicologia spicciola di Julia, portano alla nascita dei serial killer maschi).
Osserviamo ora la stessa pagina dopo l’aggiunta di didascalie e balloon e la preparazione per la pubblicazione. E’ probabilmente assai importante rimarcare che essa, per essere pubblicata sul sito di Words & Pictures, è stata sottoposta a processo di scansione elettronica applicando una risoluzione inferiore.
La pagina è stata ripulita dalle sbavature di colore, dalle tracce di matita e dalle ditate del disegnatore. I bianchi sono assolutamente bianchi. I colori freddi sono attenuati. Emerge un verde che nella prima scansione non aveva predominio così rilevante. Appaiono i testi. Sono racchiusi in figure regolari e vengono immediatamente decodificati dal lettore come didascalie. In questo caso, le scatole contengono narrazione in prima persona. Si tratta delle affermazioni di un bimbo o di uno psicolabile. Il connubio tra parole e immagini è totale. La disposizione delle didascalia è equilibrata e segue la direzione della lettura: non altera nessuno dei messaggi precedenti. Aggiunge informazioni. L’arrivo dell’elicottero (quadretto 7, l’esplosione calda nella tavola fredda) è ora caratterizzata da un’onomatopea che si finge testo. Nella didascalia si legge: “– eggbeater eggbeater –”. Pausa. E poi ancora, nel quadretto 9, “eggbeater” (La ripetizione di eggebeater – 3 volte – riapparirà due pagine dopo a tragedia conclusa e durante il presumibile e invisibile allontanamento dell’elicottero.
Passiamo ora a pagina 21.
La tavola contiene 12 quadretti di identiche dimensioni disposti su tre strisce che simulano la ripresa cinematografica. Una scansione della narrazione che urla “Miller!” in tutte le direzioni. Interno fumoso. Un uomo guarda una foto sorridente su un quotidiano e, subito dopo, ci spegne sopra la propria sigaretta . L’uomo si riempie all’orlo un bicchiere di liquore scuro (presumibilmente whisky). Lo vuota con pochi sorsi. Si accende una nuova sigaretta e ne gode (pienamente) un tiro. Nuvola di fumo. Appare Elektra (presagio di morte?) avvolta in un impermeabile molto chandleriano.
Mi concentro ora sulla pagina riprodotta dal volume pubblicato. Essa è infittita di didascalie. Il testo chiarisce che Elektra è presente fin dalla prima vignetta; definisce il luogo; identifica l’uomo della foto; connota il liquore. Elektra si rende visibile solo per indicare il prezzo del miglior killer sulla piazza “due dollari”.
La tavola successiva (la 22, nata per apparire a sinistra e quindi invisibile al lettore fino a quando non avrà girato la pagina) è un’esplosione di rosso (attenuata nella riproduzione per la stampa). La scansione narrativa si infittisce: 11 quadretti su 6 strisce, 10 dei quali regolari e disposti su due colonne, l’undicesimo, largo il doppio occupa l’ultima striscia.
I testi sono radi. Si tratta di un virtuosismo omicida che porta l’uomo della fotografia della pagina precedente (qui a colori e caratterizzato da un faccione rubicondo) a morte terribile. Non una sbavatura di testo. Non una ripetizione di quanto rappresentato graficamente. Testi ossessivi che replicano l’iterarsi delle rotazioni centrifughe della giostra su cui l’uomo gioca con una bambina. Non un aggettivo sprecato.
Grandioso scrittore, Frank Miller.

(3. continua)

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5 pensieri su “

  1. scusate se sono così in ritardo col video della settimana ma con tanti blog da seguire…

    cher

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