Tassonomia del consulente (1)

creepy

Sono un fortunato bastardo. Faccio un lavoro verso cui provo un totale distacco e che spesso mi annoia. Mica sempre. Spesso. E questa è la chiave della mia fortuna. Amici mi dicono che il loro è un lavoro sempre noioso e allora penso che, per loro, trovare l’ambito punto di equilibrio tra felicità e sicurezza deve essere anche più difficile che per me.
Fare quello che gestisce progetti altrui (in soldoni è ciò che faccio) ti consente di conoscere molta gente e di vedere molti problemi diversi innestati in contesti diversi. Ti permette anche di incontrare gli altri bipedi senzienti che si aggirano per i corridoi delle aziende italiche con scritto in faccia, nelle movenze e sul biglietto da visita: consulente (o, meglio, “consultant” spesso associato a qualche variazione intorno alla parola “manager”). L’esperienza e il tempo mi hanno spiegato che ne esistono di vario tipo. Ecco l’inizio di un breve catalogo delle loro personalità.

Il MaInfatti
C’è stato un periodo breve ma intenso in cui le aziende (in Italia e nel mondo) parlavano solo di “qualità totale”. All’esaurirsi di quel periodo ci sono rimasti addosso un po’ di standard (e relative certificazioni, esamini periodici per alimentare una macchina poco convinta) e dei loschi figuri che hanno ben capito l’approccio. Li riconosci perché usano con naturale noncuranza la parola metodologia per intendere “modo”. Durante i corsi di qualità totale, questi signori sono stati bombardati da personaggi un po’ untuosetti che spiegavano loro che il dramma più grande che potesse vivere un’azienda era connesso alla presenza di figuri denominati “yes, but”, cioè quei tizi che, ricevuti ordini e istruzioni, mettono in dubbio la sensatezza (tutta o in parte) della richiesta. Vittimizzato da questo nefando insegnamento, il mainfatti ha sviluppato la propria metodologia di gestione dei progetti: individua chi comanda e gli dà sempre ragione. Il capo (o comunque quello che paga) dice una qualsiasi stronzata che avrà effetti distruttivi sul raggiungimento degli obiettivi di progetto (un progetto è una macchinetta che, definiti tempi e soldi, deve estrarre un prodotto o un servizio compatibile con obiettivi e vincoli dati) e il mainfatti torna in officina e – con occhio truce – impartisce ordini a tutti perché si acceleri in direzione del muro. A chi gli fa osservare che il muro si sta avvicinando pericolosamente, il mainfatti sibila sprezzante: “Sei proprio uno yes,but!”

Il DifensoreDelCompitino
Incapace di mediazione e di comunicazione, il difensoredelcompitino allestisce documenti di 200 pagine in cui presenta la storia dell’universo per il tramite del dump esadecimale del core del sistema (qualunque cosa voglia dire). Preso dall’estasi per la bellezza delle soluzioni che sta disegnando, si dimentica che dall’altra parte c’è uno che lo paga perché gli risolva un problema. Il difensoredelcompitino, costruisce origami documentali di enorme bellezza che potrebbero essere portati, con uguale ficcante efficacia, in qualsiasi azienda per risolvere qualsiasi problema. Quando il cliente ha l’ardire di rivendicare la diversità dei propri guai, il difensoredelcompitino si incazza e inizia a inveire citando standard internazionali e (anche lui) sacre metodologie scolpite sulle tavole della legge. Ha l’assoluta consapevolezza che il metodo sia giusto e il mondo sbagliato. E per stendere il mondo sul suo letto, come Procuste, lo tira da tutti i lati se è troppo piccolo o lo taglia se troppo lungo.
Il difensoredelcompitino, di solito, gestisce progetti di cui non si saprà più nulla perché distrutti dal crollo della montagna di documenti.

Il TroppoConsapevole
Come puoi facilmente intuire, anche le cose più difficili devono essere affrontate nel solito modo: un passo alla volta. Ci si avventura negli sconfinati territorio della complessità e si riconoscono strade note, territori pericolosi (hic sunt leones) e piacevoli declivi da percorrersi con passo rilassato e cadenzato.
Il troppoconsapevole non è un viaggiatore tranquillo. Prima di partire ha letto tutte le guide turistiche sull’argomento, un paio di libri di storia, i principali testi letterari e ha almeno dato un’occhiata in biblioteca per cogliere sfumature sociologiche e antropologiche.
Giunto a gestire il progetto, lo cartografa con minuzia. Osserva ogni centimetro quadro e lo documenta… con minuzia. Studia i fenomeni macroscopici e microscopici e se li appunta… con minuzia. Troppa minuzia.
Quando ti parla del progetto che sta gestendo te lo racconta tutto. Dall’inizio alla fine. Sa che la gestione dei rischi è la chiave del successo di un progetto e allora i rischi li gestisce tutti, e tutti insieme. Se un piccione ha cagato sul parabrezza, in un angolo c’è una vecchina con la gamba spezzata e un meteorite sta per colpire il pianeta estinguendone la vita senziente, il troppoconsapevole inizia a pulire il vetro.
Come succedeva ai cartografi cinesi del noto racconto di Jorge Luis Borges, le macerie del suo progetto giacciono sotto un’immensa mappa 1:1.

Il Sofferente
Ha il viso giallognolo e si guarda sprezzante intorno. Quando gli parli contrae il volto esprimendo il dolore gastrico che gli stai causando. Lui sa. E’ già stato in un milione di posti e quella cosa l’ha fatta un miliardo di volte. Riesce a disprezzare chiunque attraverso quegli occhietti sottili: se solo sapessero obbedire agli ordini.
Qualche volta ha ragione e i progetti finiscono bene. Più spesso è solo gastrite.

(continua prossimamente, ma non ci contare troppo)

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3 pensieri su “

  1. maronna, sta qualità totale, è stato l’incubo nella mia vita precedente. con la qualità totale vestivano a festa tutte le porcate aziendali, era un vestitino utile per tutte le stagioni.
    katiuuuscia

  2. vecchio proverbio coreano:
    non basta aver un accidente aereo per aver la faccia di jack palance.

    (ma adesso che ci penso il muso di joseph beuys non scherzava mica)

    cerebroleso

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