La fata dell’improvviso risveglio

OE Unknow Magnus

Tra giugno del 1982 e marzo 1985 nelle edicole italiane, in mezzo alla massa fumettata molto ricca in quegli anni, emerge una rivista che mi cambia un bel po’. Si chiama “Orient Express” e mi accompagna per i primi anni di scuola superiore.
Nell’edicola di Senago non c’è (o, se c’è, l’hanno nascosta proprio bene). Fortunatamente, a settembre, mi infilo diligentemente nel triste edificio grigio-verde del liceo scientifico “G.B. Grassi” di Saronno. L’edicola della stazione è la mia salvezza: ha tutto.
Fino ad allora ho letto tutti i fumetti portati a casa da mio padre e quelli scambiati cogli amichetti del quartiere. Durante un estate ho avuto per le mani qualche “Linus” e qualche “Alterlinus”: roba forte che mi ha chiarito che sul pianeta fumetto ci sono forme di vita intelligente. A settembre, uscito da scuola, investo una piccola fortuna per il mio primo “Orient Express”. Inizio a leggerlo e scopro che mi parlano di fumetti, di giallo, di avventura e di società. Poi trovo una storia breve straordinaria. Il segno è noto e facilmente riconoscibile. Anche la firma non mi è nuova. Magnus è quello che ha fatto gli Alan Ford più belli e poi è scomparso ai miei occhi bambini. E adesso eccolo lì a parlarmi di un intervento chirurgico per salvare la vita a un vecchio cui sono stati piantati due colpi in pancia. Il vecchio si chiama Unknow, lo sconosciuto, ed è triste. Viene salvato da un miracolo e alla fine scoppia a piangere guardando una madonna in cui – probabilmente – non crede. La prima volta che l’ho visto era steso su un tavolo operatorio con un tubo infilato nel pene e il ventre aperto. Quella storia ha squarciato la pancia anche a me.
Ma “Orient Express” è molto di più. E’ il tentativo di inseguire un’idea di narrazione che sia da un lato divertente e dall’altro capace di offrire strumenti di analisi sociale. Su quelle pagine si alternano gioielli diversissimi e improponibili nefandezze. Tutto però con un sguardo attento e vorace sulle narrazioni e sulla società. Storie di impianto avventuroso, poliziesco, erotico e anche fantastico, che non rinunciano a guardare fuori dalla finestra.
Su quelle pagine c’è chi impara a fare fumetto e chi disimpara. Vittorio Giardino, per esempio, ha maturato codici narrativi, tecnica e logica del racconto sulle pagine del Sam Pezzo ospitato da “Il Mago” e poi da “Orient Express”. Ha dimenticato tutto, perso dietro l’invidia del pennello e sviluppando narrazioni liofilizzate.
Trenta numeri che mi hanno segnato. Ho imparato ad affezionarmi a chi faceva quella rivista. Allora non avevo gli strumenti per giudizi distesi e mi innamoravo di tutto (è quello che dovevo fare a quell’età, oltre chiaramente a correre dietro ai cani). Poi sono cresciuto (moderatamente) e, grazie anche a quella rivista, un po’ di enciclopedia e di strumenti li ho maturati. Il valore dell’operazione non risulta sminuito, ma intuisco (o credo di intuire) dove Luigi Bernardi, che di "Orient Express" era signore e padrone, abbia sbagliato.
Erano gli anni di Manchette e del neo-polar e Bernardi conosceva (e conosce) benissimo i fatti letterari di Francia. Manchette scriveva: “Il giallo è la grande letteratura morale della nostra epoca. O più esattamente dell’epoca che sta ormai volgendo al termine, quella della controrivoluzione che regna incontrastata”. Uno slogan che stava a sottolineare l’importanza sociale e politica del genere, da mettere accanto al motto della scrittrice di fantascienza anarchica Ursula Le Guinn che ricordava che il futuro bisogna sognarlo prima di costruirlo.
“Orient Express” era mosso dalla convinzione che anche il fumetto fosse una delle “uniche” forme della narrazione morale, sociale e politica. Purtroppo arrivava tardi (o non riconosceva i propri interlocutori) e parlava con un’elite risicatissima. Ci si chiudeva in salotto si preparava il tè al bergamotto, si riscaldava il brandy e si accendevano i sigari e…
Attenti, ragazzi, a non buttare la cenere sulla moquette!

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43 pensieri su “

  1. Ho scritto tutto al presente perché mi piace. Lo stefanello mi cazzia sistematico per questo vezzo (che forse è un modo per coprire una scarsa padronanza della lingua patria e delle sue strutture). Parlavo dell’altroieri. sorry. Devo correggere tutto?

  2. io adorto il presente narrativo… ci son fin troppo imperfetti e passati prossimi in questo – per altro – bel pezzo…

    eviva il presente (e pure il passato remoto, via…)

  3. visto azur e asmar di ocelot. kirikù non mi era piaciuto molto, e nenche quello in episodi venuto dopo. questo qui invece è di rarissima bellezza e originalità. pieno di simetrie e stravaganze e reazionario quanto basta. non piacerà alla plebe né all’intellighenza e quei di radio popolare e manifesto applaudirano per i motivi sbagliati. pochissime le immagine non all’altezza. penso abbiano preso molto dal famosissimo illustratore italiano degli anni sessanta ugo fontana (che non conoscete). capolavoro.

    cerebroleso

    ps, ippoghigno, tu che ne sai quasi tutto: cazzo vuol dire ‘adorto’?

  4. Calma, calma… io non vado in giro a dire nulla a nessuno. Poi è vero che mi è capitato di scrivere: “nel suo blog più che altrove Paolo non tiene a freno la logorrea” ma mica intendevo dire che sei logorroico, guarda che è un fraintendimento, magari la frase estrapolata dal contesto può forse dare questa impressione, ma si tratta di un fraintendimento. Chi te lo ha detto è in palese malafede, dai retta a me.

  5. Spari a me è capitato recentemente di leggere 403 che consigliava il tuo blog in un altro blog molto molto lontano dal mondo del fumetto.

    Senti ma entrando nel merito, perché scrivi che “Vittorio Giardino, […] Ha dimenticato tutto, perso dietro l’invidia del pennello e sviluppando narrazioni liofilizzate.”

    Se interpreto “l’invidia del pennello” come desiderio frustatrato di fare il grande artista, non so, mi pare che sia l’opposto, che il suo disegno sia rigorosamente fumettistico, addirittura “conservatore”, e nonostante questo sia efficace e moderno -come lo è Lutes-, nonché eccellente.
    andrea barbieri

  6. Cavolo vedo ora che è proprio dove diceva della tua “logorrea”, be’ leggi tutto il contesto e prepara lo scalpello e scegli un punto del tuo giardino per collocare il monumento a 403 e pensa anche cosa regalargli per natale 🙂
    andrea barbieri

  7. 403: stavo scherzando… Dovrò iniziare a usare gli emoticon perché evidentemente l’occhio un po’ socchiuso e la bocca stirata di lato non si percepisce quando scrivo.

  8. Andrea: L’ho fatto di nuovo. Commento sprezzante su Giardino che meriterebbe in realtà analisi più accurata. Non mi piace. Trovo che abbia assunto il più reazionario tra gli approcci alla narrazione. Da maestrinodellaminchia con la puzza sotto il naso quale sono mi viene da dire che è tra i più bravi degli autori che non mi piacciono. Però effettivamente non basta. Magari una volta ne riparlo. Secondo me Giardino e Lutes giocano partite diverse

  9. Cmq… Solo per precisare. Io e 403 non siamo esattamente amichetti, ma qualche birretta sullo stesso tavolo l’abbiamo già appoggiata. Non c’è una guerra tra blogger in corso. Non sto lanciando una fatwa.
    Vi prego, credetemi

  10. AAAAAARGH!

    a me pareva che se mi difendo dall’acusa di averti dato del logorroico autocitando un pezzo in cui TI DO del logorroico e poi faccio maldestramente finta di smentire l’evidenza era chiaro che stavo scherzando.
    Altro che emoticon! Qui ci vogliono note al testo e disclaimer…

    La colpa è di andrea che non ha capito lo scherzo e di Spari che gli è andato dietro come una patata lessa, mia no che scrivo sempre che si capisce tutto, siocchi!

    🙂 NOTA: nonostante la riscustruzione di cui sopra abbia a detta dell’autore del presente commento un fondo di verità è espressa volutamente in maniera eccessiva nel tentativo di ottenere un effetto umoristico. DISCLAIMER: l’autore del presente commento non ritienene davvero che i due soggetti citati siano “siocchi” e che il primo soggetto sia, o si comporti, da “patata lessa”.

  11. Troppo tardi caro 403, ho passato il tuo post ai legali che mi seguono, lo studio internazionale Cruyff & Jaakke, con sede principale ad Amsterdam ma dislocato in tutti gli otto continenti. Purtroppo – ma non per me! – c’è una giurisprudenza univoca sul fatto che assimilare la persona alla verdura (di qualunque tipo) sia altamente lesivo del decoro personale.
    a.b.

  12. Infatti il prof. Jaakke ha appena recapitato un dispaccio in cui mi informa dolentemente della mancanza dell’elemento vegetale nella fattispecie. Ma dice di non disperare, forse può arrivare all’integrazione per via allegorica.
    a.b.

  13. forse centra qualcosa quello che gli piacevano le galline, che non mi ricordo come si chiama?

    se non risponde nessuno entro stasera ci dici la soluzione?

    la Raffi

  14. beh, la soluzione non è giusta, ma 403 con ‘cane nella minestra’ ha dimostrato di saper andare così fuori rotta che va premiato lo stesso, come incoraggiamento diciamo

    invia una mail a sparidinchiostro@gmail.com col tuo indirizzo e spari ti spedisce (a suo carico) la sua maglietta di corto maltese

    cerebroleso

  15. Ma che cazzo vuol dire premiare “cane nella minestra”?
    Secondo me “Nel pollaio – mi sono scopato – Pamela Prati” era la soluzione giusta!

    Matteo

  16. matteo, sono desolato, ma la decissione della giuria è innappellabile

    cerebroleso

    ps, e comunque spari ha una sola maglietta

  17. “Cane nella minestra” è la soluzione di un rebus, quella di uno dei più bei rebus del Sardelli pubblicati sul Vernacoliere.

    L’immagine disegnata mostrava un cane che se ne stava, gocciolante, a mollo in un piatto di minestra (come se subisse la cosa ma con gran dignità).
    La soluzione era, per l’appunto, “cane nella minestra”.
    Nella foto: Federico Sardelli

  18. ma la copertina questa è un nuevo rebus?

    mmmhhh…

    Mozar-con la verga in mano- furioso l’agita- nel pollaio

    quale maglietta ho vinto?

    cerebroleso

  19. Giardino è lo studente che prende sempre otto ma la prof gli dice “che potrebbe fare di più”. Produce poco e la lunga attesa porta delusione. Resta l’unico in grado di disegnare fumatori di pipa che fumano veramente vere pipe che fanno fumo nel modo giusto e se non bastasse ne ha disegnata una per davvero e io ce l’ho.

    D.

  20. Nella foto: Federico Sardelli

    Sardelli è un benemerito del rinascimento operistico vivaldiano! E un solista valente di flauto a becco.

    Un altro rebus molto riuscito era ruota di scorta di castagnaccio: nel baule di un’auto si vedeva la ruota di scorta, ritratta però come se fosse in un materiale molle ed elastico, più spongiforme che pastoso a dire il vero, che non era facilissimo identificare a prima vista per castagnaccio.

    Giardino, 403 me ne ha regalato generosamente un bel volume un po’ di tempo fa, ma è – fatta salva la perizia del disegnatore – quel fumetto che mi fa dormire già a pag. 3.

  21. Non sei tardonetto Boris, è che non conosci i rebus del Sardelli sul Vernacoliere. Si tratta di rebus totalemente didascalici in cui la chiave e la soluzione sono la stessa cosa (in genere cose improbabilissime come “cane nella minestra” o “ruota di scorta di castagnaccio”).

    Il campo è quello del nonsense, non quello dell’enigmistica… spero di aver fatto chiarezza.

    (ma la soluzione del videorebus non era stata promessa per giorni fa?)

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