Completamente

The question - Steve Ditko

Non sono completamente scemo. Te ne sarai accorto. No? E allora ho capito che questo non è esattamente lo spazio del dialogo. Un blogger si palesa e dice: ho un problema. Poi, raccontatolo, ci si mette a disquisire, nella pagina dei commenti, della possibile soluzione. Non funziona. Ci ho provato e non dà grandi risultati.
L’avverbio con cui aprivo si riferisce alla totalità. Se è vero che non sono scemo nella mia interezza, devo confessare che un pochino lo devo essere. Infatti ho ancora la tentazione di chiederti consiglio. La questione è semplice. Sta uscendo la collana di graphic novel di coconino e repubblica. La sfoglio con attenzione tutte le settimane e ci trovo pregi e difetti. In altre occasioni ne avrei anche lungamente parlato da queste parti. In questo caso non posso. Perché, avendoci messo dentro le dita tozze durante la realizzazione, mi ritroverei a non avere neanche l’usuale credibilità garantitami dallo stato di partigianeria controllabile (mi muovo, come tutti, seguendo affetti e interessi).
E allora dovrei tacere, ma non ci riesco (qualcuno là fuori mi dipinge logorroico, dimenticandosi che sono anche un incontinente verbale).
Arrivo alla questione che mi/ti pongo.
Leggendo le opinioni in giro per i forum, i blog e i newsgroup riguardo a questi libri ho osservato atteggiamenti diversi. Alcuni normali. Alcuni decisamente eccessivi. Lodi sperticate ignare dei difetti (i primi che mi vengono in mente sono la carta trasparente e il rimontaggio che Thompson ha rifatto al suo stesso lavoro, uccidendo uno dei due pregi di quel libro, la scioltezza assoluta del racconto) o attacchi mossi da un’acrimonia straordinaria.
Spacchetto il dubbio che mi assale in una raffica di domande. Dammi una mano.
Perché attorno a coconino ci sono sguardi emotivi senza compromessi: o amore acritico o odio viscerale?
Il rapporto del lettore con le case editrici è sempre (/spesso) di pancia?
E’ stato veramente così grave fare due edizioni così ravvicinate (ma che insistono su canali diversi – libreria/edicola – e che, presumibilmente, si rivolgono a pubblici diversi) di 5 è il numero perfetto e di Appunti per una storia di guerra?
E’ veramente necessario comprare tutte le edizioni di un libro per avere tutti i “contenuti speciali”?
Belli gli acquerelli… Ma dobbiamo per forza averli in casa tutti?
Il fatto che Igort periodicamente lanci una fatwa contro qualcuno c’entra con l’odio verso coconino?
E perché allora a qualcun altro piace così tanto?
Siamo obbligati all’appartenenza e alla scelta di campo?
Amore sbaciucchioso o odio intestinale. Questa contrapposizione succede anche per altre case editrici del fumetto italiano (e io non me ne accorgo perché sono obnubilato a mia volta)?
Su! Dimmi qualcosa.

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9 pensieri su “

  1. Uè Spari, io ci provo, però anche tu un pò meno domande alla volta?

    > Perché attorno a coconino ci sono sguardi emotivi senza compromessi: o amore acritico o odio viscerale?

    Perchè sono bravi nonostante non siano un editore dalle grosse possibilità economiche: sono popolari in quanto sono riusciti ad imporsi nell’immaginario come casa editrice dalle scelte coerenti e spesso, commercialmente, giuste. Lo fanno pubblicando autori e storie che o si amano o si odiano, per la profondità dei temi trattati che impongono, nel bene e nel male,di mettere in gioco qualche propria intima opinione durante la lettura, e lo sguardo del segno, molteplice, spesso così distante da quanto inteso comunemente per “fumetto”.

    > Il rapporto del lettore con le case editrici è sempre (/spesso) di pancia?

    No. Ma non tutti gli editori sono presenti come Coconino nelle più varie occasioni, e soprattutto non tutti gli editori intervengono capillarmente nei dibattiti che nascono dalla rete. Ovvio che il blog di Igort, che spesso è “motore” delle polemiche a cui ti riferisci, è un’anomalia unica nell’uso del web da parte delle nostre case editrici. Unico altro esempio che mi viene in mente, seppur con tutt’altro stile, è Roberto Recchioni, che però non è legato così saldamente ad UNA casa editrice. Entrambi sembrano fidelizzare il loro lettore attraverso il web, ma, ed il mio pane me lo danno i siti internet: è proprio vero che in internet per emergere bisogna ricopiare gli stilemi imposti dal linguaggio televisivo? Polemiche, insulti, sconfessioni, conversioni e quant’altro. Tempi ritmati, commenti alla velocità della luce. Non so: a volte si potrebbe sfruttarne meglio le potenzialità “riflessive”, più che affidarsi a toni apocalittici che pretendono di dare risposte, nel thread di un singolo post in una manciata di giorni, a dilemmi che si impongono all’attenzione critica da decenni (è meglio il fumetto popolare o quello d’autore? Sono meglio 200 pagine in tre mesi di Recchioni o 20 in un anno di Sampayo? Ancora!?)

    > E’ stato veramente così grave fare due edizioni così ravvicinate (ma che insistono su canali diversi – libreria/edicola – e che, presumibilmente, si rivolgono a pubblici diversi) di 5 è il numero perfetto e di Appunti per una storia di guerra?

    Forse, e dico forse, che l’edizione Rizzoli e quella di Repubblica di 5 è il numero perfetto siano uscite così ravvicinate può essere stato un problema per qualcuno. Ma d’altronde, ricordate QUANTE edizioni di V per Vendetta sono uscite nell’arco di un solo mese!?
    Di Repubblica finora ho comprato solo Città di Vetro, che avevo in edizione piccina in inglese, per gustarmi le tavole in grande ed anche, lo ammetto, mi incuriosiva leggere i tuoi articoli 😉 Speravo che il libro di Gipi includesse Esterno Notte (che non ho) invece sono tutte cose che ho già e non lo comprerò. Mi riservo di prendere La trilogia inglese, vedrò cosa c’è nel volume di Daniel Clowes… insomma, ci starò attento ma senza paranoia.

    > E’ veramente necessario comprare tutte le edizioni di un libro per avere tutti i “contenuti speciali”?
    Belli gli acquerelli… Ma dobbiamo per forza averli in casa tutti?

    No. Sono contento di avere, per dire, Jimmy Corrigan in albi e in volume, come sono contento di avere 5 è il numero perfetto nella prima edizione incompleta della Phoenix e nell’edizione Rizzoli. Mi piace confrontare le pagine e vedere quanto e dove l’autore è cresciuto rispetto all’edizione precedente. Certo, non lo faccio con tutti gli autori e spesso non seguo freneticamente “l’ultima” uscita. Questo è un pò un problema con i libri di Repubblica perchè facilmente reperibili solo per una settimana… Ma il portafoglio è sempre il mio e decido io le mie priorità, no?

    > Il fatto che Igort periodicamente lanci una fatwa contro qualcuno c’entra con l’odio verso coconino?

    Credo che faccia parte del modo di usare internet a cui mi riferivo sopra. Se sei visibile e scateni, o subisci, polemica è chiaro che se da un lato perdi qualcuno dall’altro “fidelizzi” i tuoi. Funziona anche in politica, guarda un pò…

    > E perché allora a qualcun altro piace così tanto?

    Appunto. Se crei il nemico, o se esiste un nemico, ognuno si ritiene in dovere di fare una scelta drastica. Con i toni che senti in giro, poi…

    > Siamo obbligati all’appartenenza e alla scelta di campo?
    Amore sbaciucchioso o odio intestinale.

    Non mi ritengo tale, tu sì? Io valuto l’operato di alcuni autori che mi interessano, e ritengo Coconino una casa editrice di qualità tale da dare una possibilità anche agli autori che pubblica e che NON conosco. Possibilità che d’altronde riservo a poche, ma anche ad altre case editrici: Black Velvet, Centro Fumetto Andrea Pazienza, Fernandel, Coniglio… me ne vengono in mente un pò, solo per rimanere nel panorama nazionale. Soprattutto, ho un modo di acquisire fumetti che dipende in toto dalla figura degli autori: se si spostano loro, li seguo.

    > Questa contrapposizione succede anche per altre case editrici del fumetto italiano (e io non me ne accorgo perché sono obnubilato a mia volta)?

    Come detto, sono veramente poche le case editrici che hanno una politica di promozione online (che termine!) come quella di Coconino (o meglio, di Igort, dato che il sito coconinico langue da un pò).

    Piccolo inciso: in tutte le polemiche online che citi, mi sembra di osservare uno stesso, se mi si permette la definizione, “errore”. Per quanto istantaneo e “facile” sia commentare qualcosa su un blog o scriverne un post, spesso mi sembra ci si dimentichi che si stanno scrivendo dei “testi”. E’ giusto e bello essere colloquiali, non formali, e quant’altro: però una cosa scritta, anche nel web, ha la forte abitudine a preservarsi. Forse con questo in mente, cercare di essere un pò meno assoluti nei giudizi o nei commenti quando si discuisisce attraverso testi con sconosciuti sarebbe un atteggiamento più adeguato al mezzo che si sta usando.

    Uè, spero di averti “acceso” il post. Un saluto.
    c.

  2. Quelli della coconino sono bravi, che non è cosa banale. Igort – al di là del suo valore come autore o dei suoi atteggiamenti – è uno che di fumetti ne capisce. Le polemiche sono il pane di internet. Il mondo del fumetto con il chiacchiericcio ha trovato un modo per sopravvivere nonostante i suoi testi vengano letti sempre meno.

    ciao spari,
    d.

  3. Coconino esiste per guadagnare soldi pubblicando fumetti e di conseguenza prende decisioni di interesse (guadagnare) e di affetto (i fumetti). Lo dici tu e sono daccordo.
    Può capitare che queste scelte non siano all’altezza delle aspettative per chi i fumetti non li legge per caso. Se la collana di Repubblica serve per fare didattica guadagnando può essere una buona cosa ma niente di più. Per curiosità, quante copie vende questa serie?

    D.

  4. Vedi Spari io sono forse in una condizione un po’ anomala, perché molte delle cose che dici su come il pubblico dei fumetti si rapporta alla Coconino per me non sono vere (non nel senso che secondo me hai detto un florilegio di stronzate nel senso che ciò che dici non si applica a me che pure sono un appassionato acquirente di fumetti, e a volte ne sono anche lettore).

    Apprezzo molto il lavoro di Coconino ma non nutro per questo editore particolari sentimenti. Trovo alcune scelte (collana Ignatz su tutte) impeccabili ma emotivamente Coconino mi sta abbastanza indifferente.

    Forse potrebbe avere a che fare con il fatto che io non seguo Igort, non leggo i suoi fumetti (ho appena preso 5 e il primo di Baobab, quindi magari questo dato cambierà), soprattutto non leggo il suo blog (ci sono passato un paio di volte, ma com’è come non è, non mi è venuto da tornarci) e l’ho visto, in occasione pubblica, una volta sola (e quella volta lì non mi è certo parso mister simpatia ma ha detto solo cose condivisibili).

    Quindi il mio dubbio è: non è che molte tue domande andrebbero riformulate sostituendo alla parola “Coconino” la parola “Igort”?

    E d’altronde che Coconino = Igort è una cosa che so perfino io mentre, per esempio, riguardo a Black Velvet (che pure seguo e apprezzo) non saprei come terminare l’uguaglianza (adesso non venite a dirmi che è solo colpa del fatto che sono un pirla, perché rafforzereste solo la mia ipotesi: “lo sanno pure i pirla che Coconino = Igort”).

    E’ stato veramente così grave fare due edizioni così ravvicinate [cut] di 5 [cut] e di Appunti per una storia di guerra?

    A me da lettore non pare grave neanche un po’, se fosse grave da un punto di vista commerciale (e non lo penso) sarebbero comunque solo problemi di chi ha operato la scelta.
    Da lettore sono molto più irritato dalla pratica di ristampare i volumi aggiungendo in seconda edizione qualcosa d’inedito, non sarà fatto con l’idea di spennare noi poceri fan della prima ora (non ho però idea con che idea sia fatta) ma la trovo comunque una pratica molto irritante (e altrettanto irritante ho trovato la notizia che non si userà il volume di Repubblica di Gipi per inserire, per esempio, la storia in più messa nella seconda edizione di Effetto Notte) per altro a me già infastidisce anche quando Coconino fa una seconda edizione di qualcosa e gli cambia la copertina (non sarà il corrispettivo “cool” delle variant cover supereroistiche ma a me comunque un po’ infastidisce).

    E’ veramente necessario comprare tutte le edizioni di un libro per avere tutti i “contenuti speciali”?

    Certo che no. Però bisogna anche capire come funziona la politica dei “contenuti speciali”, dentro un volume di Repubblica che esce a basso costo non mi irrita, dentro le seconde edizioni dei volumi a prezzo pieno già lo trovo diverso (ma forse l’ho già detto 🙂

    Le domande finali tornano sulla questione Igort, di cui io ne so veramente troppo poco per discettare. Da come ne parli tu però mi parrebbe che sia lui a porsi in un modo molto dirimente e chi lo segue tende poi spontaneamente a contrapporsi da una parte o dall’altra (e poi da un’altra parte, per esempio un bel bar, ci stanno quelli come me che sono troppo distratti per prendere posizione).

    E comunque sì, la trasparenza della carta dei volumi Coconino/Repubblica penso che squalifichi (un po’) l’operazione.

    qualcuno là fuori mi dipinge logorroico

    bastardi! Non riesco a immaginare chi potrebbe arrivare a dire di te una cosa del genere… magari eccessivamente, patologicamente, loquace sì, ma addirittura logorroico… che mondo… che gente…

  5. Solo una cosa. Il primo intervento di Nuvole dice che Coconino ha una politica di vendita online e ricorre alla fidelizzazione dei clienti.
    Cerchiamo di avere il senso delle proporzioni. Una politica simile si fa nel sito Rizzoli 24/7, si fa nel sito Minimum Fax a cui si collega la news letter ecc ecc.

    Lasciamo da parte il sito Coconino: le novità vengono annunciate mesi dopo l’uscita! Come sito aziendale è una disfatta.
    Prendiamo invece Storyteller. Be’ se è un’operazione di marketing Igort è davvero il re degli eccentrici: non annuncia se non raramente le nuove uscite Coconino; scrive decine e decine di puntate di un romanzo; parla di fumetto coi frequentatori con attenzione; cerca di smorzare qualsiasi polemica sul nascere; non distribuisce newsletter…
    Se questo è marketing io sono Melville e sto scrivendo il seguito della storia sulla mia balena. Piuttosto Storyteller mi pare realizzi un desiderio di dialogo di Igort coi suoi lettori, un modo di captare affetto dai lettori, di restituire amore e competenza e anche di imparare dai fermenti che ognuno porta. Tutto questo ha a che fare, più che col marketing, con la comunità.
    Un’etimologia leggendaria di “comunità” è “cum-munus”, cioè stare insieme non sulla base di un’appartenenza ma di un reciproco dono. E’ molto probabilmente un’etimologia fantastica ma per Storyteller, a pensarci un po’, ha qualcosa di vero.
    andrea barbieri

  6. Ciao, Spari!

    Sì, sei obnubilato, se non ti viene in mente un caso di odio/amore ancora più emblematico di quello Coconino: la Sergio Bonelli Editore! 🙂

    E il fatto che sia un’altra casa editrice identificata con una persona pare dare ragione a chi dice che è IGORT che suscita queste reazioni, e non la casa editrice.

    Per tirar fuori un terzo esempio: l’odio/amore per i fumetti Panini si concentra su MMLupoi (altro plateale caso di personificazione) o sul consiglio di amministrazione?

  7. Ciao, Spari!

    Chiarisco che il commento sotto l’ho scritto io, e ne approfitto per farti i complimenti per l’articolo su “Baci dalla Provincia”, che ho appena letto!

    //oreno.

  8. […] Solo una cosa. Il primo intervento di Nuvole dice che Coconino ha una politica di vendita online e ricorre alla fidelizzazione dei clienti. Cerchiamo di avere il senso delle proporzioni. Una politica simile si fa nel sito Rizzoli 24/7, si fa nel sito Minimum Fax a cui si collega la news letter ecc ecc. […]

    Dal mio post poco più in basso: […]
    Come detto, sono veramente poche le case editrici che hanno una politica di promozione online (che termine!) come quella di Coconino (o meglio, di Igort, dato che il sito coconinico langue da un pò). […]

    Non diciamo la stessa cosa? E chiamami pure claudio 🙂

    Padrone di casa! E allora tu? Vorrei sapere cosa ne pensi TU del tutto, dato che hai tirato fuori il discorso!

    mmm… alla fine il libro di Gipi tocca comprarlo x il tuo articolo…

    un saluto,
    c.

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